Un gruppetto di Melanocoryphus albomaculatus:
gli anarco-comunisti si notano meglio sul bianco-nero.
Sotto, un’ennesima rottura delle condotte d’acqua.
gli anarco-comunisti si notano meglio sul bianco-nero.
Sotto, un’ennesima rottura delle condotte d’acqua.
Il maestrale… A causa sua, quando soffia forte, l’Isola diventa irraggiungibile: gli aerei non decollano, i traghetti non salpano. Come essere ad Alcatraz. O nella Sardegna degli anni ’60, quando i militari venivano trasferiti sull’isola per punizione.
Ma non è certo colpa del maestrale se anche i collegamenti tra i vari centri dell’Isola sono precari, quando inesistenti.
Colpa della conformazione del territorio, dicono molti. Colpa di chi vuole questo isolamento: meno strade = meno collegamenti = meno scambio di informazioni.
Due i quotidiani più letti dell’Isola e se si presta attenzione agli articoli ed ai commenti (che spesso sono degli stessi redattori), di quest’ultimo periodo, si capisce che si stanno preparando i terreni di lotta e di raccolta. Schierati uno a centro-destra, l’altro a centro-sinistra.
Più che a centro-sinistra, molto pro-Soru.
“Imprenditore serio, di idee fulgide e ambientaliste, fa ricerca e sviluppo sul territorio”. Un sant’uomo. Ricordo che c’era un altro, pochissimo tempo fa, che si sentiva molto santo anche lui.
I capisaldi di Renato Soru sono la “tassa sul lusso”, cancellata dal successore Cappellacci, e la “salvacoste”, legge regionale che vincola fortemente il territorio e soprattutto le coste alla salvaguardia del paesaggio. Fondamentalmente una buona legge, ma a me pare troppo restrittiva e penalizzante verso chi non ha già una villa sul mare come lui.
Prima ancora ha appoggiato la costituzione della società Abbanoa. Chi è sardo non ha bisogno di spiegazioni. Per chi non lo è, basti dire che ho smesso di contare le volte in cui la città resta senz’acqua; ho smesso di contare le perdite d’acqua nelle strade; non faccio più caso al suo colore giallino; e se c’è l’ordinanza comunale che vieta l’acqua ritenendola non potabile, non mi chiedo più cos’ho bevuto il giorno prima.
C’è poi la questione dell’evasione fiscale, di cui non ho saputo più nulla. Ma Soru è persona trasparente, anche quando mancava alle sedute della giunta regionale; un peccatuccio veniale, comune a tutti gli onorevoli
Immagino si stia preparando il suo rilancio per le prossime elezioni. Nel caso, mi chiedo come mai la Sardegna non riesca a originare un altro leader, senza dover ripresentare qualcosa di già visto.
Non sarebbe meglio una pluralità di idee da cui pescare quella più in sintonia con noi stessi? Non è meglio scegliere fra tanti, piuttosto che dover scegliere bianco o nero? Una scala dei grigi non c’è?
Nessuno si fa avanti, con le sue idee, le sue convinzioni, le sue capacità personali per dare un’altra voce e uno stimolo in più al rinnovamento dell’Isola?
Naturalmente non saranno due soli i gruppi a presentarsi alla prossima tornata elettorale, così come nelle edizioni passate. Probabilmente ci saranno l’Irs, l’Unione Indipendentisti e forse qualcuno di pittoresco, come Doddore di Malu Entu.
Ma la stragrande maggioranza, purtroppo, sceglierà fra bianco e nero.
E se non si è d’accordo, bisogna far attenzione: avere una opinione diversa, comporta, a seconda del bianco o del nero, d’essere tacciati di fascisti o anarco-comunisti.
Non mi piace, questa mentalità chiusa.
Se non c’è evoluzione, non c’è rivoluzione. Che non è quella di Pisanu: le bombe sono proprie di una mentalità poco evoluta, di un fai-da-te arcaico.
Ed è quello che vogliono. Mantenerci in uno stato di sudditanza economico-assistenziale e culturale.
Ma non è certo colpa del maestrale se anche i collegamenti tra i vari centri dell’Isola sono precari, quando inesistenti.
Colpa della conformazione del territorio, dicono molti. Colpa di chi vuole questo isolamento: meno strade = meno collegamenti = meno scambio di informazioni.
Due i quotidiani più letti dell’Isola e se si presta attenzione agli articoli ed ai commenti (che spesso sono degli stessi redattori), di quest’ultimo periodo, si capisce che si stanno preparando i terreni di lotta e di raccolta. Schierati uno a centro-destra, l’altro a centro-sinistra.
Più che a centro-sinistra, molto pro-Soru.
“Imprenditore serio, di idee fulgide e ambientaliste, fa ricerca e sviluppo sul territorio”. Un sant’uomo. Ricordo che c’era un altro, pochissimo tempo fa, che si sentiva molto santo anche lui.
I capisaldi di Renato Soru sono la “tassa sul lusso”, cancellata dal successore Cappellacci, e la “salvacoste”, legge regionale che vincola fortemente il territorio e soprattutto le coste alla salvaguardia del paesaggio. Fondamentalmente una buona legge, ma a me pare troppo restrittiva e penalizzante verso chi non ha già una villa sul mare come lui.
C’è poi la questione dell’evasione fiscale, di cui non ho saputo più nulla. Ma Soru è persona trasparente, anche quando mancava alle sedute della giunta regionale; un peccatuccio veniale, comune a tutti gli onorevoli
Immagino si stia preparando il suo rilancio per le prossime elezioni. Nel caso, mi chiedo come mai la Sardegna non riesca a originare un altro leader, senza dover ripresentare qualcosa di già visto.
Non sarebbe meglio una pluralità di idee da cui pescare quella più in sintonia con noi stessi? Non è meglio scegliere fra tanti, piuttosto che dover scegliere bianco o nero? Una scala dei grigi non c’è?
Nessuno si fa avanti, con le sue idee, le sue convinzioni, le sue capacità personali per dare un’altra voce e uno stimolo in più al rinnovamento dell’Isola?
Naturalmente non saranno due soli i gruppi a presentarsi alla prossima tornata elettorale, così come nelle edizioni passate. Probabilmente ci saranno l’Irs, l’Unione Indipendentisti e forse qualcuno di pittoresco, come Doddore di Malu Entu.
Ma la stragrande maggioranza, purtroppo, sceglierà fra bianco e nero.
E se non si è d’accordo, bisogna far attenzione: avere una opinione diversa, comporta, a seconda del bianco o del nero, d’essere tacciati di fascisti o anarco-comunisti.
Non mi piace, questa mentalità chiusa.
Se non c’è evoluzione, non c’è rivoluzione. Che non è quella di Pisanu: le bombe sono proprie di una mentalità poco evoluta, di un fai-da-te arcaico.
Ed è quello che vogliono. Mantenerci in uno stato di sudditanza economico-assistenziale e culturale.




