Mi piacerebbe molto, e parlo serissimamente, che qualcuno, magari passando di qua casualmente o attirato da una qualche notarella +/- interessante, mi rispondesse su un quesito che in questi ultimi tempi arrovella me e diversi colleghi.
Ecco il problema:
Siamo lavoratori statali, i tanto famigerati e bistrattati bidelli, e l’orario di lavoro canonico è dalle 8.00 alle 14.00.
Fra i nostri tanti compiti c’è anche quello delle pulizie con raccolta della spazzattura in corridoi, uffici, e aule.
Il tempo concesso per ripulire le aule è di un’ora (parlo di istituti in cui le lezioni iniziano alle 9), per gli uffici è pari a zero, poiché gli impiegati osservano lo stesso orario, 8-14. Anche in questi locali si fanno ugualmente, con gran impaccio per gli impiegati e gran disagio per i bidelli.
Tra le 9 – 9,15 si finisce di riempire i sacchi della spazzatura, che vanno gettati nel più vicino cassonetto per non perdere ulteriore tempo, perché dalle 8 i bidelli sono obbligati a fare sorveglianza, ma tant’è, non abbiamo il dono dell’ubiquità.
Andare al più vicino cassonetto, a Sassari, significa fare 100 metri e vorrei vedere quegli individui che criticano sempre la categoria, con sacchi pesanti e la pioggia invernale.
Arrivati al punto, scelta obbligata è il cassone verde dell’indifferenziata, sul fronte del quale c’è tanto di cartello con la scritta CONFERIMENTO DALLE ORE 15 ALLE ORE 23.
Ma noi finiamo di lavorare alle 14. Che si fa? Si butta.
Il 4 luglio 2011 un quotidiano locale e alcune agenzie di stampa pubblicano la notizia di due bidelli cagliaritani multati per aver gettato i sacchi dell’immondizia nel cassonetto dell’indifferenziata senza prima averla diversificata. Ovvero 167 euro di multa a testa + spese notifica per aver fatto il loro lavoro.
Ecco quindi il problema. Se una pattuglia della polizia municipale mi sorprende mentre getto la spazzatura della scuola, che succede? Ci rimetto di tasca mia? Perché è quanto successo ai due cagliaritani. Ho girato la domanda all’amministrazione, che mi ha dato la seguente risposta: «stiamo cercando una soluzione».
Molti colleghi non ne fanno un problema, poiché, secondo loro, l’amministrazione comunale chiude tutti e due gli occhi e lascia fare, ben sapendo che i nostri orari di lavoro (e di tutti gli statali) sono quelli, e non si possono cambiare solo per buttare il rusco.
Allora, dico io, il Comune dovrebbe aver riguardo anche di tutti gli altri lavoratori, che osservano orari come noi. Invece tutti gli altri sono cittadini, tenuti a rispettare l’orario di conferimento, pena sanzioni già comminate a disinformati, distratti, e menefreghisti.
Allora, continuo io, i bidelli, le scuole, sono al di sopra dei cittadini?
Ho letto il “Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati”del Comune di Sassari, ma oltre a “Sono di norma assimilati ai rifiuti urbani, senza necessità di accertamento di rispondenza a criteri di tipo quantitativo, i rifiuti derivanti dalle seguenti attività: f) servizi scolastici e loro pertinenze;”, non c’è scritto nulla su deroghe agli orari. C’è poi l’Ordinanza n. 92 del 01/12/2010 “Disciplina del servizio pubblico di raccolta differenziata e indifferenziata dei rifiuti urbani per le utenze domestiche” che regolamenta gli orari e le sanzioni, da 25 a 250 euro.
Ho chiesto una liberatoria, cioè uno scritto debitamente firmato dall’amministrazione scolastica che mi autorizza al conferimento della spazzatura negli orari di lavoro facendosi carico di eventuali responsabilità. Risposta: «arriveremo alla soluzione». Comprendo che ci sono difficoltà burocratiche, ma che si fa, quindi? Si butta il rusco sperando che la polizia municipale tenga gli occhi chiusi, o si deposita in segreteria? Qualcuno mi sa rispondere al dilemma?
La questione secondaria, che è seconda solo ai fini del post, è la differenziata. Nelle scuole non si fa. Non si è mai fatta e non si potrà mai fare, finché tutti non ne verranno coinvolti, senza demandare il tutto ai soli bidelli. In primis i dirigenti che hanno sempre altri problemi più seri da risolvere.
Per esempio, da noi (e immagino dappertutto perché sono obbligatori) avevamo messo i raccoglitori per le cartucce di toner scariche nei corridoi al servizio di tutta la scuola. Abbiamo dovuto toglierli perché li riempivano di spazzatura varia. Collocati in un sito più protetto, abbiamo dovuto chiuderli perché continuavano a buttarci dentro bicchieri e buste di patatine. Tanto per fornire un esempio pratico.
Poi c’è la tempistica di cui tener conto.
Se obbligassero i bidelli a far la cernita della spazzatura prima di buttarla, bisogna tener presente la sicurezza del personale addetto e specialmente il tempo che verrà tolto ai compiti di sorveglianza, centralino, pagamento bollette e spedizione posta, ritiro indumenti dal lavasecco, inoltro di plichi in altri uffici cittadini, fax e fotocopiatura, smistamento materiali vari, inseguimento docenti per firmare circolari e ascolto (sic!) degli stessi mentre si dilungano sui loro casi personali, apertura e chiusura continua di porte, accensione e spegnimento di luci, controllo e spegnimento delle stufe lasciate accese dai menefreghisti, e tutti gli altri lavori che non competono strettamente al personale di segreteria e ai docenti.. Insomma aggiungere altro lavoro ai bidelli fannulloni? Si, se non fosse che il personale è sempre meno grazie ai tagli, e sempre meno motivato grazie alle politiche ministeriali.

La differenziata è prima di tutto educazione e rispetto, che tutti debbono avere, specialmente in un istituto scolastico. Senza balletti inutili tra dirigenti e funzionari, magari col tortino d’un progetto pagato dalla Regione che serve solo a gonfiare le tasche dei soliti, e alla fine tutto si riversa sui bidelli fannulloni. Multe comprese. Ed è un problema di tutte le scuole di ogni ordine e grado, che fa capire quanto interessi l’Ambiente in Italia.
Ma chi rompe (le tasche), paga.
Sono stata “beccata” fuori dell’edificio mentre ottimizzavo la pausa di sette minuti bevendo un caffè aromatizzato da una sigaretta, con addosso gli auricolari per ascoltare l’inno di forza italia e ricaricarmi al meglio. Strigliata a dovere! e se ricapita una lettera. Perché nelle scuole si guarda prima di tutto al decoro, che diamine!