giovedì, settembre 29, 2011

Il bravo italiano


LUI ci dà l'esempio.

In prossimità dell'entrata in vigore della legge a sostegno delle libertà individuali di espressione critica, il governo sta predisponendo la realizzazione di DPI (dispositivi di protezione individuale) che si potranno richiedere gratuitamente, a seconda del personale grado di rettifica.
I DPI, come i prototipi collaudati dallo stesso presidente del consiglio, sono tutti firmati dagli onorevoli deputati pdl, udc, leganord.

Non aspettare la tua rettifica!
Richiedi oggi stesso il tuo DPI all'indirizzo:
gadget@governo.it

mercoledì, settembre 28, 2011

amici mafiosi


Esiste ancora il sindacato, in Italia?


Quello italiano, si può ancora chiamare "governo"?

Ma cos'è diventata, oggi, l'Italia?

mercoledì, settembre 21, 2011

Ho vinto le dieci risposte del cavaliere

Col nuovo “gratta e vinci” dello Stato da 2 euro, questo blog ha vinto l’INTERVISTA ESCLUSIVA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CAV. SILVIO BERLUSCONI, che ha colto l’occasione per rispondere definitivamente alle dieci domande poste dal noto quotidiano post-comunista Repubblica.

D 1 - Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?
R – Sono un uomo affascinante e conosco ogni giorno molte ragazze. Non posso chiedere ogni volta la carta d’identità.
D 2 – Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi?
R – Ho fatto tutto quello che si poteva fare per salvaguardare la ragazza.
D 3 – Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano «papi»?
R – Tutti nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.
D 4 – Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le “squillo” secondo le indagini, condotte nelle sue residenze. Sapeva fossero prostitute?
R – Me ne frego. Abbia pazienza, sono un uomo.
D 5 – E’ capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?
R – Se il Mediterraneo per gli altri è una strada, per noi, che siamo moderni, è l’aereo.
D 6 – Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiano compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto?
R – Nessuno mi ricatta e nessuno è stato compromesso.
D 7 – Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?
R – Mi consenta. Il mio motto è: Dio, Patria e Famiglia.
D 8 – Lei ritiene di potersi ancora candidare alla Presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio?
R – Oggi come oggi, mi sento di essere il papi di tutti gli italiani.
D 9 – Lei ha parlato di un «progetto eversivo» che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?
R – Guardi, la stampa non fa che boicottarmi, perché siete malvagi e venduti. Con ripercussioni gravissime sulla Borsa. Noi tireremo dritto. Molti nemici molto onore.
D 10 – Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?
R – Ottime. Beffo la morte e ghigno.
D - Mi consenta ancora due domande. Molti la considerano un dittatore. Cosa può dire al proposito?
R - Quella che chiamano la mia "dittatura" è basata su molto entusiasmo popolare.
D – E Lei, signor Presidente, come si considera?
R - Io mi vanto soprattutto di essere un rurale. Ora basta domande. Datevi all’ippica.

Bacio le mani, signor presidente.

Alla fine dell’intervista, il presidente ha voluto dar dimostrazione del suo vigore, e, con vanga e picco, bandana sul capo, ha voluto piantare un pino, spronando gli astanti a imitare il suo gesto.
Alla fine, ballo con l’orchestra Apicella e tarallucci e vino per tutti.

* * *
Nella bella campagna sarda che ha fatto da cornice a questa straordinaria intervista, si è radunata una piccola folla di curiosi ed estimatori del cavaliere. All’evento erano stati invitati ad assistere alcuni mediatori culturali della popolazione locale, a cui abbiamo chiesto un parere a caldo.

Sentiamo cosa ci dice questa bella signorina dagli occhi a mandorla.
Signorina Malacosoma, qual è il suo parere?
«Non me ne frega niente dei pini. Se li metta ...BIIP».
Ehm… Chiedevo un parere sulle risposte alle dieci domande.
«Guardi, fra un po’ metterò le ali e finirò di strisciare come gli altri al suo cospetto. Gli italiani sono così: forti coi deboli e capaci solo di strisciare coi potenti. Addio. E il pino ...BIIP».
Pittoresca reazione. Ma sentiamo qualche altro parere.

Signora Mantispa, lei cosa ci dice?
«Mah! Sono molto perplessa. Sono qui da milioni di anni e ne ho viste tante. Ho visto come vivevate nudi e sporchi nelle grotte; vi ho visto crescere, metter su famiglie e case e città. Avete costruito strade e ponti. Siete andati perfino sulla luna.
Avete imparato molte cose, possedete una grande tecnologia di cui ogni giorno date dimostrazione. Eppure siete rimasti i trogloditi di un tempo come capacità di autocritica. Non siete capaci di preservare la vostra specie e, credetemi, dubito che riuscirete a sopravvivere milioni di anni come me. Addio».
Signora Mantispa, non le sembra d’essere troppo disfattista?
«Assolutamente no. Quanto avete inventato le tribù avete inventato anche la guerra. Addio».

Signora Gatta, il suo commento alle dieci risposte?
«Dico che bisogna approfittare finché c’è la pappa. E gli italiani sono tanto fessi da non accorgersi che a lui di pappa ne hanno data tanta. Miao miao».

Uno degli astanti chiede la parola. Sentiamo cosa vuole dirci il signor Maiale.
«Sono stufo, arcistufo di essere declassato a molestatore di ragazzine. E non mi sono mai interessato di politica, non gioco in borsa, non rubo e non ho amicizie mafiose. Fatela finita di dare del porco a chi fa la mano morta. Basta, a definire maiali i sudici! Noi suini siamo nobili d’animo e nel nostro futuro ci sono salsicce e prosciutti per voi; nel loro misera e disoccupazione. Non cercatemi e non coinvolgetemi più. E chiamateli col loro nome e cognome».

Signora Cicala, lei come commenterebbe le dieci risposte?
«Ho notato che molte delle risposte del cavaliere erano già state date in precedenti interviste a un noto personaggio, popolare in Italia tra il 1920 e il 1940. Ovvio quindi che gli italiani non hanno capito niente, non hanno fatto tesoro delle passate esperienze, ed hanno pure il coraggio di dare a me dell’imprevidente».

Chiudiamo qui le interviste, che ci hanno proposto interessanti punti di lettura alle dieci risposte.
L’incredibile giornata si è poco dopo conclusa allegramente con un coro generale sulle note di “Meno male che silvio c’è”.

mercoledì, settembre 14, 2011

Gestione dei rifiuti e orario di conferimento

Il bovino del mattatoio di Sassari prima del restauro. Il posto dove finiremo tutti coi politici al governo. Sotto: un curioso Gesù suonatore di arpa, fotografato nella chiesa di S. Caterina a Sassari nel 2008. Non ho trovato notizie del sacro musicista: forse perché anche Lui è poco decoroso?

Mi piacerebbe molto, e parlo serissimamente, che qualcuno, magari passando di qua casualmente o attirato da una qualche notarella +/- interessante, mi rispondesse su un quesito che in questi ultimi tempi arrovella me e diversi colleghi.
Ecco il problema:
Siamo lavoratori statali, i tanto famigerati e bistrattati bidelli, e l’orario di lavoro canonico è dalle 8.00 alle 14.00.
Fra i nostri tanti compiti c’è anche quello delle pulizie con raccolta della spazzattura in corridoi, uffici, e aule.
Il tempo concesso per ripulire le aule è di un’ora (parlo di istituti in cui le lezioni iniziano alle 9), per gli uffici è pari a zero, poiché gli impiegati osservano lo stesso orario, 8-14. Anche in questi locali si fanno ugualmente, con gran impaccio per gli impiegati e gran disagio per i bidelli.
Tra le 9 – 9,15 si finisce di riempire i sacchi della spazzatura, che vanno gettati nel più vicino cassonetto per non perdere ulteriore tempo, perché dalle 8 i bidelli sono obbligati a fare sorveglianza, ma tant’è, non abbiamo il dono dell’ubiquità.
Andare al più vicino cassonetto, a Sassari, significa fare 100 metri e vorrei vedere quegli individui che criticano sempre la categoria, con sacchi pesanti e la pioggia invernale.
Arrivati al punto, scelta obbligata è il cassone verde dell’indifferenziata, sul fronte del quale c’è tanto di cartello con la scritta CONFERIMENTO DALLE ORE 15 ALLE ORE 23.
Ma noi finiamo di lavorare alle 14. Che si fa? Si butta.

Il 4 luglio 2011 un quotidiano locale e alcune agenzie di stampa pubblicano la notizia di due bidelli cagliaritani multati per aver gettato i sacchi dell’immondizia nel cassonetto dell’indifferenziata senza prima averla diversificata. Ovvero 167 euro di multa a testa + spese notifica per aver fatto il loro lavoro.

Ecco quindi il problema. Se una pattuglia della polizia municipale mi sorprende mentre getto la spazzatura della scuola, che succede? Ci rimetto di tasca mia? Perché è quanto successo ai due cagliaritani. Ho girato la domanda all’amministrazione, che mi ha dato la seguente risposta: «stiamo cercando una soluzione».

Molti colleghi non ne fanno un problema, poiché, secondo loro, l’amministrazione comunale chiude tutti e due gli occhi e lascia fare, ben sapendo che i nostri orari di lavoro (e di tutti gli statali) sono quelli, e non si possono cambiare solo per buttare il rusco.
Allora, dico io, il Comune dovrebbe aver riguardo anche di tutti gli altri lavoratori, che osservano orari come noi. Invece tutti gli altri sono cittadini, tenuti a rispettare l’orario di conferimento, pena sanzioni già comminate a disinformati, distratti, e menefreghisti.
Allora, continuo io, i bidelli, le scuole, sono al di sopra dei cittadini?
Ho letto il “Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati”del Comune di Sassari, ma oltre a “Sono di norma assimilati ai rifiuti urbani, senza necessità di accertamento di rispondenza a criteri di tipo quantitativo, i rifiuti derivanti dalle seguenti attività: f) servizi scolastici e loro pertinenze;”, non c’è scritto nulla su deroghe agli orari. C’è poi l’Ordinanza n. 92 del 01/12/2010 “Disciplina del servizio pubblico di raccolta differenziata e indifferenziata dei rifiuti urbani per le utenze domestiche” che regolamenta gli orari e le sanzioni, da 25 a 250 euro.

Ho chiesto una liberatoria, cioè uno scritto debitamente firmato dall’amministrazione scolastica che mi autorizza al conferimento della spazzatura negli orari di lavoro facendosi carico di eventuali responsabilità. Risposta: «arriveremo alla soluzione». Comprendo che ci sono difficoltà burocratiche, ma che si fa, quindi? Si butta il rusco sperando che la polizia municipale tenga gli occhi chiusi, o si deposita in segreteria? Qualcuno mi sa rispondere al dilemma?


La questione secondaria, che è seconda solo ai fini del post, è la differenziata. Nelle scuole non si fa. Non si è mai fatta e non si potrà mai fare, finché tutti non ne verranno coinvolti, senza demandare il tutto ai soli bidelli. In primis i dirigenti che hanno sempre altri problemi più seri da risolvere.
Per esempio, da noi (e immagino dappertutto perché sono obbligatori) avevamo messo i raccoglitori per le cartucce di toner scariche nei corridoi al servizio di tutta la scuola. Abbiamo dovuto toglierli perché li riempivano di spazzatura varia. Collocati in un sito più protetto, abbiamo dovuto chiuderli perché continuavano a buttarci dentro bicchieri e buste di patatine. Tanto per fornire un esempio pratico.
Poi c’è la tempistica di cui tener conto.
Se obbligassero i bidelli a far la cernita della spazzatura prima di buttarla, bisogna tener presente la sicurezza del personale addetto e specialmente il tempo che verrà tolto ai compiti di sorveglianza, centralino, pagamento bollette e spedizione posta, ritiro indumenti dal lavasecco, inoltro di plichi in altri uffici cittadini, fax e fotocopiatura, smistamento materiali vari, inseguimento docenti per firmare circolari e ascolto (sic!) degli stessi mentre si dilungano sui loro casi personali, apertura e chiusura continua di porte, accensione e spegnimento di luci, controllo e spegnimento delle stufe lasciate accese dai menefreghisti, e tutti gli altri lavori che non competono strettamente al personale di segreteria e ai docenti.. Insomma aggiungere altro lavoro ai bidelli fannulloni? Si, se non fosse che il personale è sempre meno grazie ai tagli, e sempre meno motivato grazie alle politiche ministeriali.

La differenziata è prima di tutto educazione e rispetto, che tutti debbono avere, specialmente in un istituto scolastico. Senza balletti inutili tra dirigenti e funzionari, magari col tortino d’un progetto pagato dalla Regione che serve solo a gonfiare le tasche dei soliti, e alla fine tutto si riversa sui bidelli fannulloni. Multe comprese. Ed è un problema di tutte le scuole di ogni ordine e grado, che fa capire quanto interessi l’Ambiente in Italia.

Ma chi rompe (le tasche), paga.
Sono stata “beccata” fuori dell’edificio mentre ottimizzavo la pausa di sette minuti bevendo un caffè aromatizzato da una sigaretta, con addosso gli auricolari per ascoltare l’inno di forza italia e ricaricarmi al meglio. Strigliata a dovere! e se ricapita una lettera. Perché nelle scuole si guarda prima di tutto al decoro, che diamine!

sabato, settembre 10, 2011

Cat spider Pisaura mirabilis


Oggi mi son sentita dire: «Comment ça va?». Risposta: «Va come la Sardegna». Se chi ha fatto la domanda non mi conosce bene, resta dubbioso, alza le spalle e tira avanti, tanto era una domanda retorica.
Da pochi giorni il Comune di Sassari ha ritirato l’interdizione ad utilizzare l’acqua della condotta per usi alimentari. Insomma, l’acqua è tornata potabile. Devono aver cambiato un tubo, affetto dai ferrobatteri.
Si sta come sta l’ambiente. Se l’ambiente è inquinato, ovvio che non si può star bene, e spesso ci si ammala. Se non c’è lavoro, se al governo e in quasi tutti i posti dirigenziali c’è un’orda barbarica che calpesta leggi e diritti dei lavoratori col disinteresse e a volte l’appoggio dei sindacati, come si può star bene?
Preambolo che si potrebbe cancellare, ma tant’è… In Sardegna si sta bene se si vive la Natura, quella con la N maiuscola, sempre che non ti brucino per invidia o per gelosie paesane. Ma vorrei proprio vederli, a sgozzare i miei ragni, o le mie formiche, come fanno coi cavalli e le pecore degli allevatori.

Sta finendo l’estate (finalmente), fra poco arriverà l’autunno, le piogge, il freddo dell’inverno, e tornerà la primavera. Pioggia e sole faranno crescere le piante e doneranno loro nuova linfa, in cambio d’un tripudio di fiori e frutti. Gli insetti si pasceranno di nettare, metteranno su famiglia e cresceranno di numero.
Fortunatamente, a guardia di questa crescita esponenziale, ci sono i ragni.
Bistrattati, odiati, vituperati, malvisti peggio che fossero diavoli. Quanti sono gli umani che non ne hanno paura? Pochissimi. Gli altri sono come me: un urlo disumano se un ragno ha avuto la malaugurata idea di metter su casa tra lo stipite della porta o peggio dietro un comodino. Che dire poi di quei ragni dotati di veleni potentissimi? Un giorno, accomodando meglio la sedia, ne ho visto uno insediato proprio nel mezzo del cuscino: pallore immediato, panico, fusione cerebrale. Fortuna c’era il beneamato che l’ha raccolto con un cono di carta e l’ha espatriato forzatamente.

Ma non sono tutti antipatici, e a dire il vero non lo è nessuno. Solo, alcuni fanno più paura di altri. Molti sono addirittura simpatici, come il Ragno gatto, ovvero la Pisaura mirabilis.

La Pisaura mirabilis è un ragno cosmopolita (presente un po’ dappertutto sul globo terrestre), arboricolo (caccia tra fiori e piante, senza tessere una tela), e se necessario (cioè urgente) sa saltare sull’acqua. Finisce le sue mute verso aprile ed è subito stagione degli amori. Con molta fortuna (ma soprattutto passione e rispetto), è possibile vederne due mentre si dividono il pranzo. Questi due in realtà sono una coppia e il pranzo è un omaggio che il maschio porta alla sua bella. Un po’ come fanno gli innamorati quando portano fiori e cioccolatini alla fidanzata.
A maggio le uova saranno deposte, fecondate, in un cocoon, una speciale pallina di seta che mamma Pisaura si porterà appresso e quando non potrà, li terrà al sicuro in una cameretta tessuta di seta tra la vegetazione. Questo per consentirle di mangiare, come noi portiamo i piccoli al Nido per poter andare al lavoro.

Passerà un mese (sempre approssimativo) e a giugno i piccoli usciranno dal cocoon, giocheranno, si stireranno le zampe, si nutriranno, e dopo qualche giorno, zainetto in spalla (si fa per dire), o meglio col bagaglio di dna ricevuto dai genitori, se ne andranno ognuno per la sua strada, tra foglie e fiori.

Ma perché Ragno gatto? Ebbene, avete mai osservato il vostro gatto? Le posizioni che assume quando ozia? Pedro, il peones campagnolo, steso sulla panca tiene una zampa penzoloni, proprio come fa la Pisaura sulla margherita..




E quando il micio si siede con le zampe unite conserte? Lo fa anche la Pisaura. O quando si distende come uno zerbino? Tale la Pisaura. Da qui il soprannome Ragno gatto. Solo, non l’ho mai vista a pancia in su, posizione che aggrada molto al gatto peones.

Aggiungo anche se non servirebbe, che il ragno non va disturbato, simpatico o meno; nè preso in mano perché è molto delicato. Ricordiamoci che ha un lavoro ben preciso da svolgere, gratuito per noi, a rischio della vita per lui. Gli dobbiamo rispetto e amore, due sentimenti che difettano molto nel nostro mondo.
Se poi scocciano lanciandosi tra colletto di camicia e collo, o avventurandosi tra le lenzuola, bhè, se la sono andata a cercare.