giovedì, dicembre 01, 2011

Torio, Uranio e Quirra

Tutti, ma proprio tutti i governi italiani, Berlusconi, Prodi, e tutti quelli precedenti, han sempre rafforzato la disponibilità del territorio sardo agli eserciti della Nato per sperimentazioni di armi, allargandone l’utilizzo a società private.
Come succede sempre in casi come questo, tutti sapevano ma nessuno parlava. Per paura o per indifferenza, per disillusione, per mancanza di fiducia nelle istituzioni e nella giustizia, dato che proprio le stesse istituzioni che dovrebbero proteggere i cittadini elettori non si fanno scrupolo di metterne a repentaglio la vita, di uccidere il loro territorio.
Per paura di perdere quei pochi privilegi e le entrate derivate dall’indotto, come successo a La Maddalena.
Pochi privilegi per alcuni in cambio di una catastrofe per tutti.
Qualcosa ora si sta muovendo e bisogna darne atto a chi da anni si sta battendo per fare giustizia e a chi sta facendo luce sui misfatti di Stato.
Mi è sembrato interessante l’articolo apparso oggi su La Nuova Sardegna, che meglio di me fa capire bene quanto grande sia la difficoltà nelle indagini.

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Neonati deformi, le prime testimonianze
Quirra: la Procura rompe il muro di silenzio delle famiglie colpite dalle malformazioni
di Valeria Gianoglio
PERDASDEFOGU. Sono costate settimane di lavoro silenzioso ma tenace da parte degli investigatori. Paese per paese, casa per casa, porta per porta. Ore e ore trascorse a convincere intere famiglie di diversi comuni della zona di Quirra a scacciare la paura e raccontare il proprio dramma: figli nati con qualche deformità, fratelli venuti su con problemi fisici piuttosto gravi, mamme disperate. Alla fine, dopo una trattativa estenuante, in cinque hanno avuto la forza e il coraggio di parlare: «Sentivamo uno scoppio, poi una nube di fumo che arrivava vicino alle nostre case. Dopo qualche tempo sono venute fuori le malformazioni». E così, dopo settimane di assoluto silenzio, la tranche dell'inchiesta su Quirra che indaga sull'ipotesi di reato di «omicidio colposo plurimo» si arricchisce di nuove e sudatissime testimonianze. Le hanno raccolte in questi ultimi mesi gli uomini del corpo forestale di Lanusei e della squadra mobile nuorese, insieme allo stesso procuratore Domenico Fiordalisi. Sono andati in giro, comune per comune, nella zona confinante con il poligono interforze del salto di Quirra, seguendo un metodo antico: facendosi accompagnare o precedere da persone residenti in quel paese. Una sorta di lasciapassare per cercare di scalfire un muro grosso così fatto di paura e di atavica diffidenza verso la giustizia. Quello di convincerli a parlare, insomma, è stato un lavoro estenuante, costato diverse settimane e visite ripetute nelle stesse case. Qualcuno, all'ultimo, preso da timori e mille remore, si è anche tirato indietro. Qualche altro, invece, alla fine ha ceduto. Sembra che siano cinque le nuove testimonianze raccolte fino a questo momento. Tutte parlano di grosse nubi che vedevano levarsi alte, dalle loro case, dopo i brillamenti. Continua

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