sabato, novembre 26, 2011

Ocypus olens

Un baldo esemplare di Ocypus olens.
Nella seconda immagine è ritratto da giovane
(larva di Ocypus olens).

Ho ancora impressa in memoria l’immagine del piccolo bacherozzo nero che, coda all’insù pronto all’attacco, dall’altra parte della strada al centro del marciapiede, sfidava gli umani in un giorno di fine estate.
Lo guardai con tenerezza e compassione; e con invidia: così piccolo, aveva dentro di sé più coraggio d’un’armata di uomini. Avessi io una minima parte del suo coraggio, potrei dominare la luna. Lì, su quell’assolato marciapiede, avrebbe sfidato chiunque avesse accettato di misurarsi con lui.
Probabilmente di lì a poco un passante frettoloso l’avrebbe schiacciato senza neanche rendersi conto di quale crimine si stesse macchiando, togliendo al piccolo bacherozzo la possibilità d’una singolar tenzone. Così è la vita. Il forte schiaccia il debole. A volte per miopia, troppe volte intenzionalmente.
La prossima volta spero d’avere appresso una scatola, o un giornale, o qualsiasi cosa per metterlo in salvo e dargli un’altra possibilità.
L’ho poi rivisto in campagna, quel curioso animaletto, ed ho imparato a conoscerlo meglio. Per mesi allo stato larvale, vive al coperto, sotto pietre e sassi. All’inizio dell’autunno l’Ocypus adulto lo si può vedere in giro alla ricerca di prede. E’ un grande cacciatore (poteva essere diversamente?), attacca uccide e divora insetti anche molto più grandi di lui: vermi, chiocciole, millepiedi. Purtroppo, se capitano a tiro, anche le coccinelle. Ma la fame è fame. Forse che noi umani non mangiamo porcetti e agnellini?
Dotato di grosse zanne, l’aspetto può fare paura a chi non lo conosce bene, tanto che sul web ho trovato aggettivi poco onorevoli e molto fuorvianti. Un “allevatore per gioco” di insetti lo definisce “bestiaccia tremenda”, il che la dice lunga su quanto questo tizio ami gli animali, o piuttosto li collezioni per il gusto tutto umano di comminare ergastoli e morte. Un altro che sembra un pazzo ma forse è un comico e si definisce uno “specialista”, lo chiama “larva nera”. Gli inglesi invece, più portati di noi al genere horror, l’hanno soprannominato “Devil’s coach horse”, tradotto come “Cocchiere del diavolo”. Sarà che la mia fantasia è più italiana e romantica, ma me lo immagino l’Ocypus-cocchiere seduto sulla zucca a incitare al galoppo un tiro a quattro di topi. In realtà in inglese significa "cavalcatura del diavolo", ovvero l'Ocypus sarebbe nell'immaginario un focoso destriero, a causa della posa a coda in sù.
E’ di giorni fa l’inseguimento di uno di questi terrificanti coleotteri per fargli qualche ritratto, e lui, vistosi senza scampo e data la mia mole umana, senza alcun rifugio a portata di zampa, ha giocato l’ultima carta: coon le zanne ha spostato qualche granello di terra in cui ha messo la testolina, così come nella leggenda degli struzzi. A quel punto, considerato il suo carattere fiero e indomito, non potevo fare altro che arrendermi, rifacendomi per le foto con una paciosa Agalenatea.
Il giorno appresso, un Ocypus (forse lo stesso, non saprei proprio, ma gli somigliava molto per taglia e per lo sguardo ridanciano) si trovava pericolosamente vicino alle ruote dell’auto che di lì a poco sarebbe partita. L’ho preso. Dovevo farlo. Chiuso fra le due mani serrate l’ho portato a qualche metro di distanza in un buon territorio di caccia. Il beneamato, lì vicino a osservare divertito la scena, mi chiede dove ho trovato il coraggio di prendere in mano il mordace “culimpippari”. Sarà stata la paura, o la gratitudine per la resa del giorno precedente, ma non mi ha pizzicato. E’ scappato dalla mano dritto e lungo sotto il primo gruppetto di pietre, e addio a mai più.

Per l'Ocypus, gli umani sono gli unici esseri di cui aver paura (e a gran ragione).

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