lunedì, novembre 28, 2011

Il ponte dei suicidi

Tutti hanno un lato buono e uno cattivo. Così è stato per il Ventennio fascista, durante il quale furono fatte grandi opere infrastrutturali in tutto il Paese, Sardegna compresa. Cosa che non ha fatto nel suo ventennio il signor berlusconi, a cui è mancato poco di copiarne invece l’epilogo.
Una di queste opere è il Ponte del Rosello, che collega la città vecchia al quartiere denominato Monte Rosello.
A sinistra, il ponte sovrasta una delle più belle fontane d’Italia, la seicentesca Fontana del Rosello. Questa fontana un tempo rappresentava l’approvvigionamento idrico di buona parte della città e accanto c’è un antico lavatoio, dove le donne andavano a lavare i panni, sognando il giorno in cui avrebbero inventato la lavatrice.
A destra del ponte, nella vallata, si trovano i resti di un aquedotto romano, una antica casa fatiscente, e una grotta di cui non ricordo bene l’ubicazione.
Non si può negare che il ponte del Rosello abbia un grande fascino, specie al tramonto, e non è raro incrociarvi turisti armati di macchine fotografiche
.
Ogni tanto sulla spalliera vi si trova legato un mazzetto di fiori, messo lì in memoria di qualcuno troppo stanco della vita.
Quando vi fu il primo suicidio non saprei dirlo. Diede però un fascino sinistro al luogo e altri ne seguirono l’esempio, diventando nel tempo “il ponte dei suicidi”.
A nulla servirebbe mettere delle reti alle sponde, troverebbero un altro posto, e il problema sarebbe solamente spostato non certo risolto.

Quali siano le motivazioni del gesto, che accomuna il Friuli alla Sardegna nel triste primato italiano, non lo so. Ogni suicida ha la sua personale motivazione che può essere la perdita del lavoro o di un affetto caro, una grave malattia o l’alcolismo. Tutti sono accomunati però dall’abbandono, dalla solitudine che può essere interiore o esterna, subita nell’ambiente di vita.
Persone fragili, dalla grande sensibilità, incapaci di resistere ai drammi della vita che non mancano mai a nessuno. Queste persone avrebbero bisogno d’un sostegno, a volte materiale, più spesso psicologico.
I tagli all’assistenza sempre più feroci dati dai governi che amministrano il Paese, hanno portato questo settore all’agonia, e sempre più si cerca di demandare il problema alle associazioni volontarie, come fosse qualcosa che non riguarda l’intera comunità.

Il comune pensare definisce i suicidi come degli sfigati, termine crudo ma è quello che è. Non sono dei vincenti. Non sfrecciano sul ponte con la bmw grigio metallizzato; sul ponte ci vanno a piedi. Non hanno incarichi di prestigio sul lavoro; solitamente cedono il passo agli altri, ne subisono le prevaricazioni, le prepotenze. Troppo spesso il mobbing porta al suicidio. Non hanno i mezzi per pagare gli onorari di cliniche estere, dotate di tutto, in special di supporto psicologico al malato e alla sua famiglia. Qualcosa c’è anche nel nostro Paese, ma sono casi quasi unici, rarità, e tutti sappiamo cosa significa finire in una corsia d’ospedale. Non ci sono soldi, non ci sono mezzi, non c’è personale.
Eppure la nostra “civiltà” in quanto tale, dovrebbe andare al passo dei più deboli, non il contrario. Quando si realizza un nuovo edificio o una piazzetta (vedi quella di Carbonazzi), si dovrebbe renderli fruibili a tutti, anche agli anziani e ai disabili, che con le loro carrozzine o le stampelle non potrebbero arrischiarsi a salire gradini se non con l’aiuto di altri. Nei posti di lavoro dovrebbe essere un obbligo per i dirigenti mantenere regole e sorvegliare sull’incolumità e il benessere dei dipendenti, cosa peraltro ben recepita da tutti i contratti lavorativi.
Se poi il suicidio è la conseguenza della mancanza del lavoro o della solitudine, a chi va la responsabilità?


I Comuni e le Regioni ogni hanno stanziano molti soldi, davvero molti, per le attività culturali e il divertimento.
Personalmente non ho mai visto di buon occhio le spese per fuochi artificiali, concerti di mezza estate o capodanno, arrostite, sagre in genere e, per dirla proprio tutta, esposizioni che interessano solo gli organizzatori. E’ importantissimo il sostegno alla cultura, senza si rischierebbe un mondo di ignoranti. Ma la cultura dell’essere, la cultura della vita, che fine hanno fatto? Perché demandare sempre il tutto alle associazioni private, come se fossero un optional per la società?
Ho sempre avuto il sospetto che i soldi che un Comune spende per i divertimenti in città servano soprattutto a sviare la cittadinanza sui veri problemi, sulle grandi carenze: facciamo un’arrostita e dimentichiamo l’acquedotto che letteralmente fa acqua da tutte le parti.
Credo tutti sappiano cos’è un Consultorio familiare. Ero da poco trasferita a Sassari, e vicino casa ce n’era uno. Pensai di provare lì per una visita che ritenevo urgente. Ci andai nell’orario di apertura, trovai la porta socchiusa ed entrai. Mi vide un’impiegata (credo) che iniziò a spiegarmi qualcosa che non riuscii ad afferrare bene poiché venne interrotta da un medico che quasi quasi mi buttò fuori malamente, prendendosela pure con la signora di poc’anzi colpevole secondo lui di avermi fatto entrare, con la spiegazione che lì seguivano solo le gestanti e di rivolgermi altrove. Ecco, non è il modo di rapportarsi ai cittadini da parte di un’istituzione pubblica, anche se i fondi finanziati dal governo sono davvero pochi. Se avessi avuto un problema serio, di natura psicologica? Che effetto avrebbe avuto quel modo di fare? Basta poco a chi è sull’orlo del collasso nervoso e tutti lo sanno, o dovrebbero saperlo specialmente in un consultorio familiare. Quanto ci voleva per fare un cartello, anche in carta semplice, da apporre all’ingresso con le spiegazioni del caso? Il ponte rosello è a meno di cento metri.

Anche a Sassari come in altre città si sono organizzati dei gruppi di auto – aiuto per offrire alle persone bisognose un sostegno all’ansia e al panico, facilitando la comunicazione tra le persone e favorendone l’aggregazione.

Che fa invece il governo per sostenere la persona? Poco o niente. Al momento sostiene solo assessori e consiglieri, con auto di servizio e autista, cellulare a fondo perso, benefit di tutti i tipi. Per forza alla fine non ci sono soldi per i cittadini. E i pochi che restano meglio impiegarli in qualcosa che faccia dimenticare, che porti l’oblio, come una grande ziminata o i fuochi d’artificio o eventi da ascrivere sui libri di storia, come a venuta dell’affascinante sgarbi o del simpatico napolitano (devo scrivere così o mi censurano).
Mi vien da scrivere ancora che chissenefrega di loro, se non ho un lavoro, se sono gravemente malato, se sono un alcolista o uso tutta la pensione per lotto e grattini, se vogliono annientare la mia personalità, se i soldi non mi bastano più per pagare il condominio e fare la spesa, se ai miei figli non posso regalare l’i-pod e si sentono diversi dagli altri, se i miei cari sono lontani e irraggiungibili, se mi negano i giusti riconoscimenti, se mio marito mi picchia e i miei familiari mi disprezzano.
Chisssenefrega dei 150 anni dell’unità d’Italia se non c’è solidarietà umana?

* * *

Un post sul ponte Rosello l’avevo scritto il 10 giugno 2008, il giorno in cui avevo assistito al tentativo di suicidio di un giovane ragazzo, fermato all’ultimo da persone che disperate lo stavano cercando. Per fortuna non era solo, anche se in cuor suo lo credeva. Gli auguro di aver ritrovato la serenità.
Rileggendo il vecchio post l’ho trovato brutto e l’ho rifatto. Non so se meglio o peggio, magari un giorno rifarò anche questo, per dire che il ponte Rosello non è più il tragico collegamento tra due diverse sponde, la vita e la morte, ma su due diverse strade, quella vecchia e quella nuova: di umanità, di speranza, di gioia di vivere.
Nelle foto, la fontana del Rosello sovrastata dal ponte omonimo. Nell'altra immagine, la valle a destra del ponte nel 2008.

C’era anche un commento, che qui riporto.

Giovanni ha detto...
E tre giorni fa un altro caso ... Sempre di più tra Sassari e l'hinterland. Un triste primato di una città che ha, a parer mio, una grave mancanza quella di non creare o sostenere sani momenti di aggregazione e divertimento che vadano oltre lo "zilleri" e il "fosso", insomma una città con pochissime occasioni di sano svago. Questo fatto da alcuni potrebbe non essere direttamente collegato al grave primato, ma secondo me anche questo contribuisce. Sono d'accordo sul fatto che manchino degli aiuti importanti per chi ha difficoltà o momenti bui, qualcosa è stato fatto da quest'anno a livello giovanile con lo sportello C.I.C. nelle scuole superiori o almeno in alcune gestito da una psicologa. Saluti, Giovanni.

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