sabato, luglio 31, 2010

mercoledì, luglio 28, 2010

Risposta al post precedente

Sassari, 18 luglio 2010. Incendio a Serra Secca. (doloso, ci può credere qualcuno?!?)

Chissà se il reportage è piaciuto davvero, all’Anonimo sassarese. Che fosse una presa in giro? Boh! Ma ne approfitto. Per dire che, oltre alle formiche, mi pare non ci sia altro di cui occuparsi, in Italia. Sono le uniche, assieme a ragni e cavallette, degne di nota, che danno un minimo di soddisfazione. Che altro c’è? Che altro rimane da dire?
Che l’Italia è allo sfacelo? Ma lo sappiamo già tutti, nessuno escluso, e a nessuno frega niente. I soldi di noi contribuenti, che dovrebbero servire per strade, scuole, ospedali, trasporti, energia, acquedotti, etc etc, appaiono e scompaiono come i colori delle cartine tornasole, per riapparire nelle tasche dei politici e loro amici, ma a nessuno frega niente. Non si contano i politici, d’ogni appartenenza, deputati o senatori, indagati, concussi assieme ai loro parenti e amici, ma a nessuno frega niente. L’importante è che Belen e Corona, o Clooney e qualche altra zoccola amica di potenti allietino le nostre giornate coi loro caroselli.
La Sardegna brucia nuovamente, a Cagliari, Sassari, Olbia, inarrestabili. A sentire molti, fa bene alla terra….. Con questa premessa, frega a qualcuno sapere che non è così? L’importante è tenere la gente, il popolo, nell’ignoranza. A quei pochi che vorrebbero salvaguardarla, bruciano l’auto, o la campagna, consapevoli dell’impunità.
Se l’impunità ce l’hanno tutti i nostri politici, arraffoni spudorati come mai nella storia, vuoi che non l’abbia un incendiario, un benefattore della terra?
Le ingiustizie della nostra epoca non si contano più e diventa difficile parlarne senza tralasciarne qualcuna, tutte importanti, ma di cui non frega niente a nessuno.
Si vivacchia, si tira avanti. Si fa un reportage su qualcosa di leggero, innocente, perché la gente non ne vuol sentire di liti tra Soru e Cappellacci, non può fregar di meno!
L’importante è indossare la divisa di lana in piena estate sarda!
Questo è ciò che vuole la gente.
Meglio l’apparenza, la forma, piuttosto che la sostanza.

Che delusione questa Sardegna, che festeggia il 28 aprile, cacciata dei piemontesi, e intitola strade e piazze ai Savoia. Che delusione, un’isola che potrebbe trarre grandi risorse dal turismo, vederla bruciare o in alternativa arrabattarsi per un’industria chimica inquinante. Che delusione, sentire i sardi parlare con affetto e fiducia di Berlusconi, dopo che i suoi fidi amici hanno portato via milioni e milioni di risorse e continuano a farlo, tanto siamo tutti fessi.
Che delusione la Cgil, l’unico sindacato ancora dalla parte dei lavoratori, che alle mie richieste, legittime, sacrosante, fa orecchi da mercante. Perché, guarda caso, i dirigenti di aziende pubbliche e private (in primis le istituzioni scolastiche) son tutti di sinistra, comunisti convinti, con tanto di tessera di partito, attivisti dei più solerti.
Ma com’è che sono tanto classisti?
Che delusione comprendere che sei un numero di tessera, una risorsa, ma non vali niente. Fai numero, servi per avere il numero legale per approvare cose che non ti riguardano! E intanto che sei lì, a cercare di capire chi sono e dove sono (che ci faccio qua), ascolti un sacco di paroloni intellettuali quanto inutili. Chi me lo fa fare di sprecare altro tempo per ascoltar fregnacce? Non me ne frega nulla della cronaca di inutili riunioni per decidere quanti sono i segretari regionali: tre, otto, uno…. E intanto che loro si riuniscono per decidere su questo punto cruento e importantissimo per la democrazia sindacale, ascolto anche altro. Per esempio che nel nuovo contratto non ancora in vigore, si chiede ai docenti di registrare le presenze, come qualsiasi altro lavoratore, e alcune istituzioni già sono insorte, preparando ricorsi e cavilli legali. Non sia mai che un docente si abbassi a timbrare il cartellino! Libertà d’insegnamento!
E che c’entra con la libertà d’insegnamento? Forse che chi registra la presenza si sente schiavo? Timbrare un cartellino quattro volte al mese è chiedere troppo? Ma qui si scivola facilmente nella guerra tra poveri, un altro tranello berlusconiano.
Facendo i conti, a me verranno sessanta euro di aumento, lordi, il che equivale a uno stipendio minore di mille euro mensili; meno di quanto hanno tagliato agli onorevoli: mille euro al mese. Che, immagino, saranno presto coperti da rimborsi e quant’altro. Tanto siam tutti fessi. Ma dopotutto che può pretendere una bidella? Non fa nulla tutto il giorno, seduta su una sedia a osservare chi va e chi viene, chi fa cosa e chi dice cosa. Ah… tutti al di sopra d’ogni sospetto, corretti e ligi al dovere. Offrono pure il caffè, per dimostrare che sono in torto quando ciancio di classismo. Ma non è certo il caffè che m’interessa. Quanto i gran discorsi sulla sicurezza, sugli obblighi e i doveri. Sui soldi spesi perché tutti siano al sicuro. Tutti? Se il mio posto è quanto di più insicuro possa esserci…. quante volte ho battuto la testa su quel muro…. La fotocopiatrice sotto il naso…. Le correnti, il rumore….. Per non parlare di quella cosa che sta sopra la testa… Forse un giorno o l’altro me la taglia così finirò di rompere i maroni.
Intanto la Sardegna brucia…. La Sicilia, la Calabria… Tutto il Sud brucia. Dove c’è più povertà e, senza offesa, dove c’è più ignoranza, con cui va a braccetto.
Speriamo che il fuoco risparmi quelle formiche, le uniche, ultimamente, degne di attenzione.

sabato, luglio 17, 2010

La formica ubriacona

The Ant drunk


Apparse sulla terra molto prima di noi, circa 160 milioni di anni fa, le formiche hanno sviluppato un’organizzazione sociale molto complessa, in cui vige una rigida disciplina. Già Esopo ne descriveva i comportamenti nelle sue Favole nel VI secolo aC.
Nel tempo sono diventate, per noi umani, un simbolo, oltre che un’allegoria, di efficienza e di altruismo verso la comunità.

Mi ha incuriosito parecchio, quindi, il comportamento d’una formica sorpresa su uno stelo di Feoeniculum vulgare, più noto come Finocchetto selvatico.

La formica in questione aveva l’addome molto grosso, rigato, trasparente. A secco d’informazioni scientifiche sull’insetto, credevo di trovarmi di fronte a una regina. Invece….

Invece, a quanto pare, anche le formiche hanno il loro lato “umano”.

La formica, che è un’operaia, trovato sullo stelo un gruppetto di afidi, li ha munti (come si fa con le mucche), immagazzinando la melata nell’addome. Una volta piena, avrebbe dovuto portare il nettare nel formicaio, per metterlo a disposizione della comunità.
Fuori dai rigidi schemi, ha invece pensato bene di prendersi una vacanza, anzi diciamo pure una sbornia, coinvolgendo altre due sorelle-operaie capitate lì a vedere che succedeva.










Nelle immagini si vede bene come se la spassano, passandosi la melata da una all’altra, mentre se la ridono stese nella cavità dello stelo, e, nelle ultime due immagini, incuriosite si sporgono a guardare l’obiettivo. Di norma, quando qualcuno si avvicina, diventano aggressive per proteggere la loro conquista, queste invece se ne impippano allegramente, sbronze come sono.





Chissà al ritorno al nido: non hanno un consorte che le aspetta col mattarello in mano, ma un’intera comunità…. Poveracce!