Nella cartina, i centri più pericolosi della Sardegna.Chi abita a 100 o più km, è portato a credere d'essere al sicuro. Ma così non è.
“La Sardegna è un’isola a vocazione turistica. Occorre puntare sull’ambiente per creare sviluppo e occupazione”. Così diceva Silvio Berlusconi durante l’ultima campagna elettorale per l’elezione del fido Cappellacci.
Nell’edizione domenicale del 27 settembre 2009, La Nuova Sardegna ha dedicato due pagine all’emergenza emissioni tossiche tra Portoscuso e Portovesme. Non riuscendo a riportare il tutto, pubblico solo qualche stralcio dei vari articoli.
Giorgio Pinna, giornalista, autore dell’inchiesta. Le emissioni di fluoro all’Alcoa e la minaccia di nuovi licenziamenti. «Eppure, di fronte alle emissioni di fluoro, dopo tante battaglie che non sono servite a salvare nè l’occupazione nè la salute, qui il clima è in larga misura di cupa accettazione». «Nel complesso prevalgono indifferenza, apatia, rassegnazione. I veleni più insidiosi sono mannaie calate sull’incolumità generale a scadenze periodiche. Però sembrano alla fine fiaccare meno degli annunci di cassa integrazione o dei licenziamenti.». «E che dire dello stupore con cui i vertici locali di Alcoa accolgono la richiesta di poter visitare lo stabilimento e ottenere chiarimenti ufficiali da parte aziendale sulle emissioni che si protraggono dal 9 agosto? “Ci dispiace, senza l’autorizzazione dei dirigenti non possiamo rilasciare dichiarazoini alla stampa nè tantomeno far entrare nessuno che non abbia fissato un appuntamento da tempo”».
Marco Schintu, chimico, docente d’igiene dell’università di Cagliari: «Un’emergenza con dimensioni tutte da definire. Non è purtroppo la prima nè sarà l’ultima: la popolazione vive da 40 anni a ridosso del perimetro di un polo industriale. Anche quando gli inquinanti nell’aria rientrano nei limiti previsti dalla normativa, è comunque esposta a una miscela di sostanze di diversa natura chimica e fisica, seppure a basse dosi. Non a caso il suo stato di salute è caratterizzato da una maggiore frequenza di malattie dell’apparato respiratorio. E’ inoltre da sottolineare che il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria nella zona, da tempo dichiarata ad alto rischio ambientale, è inadeguato. Le centraline sono obsolete e mal posizionate».
Angelo Cremonese, consigliere comunale dei Verdi, 30 passati nell’Alcoa. «Manca un sistema serio di monitoraggio degli inquinanti. Occorrono in continuazione prelievi specifici: invece le centraline sono poche, oblosete, collocate in punti sbagliati». «E non possiamo certo monetizzare il disagio, come sostiene qualche dirigente sindacale». «Credo che tutti ci dovremmo ribellare. Ho visto troppi miei compagni di lotta morire di cancro per pensarla in modo diverso. Ritengo on sia un caso che più in generale, mentre a Portoscuso circolano persino rifiuti radioattivi, qualcuno m’inviti a non parlare più di questi traffici oscuri».
Vincenzo Migaleddu, coordinatore nazionale dell’Area ricerche Isde. «Per capire, si deve parlare del particolato, il veicolo con cui le emissioni inquinano l’aria. Più piccole sono le dimensioni più il particolato penetra nei polmoni e nel sangue». «L’Arpas non programma la rete dei controlli in condizioni di normalità e così agisce solo in emergenza. In questa circostanza, per esempio, i suoi tecnici avvertono subito di aver fatto campionature non nelle 24 ore, ma con frequenze giornaliere di 6». «Comunque l’Arpas adotta parametri in vigore solo per altri 3 mesi e che saranno presto superati dalle nuove direttive dell’Ue. Manca dunque il rilievo del particolato PM 2,5 e inoltre il PM 10 è valutato con indicatori 4 volte meno selettivi di quelli che entreranno in vigore a gennaio. Ma nonostante questi deficit di base il quadro è lo stesso allarmante». »L’11 febbraio la Giunta Soru ha varato un accordo di programma con la Portovesme srl, per complessivi 300 milioni, teso al raddoppio della produzione di zinco a partire dalla lavorazione dei rifiuti tossici d’importazione, cioè i “fumi d’acciaieria”. Dal 24 aprile la Giunta Cappellacci porta avanti il progetto. Solo per la discarica necessaria allo stoccaggio dei residui sono previsti 60 milioni di euro. Al milione e mezzo di tonnellate annuee di fanghi rossi d’alluminio si dovrebbero così aggiungere 300 mila tonnellate circa di rifiuti della lavorazione dei “fumi” (adesso sono circa 180 mila). Mi pongo allora due domande. C’è bisogno di nuovi pericoli in un’area già pesantemente inquinata? E non c’è il rischio di creare corsie preferenziali per il futuro smaltimento di rifiuti nocivi provenienti da altre regioni?».
Stefania Loche e Gianluca Balbi, abitanti di Portscuso. «All’inizio non ho realizzato che tipo d’atmosfera si respirasse». «Non ci sono zanzare. E neanche mosche nè altri insetti: non ci possono vivere, loro». «E’ lo stesso motivo che impedisce di bere il vino delle vigne tutt’attorno. Come di comprare prodotti locali dai verdurai di Portoscuso e Portovesme. O di bere dai rubinetti. Usiamo l’acqua minerale imbottigliata anche per fare la pasta e lavare la frutta».
in un’Italia al rovescio, che ha perso la dignità, il buon senso, l’onore, la civiltà
in cambio dell’arricchimento vero di pochi
e il sogno, vano, d’esser pari loro di molti,
la Sardegna muore
avvelenata
dai capitalisti arroganti
in cambio di sempre meno posti di lavoro;
dalle armi sperimentali
dell’esercito “di pace”;
dal commercio mafioso dei rifiuti
delle fabbriche italiane;
nell’indifferenza generale
del governo italiano
che si vuole sovrano in terra sarda;
ma la cosa peggiore
la più terribile tra tutte
nell’indifferenza del popolo sardo.
Nell’edizione domenicale del 27 settembre 2009, La Nuova Sardegna ha dedicato due pagine all’emergenza emissioni tossiche tra Portoscuso e Portovesme. Non riuscendo a riportare il tutto, pubblico solo qualche stralcio dei vari articoli.
Giorgio Pinna, giornalista, autore dell’inchiesta. Le emissioni di fluoro all’Alcoa e la minaccia di nuovi licenziamenti. «Eppure, di fronte alle emissioni di fluoro, dopo tante battaglie che non sono servite a salvare nè l’occupazione nè la salute, qui il clima è in larga misura di cupa accettazione». «Nel complesso prevalgono indifferenza, apatia, rassegnazione. I veleni più insidiosi sono mannaie calate sull’incolumità generale a scadenze periodiche. Però sembrano alla fine fiaccare meno degli annunci di cassa integrazione o dei licenziamenti.». «E che dire dello stupore con cui i vertici locali di Alcoa accolgono la richiesta di poter visitare lo stabilimento e ottenere chiarimenti ufficiali da parte aziendale sulle emissioni che si protraggono dal 9 agosto? “Ci dispiace, senza l’autorizzazione dei dirigenti non possiamo rilasciare dichiarazoini alla stampa nè tantomeno far entrare nessuno che non abbia fissato un appuntamento da tempo”».
Marco Schintu, chimico, docente d’igiene dell’università di Cagliari: «Un’emergenza con dimensioni tutte da definire. Non è purtroppo la prima nè sarà l’ultima: la popolazione vive da 40 anni a ridosso del perimetro di un polo industriale. Anche quando gli inquinanti nell’aria rientrano nei limiti previsti dalla normativa, è comunque esposta a una miscela di sostanze di diversa natura chimica e fisica, seppure a basse dosi. Non a caso il suo stato di salute è caratterizzato da una maggiore frequenza di malattie dell’apparato respiratorio. E’ inoltre da sottolineare che il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria nella zona, da tempo dichiarata ad alto rischio ambientale, è inadeguato. Le centraline sono obsolete e mal posizionate».
Angelo Cremonese, consigliere comunale dei Verdi, 30 passati nell’Alcoa. «Manca un sistema serio di monitoraggio degli inquinanti. Occorrono in continuazione prelievi specifici: invece le centraline sono poche, oblosete, collocate in punti sbagliati». «E non possiamo certo monetizzare il disagio, come sostiene qualche dirigente sindacale». «Credo che tutti ci dovremmo ribellare. Ho visto troppi miei compagni di lotta morire di cancro per pensarla in modo diverso. Ritengo on sia un caso che più in generale, mentre a Portoscuso circolano persino rifiuti radioattivi, qualcuno m’inviti a non parlare più di questi traffici oscuri».
Vincenzo Migaleddu, coordinatore nazionale dell’Area ricerche Isde. «Per capire, si deve parlare del particolato, il veicolo con cui le emissioni inquinano l’aria. Più piccole sono le dimensioni più il particolato penetra nei polmoni e nel sangue». «L’Arpas non programma la rete dei controlli in condizioni di normalità e così agisce solo in emergenza. In questa circostanza, per esempio, i suoi tecnici avvertono subito di aver fatto campionature non nelle 24 ore, ma con frequenze giornaliere di 6». «Comunque l’Arpas adotta parametri in vigore solo per altri 3 mesi e che saranno presto superati dalle nuove direttive dell’Ue. Manca dunque il rilievo del particolato PM 2,5 e inoltre il PM 10 è valutato con indicatori 4 volte meno selettivi di quelli che entreranno in vigore a gennaio. Ma nonostante questi deficit di base il quadro è lo stesso allarmante». »L’11 febbraio la Giunta Soru ha varato un accordo di programma con la Portovesme srl, per complessivi 300 milioni, teso al raddoppio della produzione di zinco a partire dalla lavorazione dei rifiuti tossici d’importazione, cioè i “fumi d’acciaieria”. Dal 24 aprile la Giunta Cappellacci porta avanti il progetto. Solo per la discarica necessaria allo stoccaggio dei residui sono previsti 60 milioni di euro. Al milione e mezzo di tonnellate annuee di fanghi rossi d’alluminio si dovrebbero così aggiungere 300 mila tonnellate circa di rifiuti della lavorazione dei “fumi” (adesso sono circa 180 mila). Mi pongo allora due domande. C’è bisogno di nuovi pericoli in un’area già pesantemente inquinata? E non c’è il rischio di creare corsie preferenziali per il futuro smaltimento di rifiuti nocivi provenienti da altre regioni?».
Stefania Loche e Gianluca Balbi, abitanti di Portscuso. «All’inizio non ho realizzato che tipo d’atmosfera si respirasse». «Non ci sono zanzare. E neanche mosche nè altri insetti: non ci possono vivere, loro». «E’ lo stesso motivo che impedisce di bere il vino delle vigne tutt’attorno. Come di comprare prodotti locali dai verdurai di Portoscuso e Portovesme. O di bere dai rubinetti. Usiamo l’acqua minerale imbottigliata anche per fare la pasta e lavare la frutta».
* * *
Così, mentre i paladini di re silvio I si battono per il suo nome oltraggiato dal caso escort, chiedendo la cacciata dalla televisione di stato di chi parla contro, pena il boicottaggio del canone; mentre si litiga se i soldati morti in Afghanistan siano mercenari al soldo del vassallo la russa o lavoratori morti sul lavoro; mentre si cerca di stendere un velo omertoso sulle navi piene di scorie affondate al largo della Calabria; mentre nei consigli comunali e regionali si dibatte sulla de-regolamentazione per la liberalizzazione edilizia; mentre ad una a una le promesse elettorali del PDL in Sardegna si rivelano promesse da marinaio, come il completamento della Sassari - Olbia o quella del ministro Zaia di intervenire a favore dei produttori di latte sardi con la panzana dell’acquisto di pecorino per 8 milioni di euro, che pure l’hanno votato!!; mentre si varano decreti legge per salvaguardare l’incolumità dei soldi dei bancarottieri ed evasori fiscali; mentre si rimuovono le targhe in memoria dei veri eroi di questa Repubblica, come Peppino Impastato e si inneggia alla mafia e alla ‘ndrangheta;in un’Italia al rovescio, che ha perso la dignità, il buon senso, l’onore, la civiltà
in cambio dell’arricchimento vero di pochi
e il sogno, vano, d’esser pari loro di molti,
la Sardegna muore
avvelenata
dai capitalisti arroganti
in cambio di sempre meno posti di lavoro;
dalle armi sperimentali
dell’esercito “di pace”;
dal commercio mafioso dei rifiuti
delle fabbriche italiane;
nell’indifferenza generale
del governo italiano
che si vuole sovrano in terra sarda;
ma la cosa peggiore
la più terribile tra tutte
nell’indifferenza del popolo sardo.















