martedì, giugno 30, 2009

La Regione dei miracoli


In Italia si andrà in pensione a 65 anni. Meno che alla Regione Sicilia.

E io che mi credevo che le baby-pensioni fossero un ricordo del passato. INGENUA ! Eppure lo so che basta avere gli “amici” giusti per potere questo ed altro.
Soldi sprecati, buttati. Regalati a personaggi che occupano un posto spesso non per merito o capacità, ma soltanto per amicizia o parentela.
Vien da sè che poi non ci sono soldi per rinnovare i contratti dei lavoratori e a qualcuno pare giusto pure intascarsi i nostri arretrati. Per darli a chi? Ovvio, per spartirli tra politici, super-manager, funzionari e dirigenti, sempre a corto di soldi a forza di pagare mazzette, tangenti e favori. Quasi quasi potrebbero trattenersi pure gli stipendi....

E intanto nelle alte sfere che si dice? Nulla... Il Presidente chiede di far silenzio... Papi se ne frega e tira innanzi. Il Papa, sempre ingerente con la nazione che più gli sta a cuore, s’è cucito la bocca... Che vogliano prenderci per noia? Pare di sì. Specialmente in un periodo in cui iniziano le vacanze e la gente, dopo aver pianto miseria tutto l’anno, come per miracolo trova gli euri necessari al soggiorno ai monti o al mare...
Periodo brutto, questo. E’ il momento in cui varano i decreti più dispettosi, con le aule di Montecitorio semi-vuote dopo tanto sudare nel periodo più fresco dell’anno.
State in campana.... è il momento delle fregature.

domenica, giugno 28, 2009

Un comparto in stallo

FLC Cgil - CISL Università - UILPA UR Afam
Comunicato del 25 giugno 2009

FLC Cgil, Cisl Università e Uilpa UR AFAM, convocati dal MIUR per esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione utile alla ripresa della trattativa contrattuale dichiarano che, alla luce di quanto comunicato al tavolo dai Dirigenti del MIUR, non ci sono le condizioni per giungere ad una soluzione della vertenza. Infatti, il Ministro non ha portato novità rispetto allo stallo in cui versano tutte le problematiche e le questioni aperte.
In particolare, non sono ancora state reperite le risorse aggiuntive necessarie per un rinnovo contrattuale soddisfacente nonostante l'impegno assunto dal Ministro nell'incontro del 10 giugno.

Pertanto, le OO.SS. Confederali, a fronte dell’impossibilità di pervenire ad una soluzione conciliativa, valuteranno nei prossimi giorni di assumere le iniziative sindacali conseguenti.

Le Segreterie FLC Cgil, CISL UNIVERSITA’, UILPA UR AFAM
Roma, 25 giugno 2009

* * *

Così è la vita... Il signor brunetta, appena divenuto ministro, ha pensato bene di aumentare lo stipendio a sè stesso e ai suoi collaboratori... A noi lavoratori, restrizioni, divise, tagli, offese, minacce e 9,60 euro lorde per mancato rinnovo in busta paga. Meno che per i soliti dirigenti, naturalmente, ai quali spettano aumenti e premi accessori e più potere decisionale.

Dimenticavo... e chi sciopera è un assenteista!

lunedì, giugno 22, 2009

Signor Bondi, mi consenta...

Siamo coetanei eppure, signor Bondi, dalla foto su repubblica.it, lei sembra più vecchio di me. Di almeno 15 anni.
Che siano i 15 anni vissuti appresso al cavaliere, ad averla fatta invecchiare precocemente?
Quindici anni: praticamente dalla fuga ad Hammamet di quell’amicone di Bettino. Ne deve aver viste parecchie. Esser sceso a parecchi compromessi con se stesso. Anche sentite e lette, dal momento che era il segretario epistolare del cavaliere. E a quanto pare fu proprio sua l’idea di inviare a tutte gli italiani il book fotografico della famiglia Berlusconi. Ora si lamenta se la stampa ha aggiornato quel book. Ma il tempo avanza, signor Bondi. Le cose cambiano, come i soggetti ritratti nelle stesse ambientazioni di tanti anni fa. Cambia anche la pazienza degli italiani, che del nuovo book non sanno che farne: mediocre allora, spazzatura adesso. Specialmente un bempensante come lei, dovrebbe irritarsene. Specialmente un filosofo come lei, che dovrebbe sapere che il potere, la libertà, stanno nel “giusto mezzo”. Il troppo diventa dittatura, e a noi non piace neanche un po’.
A noi vengono richiesti continui sacrifici e prelievi fiscali “una tantum” per solidarietà ai terremotati o ai disoccupati o ai sinistrati, agli alluvionati, ai malati etc etc. Permette, signor Bondi, che ci secchi terribilmente sapere che nel contempo il premier si diverte con le “babbe nataline” e faccia loro dei regali, seppur coi soldi propri? Zoccolette che servono ad allietare incontri politici o d’affari....
Sono anni che il mio contratto di lavoro è fermo perché il ministero non ha i soldi (intanto il sottosegretario, l'indispensabile Pizza, se la spassa in giro per il globo a portare il saluto del governo) e, nel caso la situazione si sbloccasse, vorrebbero trattenersi i miei arretrati. Permette, signor Bondi, che mi si girino i maroni sapendo quanto vengono pagate le “escort” di palazzo Grazioli, rimorchiate qua e là per l’Italia con aerei di stato e auto blu? Certo loro assurgono a ben più “alto” servigio alla nostra amata Patria, di quanto possa fare una bidella.
Insomma lei, signor Bondi, un passato da militante nel pci, ministro della nostra Repubblica, preferisce prender le difese di zoccole, ruffiani e di “utilizzatori finali”, invece che dei cittadini italiani, di quelli che non hanno “interessi particolari” da salvaguardare. Quei cittadini che lavorano, che soffrono, che fanno la fila per pagare il ticket, o per caricare la “social card”, che pagano bollette e mutui spaccaossa, che dimostrano in civili manifestazioni il loro dissenso a politiche illibertarie.
No, signor Bondi, non siamo giacobini ma solo stufi di mantenervi: arroccati su montagne di monnezza, insensibili e ormai ciechi ai veri bisogni della gente (che non è la tanto decantata liberalizzazione edilizia), tanto vi preme il VOSTRO personale tornaconto, la VOSTRA personale libertà, la VOSTRA sicurezza, non avete capito che la repressione non paga: i metodi fascisti finiscono prima o poi a piazzale Loreto. Sta a voi scegliere se tornare con noi, PER NOI, o metterci tutti in galera.
Ma poi, chi vi manterrà nel VOSTRO lusso?

domenica, giugno 21, 2009

Rimpasto? No, grazie!





Totò CuffaroMarcello Dell'UtriDeborah Bergamini

Angelino AlfanoSabina BeganRenato Brunetta

Patrizia D'AddarioMaurizio GasparriMara Carfagna

Finché personaggi come questi potranno governare a loro piacimento leggi e denari dello Stato italiano, non mi basteranno le dimissioni di Berlusconi.
...e, dulcis in fundo, quando si toglieranno di torno faranno vita da nababbi con la pensione che NOI gli verseremo.

Post Scriptum: Tranne le foto di Began e D'Addario, di repubblica.it, le altre sono tratte da Google.

sabato, giugno 20, 2009

Suvvia, è solo un cane

Riporto un articoletto da l’Unione Sarda.it di sabato 20 giugno 2009 (nella foto, Lucianeddu, randagio sassarese) :

Multata perchè sfama un randagio
Vittima una pensionata di Siliqua
Una ordinanza del sindaco del 1 aprile scorso impone il divieto di sfamare cani randagi: Natalina Todde, pensionata di 62 anni, ha visto un setter stremato a un angolo della strada poco distante dalla propria abitazione e gli ha dato un po' d'acqua e cibo. Dovrà pagare una multa di 105 euro
Se un cane si perde a Siliqua (un paese a 35 chilometri da Cagliari) potrebbe morire di fame e sete. Una ordinanza del Sindaco dell'1 aprile scorso vieta, infatti, i cittadini di nutrire un randagio. A farne le spese una pensionata di 62 anni, Natalina Todde, che vedendo un setter malato e stremato a un angolo della strada poco distante dalla propria abitazione gli ha dato un po' d'acqua e una manciata di crocchette per cani. Ma è stata multata dai vigili comunali (105 euro).
L'ACCUSA. La donna pagherà la multa ("ho cercato di alleviare le sofferenze di quel cane mossa da compassione") ma ha ricordato che "i vigili urbani sono stati solerti nel sanzionarmi ma non sono stati puntuali quando li ho invitati più volte a far ospitare il setter in un centro in grado di curarlo".
LA REPLICA. Secondo i vigili vi è una ordinanza che deve esser rispettata e "se la signora Todde voleva dare conforto al setter poteva portarselo nel suo cortile", avrebbero detto.

* * *

Sempre solerti le forze dell’ordine a multare i cittadini che non godono di uno stuolo d’avvocati come papi. Non importa se altri crimini vengono commessi senza che le autorità non solo non muovano un dito, ma neanche se ne curino. Comodo rispondere alla signora di portarsi il cane a casa. Il cane è proprietà comune, dell’intera cittadinanza che se ne fa carico dopo che un criminale l’ha abbandonato per strada, forse perché non vale molto come cane da caccia o perché le ferie estive sono imminenti.
Ma sì ! Multiamo l’anziana pietosa e chiudiamo tutti e due gli occhi a chi parcheggia in doppia fila l’auto di cui potrebbe fare a meno per duecento metri di strada. O per chi ingombra i marciapiedi di segnali stradali, lampioni o addirittura pubblicità. O a chi getta rifiuti per strada, o li nasconde tra le siepi. Chi seppellisce di notte rifiuti tossici e pericolosi.
Suvvia, è solo un cane!
Lasciamolo per strada, al pubblico disprezzo, affinché muoia di fame e di sete.

C'era una volta il granchio


Domenica scorsa ero al mare, per la prima nuotata della stagione. Avevo trovato una piccola colonia di granchi, subito spaventati a morte dalla mia presenza, che si erano rintanati tra le rocce. Per farli uscire allo scoperto e scattargli qualche foto (mediocri, purtroppo) li ho attirati con un po’ di pane spezzettato che hanno gradito parecchio, ed eccoli immortalati nel blog.
Cibo per polpi e seppie, i granchi svolgono un’importante opera di pulizia cibandosi di tutto ciò che trovano, tanto da essere definiti gli “spazzini” del mare. Sono ottimi anche come condimento della pasta. Un animaletto, insomma, utilissimo agli uomini e all’ambiente.
Fotografati e salutati, con maschera e boccaglio mi sono fatta un giretto sul basso fondale, tra donzelle, ghiozzetti e bavose, attenta a non incappare nelle meduse tentacolari.
Tornando a riva, sono riaffiorata sugli scogli dove stavano i piccoli granchi e, sorpresa! un gruppetto di ragazzini capitanati da un adulto li avevano fatti a pezzi!!!
Un divertimento! Uno spasso!
A quanti è capitato di vedere questi “assassini in erba” col loro “educatore” divertirsi nel torturare ed ammazzare piccoli animali la cui colpa è solo d’essere brutti? O di pizzicare un dito mentre stiamo per spiaccicarli col piede? Uno sport questo tipo di “pesca” davvero esecrabile che l’educazione all’ambiente non ha ancora posto rimedio.
Non basta portare via la propria spazzatura dopo un picnic nelle giornate ecologiche (e l’immagine a lato, scattata nella pineta di Platamona il primo maggio di quest’anno, è un esempio dell’educazione comune). Bisogna insegnare e far capire che la protezione della natura, un bene preziosissimo di tutti, è un dovere ed anche un diritto, se domani vogliamo ritrovare ancora un mare popolato da pesci e molluschi. Oppure cominciamo già da ora ad acquistare granchi di plastica da mettere in bella mostra sugli scogli, perché, per come stanno andando le cose, quelli veri li vedremo solo in fotografia.

giovedì, giugno 18, 2009

Lodo David, Lodo Virginia, Lodo Patrizia etc etc

In merito alla nuova inchiesta su prostituzione e corruzione partita da Bari che vede nuovamente papi coinvolto, questa volta come “utilizzatore finale”, Pierluigi Bersani, commenta: «Non sta a noi fare autorità morale, si affrontino i reali problemi del Paese». Così Maurizio Gasparri: «E’ inutile che si affronti una nuova campagna denigratoria nei confronti di Berlusconi».

Non è un caso di morale spicciola, se chi ci governa non è un politico ma un imprenditore che usa le donne e la politica per aumentare il suo potere. Il Lodo Alfano non è morale spicciola, ma un serio e grave problema del nostro Paese.

Non si tratta nemmeno di una nuova campagna denigratoria: il caso di Virginia Saintjust è reale, come quello di Noemi Letizia e ora di Patrizia D’Addario, senza contare tutte le altre anonime ragazze d’ogni età ma senz’altro giovani e belle, che ora saranno sedute alla poltrona di qualche assessorato provinciale o regionale, o magari ministeriale come Mara Carfagna.

Non è la stampa che denuncia questi abusi, nemmeno noi che la sosteniamo, ad essere in torto. Il torto, marcio e corrotto, è degli italiani che restano indifferenti a tutte le nefandezze dei politici nostrani.

mercoledì, giugno 17, 2009

Se scioperi, sei un assenteista

Ecco un esempio di divisa democratica:
tutti la portano, dalla regina all'ultima operaia.


Circa un mese fa il TG5 della tv di regime ha mandato in onda un’intervista ad un preside che lamentava una situazione di “malcostume” nella sua scuola: pare che, all’intimazione di pulire un cortile, i collaboratori scolastici si siano tutti ammalati.
Le riprese televisive, in verità, mostrarono il cortile del contendere pulito e ordinato: fu questa faticaccia probabilmente la causa della malattia.
La vicenda venne poi riportata dal corriere della sera con un articolo sui “soliti” bidelli fannulloni: era troppo ghiotta per non utilizzarla.
E di seguito se ne parlò in un blog: una discussione tranquilla e pacata, dove ognuno, democraticamente, poteva esprimere la sua opinione sulla vicenda.
Misi anch’io lo zampino, con due domande semplici semplici: perché non utilizzare la normativa contrattuale sulle sanzioni al personale negligente, invece di arrivare alla pubblica denuncia? Ci sono ampie possibilità, cominciando dal rimprovero verbale, via via alla sospensione dal servizio, alla trattenuta sullo stipendio per arrivare nei casi più gravi, al licenziamento.
Ma oggi in Italia si fa uso e abuso dei media e ogni occasione è buona.
Seconda domanda. Perché, durante l’intervista televisiva, per par condicio (e perché nessuno è colpevole finché non sia dimostrata la colpevolezza) non c’era un rappresentante dei lavoratori, o un delegato sindacale?
La risposta è stata fumosa quanto gentile. Praticamente caduta nel vuoto.
La mia non era un’accusa al preside, ma piuttosto un’accusa ai sindacati, sempre assenti quando si tratta di lavoratori di serie z come noi, buoni soltanto per i voti a questa o quella sigla (e fra qualche mese ne avremo dimostrazione), e per la trattenuta sulla busta paga.
Tra i commenti degli intervenuti, un’altra dichiarazione mi ha colpito: un collaboratore scolastico (o almeno pare che lo sia) schierato decisamente dalla parte del preside, sull’ASSENTEISMO così scriveva di sè: assenze per sciopero: 0 (leggasi zero).
Il ministro brunetta è riuscito nel suo intento: far passare chi chiede riconosciuto un suo diritto un assenteista.
Il mio contratto è scaduto dal 2005, e credo sia ozioso chiedersi chi è più assenteista: io che sciopero per il rinnovo contrattuale o lo Stato che di noi se ne frega?
Non credo di sbagliarmi ricordando che il succitato ministro brunetta appena installatosi nel suo palazzo reale alla P.A., s’è rinnovato lo stipendio suo e quello dei collaboratori.
Ma noi naturalmente non contiamo nulla, nemmeno per i sindacati, sebbene i tagli nella scuola colpiscano tutti: docenti, amministrativi, bidelli.
I bidelli rappresentano l’ultima ruota del carrozzone scuola, gli unici a dover portare la divisa, sebbene il “riconoscimento” dovrebbe essere valido per tutto il personale, in special modo per quei docenti che amano passeggiare per i corridoi o stiparsi in sala professori, raccontandosi facezie con aria seriosa come stessero meditando sui nuovi programmi ministeriali, o quelli che arrivano due - tre ore dopo alla lezione o non arrivano per niente, tanto non devono certo timbrare il cartellino. Ma sicuramente si sentirebbero lesi nella loro personalità, dovendo indossare una divisa: solo noi dobbiamo essere marchiati a vista. E guarda caso, questi elementi sono i primi a scaricare responsabilità sui bidelli, e i primi a richiedere sanzioni per i fannulloni.
Purtroppo la cultura berlusconiana ha ormai cambiato la vita degli italiani: siamo diventati razzisti, menefreghisti, bugiardi, profittatori, corrotti, sleali e vigliacchi. Parole troppo dure o troppo buone? Le “pernacchie” di chi si para dietro al lodo alfano la dice tutta.

lunedì, giugno 15, 2009

Chi ha paura del lupo cattivo?

Ci sono dei sentimenti insiti nell’animo di ognuno, per esempio l’odio e l’amore, la pietà, la simpatia, la solidarietà più o meno determinanti nelle scelte di vita. Chi è più portato all’odio, chi alla pietà. Chi considera l’empatia una “malattia” e chi la sente un dono della natura.
Per esempio, io non ho mai fatto uso della carrozzina a rotelle, eppure riesco a capire perfettamente quale grave disagio comporta percorrere le strade, ossia i marciapiedi, di molte città e specialmente di Sassari, per un disabile. Questione di empatia, appunto, che a quanto pare non è molto radicata nell’animo dei nostri amministratori comunali..
Poi c’è chi è più o meno dotato di curiosità, inteso come bisogno di conoscenza. Per esempio, non fermandosi al titolo d’un articolo sul giornale o in un blog, ma leggendo tutto fino in fondo, compresi data e firma. E sentire il bisogno di “capire” quel che si legge, confrontando poi l’appena letto con altri. Per un riscontro, un approfondimento o, come si dice oggi spesso a sproposito, per un “politically correct”.
Per chi è dotato di queste caratteristiche, la vita non è mai semplice, ma una continua domanda, una continua ricerca. Può essere una vita felice sotto molti aspetti, ma anche di sofferenza per l’incomprensione generale.
Mi dà sofferenza percorrere strade con marciapiedi a pezzi, o addirittura senza, mettendomi nei panni di chi camminare non può o lo fa con molta fatica. E può essere un anziano, un malato, un disabile, o semplicemente essersi rotto una gamba inciampando su quegli stessi marciapiedi ( ricordo ancora la lite a Bologna durante la ristrutturazione del teatro dove fecero, al posto d’uno scivolo, cinque bei gradini in cotto ). Mi danno fastidio quei baristi che riempiono il bicchiere agli alcolizzati ubriachi, senza rispetto per la sofferenza che quel beone si porta appresso.
Mi ha dato molto fastidio quando, durante le elezioni regionali sarde, dicendo che votavo per Unidade Indipendentista, invece che aprire una discussione anche critica ma costruttiva, saltavano alla conclusione: “voti per dei terroristi”.
Terrorista è una parola che fa paura. Il semplice evocarlo chiude ogni apertura mentale alla gente, neanche fossero tutti dei cospiratori dalla coscienza sporca. Un atteggiamento che non ho riscontrato uguale in continente, pur trattandosi sempre d’Italia. Cercando di capire il motivo di ciò, mi è stato risposto che qua le bombe sono una cosa seria, ne fanno uso i pastori, i commercianti, i rivali d’ogni categoria, gli offesi e i derubati, perché la giustizia si fa attendere sempre troppo e spesso non conclude nulla. Da qui le faide familiari, un modo d’interpretare la giustizia che non trova riscontro, per fortuna, in Friuli.
Ma è un buon motivo per essere tanto spaventati da una semplice parola? quantunque il suo significato sia tanto tragico? Di Curcio e di Fioravanti in continente se ne parla. Così come si parlava a Bologna di Marco Biagi, e di tutti gli stragisti e vittime del terrorismo. Storie dolorose della nostra amata Italia di cui bisogna parlarne per non perderne la memoria, così come del fascismo, del razzismo, della mafia.
Io credo, ma è solo un’opinione personale, che la paura generata dalla parola sia in Sardegna non troppo legata al terrorismo rosso o nero, e neanche alle faide. Credo sia una paura più atavica, secolare. Dal medioevo la Sardegna è stata terra di conquista: spagnoli, genovesi, piemontesi si sono dati il cambio alle reggenze dell’Isola da parte d’un monarca che qui trovava territori e persone da sfruttare. L’annessione all’Italia, la storia moderna, non hanno cambiato di molto la Sardegna: le industrie non sono quasi mai di proprietà di sardi. Così come le grandi imprese, vedi la Marcegaglia e i grandi alberghi della Maddalena. Alle elezioni europee la Sardegna viene unita alla Sicilia, e per una sproporzione fra gli abitanti, la nostra terra non avrà mai un suo rappresentante. Un asservimento mai finito.
E una repressione mai finita. Chi viene da “fuori” come me, se ne accorge subito. C’è molto classismo, prepotenza, prevaricazione. A tutti i livelli. E molto sospetto. Sospettosi d’essere accomunati a dei “terroristi”, anche se le prove inconfutabili hanno scagionato completamente Bruno Bellomonte nella precedente operazione antiterroristica. Riscontri oggettivi non ne sono stati trovati nemmeno a carico degli altri componenti di A Manca pro s’Indipendentzia.
Il sospetto rimane che sia stata volutamente compiuta un’azione di discredito, facendo leva sull’atavica paura dei sardi. Che alle elezioni si guarderanno bene dal preferirli a papi, per paura della repressione. Papi faccia pure ciò che vuole, il lodo Alfano glielo permette, rispristini anche le ronde fasciste, purché li lasci in pace.
Ora aspettiamo di sapere quali altre prove saranno imputate a Bruno. Se ha sbagliato, è giusto che paghi. Ma se la sua innocenza verrà provata, come già successo, il marchio di “terrorista” gli resterà incollato addosso.
A meno che non si voglia cercare di capire dove la paura ci sta portando: si comincia con meno scuola, meno cultura, meno capacità di conoscenza critica.

venerdì, giugno 12, 2009

Solidarietà a Bruno

Manifestazione per la liberazione di Bruno il 13-06 a Sassari

L’organizzazione comunista indipendentista A Manca pro s’Indipendentzia comunica che in data di sabato 13 giugno si terrà a Sassari una manifestazione per protestare contro l’arresto di Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia. Il corteo partirà alle ore 19.00 da Piazza stazione e percorrerà il Corso Vittorio Emanuele, piazza Azuni, piazza Castello, piazza Italia, via Roma e si concluderà di fronte al Tribunale in via Roma.
La manifestazione è organizzata da a Manca pro s’Indipendentzia.
Si richiede gentilmente di dare comunicazione.

A Manca pro s’Indipendentzia
Nugoro, 11/06/09

* * *
Potrei mancare? no di certo. Non sarebbe onesto, corretto verso me stessa, votare per Unidade Indipendentista e, quando uno dei componenti di A Manca pro s’Indipendentzia è oggetto di “persecuzione”, fare finta di niente.
Non voglio entrare nel merito delle indagini: non ne ho le capacità, nè la conoscenza diretta degli eventi, delle ragioni che hanno portato al suo arresto. Però il dubbio che si tratti di persecuzione, resta. Nel 2006 Bruno Bellomonte ed altri esponenti del Circolo Moncada di A Manca pro s’Indipendentzia vennero arrestati in seguito a fatti “terroristici” avvenuti a Sassari, in un periodo in cui, prove inconfutabili alla mano, Bellomonte si trovava all’estero.
Gli altri esponenti, rilasciati dopo periodi più o meno lunghi di prigione, aspettano ancora la risoluzione delle indagini. E di vedere riconosciuta la loro innocenza.
Tornando ai fatti di questi giorni, ho visto le fotografie dell’arsenale: la ruggine sulle pistole mi ha fatto dubitare parecchio che potessero essere ancora funzionanti. Forse mi sbaglio, d’altronde non sono un esperto armaiolo, e lascio ad altri le considerazioni in merito.
Chi siano gli altri arrestati, non lo so proprio. Mai sentiti i loro nomi. Perfetti sconosciuti anche per il Ministro dell’Interno Maroni.
Però una considerazione amara la faccio. Forse c’entra niente, però mi va di farla. Maroni non conoscerà questi presunti terroristi, stufi d’un papi che sberleffa gli italiani con battute che va bene sentire in un corridoio scolastico ma non in un convegno a Confindustria; però conosce bene il nome di Totò Cuffaro, tanto per fare un nome a caso. Condannato per favoreggiamento alla mafia, interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, razzola imperterrito tra Montecitorio, la Regione Sicilia e la Rai. Nei giorni scorsi s’è saputa d’una nuova indagine a suo carico, sempre per favoreggiamento alla mafia. Lui, il Totò Cuffaro, sicuramente ha “amici” molto potenti, perché tranquillamente si gode i suoi cannoli in compagnia dei tanti altri condannati o indagati a vario titolo residenti in pianta stabile tra Montecitorio e Palazzo Madama.
Bruno Bellomonte quegli “amici” non li ha, non li ha mai avuti e credo non li vorrà avere mai. Quelli come lui possono razzolare solo nelle patrie galere, mentre aspettano giustizia. E con questo, non intendo dire che la lotta al terrorismo non s'ha da fare, anzi. E non sono ancora io, ad aver tolto potere all'Antimafia, ai Giudici, alla Polizia.

Alle ultime elezioni regionali sarde la destra capitalista del cavaliere ha vinto alla grande, facendo leva sulla creduloneria che bastasse ampliare le casette di campagna per vivere meglio in Sardegna. Il Pd e la sinistra nazionale hanno perso. Hanno perso anche Unidade Indipendentista e Irs, ma nel complesso, per essere alla prima tornata elettorale per U.I., non è andata malissimo. Un piccolo “movimento” verso un nuovo modello di società sarda, meno capitalista, più solidale, meno colonialista. A quelle europee c’è stata una lieve flessione a sinistra e molta astensione, e il cavaliere ha perso qualche manciata di voti. Poca cosa, troppo poca per poter dire che la gente sta uscendo dal torpore indotto dalle veline televisive. Ma qualcosa in più s’è mosso. E mi viene in mente un vecchio adagio: se vedi una formica, è sola. Se ne vedi due, dietro a loro sono migliaia. E prima che arrivi l’onda, meglio spruzzare il veleno per ucciderle sul nascere. Questo mi fa pensare a Bruno, ai compagni di A Manca pro s’Indipendentzia: stroncare le libere idee prima che circolino troppo e infettino gli inebetiti elettori del grande papi.

sabato, giugno 06, 2009

Comunque vada

Sergio Romano, de www.corriere.it analizza l’analfabetismo di ritorno ( “puro” e “funzionale” ) degli italiani rapportandolo al voto elettorale. Secondo la statistica da lui studiata i “nuovi analfabeti” italiani sono circa 20 milioni, cioè il 36,5% della popolazione. Di questi, considerando che l’Italia è un popolo piuttosto “vecchio”, circa 15 milioni hanno più di diciotto anni e quindi con diritto di voto.

Senza nulla togliere a costoro, persone con uguali diritti e doveri di quelli “acculturati”, viene però facile facile una considerazione fin troppo di parte. Il cavaliere “vince” perché “convince” proprio questa fetta di elettori, che purtroppo non sono in grado di capire il tornaconto personale della sua politica. Per fare un esempio banale, non capiscono che la liberalizzazione edilizia in Sardegna si contrappone alla disfatta industriale e imprenditoriale. Questi elettori capiscono soltanto che finalmente possono sanare la loro casetta abusiva, innalzarla di un piano o comunque ampliarla per ricavarci un appartamentino per il figlio che vuol farsi una famiglia ma non ha i mezzi. Il futuro lavorativo del figlio passa in secondo ordine. Quello dei futuri nipoti nemmeno viene preso in considerazione. Per loro, quello che conta, è il benessere del momento. Al benessere futuro, per i loro figli e probabili nipoti, ci penserà la Storia futura.
Comprare il loro voto è facile: lustrini e reality show, qualche tetta e qualche culo senza veli, un linguaggio semplice per discorsi e discussioni senza costrutto, qualche esempio mirabolante di carriere facili, come quella da calendarista a ministra, se stai dalla parte “giusta”. Maniere forti del tipo “qui comando io” che tanto fanno presa su chi vorrebbe quello stesso potere e assurge il cavaliere a esempio da imitare senza naturalmente riuscirci, ma intanto lo vota: chissà che qualche briciola della sua fortuna non gli cada addosso!

Considerazioni troppo facili, troppo di parte? Eppure la Storia, quella vera, non quella revisionata, mi dà ampiamente ragione: Mussolini e il fascismo andarono al potere proprio in un’Italia analfabeta e povera, contando sulla credulonità, sulla fame di benessere della povera gente. Che non si rendevano conto cosa comportassero le leggi razziali nel futuro del Paese; la legge Rocco sulla riduzione dei sindacati e l’abolizione del diritto allo sciopero; la repressione violenta di qualunque voce d’opposizione; il potere in mano ad un solo uomo “forte”, un ideale di italico latin lover con moglie e amante al seguito.
Oggi come allora, assistiamo impotenti ad una Storia “rivisitata”, “rivissuta”. Un ciclo “vitale” che si ripropone di forza, ma non con la forza: con la televisione patologica, con le fobie indotte dell’immigrato ruba-lavoro, con la pubblicitaria messa alla gogna dei lavoratori statali verso chi quel lavoro non ce l’ha.

Ieri chiedevo ad una signora mia conoscente, che non è un’analfabeta “pura” ed è parente strettissima d’un sindacalista, se avrebbe votato. «Sì, andrò a votare». E posso chiedere per chi voterai? «Per il più forte». E chi è il più forte? «Quello che ha vinto le ultime elezioni». Ma un’altra motivazione per il voto, non ce l’hai? «Ma vedi, non me ne interesso. Io guardo sui giornali chi è più presente, chi si fa vedere di più alla tv, e lo voto».
Un esempio formidabile di “analfabetismo funzionale”. Al cavaliere.

La scuola, lo studio, la buona lettura, sono l’unico mezzo per contrastare l’analfabetismo, puro o funzionale. Il cavaliere lo sa, e taglia i fondi alla scuola pubblica, alla cultura. Ecco perché l’opposizione e tutti quelli poco o molto acculturati d’ogni ideale politico a cui la dittatura del cavaliere non piace, dovrebbero rimboccarsi le maniche e come novelli missionari “distribuire” cultura e informazione, per contrastare la tendenza dei connazionali ormai plagiati dal sogno delle veline. Spegnendo e facendo spegnere la tv, per prima cosa. E’ in gioco il nostro futuro.

venerdì, giugno 05, 2009

Il mio voto per il cavaliere

Riuscirà la nostra solitaria coccinella a eliminare tutti quei parassiti
che si stanno spolpando l'Italia?

Non ho ancora deciso: Italia dei Valori o Rifondazione Comunisti Italiani. Tutti e due meritevoli del mio voto, ma putroppo non posso darne metà ad uno e metà all’altro. Deciderò sul momento.
In altre circostanze, non avrei votato. Mi sarei astenuta dal regalare un voto a chi non rappresenterà mai la Sardegna e che dell’Isola si ricorda solo quando deve prenotare le ferie estive o partecipare a qualche grasso appalto, se non quando vi deve impiantare fabbriche inquinanti col contributo dello Stato. E questo da sempre, nonostante la Sardegna abbia regalato all’Italia Presidenti della Repubblica e Ministri, deputati, senatori.
Voterò perché lasciare spazio utile al cavaliere mi farebbe dormire male. Siamo in emergenza, un ritorno al Ventennio fascista come mai era successo; una regressione degli italiani come mai si era vista.
Una nazione, l’italica, che in passato era considerata la culla della civiltà, oggi è regressa al punto che la scuola è solo una fabbrica di soldi, di sperequazioni, con eccezioni che il governo limita e taglia, nella consapevolezza che la conoscenza porterebbe ad un naturale declino dell’egemonia politica disonesta.
Voterò senza molta convinzione: Olanda e Inghilterra hanno preferito la Destra, segno che la democrazia non è affondata solo in Italia, ma nell’Europa intera. Ma lo farò, perché la speranza, caro il mio cavaliere, di vederla fuggire ad Hammamet come il suo grande amico Craxi, non mi abbandonerà mai.

giovedì, giugno 04, 2009

Campagna elettorale


Coniugazione all’italiana del verbo lodare

Tangenti a David Mills.
Abuso d’ufficio nel trasporto a carico dello Stato di menestrelli e cortigiane.

E' traquillo l'avvocato del premier Niccolò Ghedini: "Sono certo che l'inchiesta verrà archiviata. Al momento comunque non ci è stato notificato alcun provvedimento giudiziario". E ancora: "L'eventuale iscrizione del primo ministro Berlusconi sarebbe comunque un atto formale che si concluderebbe subito, dopo primi accertamenti. Ritengo che il fascicolo sarebbe archiviato come già successo per altri casi valutati dal Tribunale dei Ministri".

Quando detto da Ghedini si può riassumere così:

Virginia Saintjust
LODO ALFANO

Mara Carfagna
LODO ALFANO

Marcello Dell’Utri
LODO ALFANO

Cesare Previti
LODO ALFANO

Totò Cuffaro
LODO ALFANO

David Mills
LODO ALFANO

Mariano Apicella
LODO ALFANO

Noemi Letizia
LODO ALFANO

All'anonima bruna che utilizza gli aerei di stato assieme a menestrelli e cortigiane, con molta probabilità la cartomante di corte, vorrei dire di uscire pure allo scoperto, senza paura: anche per lei c’è il LODO ALFANO.

lunedì, giugno 01, 2009

Se lo dice lui....

Tutto già visto, tutto già sentito. Sempre lo stesso copione che ha stancato da tempo, ormai. Ma evidentemente lo squallore, la meschinità sono ben radicati nella politica italiana e allora si fa leva ancora e ancora sulla stupidità dilagante. Come nei più abietti processi per stupro o molestie sessuali, dove le prove sono fin troppo ovvie e non ci sarebbe nemmeno da discutere, ecco il famoso coniglio uscire dal cappello: “Lei è una puttana”. “Ha un’amante”. “Non è fedele al marito”. Si fa leva sulla falsa moralità del popolo, che di modernità, di civiltà ha ancora poco e molto da imparare. Ed è proprio così. Appena scoppiato il caso Veronica, con la sua pubblica denuncia d’un marito “poco sano” i commenti del popolino, da me ascoltati, sono stati proprio gli stessi argomentati da una signora al governo che un po’ più di cultura dovrebbe avere: “Veronica ha un amante”. “Povero Silvio”.
Che Feltri pubblichi tali accuse non mi stupisce: è la sua linea, il suo modo di fare giornalismo. Dopotutto è dal Governo che si becca oltre 5 milioni di euro l’anno a fondo perso a supporto del suo giornaletto, quindi una mano dovrà pur darla. Come l’ha già data al pio Brunetta ( collaboratore della stessa testata di proprietà, guardacaso, della famiglia Angelucci, quella stessa proprietaria di holding immobiliari indagata per corruzione e proprietaria d’una quota della fallimentare Alitalia ), sul caso degli stipendi dei bidelli. Se lo scrive Feltri, che prendo più d’un professore, sarà pur vero! Se lo scrive lui che l’Istruzione versa in misera a causa dei bidelli fannulloni, sarà pur vero! Sfido chiunque a dimostrare il contrario! Come sfido chiunque a dimostrare che NON sono i bidelli a giostrare dietro le quinte con le somme ricevute in regalo dallo Stato, dalle Regioni, dai Comuni.
Se lo dice lui, che gli asini volano, possiamo esser certi che gli italiani ci cascheranno come beoti.
Povera Italia, poveri italiani. “Sempre più in alto”, diceva il Mike nazionale in una pubblicità. “Sempre più in basso”, si potrebbe dire oggidì.