Nei giorni scorsi c’è stata una nuova ecatombe in mare di immigrati clandestini dalla Libia. Tentare di arginare questa continua tragedia ci costerà 250 milioni di dollari all’anno, tanto prevede l’accordo tra Berlusconi e Gheddafi. Sull’argomento, per chi non l’avesse già fatto, raccomando la visione del videoreportage di Fabrizio Gatti su Espresso, La nuova ondata. Scoprirà che degli immigrati non importa niente a nessuno, che il vero obiettivo è l’uranio dei Tuareg promesso ai francesi che non lo avranno mai senza l’aiuto di Muammar Gheddafi, riuscendo infine a capire il vero senso dell’accordo tra Berlusconi e Sarkozy per la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia.
martedì, marzo 31, 2009
domenica, marzo 29, 2009
Dividi et impera
E’ possibile, per una “quasi” bacchettona come me, essere accusata di molestare psicologicamente una collega? Sì. In questo mondo tutto è possibile, anche quel che non avresti mai detto. Mai, nè ora nè prima, mi permetterei di fare battutacce sulla vita sessuale d’una donna. Primo, perché non me ne importa un fico secco. Secondo, perché la libertà degli altri è per me sacra quanto la mia. Terzo, perché non vorrei che gli altri ficcassero il naso negli affari miei. Quarto, perché sono una donna e quindi mi sento solidare con tutte le altre donne, a prescindere. Quinto, perché, così come la maggioranza delle donne, ho anch’io avuto problemi del genere sul lavoro e so che fanno male, in certi casi molto, anche se si tratta di sole parole. Sesto, pare ch’io sia l’unica e lo possono testimoniare tutti, che non fa mai battutacce a sfondo sessuale. Invece, nel parapiglia da lavandaie in cui mi ci sono ritrovata mio malgrado, in una situazione esasperante, mi sono ritrovata ad essere accusata nientemeno di addossare amanti a una collega, di fare battutacce pesanti su suoi improbabili amorazzi. Mi chiedo dove ho sbagliato. Cosa posso aver detto e in quale occasione. Faccio un mea culpa e mi cospargo il capo di cenere. Eppure non vedo logica in quel che sta succedendo. I problemi sono altri e la gente sta a guardare le inezie, a cercare peli nell’uovo, a mettere paletti, a ingarbugliare le situazioni anziché risolverle. Dividi et impera, diceva Cesare. Una strategia ancor oggi valida. HELP ME!
Dimenticavo. Tempo fa (neanche tanto) girava voce che fossi una strega fattucchiera, di quelle che fanno i malocchi, perché nel mio stanzino tenevo una bambolina nera, trovata a terra dopo uno spettacolo, e di cui al proprietario non interessava riaverla. Che altro potrebbe succedere, ancora? Di quali altre nefandezze mi macchierò?
Dimenticavo. Tempo fa (neanche tanto) girava voce che fossi una strega fattucchiera, di quelle che fanno i malocchi, perché nel mio stanzino tenevo una bambolina nera, trovata a terra dopo uno spettacolo, e di cui al proprietario non interessava riaverla. Che altro potrebbe succedere, ancora? Di quali altre nefandezze mi macchierò?
giovedì, marzo 26, 2009
Diamoci da fare
Cose da fare per un licenziato:
♦ Dormire tutto il giorno (tanto che si alza a fare)
♦ Chiedere soldi a parenti e amici che ancora hanno un lavoro
♦ Iscriversi all’Ufficio di collocamento
♦ La fila alla mensa dei poveri
♦ La fila alle dame di San Vincenzo per il vestiario
♦ Lavorare in nero aumentando l’evasione fiscale
♦ Allestire un banchetto per vendere i mobili di casa
♦ Chiedere la carità
♦ Vendere un rene o un altro pezzo anatomico
♦ Passare le giornate negli ipermercati climatizzati quando è troppo freddo o troppo caldo
♦ Fare il barbone
♦ Morire d’inedia
Il cavaliere ci ha fatto sapere come la pensa sui licenziati, suggerendo che "chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non starei con le mani in mano...". Dall’alto dei suoi 14,5 milioni di euro della denuncia dei redditi del 2008, è facile parlare così. Le cose stanno ben diversamente, e volendo ironizzare crudelmente su un tema attuale tanto scottante, aggiungerei alla lista
♦ fare la torcia umana
♦ darsi alla criminalità
♦ rapire un riccone
♦ prostituirsi.
Che altro intendeva, il cavaliere? Forse che un licenziato di questi tempi, magari con figli a carico, potrebbe aprire un’attività sua? Un’attività qualsiasi, dalla banca privata all’allevamento intensivo di suini. E’ sempre stato facile, per chi ha la pancia piena, parlare della fame nel mondo.
Non si tratta di due o tre persone. Finita la cassa integrazione, finita la disoccupazione, finiti i risparmi, che faranno le centinaia di migliaia di italiani nuovi poveri?
Lavoreranno a nero per lo stesso imprenditore che li ha licenziati? Che così risparmierà sull’assunzione, sullo stipendio, sull’assicurazione, sulla sicurezza, tutto a scapito del poveretto che sarà costretto ad accettare, pena morire di fame? Potrebbe essere questo il disegno nascosto di tanti imprenditori sovvenzionati nelle loro imprese dai soldi pubblici e riparati dalle nuove leggi protezionistiche sui bancarottieri.
I media in questi giorni ci hanno annunciato un ribasso nelle future bollette. Il prossimo anno, quando saranno in troppi gli assistiti a carico dello stato, ovvero a carico dei lavoratori dipendenti su cui è possibile il prelievo fiscale, le bollette diminuiranno ulteriormente o andranno al raddoppio? Per intanto la proposta del 20% dello stipendio dei parlamentari da devolvere agli indigenti non è passata, e quella era “qualcosa da fare”. Come “qualcosa da fare” era tagliare tutti i capigruppo e assessori inutili di comuni, province, regioni con stipendi abnormi in un momento di crisi come questo. “Qualcosa da fare” è ridurre le spese militari, i benefici ai parlamentari, le infrastrutture inutili, le consulenze ministeriali, i super esperti ministeriali dall’altissimo costo per la società e di cui non si parla mai, i portavoce, i portaborse, e tutti gli altri sprechi (come i finanziamenti ai campi da golf che non aumenteranno i posti di lavoro) sempre a danno del popolo, della nazione.
♦ Dormire tutto il giorno (tanto che si alza a fare)
♦ Chiedere soldi a parenti e amici che ancora hanno un lavoro
♦ Iscriversi all’Ufficio di collocamento
♦ La fila alla mensa dei poveri
♦ La fila alle dame di San Vincenzo per il vestiario
♦ Lavorare in nero aumentando l’evasione fiscale
♦ Allestire un banchetto per vendere i mobili di casa
♦ Chiedere la carità
♦ Vendere un rene o un altro pezzo anatomico
♦ Passare le giornate negli ipermercati climatizzati quando è troppo freddo o troppo caldo
♦ Fare il barbone
♦ Morire d’inedia
Il cavaliere ci ha fatto sapere come la pensa sui licenziati, suggerendo che "chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non starei con le mani in mano...". Dall’alto dei suoi 14,5 milioni di euro della denuncia dei redditi del 2008, è facile parlare così. Le cose stanno ben diversamente, e volendo ironizzare crudelmente su un tema attuale tanto scottante, aggiungerei alla lista
♦ fare la torcia umana
♦ darsi alla criminalità
♦ rapire un riccone
♦ prostituirsi.
Che altro intendeva, il cavaliere? Forse che un licenziato di questi tempi, magari con figli a carico, potrebbe aprire un’attività sua? Un’attività qualsiasi, dalla banca privata all’allevamento intensivo di suini. E’ sempre stato facile, per chi ha la pancia piena, parlare della fame nel mondo.
Non si tratta di due o tre persone. Finita la cassa integrazione, finita la disoccupazione, finiti i risparmi, che faranno le centinaia di migliaia di italiani nuovi poveri?
Lavoreranno a nero per lo stesso imprenditore che li ha licenziati? Che così risparmierà sull’assunzione, sullo stipendio, sull’assicurazione, sulla sicurezza, tutto a scapito del poveretto che sarà costretto ad accettare, pena morire di fame? Potrebbe essere questo il disegno nascosto di tanti imprenditori sovvenzionati nelle loro imprese dai soldi pubblici e riparati dalle nuove leggi protezionistiche sui bancarottieri.
I media in questi giorni ci hanno annunciato un ribasso nelle future bollette. Il prossimo anno, quando saranno in troppi gli assistiti a carico dello stato, ovvero a carico dei lavoratori dipendenti su cui è possibile il prelievo fiscale, le bollette diminuiranno ulteriormente o andranno al raddoppio? Per intanto la proposta del 20% dello stipendio dei parlamentari da devolvere agli indigenti non è passata, e quella era “qualcosa da fare”. Come “qualcosa da fare” era tagliare tutti i capigruppo e assessori inutili di comuni, province, regioni con stipendi abnormi in un momento di crisi come questo. “Qualcosa da fare” è ridurre le spese militari, i benefici ai parlamentari, le infrastrutture inutili, le consulenze ministeriali, i super esperti ministeriali dall’altissimo costo per la società e di cui non si parla mai, i portavoce, i portaborse, e tutti gli altri sprechi (come i finanziamenti ai campi da golf che non aumenteranno i posti di lavoro) sempre a danno del popolo, della nazione.
mercoledì, marzo 25, 2009
Lavorare stanca
Ieri è stata una giornata pesantissima. Tra due fuochi, nel mezzo di una guerra. Ovviamente qualche bomba è arrivata anche a me, perché non sono capaci nemmeno di prendere bene la mira. O forse lo fanno appositamente, perché nessuno deve rimanere neutrale, nessuno deve rimanere incolume. Mi stancano, mi prostrano. Mi fanno incazzare. Pur mettendoci tutta la buona volontà, non riesco a sopportare questo stato di cose. Non riesco a sopportare i colleghi.Ma cos’è che li fa comportare in una determinata maniera invece che in un’altra? Cosa li porta a fare continui litigi per scemenze, a gridare come fossero al mercato, a spiattellare pubblicamente tutti i minimi peccati veniali dei colleghi, a riferire qualunque minimo sbaglio, a cercare e cambiare continuamente alleanze contro questo o quello a seconda di come tira il vento?
Non hanno un minimo di coerenza, non hanno un minimo di solidarietà, non hanno un minimo di comunione d’intenti.
Ma non capiscono che così facendo, fanno il gioco di chi li vuole separati?
Ho già scritto diverse volte quanto sia difficile la convivenza con queste persone, ottuse ad altissimo livello. Non si creda che sono superba e mi arroghi d’esser meglio degli altri. Ho avuto anche colleghi “normali”, brave persone, che venivano a scuola per guadagnarsi lo stipendio, senza schiamazzi, con tanta pazienza e virtù.
Ma gli altri, della pazienza ne abusano. Ti fanno perdere le staffe ed anche la ragione, fino a farti scendere al loro livello, perché è impossibile farsi capire se non gridi come loro, se non usi un linguaggio primordiale, se non passi dalle parole ai fatti. E anche allora rimangono ottusamente stupidi e per fargli capire che l’acqua è bagnata gli devi tirare una secchiata addosso, e non basta, hanno bisogno di ulteriori prove, per poi, alla fine, dirti che l’avevano detto loro e “te l’hanno imparato”. Cazzo! Ma romperete i maroni!
Ho dovuto dire addio a qualsiasi attività sindacale perché tutto veniva frustrato dall’incapacità di capire quale doveva essere il modo giusto per stare meglio tutti. Tutto squalificato da una degradante corsa individuale a chi ha il posto migliore, l’incentivo più alto. Rendendosi conto sempre dopo che quell’incentivo è di due soldi, che il posto migliore non esiste. Nemmeno i turni si riescono a fare: fargli capire che le presenze sono cinque su tre settimane è impossibile poiché guardano solo alla prima.
Vuoi startene fuori dalla mischia, vuoi fare solo il tuo lavoro, quello per cui sei pagato, e nel contratto non sta scritto che devi soffrire per questo. Ma no! Fanno di tutto per coinvolgerti e se non ci riescono allora sei la pecora nera e ti addossano colpe inesistenti, malefatte di cui nemmeno sai l’esistenza. Se non replichi coi loro termini e con le loro stesse armi, sei messo alla berlina.
E poi arriva un altro ottuso, che sia un docente o un impiegato, uno studente o altro ancora. Fa finta di non capire la situazione: non sono fatti suoi. Ti chiede proprio quello per cui s’è innescata la guerra tra colleghi e non sai che fare. Io devo convivere coi colleghi, mica con gli altri.
Ricordo i primi tempi in accademia. Mi chiedevo come mai a Natale o in altra occasione non si facesse una “cena sociale” e lo chiesi al direttore. Mi rispose che mi dava carta bianca e avrebbe pagato di tasca sua, se fossi riuscita a “rastrellarli” tutti. Neanche per una cena gratis, ci mancherebbe: «io con quelli? non ci penso proprio». C’ero riuscita qua, non per una cena ma per discutere del contratto. Fu un fiasco clamoroso che decretò la fine del mio interesse sindacale, con zuffe, grida e pesci in faccia alla sottoscritta.
Il mio direttore d’un tempo, ch’era uno con i cosiddetti, un giorno che perse la pazienza radunò tutti e disse che eravamo “il rifiuto della società lavorativa”: quel che gli altri scartavano, finiva lì.
Che dire di più?
Che questo modo di fare dei colleghi va tutto a favore delle altre categorie scolastiche. Se c’è qualcosa da spartire, lo spartiranno gli altri perché noi siamo troppo divisi l’un l’altro per far fronte comune. Personaggi come vittorio feltri potranno sparlare di noi come e quando vorranno senza contraddittorio: chi dovrebbe tutelarci è stufo e stanco della nostra ottusità e non spenderà una parola. Firmerà qualunque cosa, a nostro discapito o a favore non ha importanza: i contratti non si leggono, non si discutono. S’ingoiano così come sono purché ci sia tempo in abbondanza per il passatempo comune: spettegolare, incolpare, impiccare il collega.
lunedì, marzo 23, 2009
Un paio di notizie
Da L'Unione Sarda. it del 23 marzo 2009
Caccia ai cormorani
L'UE chiede spiegazioni
La Commissione europea ha chiesto chiarimenti sull'abbattimento in Sardegna di esemplari di cormorani negli stagni dell'oristanese.
Secondo quanto si è appreso, l'esecutivo europeo, esaminando le deroghe in materia di caccia, ha puntato l'attenzione sul contenuto di un recente decreto che consente la caccia al cormorano e ha chiesto spiegazioni e precisazioni alla regione. La caccia nell'Ue è disciplinata dalla direttiva 79 del 1979 e non è la prima volta che regioni italiane finiscono nel mirino di Bruxelles per i provvedimenti in deroga. Chiarimenti sono stati di recente chiesti di nuovo anche alla Liguria dopo la sentenza della Corte europea che aveva diffidato la regione per la sua legge del 2006.
Caccia ai cormorani
L'UE chiede spiegazioni
La Commissione europea ha chiesto chiarimenti sull'abbattimento in Sardegna di esemplari di cormorani negli stagni dell'oristanese.
Secondo quanto si è appreso, l'esecutivo europeo, esaminando le deroghe in materia di caccia, ha puntato l'attenzione sul contenuto di un recente decreto che consente la caccia al cormorano e ha chiesto spiegazioni e precisazioni alla regione. La caccia nell'Ue è disciplinata dalla direttiva 79 del 1979 e non è la prima volta che regioni italiane finiscono nel mirino di Bruxelles per i provvedimenti in deroga. Chiarimenti sono stati di recente chiesti di nuovo anche alla Liguria dopo la sentenza della Corte europea che aveva diffidato la regione per la sua legge del 2006.
* * *
Ho già scritto in altro post della caccia ai cormorani qui in Sardegna. Non volendo ripetermi, il post lo trovate QUI. Ora l'Unione Europea chiede spiegazioni. Si parlerà degli ENORMI DANNI provocati dagli uccelli alle itticolture, ma spero vivamente non si fermino alle spiegazioni del signor Cadelano e dei suoi amici allevatori, rafforzati ora dal dl Orsi, che autorizza l'abbattimento di tutti gli animali, siano piccioni, gipeti o i dannati cormorani.
Finirà a tarallucci e vino, come avviene per ogni cosa, ultimamente, in Italia?
E' sempre di questi giorni che cappellacci, volendo venire subito incontro alle aspettative dei sardi che l'hanno votato, ha tolto l'ingiusta tassa sul lusso su barche e areomobili. I panfili potranno tornare tranquillamente in Sardegna, attraccando magari a Portovesme, dove centinaia di famiglie non sanno più come sbarcare il lunario. Da lì, con l' "aeromobile" potranno volare sopra Ottana fino al Petrolchimico (la famosa SIR di Rovelli) di Porto Torres. Chissà se, sorvolando l'Isola, questi "elettori" vedranno i cortei dei lavoratori licenziati, le terre incolte, gli allevamenti di muggini senza un solo cormorano vivo, e gli orribili agglomerati di cemento già in costruzione.
Finirà a tarallucci e vino, come avviene per ogni cosa, ultimamente, in Italia?
E' sempre di questi giorni che cappellacci, volendo venire subito incontro alle aspettative dei sardi che l'hanno votato, ha tolto l'ingiusta tassa sul lusso su barche e areomobili. I panfili potranno tornare tranquillamente in Sardegna, attraccando magari a Portovesme, dove centinaia di famiglie non sanno più come sbarcare il lunario. Da lì, con l' "aeromobile" potranno volare sopra Ottana fino al Petrolchimico (la famosa SIR di Rovelli) di Porto Torres. Chissà se, sorvolando l'Isola, questi "elettori" vedranno i cortei dei lavoratori licenziati, le terre incolte, gli allevamenti di muggini senza un solo cormorano vivo, e gli orribili agglomerati di cemento già in costruzione.
domenica, marzo 22, 2009
Solidarietà alla Sardegna
Quando è iniziata la competizione elettorale qua in Sardegna, ero molto dibattuta sul votare, come ho sempre fatto, a sinistra o non votare per niente. Tutti i giorni ho a che fare con individui tesserati o simpatizzanti del vecchio e nuovo PC o del PD. Persone che hanno letto tutto su Gramsci ma hanno dimenticato tutto, e il cui unico scopo è il loro personale benessere. La poltrona a loro serve per favorire questo o quello, sempre ai limiti del lecito o inventando deroghe. La situazione in Sardegna è delle peggiori, ma in Continente si guarda a noi come al Paese dei Balocchi, a una grande stazione balneare estiva, tralasciando i restanti nove mesi dell’anno in cui la gente vive, lavora, studia, si ammala. Giorni fa abbiamo percorso la strada Sassari - Olbia: una carreggiata a due corsie, con molti incroci e piena di buchi e rattoppi. Lascio immaginare come sono le altre, meno importanti di questa, per esempio la Sassari - Tempio: iniziata qualche anno fa, è rimasta a un quarto. Ai vacanzieri non importa: per una settimana, quindici giorni o anche un mese di permanenza sull’Isola, le strade inesistenti danno un tocco “naturalistico”.Dovevo astenermi dal voto? Mi sembrava una mancanza verso me stessa, un negarmi il diritto di scegliere chi poteva rappresentare al meglio le mie aspirazioni di cittadina d’una nazione moderna, civile, democratica, tollerante e onesta. Tutti sanno com’è finita. La speculazione edilizia ha prevalso su tutto ed ora abbiamo un governo di destra che, mentre la gente comune si arrabatta per arrivare a fine mese, o non sa che farà prossimamente e chi può emigrare è contento, pensa a cementificare lo stretto siciliano, a favorire le banche, a ridurre la libertà di stampa, a imbavagliare la giustizia. Nella totale indifferenza della gente, troppo occupata con Sanremo, il campionato di calcio o la cronaca nera, purché i colpevoli siano immigrati.
Poi ho “scoperto” A Manca pro s’Indipendentzia e Unidade Indipendentista. Ho letto il loro programma elettorale, così come ho fatto con quello della Sinistra per Soru e la barzelletta della destra. Gli italiani non si smentiscono mai: meglio le barzellette che fanno tanta simpatia, così non c’è da pensare, da approfondire... Quando ho pubblicamente espresso la mia preferenza, subito molti hanno disapprovato, perché la parola “indipendentista” suscita paure e fantasmi. Eppure al governo abbiamo ministri e deputati che incitano gli italiani ad imbracciare il fucile, all’intolleranza, al separatismo più che al federalismo, all’evasione fiscale. Parlo della Lega Nord, per chi facesse finta di non capire. Un movimento nato tra la ricca imprenditoria del Nord, certo non tra i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, gli immigrati. Il loro slogan preferito è stato “Roma ladrona”. Si è poi esteso a categorie più basse, dopo una mirata campagna nazionale spaventando la gente con lo spauracchio dell’immigrato ladro di lavoro e stupratore di italiane.
Ecco lo sbaglio di A Manca: utilizzare una parola che suscita paura nella gente. Dovrebbero cambiare nome, ribattezzarsi Lega Sarda. Avrebbero più possibilità di farsi eleggere, a prescindere dai programmi elettorali, dagli ideali di una Sardegna rivalutata culturalmente e non più il balocco di Briatore e compagni. Una Sardegna dove si possa vivere dodici mesi all’anno, dignitosamente. Senza svenderne pezzi sempre più grandi a fantomatiche imprese continentali e straniere come successo a Ottana e per l’Euroallumina, e alla Nato.
La realtà odierna è diversa, come tutte le contraddizioni d’oggi della nostra decadente nazione. I leghisti sono al governo, gli indipendentisti sardi sono inquisiti, spiati, braccati. Ancora non si è messa la parola “fine” ad un processo ingiusto contro alcuni esponenti di A Manca pro s’Indipendentzia. Pochi giorni fa sono stati scoperti dei ricevitori spia nelle auto e nelle case di alcuni candidati di Unidade. Questo l’articolo de L’Unione Sarda sulla pubblica conferenza stampa tenuta dopo il ritrovamento.
Quasi non ci credevo, se non conoscessi questi giovani. In un’Italia dove un Cuffaro, condannato per “favoreggiamento semplice” alla mafia e interdetto ai pubblici uffici siede alla vigilanza della tivù di stato, dove un Dell’Utri, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e per frode fiscale siede al Senato, qualcuno trova “interessante” spiare dei giovani, le cui uniche intenzioni sono dare un futuro migliore alla Sardegna e soprattutto ai sardi.
sabato, marzo 21, 2009
Privacy violata
21 marzo: oggi inizia ufficialmente la nostra Primavera: per festeggiarla degnamente ci voleva una passeggiata in campagna. Il sole c’è. Ma da ieri spira un’aria gelida, tanto che ieri sera ho riacceso la stufa (qua il riscaldamento è inesistente, e non è che abiti in un posto sperduto tra i monti del Gennargentu, ché lì, forse, ci sarebbe almeno un caminetto). Ho pure un tremendo mal di testa, rinforzato dal beneamato che proprio oggi, dopo un’inattività biennale, s’impensa di tirar fuori sega trapano raspa e carta vetrata per giocare a bricolage. (Raccomando lo stesso tipo di tortura a chi pratica il sadomaso).
Orbene. Oggi è Primavera. I nostri amici animali hanno un calendario un po’ differente dal nostro, e appena i fiori sbocciano ai primi tepori, anch’essi si svegliano: finalmente la pappatoria è servita! Chi si appresta a corteggiare damigelle, chi a ripristinare nidi e tane, chi a cambiar vestito.
Pochi giorni fa, in campagna per l’appunto, ho tentato il ritratto a un ragnetto, della cui famiglia non so nulla. Mi sono accorta poi che qualcosa di strano stava accadendo, e ho continuato a fotografarlo, violando la sua privacy in un momento tanto delicato e intimo quale è la muta.
Eccolo qua, mentre si sta liberando dell’esoscheletro. Chissà che bel ragno ne verrà fuori...
Orbene. Oggi è Primavera. I nostri amici animali hanno un calendario un po’ differente dal nostro, e appena i fiori sbocciano ai primi tepori, anch’essi si svegliano: finalmente la pappatoria è servita! Chi si appresta a corteggiare damigelle, chi a ripristinare nidi e tane, chi a cambiar vestito.
Pochi giorni fa, in campagna per l’appunto, ho tentato il ritratto a un ragnetto, della cui famiglia non so nulla. Mi sono accorta poi che qualcosa di strano stava accadendo, e ho continuato a fotografarlo, violando la sua privacy in un momento tanto delicato e intimo quale è la muta.
Eccolo qua, mentre si sta liberando dell’esoscheletro. Chissà che bel ragno ne verrà fuori...
venerdì, marzo 20, 2009
Rinnovo contrattuale Afam: ripresa delle trattative
19 marzo 2009, ripresa delle trattative tra l’Aran e i sindacati confederati. Soldi non ce n’è, perciò niente rinnovo contrattuale. Se ne riparlerà il 14 aprile.
Vengo a sapere che c’è un’informativa ministeriale, in cui si parla delle nostre retribuzioni. Pare che lo stipendio MEDIO di comparto, dal 31 dicembre 2005, sia di 34490 euro annui e quindi un aumento parrebbe ingiustificato. Come dire che MEDIAMENTE i sardi sono bassi e mori, i friulani sono alti e biondi. O magari significa che c’è chi prende il doppio della cifra e chi ne incassa meno della metà.
18 marzo 2009, sciopero del comparto Afam per il rinnovo contrattuale, per la stabilizzazione dei precari, etc... Percentuale delle adesioni: 3%.
Con questi dati, come non dare ragione al governo e all’Aran? E’ evidente che al personale del comparto il rinnovo contrattuale non interessa minimamente poiché sono tutti ricconi che lavorano per hobby; che i precari non intendono fare alcun sacrificio per il futuro poiché tengono tutti famiglia; che silvio ha assolutamente ragione su tutto e gli scioperati, come dice brunetta, sono solamente 4 gatti in cerca di sensazioni.
Vengo a sapere che c’è un’informativa ministeriale, in cui si parla delle nostre retribuzioni. Pare che lo stipendio MEDIO di comparto, dal 31 dicembre 2005, sia di 34490 euro annui e quindi un aumento parrebbe ingiustificato. Come dire che MEDIAMENTE i sardi sono bassi e mori, i friulani sono alti e biondi. O magari significa che c’è chi prende il doppio della cifra e chi ne incassa meno della metà.
18 marzo 2009, sciopero del comparto Afam per il rinnovo contrattuale, per la stabilizzazione dei precari, etc... Percentuale delle adesioni: 3%.
Con questi dati, come non dare ragione al governo e all’Aran? E’ evidente che al personale del comparto il rinnovo contrattuale non interessa minimamente poiché sono tutti ricconi che lavorano per hobby; che i precari non intendono fare alcun sacrificio per il futuro poiché tengono tutti famiglia; che silvio ha assolutamente ragione su tutto e gli scioperati, come dice brunetta, sono solamente 4 gatti in cerca di sensazioni.
mercoledì, marzo 18, 2009
Controsensi
Art. 2
Gli aderenti a Kilombo s’ispirano ai valori tradizionali della sinistra e delle culture progressiste: uguaglianza, libertà, solidarietà, giustizia sociale, pace tra i popoli, rispetto delle differenze e della dignità di ogni donna e uomo, riconoscimento dei diritti umani, difesa dell’ambiente. Ci si richiama al rispetto e alla difesa della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani contro ogni tentativo autoritario, totalitario, discriminatorio o repressivo, nello spirito dei valori di giustizia, libertà e dignità che animarono la Resistenza al nazifascismo e che sono alla base della Costituzione della Repubblica Italiana
Art. 3
Kilombo intende rappresentare un libero spazio di discussione pubblica, scambio paritario di conoscenze e mobilitazione democratica, tra cittadini che si riconoscono nella storia della sinistra parlamentare ed extraparlamentare e/o nelle attuali formazioni politiche o gruppi e associazioni di sinistra e/o che condividano dall’esterno le battaglie civili e sociali di tali partiti, gruppi o associazioni. Kilombo si prefigge lo scopo di far incontrare e mettere a confronto le diverse anime della sinistra (da quelle radicali a quelle riformiste) esaltandone i punti di divergenza e di contatto, in una tensione politico-culturale di accomunamento delle differenze.
Chi vi aggrega il blog o il sito, ha il fondamentale scopo di farlo leggere. Si tratti d’uno scritto politico, diaristico, poetico, o d’una barzelletta, poco importa. Frugando qua e là, volendo fare gli “spaccapelisti”, sono realmente pochi i pezzi professionalmente validi, giornalisticamente e letterariamente parlando. Gli errori grammaticali, di sintassi e di forma non si contano ed io sono uno dei bloggers che ne commette di più. Pazienza. Non siamo perfetti e si spera sempre in un miglioramento. Intanto si fa cronaca, aggiornamento, approfondimento.... Cercando, quando il tempo lo consente ed è sempre pochissimo, di partecipare, laddove lo scritto suscita un interesse particolare, una curiosità, o magari un’offesa.
In alcuni blog i commenti si sprecano, anonimi e non, in altri sono inesistenti o pochissimi, come nel mio. Nessun problema: non sarà la mancanza di commenti a togliermi la voglia di scrivere cose serie o scemenze, a seconda dell’umore e delle circostanze. In fondo, nemmeno io commento spesso gli scritti degli altri kilombisti, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per un pizzico di timidezza. E’ successo anche che il mio commento non sia mai stato pubblicato perché, forse, giudicato non appropriato o pertinente o ben scritto dal proprietario del blog. Pazienza. Non sono così presuntuosa da pretenderne la pubblicazione. Non sono nemmeno permalosa: la libertà degli altri è sacra quanto la mia. Forse, però, lo spirito kilombista di partecipazione, condivisione e confronto viene meno. Ma sopportiamo pure questo, ché la sinistra avrà pure perso le elezioni per un motivo!
Quel che mi secca è questo: Leggo un post. C’è già un commento e ne metto uno pure io, in risposta anche a quello precedente. Qualche giorno dopo, vado a rileggere per, appunto, “partecipazione”. Il primo commentatore ha risposto al mio, ma il mio è sparito. Cancellato. Sempre che a qualcuno interessi leggere quanto scritto, che capirà? che ci siamo telefonati? Il primo commentatore alla fine pare stia monologando, non fosse che cita il mio nick. Meglio era se il proprietario del blog, d'un colore ambiguo come quello forzista, cancellava anche la risposta. Nessuno ne sapeva nulla, e io non perdevo tempo a scrivere questo.
Oggi è pure giornata di sciopero, ed io vi aderisco per solidarietà con chi il lavoro non ce l’ha o sta per perderlo, per il rinnovo contrattuale, contro il malgoverno. Ho chiamato scuola per avvertire, come da contratto: sono l’unica pecora nera, gli altri tengono tutti famiglia... E poi c’è festa, un evento importante: come si fa a dare buca, creando disagio? Proprio vero, non sono persona affidabile e meritoria di considerazione.
Gli aderenti a Kilombo s’ispirano ai valori tradizionali della sinistra e delle culture progressiste: uguaglianza, libertà, solidarietà, giustizia sociale, pace tra i popoli, rispetto delle differenze e della dignità di ogni donna e uomo, riconoscimento dei diritti umani, difesa dell’ambiente. Ci si richiama al rispetto e alla difesa della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani contro ogni tentativo autoritario, totalitario, discriminatorio o repressivo, nello spirito dei valori di giustizia, libertà e dignità che animarono la Resistenza al nazifascismo e che sono alla base della Costituzione della Repubblica Italiana
Art. 3
Kilombo intende rappresentare un libero spazio di discussione pubblica, scambio paritario di conoscenze e mobilitazione democratica, tra cittadini che si riconoscono nella storia della sinistra parlamentare ed extraparlamentare e/o nelle attuali formazioni politiche o gruppi e associazioni di sinistra e/o che condividano dall’esterno le battaglie civili e sociali di tali partiti, gruppi o associazioni. Kilombo si prefigge lo scopo di far incontrare e mettere a confronto le diverse anime della sinistra (da quelle radicali a quelle riformiste) esaltandone i punti di divergenza e di contatto, in una tensione politico-culturale di accomunamento delle differenze.
* * *
Riporto qui sopra due articoli della Carta di Kilombo, sottoscritta al momento dell'adesione. Al momento ci sono le votazioni per emendare questi e altri articoli, ma, in sostanza, per chi vuole capire e non solo puntigliare sulle virgole, si può riconoscerne il senso democratico e comunitario dell'aggregatore.Chi vi aggrega il blog o il sito, ha il fondamentale scopo di farlo leggere. Si tratti d’uno scritto politico, diaristico, poetico, o d’una barzelletta, poco importa. Frugando qua e là, volendo fare gli “spaccapelisti”, sono realmente pochi i pezzi professionalmente validi, giornalisticamente e letterariamente parlando. Gli errori grammaticali, di sintassi e di forma non si contano ed io sono uno dei bloggers che ne commette di più. Pazienza. Non siamo perfetti e si spera sempre in un miglioramento. Intanto si fa cronaca, aggiornamento, approfondimento.... Cercando, quando il tempo lo consente ed è sempre pochissimo, di partecipare, laddove lo scritto suscita un interesse particolare, una curiosità, o magari un’offesa.
In alcuni blog i commenti si sprecano, anonimi e non, in altri sono inesistenti o pochissimi, come nel mio. Nessun problema: non sarà la mancanza di commenti a togliermi la voglia di scrivere cose serie o scemenze, a seconda dell’umore e delle circostanze. In fondo, nemmeno io commento spesso gli scritti degli altri kilombisti, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per un pizzico di timidezza. E’ successo anche che il mio commento non sia mai stato pubblicato perché, forse, giudicato non appropriato o pertinente o ben scritto dal proprietario del blog. Pazienza. Non sono così presuntuosa da pretenderne la pubblicazione. Non sono nemmeno permalosa: la libertà degli altri è sacra quanto la mia. Forse, però, lo spirito kilombista di partecipazione, condivisione e confronto viene meno. Ma sopportiamo pure questo, ché la sinistra avrà pure perso le elezioni per un motivo!
Quel che mi secca è questo: Leggo un post. C’è già un commento e ne metto uno pure io, in risposta anche a quello precedente. Qualche giorno dopo, vado a rileggere per, appunto, “partecipazione”. Il primo commentatore ha risposto al mio, ma il mio è sparito. Cancellato. Sempre che a qualcuno interessi leggere quanto scritto, che capirà? che ci siamo telefonati? Il primo commentatore alla fine pare stia monologando, non fosse che cita il mio nick. Meglio era se il proprietario del blog, d'un colore ambiguo come quello forzista, cancellava anche la risposta. Nessuno ne sapeva nulla, e io non perdevo tempo a scrivere questo.
Oggi è pure giornata di sciopero, ed io vi aderisco per solidarietà con chi il lavoro non ce l’ha o sta per perderlo, per il rinnovo contrattuale, contro il malgoverno. Ho chiamato scuola per avvertire, come da contratto: sono l’unica pecora nera, gli altri tengono tutti famiglia... E poi c’è festa, un evento importante: come si fa a dare buca, creando disagio? Proprio vero, non sono persona affidabile e meritoria di considerazione.
lunedì, marzo 16, 2009
Parco Regionale Porto Conte "Le Prigionette"
..e tutto per arrivare a Punta Cristallo, la falesia calcarea più alta della costa, ovvero uno strapiombo sul mare di 326 metri. Una tempo bivacco dei grifoni, spariti dopo la mucca-pazza, ora è territorio di berte, falchi e soprattutto di bellissimi e simpatici gabbiani.
Di asini (di cui l'Oasi è ormai uno degli ultimi luoghi di protezione), bianchi o colorati, neanche l'ombra, solo qualche raglio... Forse sono tutti in parlamento a legiferare...! In compenso l'Astragalus tragacantha era fiorito, donando una nota primaverile al paesaggio carsico.venerdì, marzo 13, 2009
Referendum contro l'accordo separato
In questi giorni ci sono le votazioni per il referendum indetto dalla CGIL sull’accordo separato. Naturalmente ho votato pure io, contro la separazione contrattuale, sperando serva a ridare forza ai lavoratori, contro l’autocrazia del cavaliere e la codardia di Cisl e Uil.Le recenti elezioni sarde hanno messo in luce chiaramente il pensiero dei corregionali: è preferibile un regime autocratico piuttosto che una libera democrazia solidale, purché vengano sanati tutti gli abusi edilizi e sia data libertà di infrangere leggi a tutela del patrimonio naturale e paesaggistico che non frutta denaro e mette troppi vincoli. Questo non sopperisce in toto a tutti i bisogni e la gente continua a lamentarsi per il lavoro, la disoccupazione, la sanità, la scuola... Hanno quindi votato contro l’accordo separato anche chi ha contribuito ad eleggere cappellacci. Contraddizione? Coscienza sporca? Direi piuttosto avidità. Cercano di raccogliere il più possibile da una parte e dall’altra, senza coerenza e senza onestà. Alle europee torneranno a votare a destra, per assicurarsi che le centrali nucleari le costruiscano nel giardino del vicino.
giovedì, marzo 12, 2009
La tutela dell'ambiente non ha colore politico
Da L’Unione Sarda - Col piano casa e lo "sblocco" dei cantieri "che erano stati fermati dal piano paesaggistico della precedente amministrazione" si darà "una boccata d'ossigeno all'economia della nostra regione". Lo dice Ugo Cappellacci, neogovernatore della Sardegna, in un'intervista al Giornale. "La tutela dell'ambiente non ha colore politico - dice -, così come lo sviluppo". Cappellacci sostiene che sta attivando "una serie di tavoli territoriali per valutare le criticità del Ppr". "Pensavamo a un primo provvedimento che servisse a eliminare le criticità più evidenti, quelle che hanno bloccato totalmente il sistema in Sardegna - precisa -, per mettere mano in un momento successivo alla legge quadro di riforma dell'urbanistica. Perciò inseriremo il piano casa nel primo, in vista poi di un restyling più articolato del Ppr".
Sono d’accordo con lei, signor governatore. La tutela dell’ambiente non ha colore politico. Infatti, come scritto in un precedente post, l’abbattimento insensato dei cormorani a “tutela” degli itticoltori è iniziato con la giunta di destra, è continuato con la giunta di sinistra, ora siano nuovamente a destra. Abbiamo anche una proposta di legge ad hoc d’un senatore PDL che abbassa l’età per cacciare a 16 anni, amplia le specie con cui poter giocare a chi ne ammazza di più, praticamente tutta la fauna, anche quella protetta e in via di estinzione. I prodi cacciatori potranno finalmente sparare liberamente ai gatti randagi, ai cani, canarini, ai piccioni di san marco, ai cormorani, ai gipeti pagati a peso d’oro dalla regione, ai galli cedroni, alle nutrie scambiate per sarroni, agli orsi, tassi, porcospini, pecore smarrite, ed anche ai coniglietti dei prestigiatori, per poi imbalsamarli e ficcarli in bella mostra nel giardinetto a prato inglese al posto dei nanetti.
Non che ora sia tanto diversa, la situazione. Capita spesso di vederli, i cacciatori della domenica. Gruppetti di baldanzosi ometti, addobbati come dei marines d’assalto, fiaschetta di abbardente alla cintola, mostrare la loro virile potenza col fucile in braccio a chi gli passa accanto. Come si muove una foglia, prima sparano, poi guardano a cosa hanno sparato. Se si tratta di una moffetta, piuttosto che di una pernice, si nasconde da qualche parte e si continua a giocare. Immagino anche che il signor governatore abbia partecipato alla caccia al cinghiale, e sappia come si svolge. Si liberano i cani più scalcinati, vecchi, malaticci, senza pedigree, "roba di scarto" insomma, i quali, affamati perché lasciati a digiuno, scoveranno il cinghiale e gli si getteranno addosso. Il cinghiale, più forte e grosso di loro, li sbranerà come fossero di pezza. Arriveranno allora i possenti cacciatori con i fucili e approfittando del momento gli riverseranno addosso qualche chilo di piombo.
Io lo trovo ottimo con la polenta, ma l’apprezzerei di più se ad essere sbranati non fossero i cani ma....
Poi, vogliamo parlarne, dello scempio cementizio di Stintino e di tutta la zona attorno a Santa Teresa, tanto per dirne solo due? Di villaggetti fantasma come il Nurra, edificato con l’amianto sulla scogliera? Quanti sardi si sono arricchiti con questo cemento? D'altronde, l’importante, come lei dice, è lo sviluppo dell’Isola.
Sono d’accordo con lei, signor governatore. La tutela dell’ambiente non ha colore politico. Infatti, come scritto in un precedente post, l’abbattimento insensato dei cormorani a “tutela” degli itticoltori è iniziato con la giunta di destra, è continuato con la giunta di sinistra, ora siano nuovamente a destra. Abbiamo anche una proposta di legge ad hoc d’un senatore PDL che abbassa l’età per cacciare a 16 anni, amplia le specie con cui poter giocare a chi ne ammazza di più, praticamente tutta la fauna, anche quella protetta e in via di estinzione. I prodi cacciatori potranno finalmente sparare liberamente ai gatti randagi, ai cani, canarini, ai piccioni di san marco, ai cormorani, ai gipeti pagati a peso d’oro dalla regione, ai galli cedroni, alle nutrie scambiate per sarroni, agli orsi, tassi, porcospini, pecore smarrite, ed anche ai coniglietti dei prestigiatori, per poi imbalsamarli e ficcarli in bella mostra nel giardinetto a prato inglese al posto dei nanetti.
Non che ora sia tanto diversa, la situazione. Capita spesso di vederli, i cacciatori della domenica. Gruppetti di baldanzosi ometti, addobbati come dei marines d’assalto, fiaschetta di abbardente alla cintola, mostrare la loro virile potenza col fucile in braccio a chi gli passa accanto. Come si muove una foglia, prima sparano, poi guardano a cosa hanno sparato. Se si tratta di una moffetta, piuttosto che di una pernice, si nasconde da qualche parte e si continua a giocare. Immagino anche che il signor governatore abbia partecipato alla caccia al cinghiale, e sappia come si svolge. Si liberano i cani più scalcinati, vecchi, malaticci, senza pedigree, "roba di scarto" insomma, i quali, affamati perché lasciati a digiuno, scoveranno il cinghiale e gli si getteranno addosso. Il cinghiale, più forte e grosso di loro, li sbranerà come fossero di pezza. Arriveranno allora i possenti cacciatori con i fucili e approfittando del momento gli riverseranno addosso qualche chilo di piombo.
Io lo trovo ottimo con la polenta, ma l’apprezzerei di più se ad essere sbranati non fossero i cani ma....
Poi, vogliamo parlarne, dello scempio cementizio di Stintino e di tutta la zona attorno a Santa Teresa, tanto per dirne solo due? Di villaggetti fantasma come il Nurra, edificato con l’amianto sulla scogliera? Quanti sardi si sono arricchiti con questo cemento? D'altronde, l’importante, come lei dice, è lo sviluppo dell’Isola.
mercoledì, marzo 11, 2009
Qualità della vita a Sassari per Abbanoa spa
Ok. Aumentiamo le case. Per i senzatetto sarebbe una manna. Ma prima di cementificare le coste di villaggetti turistici buoni solo a riempire le tasche di speculatori edilizi senza scrupoli, fingendo di arricchire l’isola e i sardi, forse, dico FORSE, sarebbe più opportuno ripristinare l’acquedotto.
Non ho tenuto il conto di quante volte sono rimasta senz’acqua, perché, ingenua continentale, ogni volta credevo fosse l’ultima. Invece no. I guasti, le rotture non si contano e i rattoppi neanche. Anche ieri sera nuovi (o vecchi) problemi alla rete idrica sassarese, che “potrebbero”, a detta di Abbanoa spa, protrarsi fino a domani, in alcuni casi dopodomani. Chi non ha l’autoclave col vascone d’emergenza, deve arrangiarsi con bidoni, secchi e pentolame vario, perché non si sa mai una improvvisa dissenteria. Magari inutilmente, perché la società che gestisce l’acquedotto ultimamente si prende tempo (non è prevedibile quanto ci vorrà per la riparazione), ed è successo non molto tempo fa che diverse attività commerciali hanno chiuso per mancanza d’acqua (non verificatasi) provocando un danno enorme. Il prode cavaliere, che in questi giorni cerca d’esautorare il parlamento e si vede già al Colle emulo di Obama senza averne gli stessi requisiti e ideali, ci ha promesso, per il 2012, la scomparsa della carta in favore dell’informatizzazione. Gli ricordo che la gelmini ha tagliato l’informatica a cominciare dalle scuole primarie, e forse, più che il pc, è possibile prevedere un ritorno alle tavolette di ardesia o di argilla. Forse che il prode intendeva la carta igienica, inutile quando manca l’acqua nello sciacquone.
Non ho tenuto il conto di quante volte sono rimasta senz’acqua, perché, ingenua continentale, ogni volta credevo fosse l’ultima. Invece no. I guasti, le rotture non si contano e i rattoppi neanche. Anche ieri sera nuovi (o vecchi) problemi alla rete idrica sassarese, che “potrebbero”, a detta di Abbanoa spa, protrarsi fino a domani, in alcuni casi dopodomani. Chi non ha l’autoclave col vascone d’emergenza, deve arrangiarsi con bidoni, secchi e pentolame vario, perché non si sa mai una improvvisa dissenteria. Magari inutilmente, perché la società che gestisce l’acquedotto ultimamente si prende tempo (non è prevedibile quanto ci vorrà per la riparazione), ed è successo non molto tempo fa che diverse attività commerciali hanno chiuso per mancanza d’acqua (non verificatasi) provocando un danno enorme. Il prode cavaliere, che in questi giorni cerca d’esautorare il parlamento e si vede già al Colle emulo di Obama senza averne gli stessi requisiti e ideali, ci ha promesso, per il 2012, la scomparsa della carta in favore dell’informatizzazione. Gli ricordo che la gelmini ha tagliato l’informatica a cominciare dalle scuole primarie, e forse, più che il pc, è possibile prevedere un ritorno alle tavolette di ardesia o di argilla. Forse che il prode intendeva la carta igienica, inutile quando manca l’acqua nello sciacquone.
martedì, marzo 10, 2009
Contro la liberalizzazione edilizia
Ascoltavo ieri i discorsi di chi, esaltati dal famigerato Piano Casa del cavaliere, faceva progetti di ampliamento della casetta in campagna o al mare, già sanata o ancora abusiva. Inutile dire che il programma è partito dalla Sardegna (in comune con la regione Veneto), dove la destra ha vinto le elezioni per questo preciso motivo. Alla maggioranza dei sardi non interessa valorizzare la propria identità, la propria cultura, non interessa salvaguardare il proprio ambiente, ci facciano pure le centrali nucleari, amplino i poligoni nato. E’ già pronto un lungo elenco di scuole che verranno accorpate e con le strade e i mezzi pubblici che abbiamo qua, sarà una levataccia, per gli scolari e il personale. L’industria non ripartirà mai. La strada Sassari - Olbia, una mezza autostrada che miete vittime quotidianamente, resterà a mezzo. Si continuerà a sparare ai gipeti e ai cormorani, i razziatori oltremare continueranno a depredare la costa e l’entroterra. AI SARDI QUESTO E ALTRO NON INTERESSA. L’importante è poter continuare i lavori nel villino abusivo, innalzare di uno, due, tre piani la propria casa chiedendo poi la sicura sanatoria. Bisogna sfruttare il territorio fino all’osso, fino all’implosione. Già prevedo molti incendi per far spazio a futuri villaggi vacanzieri.
Che brutto mondo, è questo: individualista, pressapochista, menefreghista...
Ho firmato contro la proposta di liberalizzazione dell’edilizia. Non so a quanto servirà, forse a niente, come tutte le iniziative volte a contrastare l’operato del cavaliere e della sua ciurma. Una piccola cosa. Ma oramai il nostro mondo è fatto di grandi catastrofi e di piccole cose buone.
Che brutto mondo, è questo: individualista, pressapochista, menefreghista...
Ho firmato contro la proposta di liberalizzazione dell’edilizia. Non so a quanto servirà, forse a niente, come tutte le iniziative volte a contrastare l’operato del cavaliere e della sua ciurma. Una piccola cosa. Ma oramai il nostro mondo è fatto di grandi catastrofi e di piccole cose buone.
lunedì, marzo 09, 2009
Buon compleanno
Buon Compleanno.
Due parole semplici, brevi, si dicono d'un fiato.
Eppure racchiudono una vita intera, un mondo passato.
Ricordi lieti, di dolci, di zaini pieni di pietre colorate.
Ricordi amari, buio, rabbia, dolore.
Solamente due semplici, brevi parole.
Vorrei sentire il loro suono eppure mi spaventa il solo pensiero.
Ci vuole ancora tempo e tanto ne è già passato,
per trovare il modo giusto,
quello vero, che dà gioia e non dolore,
per dare nuovamente forza alla voce
di pronunciare due brevi parole.
Oggi le scrivo, ma le penso ogni giorno dell’anno.
Un sogno, un'occasione persa
La ministra carfagna ha dichiarato che voleva fare il carabiniere, forse invidiosa del successo ottenuto dalle ex colleghe arcuri e marcuzzi col noto serial tivù. Peccato che il suo sogno non si sia avverrato: un’occasione persa per noi italiani.
Mi è stata antipatica da quando si è insediata al ministero. Non per il suo passato, ognuno fa quel che gli pare. Ma per come c’è arrivata, alla poltrona. Da quando è lì, che ha fatto? ha scritto un libro, “sotto le stelle a destra, niente”, di cui non si sa per certo chi sia il vero autore, e il cui unico scopo era d’ingrassare il suo scarso curriculum, in forza del fatto che per certi impieghi “statali” le pubblicazioni, di qualsiasi tipo e valore, contano più delle reali capacità. Che altro ha fatto? Una legge sullo stalking, applaudita a destra come a sinistra. Eppure a me lascia indifferente.
Motivo: sono una donna che ha subito lo stalking, so quindi cos’è, come ci si sente. Stalking perpetrato ai miei danni da dei buzzurri di colleghi che non mi lasciavano in pace, nè sul lavoro nè a casa, con le loro continue molestie telefoniche. Ero arrivata a un punto che non potevo più rispondere a nessun telefono, poiché sapevano dove mi spostavo, quale apparecchio o cellulare avessi a disposizione. Ma la denuncia partì. Perché, sissignori, lo stalking si poteva denunciare anche prima della “legge carfagna”. Ora ci sono pene più severe? Bene. Applaudo anch’io a questo inasprimento, ripensando a quanto male stavo.
Ma non mi sembra una grande conquista. Le leggi c’erano già, bastava appunto inasprire le pene.
Altro discorso sarebbe da farsi sul MOBBING, che la ministra mai fa menzionare al suo portavoce (ma perché mai avrà bisogno di qualcuno che parli per lei?), mai se ne parla sul sito del ministero. Eppure il mobbing è un male sociale in crescita. Forse la ministra ha avuto direttive dall’alto perché non se ne parli, perché non si faccia una adeguata legge a tutela dei mobbizzati, perché non si inaspriscano le pene per i mobbers, dato che il mobber più frequente è il dirigente, il direttore, il capufficio, cioè tutti quelli che, seduti alle poltrone di comando, non potendo licenziare per antipatia, sottopongono il dipendente a tutta una serie di angherie, supportati dai tirapiedi e dagli altri dipendenti, succubi o ammanigliati col superiore. Si va dal demansionamento al supercarico di lavoro, alla diffamazione, alla calunnia, ai continui rimproveri, a eccessi di controllo, alla messa in ridicolo... Tutti i mezzi sono buoni per far cadere in depressione il dipendente rompiscatole e fargli dare le dimissioni, o fargli chiedere il trasferimento. Quando, nei casi più gravi, non arriva addirittura al suicidio. Cosa può fare una persona sottoposta a mobbing? Poco, pochissimo, perché in Italia una legislazione vera e propria su questo fenomeno, in crescita proprio nella pubblica amministrazione e di cui il pio brunetta sa tutto senz’altro poiché lui è il primo a promuoverlo, con la storia che siamo tutti fannulloni (eccetto lui e il suo entourage), e se il mobbizzato si rivolge ad un legale, scoprirà d’essere ulteriormente mazziato, poiché è tenuto “rigorosamente” a presentare le prove del mobbing. Cosa difficilissima perché il mobbing non è fatto di prove concrete, come lettere minatorie o telefonate moleste come lo stalking, e le testimonianze dei colleghi, fondamentali nel mobbing, non ci saranno mai se non in una percentuali nei casi talmente bassa che nemmeno prendo in considerazione, perché “tengono famiglia”. E i mobbizzati chi sono? persone incapaci, ignoranti, fannulloni, disonesti? Al contrario, sono proprio i più preparati, i più sensibili, i meno corruttibili. A volte sono lavoratori invalidi (magari proprio a causa della disonestà e incapacità dei dirigenti), che vengono visti dai colleghi come un aumento del loro carico di lavoro però non vedono a quante altre attività sopperiscono mentre loro se ne vanno a spasso o infilano perline, attività che spesso vengono pure “incentivate” con euro buoni a pioggia a tutti anche se uno solo le ha fatte, ed è il momento in cui tacciono. Non per vergogna, ma perché i soldi non puzzano mai di carogne, quindi va bene intascare in silenzio.
Era meglio se la ministra carfagna faceva il carabiniere al serial tivù, e al posto suo ci fosse un ministro vero, più competente, meno incline a fare ciò che comanda il padrone, più vicino ai reali bisogni della gente e dei lavoratori, quelli onesti, s’intende. Ma pare che l’onestà non sia più di casa in Italia.
Mi è stata antipatica da quando si è insediata al ministero. Non per il suo passato, ognuno fa quel che gli pare. Ma per come c’è arrivata, alla poltrona. Da quando è lì, che ha fatto? ha scritto un libro, “sotto le stelle a destra, niente”, di cui non si sa per certo chi sia il vero autore, e il cui unico scopo era d’ingrassare il suo scarso curriculum, in forza del fatto che per certi impieghi “statali” le pubblicazioni, di qualsiasi tipo e valore, contano più delle reali capacità. Che altro ha fatto? Una legge sullo stalking, applaudita a destra come a sinistra. Eppure a me lascia indifferente.
Motivo: sono una donna che ha subito lo stalking, so quindi cos’è, come ci si sente. Stalking perpetrato ai miei danni da dei buzzurri di colleghi che non mi lasciavano in pace, nè sul lavoro nè a casa, con le loro continue molestie telefoniche. Ero arrivata a un punto che non potevo più rispondere a nessun telefono, poiché sapevano dove mi spostavo, quale apparecchio o cellulare avessi a disposizione. Ma la denuncia partì. Perché, sissignori, lo stalking si poteva denunciare anche prima della “legge carfagna”. Ora ci sono pene più severe? Bene. Applaudo anch’io a questo inasprimento, ripensando a quanto male stavo.
Ma non mi sembra una grande conquista. Le leggi c’erano già, bastava appunto inasprire le pene.
Altro discorso sarebbe da farsi sul MOBBING, che la ministra mai fa menzionare al suo portavoce (ma perché mai avrà bisogno di qualcuno che parli per lei?), mai se ne parla sul sito del ministero. Eppure il mobbing è un male sociale in crescita. Forse la ministra ha avuto direttive dall’alto perché non se ne parli, perché non si faccia una adeguata legge a tutela dei mobbizzati, perché non si inaspriscano le pene per i mobbers, dato che il mobber più frequente è il dirigente, il direttore, il capufficio, cioè tutti quelli che, seduti alle poltrone di comando, non potendo licenziare per antipatia, sottopongono il dipendente a tutta una serie di angherie, supportati dai tirapiedi e dagli altri dipendenti, succubi o ammanigliati col superiore. Si va dal demansionamento al supercarico di lavoro, alla diffamazione, alla calunnia, ai continui rimproveri, a eccessi di controllo, alla messa in ridicolo... Tutti i mezzi sono buoni per far cadere in depressione il dipendente rompiscatole e fargli dare le dimissioni, o fargli chiedere il trasferimento. Quando, nei casi più gravi, non arriva addirittura al suicidio. Cosa può fare una persona sottoposta a mobbing? Poco, pochissimo, perché in Italia una legislazione vera e propria su questo fenomeno, in crescita proprio nella pubblica amministrazione e di cui il pio brunetta sa tutto senz’altro poiché lui è il primo a promuoverlo, con la storia che siamo tutti fannulloni (eccetto lui e il suo entourage), e se il mobbizzato si rivolge ad un legale, scoprirà d’essere ulteriormente mazziato, poiché è tenuto “rigorosamente” a presentare le prove del mobbing. Cosa difficilissima perché il mobbing non è fatto di prove concrete, come lettere minatorie o telefonate moleste come lo stalking, e le testimonianze dei colleghi, fondamentali nel mobbing, non ci saranno mai se non in una percentuali nei casi talmente bassa che nemmeno prendo in considerazione, perché “tengono famiglia”. E i mobbizzati chi sono? persone incapaci, ignoranti, fannulloni, disonesti? Al contrario, sono proprio i più preparati, i più sensibili, i meno corruttibili. A volte sono lavoratori invalidi (magari proprio a causa della disonestà e incapacità dei dirigenti), che vengono visti dai colleghi come un aumento del loro carico di lavoro però non vedono a quante altre attività sopperiscono mentre loro se ne vanno a spasso o infilano perline, attività che spesso vengono pure “incentivate” con euro buoni a pioggia a tutti anche se uno solo le ha fatte, ed è il momento in cui tacciono. Non per vergogna, ma perché i soldi non puzzano mai di carogne, quindi va bene intascare in silenzio.
Era meglio se la ministra carfagna faceva il carabiniere al serial tivù, e al posto suo ci fosse un ministro vero, più competente, meno incline a fare ciò che comanda il padrone, più vicino ai reali bisogni della gente e dei lavoratori, quelli onesti, s’intende. Ma pare che l’onestà non sia più di casa in Italia.
domenica, marzo 08, 2009
Analogie
Ieri è successa una di quelle situazioni antipatiche, che mai diresti succedano perché tu sei in buonafede e pensi che gli altri lo sappiano. Invece ti sbagli. Gli altri non lo sanno. E se anche lo sanno, se ne fregano. Hanno bisogno d’un capro espiatorio e trovano il modo, infame e miserabile, di addossarti responsabilità che non hai, perché sei l’ultima ruota del carro, perché siamo in una società classista e non te ne eri accorto, credevi che il classismo fosse morto da tempo. Invece è vivo e vegeto, sorretto pure da quei politici che cercano consensi, supportato da giornalisti (vittorio feltri), attaccando la categoria più debole e indifesa della scuola, di cui nessuno parla se non a sproposito, o per i tagli del personale.
Succede che, giorni fa, ho ritrovato un portafoglio, con documenti all’interno e senza soldi. Faccio la buona azione, che tanto buona non è, è solo buona educazione e null’altro. Lo recupero per riportarlo al proprietario, tanto non mi costa nulla, solo una gentilezza, appunto. Giorni dopo, vengo a sapere da voci di corridoio che probabilmente i soldi li ho rubati io, e che la restituzione serviva solo a fuorviare i sospetti.
Che c’entra il portafoglio con i bidelli? niente, perché nessuno mi ha accusato di nulla. Tutto si è svolto alle mie spalle, negandomi pure la possibilità di replica. Sciocchezze? Non è così, visto il credito di cui la mia categoria gode. Fannullona perché influenzata, lavativa e deficente perché bidella, ora pure ladra di, immagino, quattro spiccioli.
p.s.: il portafoglio è inesistente, si tratta d’una analogia, la vera storia è coperta dalla PRIVACY.
Chissà che fine ha fatto Jana58, venuta qua a commentare un post sui disonesti della scuola, che, secondo lei, sono solo frutto d'un mio "equivoco".
Succede che, giorni fa, ho ritrovato un portafoglio, con documenti all’interno e senza soldi. Faccio la buona azione, che tanto buona non è, è solo buona educazione e null’altro. Lo recupero per riportarlo al proprietario, tanto non mi costa nulla, solo una gentilezza, appunto. Giorni dopo, vengo a sapere da voci di corridoio che probabilmente i soldi li ho rubati io, e che la restituzione serviva solo a fuorviare i sospetti.
Che c’entra il portafoglio con i bidelli? niente, perché nessuno mi ha accusato di nulla. Tutto si è svolto alle mie spalle, negandomi pure la possibilità di replica. Sciocchezze? Non è così, visto il credito di cui la mia categoria gode. Fannullona perché influenzata, lavativa e deficente perché bidella, ora pure ladra di, immagino, quattro spiccioli.
p.s.: il portafoglio è inesistente, si tratta d’una analogia, la vera storia è coperta dalla PRIVACY.
Chissà che fine ha fatto Jana58, venuta qua a commentare un post sui disonesti della scuola, che, secondo lei, sono solo frutto d'un mio "equivoco".
venerdì, marzo 06, 2009
Finalmente un governo attento alle reali istanze degli italiani
Febbraio 2019: la spiaggia di Ezi Mannu (SS). La centrale nucleare è servita ad allungare anche nel periodo invernale il turismo vacanziero. Una vera ricchezza per i sardi, tutti riciclati a camerieri e caddy, così come suggerito dal vassallo briatore.Ho scoperto uno degli elettori dell’autocrate nonché cavalier berlusconi (impresa difficilissima: chissà perché prima lo votano e poi se ne vergognano) a cui è stata fatta una semplice domanda: nel concreto, cosa ha fatto per l’Italia, il nostro prode cavaliere? Ecco la risposta: L’abolizione dell'Ici sulla prima casa; la - quasi - scomparsa della spazzatura a Napoli; l'accordo di cooperazione economica con la Repubblica Democratica di Jamahiriya, che prevede anche il blocco dell'immigrazione clandestina; le manovre di sostegno all'economia, ivi incluse le incentivazioni alla rottamazione delle auto e dei frigoriferi; l'azione nei confronti delle banche perchè rinnovino il credito alle famiglie e alle imprese, compresa la sospensione del pagamento della rata del mutuo per chi ha perso il lavoro; fine degli sperperi nel settore istruzione; investimenti per le grandi infrastrutture come il Ponte sullo Stretto e la collaborazione con la Francia per il nuovo progetto nucleare. Insomma, finalmente un governo che capisce e lavora per le reali istanze della gente.
Bene, bene. Così il cavaliere ha tolto l’Ici dalla prima casa. Conseguenza? Alcuni settori di assistenza sociale hanno chiuso i battenti, perché soldi non ce n’è più.
La spazzatura a Napoli non esiste più? Pare vero che siano diventati dei fenomeni nel riciclo del rusco... Senza contare le continue proteste per le discariche... ma vedremo tra qualche anno, alla prossima emergenza, se ci sarà... non ho nessuna fiducia nei politici, siano locali o nazionali.
L’accordo con la Libia? ci costa 250 milioni di dollari all’anno e credo fermamente che non fermerà l’immigrazione clandestina.
Incentivazioni per l’acquisto di nuove auto ed elettrodomestici? Quante famiglie, nel 2010, avranno ancora i soldi per carburante, assicurazione e bollo auto?
Per “azione nei confronti delle banche” significa la loro possibile nazionalizzazione? come ha lasciato intendere il cavaliere? Da lì, alla vendita ai soliti amici di merende nel momento di ri-privatizzarle, è breve, brevissimo, e pericolosissimo. La sospensione del mutuo? a tempo determinato o indeterminato? perché c’è differenza fra le due cose...
Tagliare il personale nel mondo dell’istruzione, docenti, bidelli, ricercatori, non significa tagliare gli sprechi, ma impoverire la scuola. Si taglia nella scuola pubblica e si regala alla scuola privata. Prossimamente avremo una scuola assolutamente settaria, a cui potranno accedere solo i (pochi) figli dei ricchi. Per l’Italia sarà un impoverimento drammatico che porterà con se altre più disastrose conseguenze, non accertabili nel presente, ma prevedibili in un futuro ormai non lontano.
Il Ponte sullo Stretto di Messina. A chi interessa davvero? Miliardi di euro sperperati per un progetto inutile, in un momento in cui l’Italia piange miseria per i troppi disoccupati. Un regalo alle cosche mafiose e ai loro amici-parenti politici.
Le centrali nucleari? Perché non sviluppare e incrementare l’energia alternativa rinnovabile? In Sardegna si stanno avendo buoni risultati con l’eolico e si potrebbe sviluppare il fotovoltaico. Invece, dal momento che la Sardegna è l’unico territorio italiano antisismico, il buon cavaliere ci piazzerà le centrali nucleari. Le scorie le useranno ai poligoni di Teulada e di Perdasdefogu.
E’ per me incomprensibile come un italiano possa affermare che il governo berlusconi abbia recepito e lavori per le “reali istanze” degli italiani.
Al momento, e prodi prima di lui, e tutti gli altri governi, si stanno prodigando ad aumentare i privilegi degli “onorevoli ladroni”. Con una moglie presidente della regione, i figli imbucati nel partito, un giornaletto superfinanziato dai soldi pubblici, senza contare le rendite personali, l’esimio mastella clemente aveva bisogno di più di 300.000 euro per il suo “reinserimento sociale”? Per chi crede che lo stesso assegno verrà devoluto a tutti quelli che hanno perso il posto di lavoro o lo perderanno prossimamente, si sbagliano di grosso. I denari sono solo per i politicanti privilegiati. Tutti gli altri s’arrangino, e dividano la mensa della caritas con gli immigrati. Forse così si incentiverà la solidarietà, la fratellanza fra i popoli, l’uguaglianza sociale che se ne esce solo nel momento del bisogno. E chissà che questo non sia un punto a favore degli italiani.giovedì, marzo 05, 2009
Storie di ordinaria italianità
Gli italiani ormai accattoni / come tanti pecoroni /corron dietro al berlusconi / per cadere nei burroni.
Intervento n° 985 - Sesso F - Età 36-40 anni - Professione Impiegato - Tipo di contratto Dipendente a termine / a progetto / altro - Settore Sanità e assistenza sociale - Città SR
La storia
Salve, adesso i sindacati si rendono conto. Ad ottobre io ed altre mie colleghe infermiere presso l'asl 8 di Siracusa, siamo state licenziate ancora prima che scadesse il contratto. La nostra asl aveva subito recepito una circolare del'assesore Russo che dava attuazione al decreto Brunetta che non consente di lavorare nella stessa azienda per più di 3 anni in 5 anni. Adesso siamo a casa per un paio di mesi ancora ci pagherà l' inps, se non ci credete vi invio la lettera di licenziamento. Poi dicono che non c'è personale. Grazie Angela.
Intervento n° 990 - Sesso M - Età oltre 55 anni - Professione Quadro - Tipo di contratto Dipendente a termine / a progetto / altro - Settore Altro - Città - BG
La storia
Nasce una figlia, la madre entra in depressione, cerco di mettermi in proprio a 43 anni dopo 15 di inesegnamento e amministrazione e marketing in azienda. Niente pensione. Mi separo (mantengo tutti) e cerco lavoro: solo cosette saltuarie, son troppo vecchio già a 47 anni. Tutto precipita, vendo casa a 50 anni e vado in affitto, e ricerco lavoro. Pure il figlio entra in depressione per tre anni. Resisto. Lavoro niente (non posso portar cassette, potessi lo farei), son più vecchio di prima . Solo umiliazioni. Ora ne ho 59, di lavoro non se ne parla, di pensione nemmeno, di aiuti pubblici nulla. Presto non avrò nemmeno i soldi per un affitto. Farò presto il barbone, ancora mi sento libero, ma che minchia di società è quella in cui puoi lavorare a malapena per 20 anni e a 45 sei già vecchio bacucco? Ah, in Italia il titolo di studio (laurea 110 L) e un po’ di sale in zucca serve a niente, contano solo le relazioni, essere yes men in ginocchio e una abbondante dose di pelo sullo stomaco. E manco posso suicidarmi, che mi tengono in vita sospesa in eterno. Amen.
Ora il governo vuole alzare l’età per la pensione, mentre si parla di contratti di solidarietà, cioè i dipendenti lavoreranno a part-time per mantenere il lavoro ai colleghi, e il decreto gelmini, assieme alle assurde legiferazioni brunettiane, prossimamente manderà a casa migliaia di lavoratori a tempo determinato. Ha senso tutto questo?
Nella mia scuola ci sono due lavoratrici over-60 e due con contratto a termine. Se applicato alla lettera il decreto gelmini, le due a tempo determinato il prossimo anno staranno a casa, con l’assegno di disoccupazione per sei mesi e poi la social card con 40 euro al mese, senza poter fare nulla se non, forse, qualche lavoretto a nero, pesando sulla società. Le over-60 continueranno a lavorare fino ai 65 e magari oltre. Il buon senso vorrebbe il contrario, eppure... Che risparmio potrà esserci per lo Stato, se da una parte risparmierà sulle due pensioni, ma in qualche modo dovrà mantenere le due disoccupate?
Mi sembra di sognare, di vivere in un incubo italiano...
Mi piacerebbe conoscere il brunetta, professore e gran filosofo, consulente esperto non ho capito bene di cosa, ora ministro. Mi chiedo se i suoi titoli valgano qualcosa, o se siano i soliti titoli statali. Nel pubblico impiego non esiste la meritocrazia, di cui tanto il suddetto ministro si riempie la bocca. Si va avanti, per quel minimo che è consentito, per conoscenze spesso, per anzianità e per titoli ufficialmente. Se poi i titoli sono marcati Cepu o simili, non importa. Se poi i titolati non sanno neanche scrivere in italiano (e non siamo nell’Uzbekistan), non ha nessuna importanza.
Leggere le storie dei disoccupati mi mette angoscia, perché troppo vere, troppo crude. Ai deputati e senatori di Montecitorio una pasta con ragù costa 1,50 euro, pardòn, hanno rialzato il prezzo, probabilmente a 2 euro, e un caffè 50 centesimi. Di sicuro, abituati come sono, la pasta sarà di 1 qualità, di grano duro, magari bio. Si rendono conto gli italiani di tutto questo? Si rendono conto di quanti connazionali la pasta con ragù non la mangiano da un pezzo, perché inaccessibile per i loro mezzi, contro uno stipendio di 8 - 9 mila euro netti mensili di un deputato? Spero che all’esimio Francesco Rutelli il ragù macchi indelebilmente la sua immacolata cravatta.
La storia
Salve, adesso i sindacati si rendono conto. Ad ottobre io ed altre mie colleghe infermiere presso l'asl 8 di Siracusa, siamo state licenziate ancora prima che scadesse il contratto. La nostra asl aveva subito recepito una circolare del'assesore Russo che dava attuazione al decreto Brunetta che non consente di lavorare nella stessa azienda per più di 3 anni in 5 anni. Adesso siamo a casa per un paio di mesi ancora ci pagherà l' inps, se non ci credete vi invio la lettera di licenziamento. Poi dicono che non c'è personale. Grazie Angela.
Intervento n° 990 - Sesso M - Età oltre 55 anni - Professione Quadro - Tipo di contratto Dipendente a termine / a progetto / altro - Settore Altro - Città - BG
La storia
Nasce una figlia, la madre entra in depressione, cerco di mettermi in proprio a 43 anni dopo 15 di inesegnamento e amministrazione e marketing in azienda. Niente pensione. Mi separo (mantengo tutti) e cerco lavoro: solo cosette saltuarie, son troppo vecchio già a 47 anni. Tutto precipita, vendo casa a 50 anni e vado in affitto, e ricerco lavoro. Pure il figlio entra in depressione per tre anni. Resisto. Lavoro niente (non posso portar cassette, potessi lo farei), son più vecchio di prima . Solo umiliazioni. Ora ne ho 59, di lavoro non se ne parla, di pensione nemmeno, di aiuti pubblici nulla. Presto non avrò nemmeno i soldi per un affitto. Farò presto il barbone, ancora mi sento libero, ma che minchia di società è quella in cui puoi lavorare a malapena per 20 anni e a 45 sei già vecchio bacucco? Ah, in Italia il titolo di studio (laurea 110 L) e un po’ di sale in zucca serve a niente, contano solo le relazioni, essere yes men in ginocchio e una abbondante dose di pelo sullo stomaco. E manco posso suicidarmi, che mi tengono in vita sospesa in eterno. Amen.
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Leggo nuovamente le storie dei disoccupati su repubblica, anche se mi mettono angoscia e non vorrei leggerle. Mi rivedo quando anch’io cercavo lavoro, ed ero una donna con più di 40 anni. Difficilissimo trovarne uno che fosse un lavoro vero. Non pretendevo fosse a tempo indeterminato, quello magari l’avrei cercato con calma, ma almeno stabile, e non due ore qua e una là. Sono stata fortunata, sebbene a quel tempo la priorità, all’ufficio di collocamento, veniva data ai giovani e per gli “anziani” le possibilità erano pari a zero. Per carità, i giovani hanno tutto il diritto ad avere un lavoro, ma una persona come quella di cui riporto sopra la storia, come può vivere, senza l’aiuto della crocerossa o di altri volontari? Il posto io l’ottenni perché le ragazze che avevo davanti in graduatoria rifiutarono il lavoro e perché si trattava di sostituire una felice pensionata. Se quella bidella non avesse potuto andare in pensione, se le ragazze non avessero rifiutato, come sarebbe stato il mio presente?Ora il governo vuole alzare l’età per la pensione, mentre si parla di contratti di solidarietà, cioè i dipendenti lavoreranno a part-time per mantenere il lavoro ai colleghi, e il decreto gelmini, assieme alle assurde legiferazioni brunettiane, prossimamente manderà a casa migliaia di lavoratori a tempo determinato. Ha senso tutto questo?
Nella mia scuola ci sono due lavoratrici over-60 e due con contratto a termine. Se applicato alla lettera il decreto gelmini, le due a tempo determinato il prossimo anno staranno a casa, con l’assegno di disoccupazione per sei mesi e poi la social card con 40 euro al mese, senza poter fare nulla se non, forse, qualche lavoretto a nero, pesando sulla società. Le over-60 continueranno a lavorare fino ai 65 e magari oltre. Il buon senso vorrebbe il contrario, eppure... Che risparmio potrà esserci per lo Stato, se da una parte risparmierà sulle due pensioni, ma in qualche modo dovrà mantenere le due disoccupate?
Mi sembra di sognare, di vivere in un incubo italiano...
Mi piacerebbe conoscere il brunetta, professore e gran filosofo, consulente esperto non ho capito bene di cosa, ora ministro. Mi chiedo se i suoi titoli valgano qualcosa, o se siano i soliti titoli statali. Nel pubblico impiego non esiste la meritocrazia, di cui tanto il suddetto ministro si riempie la bocca. Si va avanti, per quel minimo che è consentito, per conoscenze spesso, per anzianità e per titoli ufficialmente. Se poi i titoli sono marcati Cepu o simili, non importa. Se poi i titolati non sanno neanche scrivere in italiano (e non siamo nell’Uzbekistan), non ha nessuna importanza.
Leggere le storie dei disoccupati mi mette angoscia, perché troppo vere, troppo crude. Ai deputati e senatori di Montecitorio una pasta con ragù costa 1,50 euro, pardòn, hanno rialzato il prezzo, probabilmente a 2 euro, e un caffè 50 centesimi. Di sicuro, abituati come sono, la pasta sarà di 1 qualità, di grano duro, magari bio. Si rendono conto gli italiani di tutto questo? Si rendono conto di quanti connazionali la pasta con ragù non la mangiano da un pezzo, perché inaccessibile per i loro mezzi, contro uno stipendio di 8 - 9 mila euro netti mensili di un deputato? Spero che all’esimio Francesco Rutelli il ragù macchi indelebilmente la sua immacolata cravatta.
lunedì, marzo 02, 2009
Chi si accontenta, gode?!?!!
Leggevo le storie dei disoccupati su repubblica e mi rivedevo quando, passati i 40 anni, anch’io come loro ero senza lavoro, solidale alla loro preoccupazione per un futuro che purtroppo non è incerto, ma certamente nero. Leggendo qua e là credo che il problema di fondo non sia la concorrenza industriale, o il costo della manodopera e dei materiali, piuttosto la frode di chi, impresario, non ha alcuno scrupolo per accaparrare più soldi possibile sfruttando i dipendenti con contratti a termine o riducendo gli organici per diminuire le uscite. Di questa situazione tutta la colpa è dei politicanti italiani che col loro esempio fraudolento alimentano la disonestà a tutti i livelli. “Mors tua vita mea” e la solidarietà non paga.
Càpita poi che arrivo all’intervento d’un ex dirigente, età 31-35 anni, una laurea, master, tirocini, diversi attestati a corsi, corsetti, attestati di stima e professionalità. Costui è uno di quei fortunati che, pur perdendo il lavoro a progetto presso la Provincia, ha un nuovo lavoro, anche se, mi dispiace davvero per lui, anche questo a tempo determinato. Che lavoro ha trovato? Un impiego da bidello. Pardòn, collaboratore scolastico. Ma come mai, gli chiedono i nuovi colleghi. Bisogna adattarsi a tutto, risponde lui. Un lavoro onesto è sempre buono, dico io. Oltrettutto costui si beccherà 1200 euro mensili, cifra che io, bidella di ruolo ormai da anni, non ho mai preso.
Mi secca, questo atteggiamento. Mi secca moltissimo. Posso essere compartecipe al suo dispiacere di non avere un adeguato lavoro dopo aver tanto studiato, ma il sentire continuamente queste gratuite offese mi secca. In un periodo di crisi globale, un onesto lavoro da 1200 euro al mese non va bene? Con tutti i laureati a spasso, davvero c’è qualcuno che ancora crede d’aver spianata la strada del lavoro per il semplice motivo d’aver una laurea in tasca? Forse gli italiani, a causa del plagio indotto dalle tivù rai-set dove tutti sono tirati a lucido, alla moda e col guadagno facile, pensano che a loro siano riservati solo i lavori “belli”, di “classe”, impiegati o dirigenti? e che certi altri posti, più umili, siano da riservare agli immigrati? Anch’io ho fatto corsi e corsetti, un tempo avevo uno studio, ho fatto l’impiegata. Ma devo pagare l’affitto ai primi del mese e le bollette arrivano sempre puntuali. A causa del “classismo” mi fanno fare corsi di alfabetizzazione informatica degna d’un bambino delle elementari (la gelmini ha tagliato l’informatica nella scuola primaria proprio con quel disegno), la mia esperienza, i corsi fatti non contano nulla. Ma in fin dei conti, per me, cosa conta? solamente un lavoro, con uno stipendio regolare, in cambio del servizio che mi viene richiesto. La gratificazione nel lavoro non esiste più, bisogna cercarla altrove. A meno che non si cambi la mentalità disonesta e classista dei politicanti, che spremono i lavoratori fino all’impossibile, in cambio di poco o nulla.
Càpita pure che oggi una ragazzotta, di cui è meglio tacere il nome per pietà, al diniego d’una bidella per qualcosa che lei voleva ma non le era concesso, ha detto, testuali parole: “adesso anche i servi hanno imparato ad alzare la testa”. Chissà se da grande, quando si sarà laureata, questa ragazzotta riuscirà ad averlo, un posto da bidella.
Càpita poi che arrivo all’intervento d’un ex dirigente, età 31-35 anni, una laurea, master, tirocini, diversi attestati a corsi, corsetti, attestati di stima e professionalità. Costui è uno di quei fortunati che, pur perdendo il lavoro a progetto presso la Provincia, ha un nuovo lavoro, anche se, mi dispiace davvero per lui, anche questo a tempo determinato. Che lavoro ha trovato? Un impiego da bidello. Pardòn, collaboratore scolastico. Ma come mai, gli chiedono i nuovi colleghi. Bisogna adattarsi a tutto, risponde lui. Un lavoro onesto è sempre buono, dico io. Oltrettutto costui si beccherà 1200 euro mensili, cifra che io, bidella di ruolo ormai da anni, non ho mai preso.
Mi secca, questo atteggiamento. Mi secca moltissimo. Posso essere compartecipe al suo dispiacere di non avere un adeguato lavoro dopo aver tanto studiato, ma il sentire continuamente queste gratuite offese mi secca. In un periodo di crisi globale, un onesto lavoro da 1200 euro al mese non va bene? Con tutti i laureati a spasso, davvero c’è qualcuno che ancora crede d’aver spianata la strada del lavoro per il semplice motivo d’aver una laurea in tasca? Forse gli italiani, a causa del plagio indotto dalle tivù rai-set dove tutti sono tirati a lucido, alla moda e col guadagno facile, pensano che a loro siano riservati solo i lavori “belli”, di “classe”, impiegati o dirigenti? e che certi altri posti, più umili, siano da riservare agli immigrati? Anch’io ho fatto corsi e corsetti, un tempo avevo uno studio, ho fatto l’impiegata. Ma devo pagare l’affitto ai primi del mese e le bollette arrivano sempre puntuali. A causa del “classismo” mi fanno fare corsi di alfabetizzazione informatica degna d’un bambino delle elementari (la gelmini ha tagliato l’informatica nella scuola primaria proprio con quel disegno), la mia esperienza, i corsi fatti non contano nulla. Ma in fin dei conti, per me, cosa conta? solamente un lavoro, con uno stipendio regolare, in cambio del servizio che mi viene richiesto. La gratificazione nel lavoro non esiste più, bisogna cercarla altrove. A meno che non si cambi la mentalità disonesta e classista dei politicanti, che spremono i lavoratori fino all’impossibile, in cambio di poco o nulla.
Càpita pure che oggi una ragazzotta, di cui è meglio tacere il nome per pietà, al diniego d’una bidella per qualcosa che lei voleva ma non le era concesso, ha detto, testuali parole: “adesso anche i servi hanno imparato ad alzare la testa”. Chissà se da grande, quando si sarà laureata, questa ragazzotta riuscirà ad averlo, un posto da bidella.
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