
La Tomba dell'Ovile.
La crisi economica che imperversa sull’Isola da tempo fa cadere in ultimo piano le bellezze archeologiche, che pure potrebbero essere uno sbocco occupazionale, se ben pubblicizzate e organizzate, lasciando fuori le zampe rapaci dei politici. Un “made in Sardigna” funzionante e propositivo della cultura e della produzione locale che valorizzi l’Isola, le sue peculiarità e le sue preziosissime antichità. Invece tutto viene fatto a uso e consumo dei capitalisti locali e spesso d’oltremare, che sfruttano il territorio per costruire esclusivi villaggi estivi sulla costa o perdenti poli industriali in mezzo alle montagne. Per i politici la Sardegna è un territorio da regalare agli estranei, prima fra tutti la Nato per i suoi giochi di guerra, da sfruttare lasciando alla fine solo terra bruciata, incolta, malata.
Fuori dell’Isola tutti conoscono i nuraghe, ma sono pochissimi quelli che sanno dell’esistenza di Menhir, Dolmen e Domus de Janas. In Sardegna vi è anche una Ziqqurat, unica in Europa, che si può visitare a singhiozzo, ossia quando ci sono i soldi per pagare il personale addetto alla sua sorveglianza.
Le domus de janas, letteralmente “case delle fate” sono tombe preistoriche antecedenti ai nuraghe, e, come spesso avvenuto per altre antichità, in epoche successive furono usate da altre popolazioni e per altri scopi, molto spesso come riparo per i pastori.
Per chi volesse provare il brivido di una scarpinata su di un percorso accidentato tra erba alta, rovi e pietraie, con l’immancabile inseguimento del maremmano a guardia delle pecore nei pascoli circostanti, queste di S’Adde ‘e Asile sono una vera meraviglia. Sconosciute ai più, compresi i sardi. Il complesso della necropoli, formato da diverse tombe, è situato nel Comune di Ossi (SS), al confine con quello di Florinas, proprio di fronte ad una cava di silicio.
Il nome, S'Adde 'e Asile, credo significhi “La valle di Basilio”, ovvero il pascolo, o l’ovile, di un pastore: difatti in uno dei vani più ampi sono stati costruiti alcuni muretti, ed è chiamata appunto Tomba dell’Ovile. La Tomba Maggiore è la più grande dell’Isola, essendo formata da 21 vani. Alcune di queste Domus sono decorate con raffigurazioni del dio Toro, uno dei primi segni della religiosità; altre con un magnifico disegno romboidale e per questo chiamate Clessidre, altre hanno il soffitto costolato. Le immagini sono buone, ma certamente visitarle personalmente è tutt’altra cosa. Un invito? certo. Un invito a conoscere la vera Sardegna, una richiesta d’aiuto per la salvaguardia del territorio contro la speculazione berlusconiana, di cui pare sia diventata una roccaforte. Le Domus de Janas hanno resistito per millenni all’erosione del tempo e agli uomini, ma chissà se resisteranno alla ventata di maestrale il giorno in cui un incidente farà saltare una centrale nucleare in Francia.
Fuori dell’Isola tutti conoscono i nuraghe, ma sono pochissimi quelli che sanno dell’esistenza di Menhir, Dolmen e Domus de Janas. In Sardegna vi è anche una Ziqqurat, unica in Europa, che si può visitare a singhiozzo, ossia quando ci sono i soldi per pagare il personale addetto alla sua sorveglianza.
Le domus de janas, letteralmente “case delle fate” sono tombe preistoriche antecedenti ai nuraghe, e, come spesso avvenuto per altre antichità, in epoche successive furono usate da altre popolazioni e per altri scopi, molto spesso come riparo per i pastori.
Per chi volesse provare il brivido di una scarpinata su di un percorso accidentato tra erba alta, rovi e pietraie, con l’immancabile inseguimento del maremmano a guardia delle pecore nei pascoli circostanti, queste di S’Adde ‘e Asile sono una vera meraviglia. Sconosciute ai più, compresi i sardi. Il complesso della necropoli, formato da diverse tombe, è situato nel Comune di Ossi (SS), al confine con quello di Florinas, proprio di fronte ad una cava di silicio.
Il nome, S'Adde 'e Asile, credo significhi “La valle di Basilio”, ovvero il pascolo, o l’ovile, di un pastore: difatti in uno dei vani più ampi sono stati costruiti alcuni muretti, ed è chiamata appunto Tomba dell’Ovile. La Tomba Maggiore è la più grande dell’Isola, essendo formata da 21 vani. Alcune di queste Domus sono decorate con raffigurazioni del dio Toro, uno dei primi segni della religiosità; altre con un magnifico disegno romboidale e per questo chiamate Clessidre, altre hanno il soffitto costolato. Le immagini sono buone, ma certamente visitarle personalmente è tutt’altra cosa. Un invito? certo. Un invito a conoscere la vera Sardegna, una richiesta d’aiuto per la salvaguardia del territorio contro la speculazione berlusconiana, di cui pare sia diventata una roccaforte. Le Domus de Janas hanno resistito per millenni all’erosione del tempo e agli uomini, ma chissà se resisteranno alla ventata di maestrale il giorno in cui un incidente farà saltare una centrale nucleare in Francia.

L'interno della necropoli ipogeica S'Adde 'e Asile.

S'Adde 'e Asile: le meravigliose decorazioni della Tomba delle Clessidre.



























