lunedì, ottobre 05, 2009

Sindacadu de sa Natzione Sarda

Il 2 febbraio 2008 si costituì a Sassari l’Associazione Sindacale Confederale denominata “Su Sindacadu de sa Natzione Sarda”, più brevemente “S.N.S.”.
A questo link potete accedere alla home-page del Sindacato.

Molti potrebbero storcere il naso dinanzi a un nuovo sindacato, specialmente in un periodo tanto critico per i lavoratori, abituati come siamo alle collusioni del mondo sindacale con quello politico e imprenditoriale. Troppe volte abbiamo visto con quanta “leggerezza” i sindacati hanno aderito ai diktat politici di questo o quel governo, chiedendoci chi realmente ne guadagnava.
I lavoratori in Sardegna hanno guadagnato da sempre disoccupazione, grazie appunto alle politiche di governo e sindacali. Oggi ci ritroviamo con fabbriche-mostro che l’inquinamento lo sentono come un loro “diritto”, sovvenzionatissime dallo Stato e supportate dai sindacati, in cambio di sempre più ridotti posti di lavoro.
Queste “sigle sindacali nazionali” conoscono realmente le esigenze del territorio e del popolo sardo?
Noi iscritti crediamo di no. Per questo e tanti altri motivi si è costituito il nuovo sindacato, che chiede l’appoggio e il sostegno del popolo sardo per la salvaguardia del nostro territorio; per un lavoro più compatibile con la nostra diversità che non è la realtà emiliana o friulana; per i nostri diritti calpestati da sempre da un governo che qui sfrutta e basta.
Un territorio che potrebbe essere autosufficiente per la produzione energetica fino ad esportarla, se solo i sardi lo volessero. A questo link vi propongo un articolo sul Piano Energetico della Regione Alto Adige. Da noi invece, sebbene il governatore Cappellacci neghi, il Governo Berlusconi vorrebbe impiantare il nucleare, e le centrali eoliche sono tutte di proprietà extraterritoriale.

Anche il settore della scuola è in mano alle sigle sindacali nazionali, che nulla fanno per il popolo sardo. La Sardegna è una regione sfruttata in tutti i campi da secoli, conseguentemente una delle regioni dove la disoccupazione è più alta assieme all’emigrazione, dove la dispersione scolastica assume problemi sociali gravissimi e troppo assistenzialismo negativo.
All’avvio del nuovo anno scolastico, si è riproposto il tema dei progetti extracurricolari per la dispersione scolastica, cui il governo ha stanziato diversi milioni per progetti in cui comprendere i lavoratori precari. Negli istituti si assiste invece al solito accaparramento delle docenze e impieghi di supporto da parte del personale di ruolo. L’SNS vuole dire basta a questo andazzo vergognoso (supportato senza ritegno da tutte le maggiori sigle sindacali nazionali) anteponendo ai lavoratori in ruolo già retribuiti i disoccupati, sia per l’insegnamento che per il supporto, per i progetti volti agli studenti presenti a scuola, sia per il recupero dei ragazzi che la scuola l’hanno abbandonata, dando vero significato ai progetti contro la dispersione scolastica.

Il Governo italiano non lo riconosce come sindacato autorizzato alla contrattazione, non avendo iscritti almeno il 5% dei lavoratori italiani. Ma l’SNS non intende divenire una nuova Cisl, o Uil, o Snals, o Cgil; non ne vuole essere antagonista a livello nazionale, ma essere un sindacato di Sardi per la Sardegna, una base per chi vuole costruire nuove possibilità di sviluppo per la Sardegna, per il suo futuro.

Insomma, una chiamata a raccolta del popolo sardo, in Regione o emigrati in Continente, per dargli forza e voce. Quella voce che il governo italiano cerca con tutti i mezzi di zittire, anche con le ingiuste persecuzioni verso chi non accetta compromessi nè ricatti.
Un’invito a informarvi, a comparare le scelte e le finalità di SNS con altri sindacati che della Sardegna conoscono solo le spiagge e i nuraghe. E se gli argomenti sono convincenti, non perdete l’occasione! La Sardegna, checchè ne dicano papi, i suoi predecessori e tutta la corte che ne ruota attorno, è davvero in situazione drammatica.

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