Il signor Mario Draghi, a capo della Banca d’Italia, vorrebbe riformare il sistema pensionistico, mandando i lavoratori in pensione a 70 o meglio a 80 anni.
La sua motivazione di fondo è che nel nostro Paese si pagano troppe pensioni, e non posso negarlo, dal momento che la natalità è bassa e l’aspettativa di vita si alza.
Ma non sarebbe meglio riformare l’attuale legge, senza aumenti di sorta dell’età?
Il signor Draghi ha mai lavorato in una scuola? Immagino di no.
Di certo non sa quanto sono produttivi docenti, impiegati e bidelli dopo una certa età, acciaccati dalla vecchiaia più o meno precoce. Non è usanza dei soli bidelli, come qualcuno vuol far credere, d’imbucarsi a chiacchierare perché il fisico non ce la fa più, ed è comprensibile. Non è comprensibile che lo Stato gli dia la possibilità di rimanere in servizio oltre i limiti d’età, senza alcuna verifica sui loro redditi e proprietà. Se è sopportabile dal lato umano la permanenza in servizio di un collega anziano con coniuge e figli disoccupati a carico; non lo è la permanenza di persone che restano in servizio perchè a casa non saprebbero che fare oltre ad annoiarsi. Non è sopportabile perchè il loro lavoro ricade sui rimanenti “abili” e perché non è giustificato dall’alto numero di disoccupati.
Per non parlare delle “promozioni” in uso tra i lavoratori statali. Ignobili corsi e-lerning di riqualificazione volti a persone che non sanno nemmeno accendere il computer, ma che gli permette d’avere uno scatto d’anzianità ed un aumento sullo stipendio. Se si può immaginare che col tempo questo personale riuscirà per volontà propria ad imparare l’uso di internet e finalmente capire cos’era quel “e-lerning” mostruoso del corso quasi imposto; non è immaginabile che lo stesso accada ai pensionati, inseriti nei corsi due o tre mesi prima della quiescenza. Parlo dei corsi Indire, e chi si ritrova un corsista tra i parenti, (facile, dato l’alto numero del personale del settore istruzione), dopo spiegazioni più dettagliate, può farsi quattro risate o arrabbiarsi ancor più per come vengono spesi i già pochi soldi per l’istruzione.
Se così si destreggiano gli statali nel settore istruzione e ugualmente negli altri della P.A., un discorso a parte va fatto per i dipendenti dell’Interno e della Difesa: da che sono nata ho conosciuto colonnelli che un mese prima della quiescenza magicamente venivano promossi generali: ovvero un considerevolissimo aumento sulla pensione. E non è per fare polemiche sui ragazzi impiegati in Afghanistan o in Iraq, eroi per alcuni o equiparati ad un qualsiasi altro lavoratore per altri, ma ho notato che tra loro soldati semplici non ce ne sono. Tutti graduati. Certo non sono i tempi dei nostri nonni, che, giovanissimi, dalla Sicilia o dalla Sardegna venivano inviati a combattere a Caporetto per un tozzo di pane, quando c’era, pena la legge marziale si fossero rifiutati. Chissà se Maroni e Bossi sono mai stati a Redipuglia, a leggere i nomi dei caduti della prima guerra mondiale, morti per un’Italia unita solo sulla carta, ma di fatto rimasta sempre divisa: benessere al Nord dei Savoia e di Mussolini, miseria al Sud che non hanno mai cessato di sfruttare.
In Italia non s’è mai smesso di sperperare. Crisi o non crisi, per alcuni è sempre festa: per gli eurodeputati, che si lamentano della diaria troppo povera, dei favori concessi in virtù di parentela o amicizia, dei libercoli di ministri e ministre in edizioni superlusso che fan rimpiangere i calendari, degli alberghi costruiti per un solo evento mondano e rimasti inutilizzati.......
Poi il signor Draghi se ne viene a dirci di lavorare ancora, noi somari, perché l’Italia possa permettersi di continuare ad erogare pensioni d’oro agli onorevoli, 10.000 euro mensili, per aver finto di lavorare per noi cittadini.
Ma non si preoccupi il signor Draghi: gli italiani sono così fessi che andranno al lavoro anche con le badanti (a loro carico, naturalmente) per continuare a mantenere chi continueranno a votare.
La sua motivazione di fondo è che nel nostro Paese si pagano troppe pensioni, e non posso negarlo, dal momento che la natalità è bassa e l’aspettativa di vita si alza.
Ma non sarebbe meglio riformare l’attuale legge, senza aumenti di sorta dell’età?
Il signor Draghi ha mai lavorato in una scuola? Immagino di no.
Di certo non sa quanto sono produttivi docenti, impiegati e bidelli dopo una certa età, acciaccati dalla vecchiaia più o meno precoce. Non è usanza dei soli bidelli, come qualcuno vuol far credere, d’imbucarsi a chiacchierare perché il fisico non ce la fa più, ed è comprensibile. Non è comprensibile che lo Stato gli dia la possibilità di rimanere in servizio oltre i limiti d’età, senza alcuna verifica sui loro redditi e proprietà. Se è sopportabile dal lato umano la permanenza in servizio di un collega anziano con coniuge e figli disoccupati a carico; non lo è la permanenza di persone che restano in servizio perchè a casa non saprebbero che fare oltre ad annoiarsi. Non è sopportabile perchè il loro lavoro ricade sui rimanenti “abili” e perché non è giustificato dall’alto numero di disoccupati.
Per non parlare delle “promozioni” in uso tra i lavoratori statali. Ignobili corsi e-lerning di riqualificazione volti a persone che non sanno nemmeno accendere il computer, ma che gli permette d’avere uno scatto d’anzianità ed un aumento sullo stipendio. Se si può immaginare che col tempo questo personale riuscirà per volontà propria ad imparare l’uso di internet e finalmente capire cos’era quel “e-lerning” mostruoso del corso quasi imposto; non è immaginabile che lo stesso accada ai pensionati, inseriti nei corsi due o tre mesi prima della quiescenza. Parlo dei corsi Indire, e chi si ritrova un corsista tra i parenti, (facile, dato l’alto numero del personale del settore istruzione), dopo spiegazioni più dettagliate, può farsi quattro risate o arrabbiarsi ancor più per come vengono spesi i già pochi soldi per l’istruzione.
Se così si destreggiano gli statali nel settore istruzione e ugualmente negli altri della P.A., un discorso a parte va fatto per i dipendenti dell’Interno e della Difesa: da che sono nata ho conosciuto colonnelli che un mese prima della quiescenza magicamente venivano promossi generali: ovvero un considerevolissimo aumento sulla pensione. E non è per fare polemiche sui ragazzi impiegati in Afghanistan o in Iraq, eroi per alcuni o equiparati ad un qualsiasi altro lavoratore per altri, ma ho notato che tra loro soldati semplici non ce ne sono. Tutti graduati. Certo non sono i tempi dei nostri nonni, che, giovanissimi, dalla Sicilia o dalla Sardegna venivano inviati a combattere a Caporetto per un tozzo di pane, quando c’era, pena la legge marziale si fossero rifiutati. Chissà se Maroni e Bossi sono mai stati a Redipuglia, a leggere i nomi dei caduti della prima guerra mondiale, morti per un’Italia unita solo sulla carta, ma di fatto rimasta sempre divisa: benessere al Nord dei Savoia e di Mussolini, miseria al Sud che non hanno mai cessato di sfruttare.
In Italia non s’è mai smesso di sperperare. Crisi o non crisi, per alcuni è sempre festa: per gli eurodeputati, che si lamentano della diaria troppo povera, dei favori concessi in virtù di parentela o amicizia, dei libercoli di ministri e ministre in edizioni superlusso che fan rimpiangere i calendari, degli alberghi costruiti per un solo evento mondano e rimasti inutilizzati.......
Poi il signor Draghi se ne viene a dirci di lavorare ancora, noi somari, perché l’Italia possa permettersi di continuare ad erogare pensioni d’oro agli onorevoli, 10.000 euro mensili, per aver finto di lavorare per noi cittadini.
Ma non si preoccupi il signor Draghi: gli italiani sono così fessi che andranno al lavoro anche con le badanti (a loro carico, naturalmente) per continuare a mantenere chi continueranno a votare.





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