Non è cosa da sottovalutare, anzi, va valutata attentamente con grande attenzione e con tutta la gravità del caso. Parlo della richiesta di quindici magistrati italiani di mettere sotto tutela un loro collega, il giudice Mesiano, protagonista dell’accusa di corruzione (o concorso in corruzione se proprio vogliamo essere fessi) al premier silvio berlusconi.
Un fatto a mio parere gravissimo, che mette in discussione la vera libertà democratica d’un intero Paese che si dice moderno, civile, democratico.
Purtroppo è una brutta abitudine piegare la testa quando il capo assume toni arroganti, dispotici e dittatoriali, non saprei dire se solo italiana, intendendo comprendere solo il mondo cosiddetto “occidentale”, dove la dittatura è una triste esperienza passata.
Se un individuo non lo vuole fare, forte del suo diritto a lavorare bene, senza trucchi, ma lealmente e onestamente, capita spesso che ci sia chi mette i bastoni tra le ruote, perché l’onestà non ha mezze misure, appiattisce e livella tutto, tutti allo stesso rango e responsabilità, sebbene differenziate a seconda del tipo di malaffare che si voleva compiere.
Questa è la Giustizia.
Non dovrebbe essere uno scalpore, quando viene applicata, ma la normalità.
Ma in un mondo al rovescio, come quello italiano a cui siamo “obbligati” da qualche anno in qua, dove l’INGIUSTIZIA regna sovrana in tutti i campi, a tutti i ranghi, e il risultato è visibile a chiunque non voglia chiudere occhi e orecchie, la GIUSTIZIA diviene clamorosa.
Prima eravamo “abituati” (che brutta parola, in questo contesto, ma purtroppo è quella giusta) alla messa in sicurezza dei giudici contro la mafia, perché sappiamo quanto la mafia e le sue consorelle sono forti in Italia, e di giudici ammazzati o gambizzati ne abbiamo una lunga lista infamante per un popolo che si dice civile; non siamo abituati a un caso come questo: protezione per un giudice che ha emesso una sentenza contraria al capo del governo.
Eppure, personalmente, la ritengo necessaria, urgente. Non credo nemmeno di sbagliare ritenendo che in molti, in questo momento, abbiano lo stesso pensiero. Per l’incolumità del giudice, la sua credibilità, la sua onorabilità. La persona che ha livellato alla stregua di qualsiasi altro cittadino davanti alla Legge, sappiamo tutti quanto sia ampio il suo potere, tanto che nessun Capo di Stato straniero ha mai ritenuto di prenderne le distanze, con scusanti secondo me molto discutibili cioè la stabilità governativa; come se tutti i premier del nostro mondo occidentale fossero uguali, da sottoporre alla giustizia ed essere condannati, previo un lodo che li renda immuni per esercitare la loro personale dittatura. Merkel come berlusconi? Reinfeldt come berlusconi? Zapatero come berlusconi? Quale altro governo occidentale ha un ministro della giustizia la cui occupazione principale è l’immunità del premier?
Certo sarebbe sciocco supporre che gli altri capi di stato occidentali siano al di sopra d’ogni sospetto: il cancelliere tedesco Kohl finì in disgrazia per le tangenti di Mitterand. Ma il punto è proprio questo: “finì in disgrazia” e lasciò il governo del suo Paese. Non aveva un ghedini a preparare le contromosse per ribaltare la sentenza; non aveva un alfano a preparare la sua personale immunità; non aveva un brunetta, una carfagna, un larussa, un cicchitto, un pecorella, una gelmini, un maroni, un tremonti, un gasparri, pronti a blindare il suo governo.
Soprattutto, non aveva un popolo bue, un popolo che si beve qualsiasi scemenza come unica verità vera. Lui, silvio berlusconi, può contare soprattutto su questo, sulla “simpatia” accordatagli dagli italiani; lui, imprenditore fai-da-te, fa invidia a molti e molti vorrebbero essere come lui: corruttore e mafioso ma soprattutto ricco e soprattutto immunizzato verso la Giustizia.
Non deve assolutamente passare inosservato, il gravissimo fatto della protezione al giudice Mesiano. Al male estremo, il giudice che castiga il più “onorevole” degli italiani, non sarebbe un nuovo Falcone, macchia indelebile di mafia e politica, ma peggio, una macchia indelebile a carico dell’Italia intera.
Un fatto a mio parere gravissimo, che mette in discussione la vera libertà democratica d’un intero Paese che si dice moderno, civile, democratico.
Purtroppo è una brutta abitudine piegare la testa quando il capo assume toni arroganti, dispotici e dittatoriali, non saprei dire se solo italiana, intendendo comprendere solo il mondo cosiddetto “occidentale”, dove la dittatura è una triste esperienza passata.
Se un individuo non lo vuole fare, forte del suo diritto a lavorare bene, senza trucchi, ma lealmente e onestamente, capita spesso che ci sia chi mette i bastoni tra le ruote, perché l’onestà non ha mezze misure, appiattisce e livella tutto, tutti allo stesso rango e responsabilità, sebbene differenziate a seconda del tipo di malaffare che si voleva compiere.
Questa è la Giustizia.
Non dovrebbe essere uno scalpore, quando viene applicata, ma la normalità.
Ma in un mondo al rovescio, come quello italiano a cui siamo “obbligati” da qualche anno in qua, dove l’INGIUSTIZIA regna sovrana in tutti i campi, a tutti i ranghi, e il risultato è visibile a chiunque non voglia chiudere occhi e orecchie, la GIUSTIZIA diviene clamorosa.
Prima eravamo “abituati” (che brutta parola, in questo contesto, ma purtroppo è quella giusta) alla messa in sicurezza dei giudici contro la mafia, perché sappiamo quanto la mafia e le sue consorelle sono forti in Italia, e di giudici ammazzati o gambizzati ne abbiamo una lunga lista infamante per un popolo che si dice civile; non siamo abituati a un caso come questo: protezione per un giudice che ha emesso una sentenza contraria al capo del governo.
Eppure, personalmente, la ritengo necessaria, urgente. Non credo nemmeno di sbagliare ritenendo che in molti, in questo momento, abbiano lo stesso pensiero. Per l’incolumità del giudice, la sua credibilità, la sua onorabilità. La persona che ha livellato alla stregua di qualsiasi altro cittadino davanti alla Legge, sappiamo tutti quanto sia ampio il suo potere, tanto che nessun Capo di Stato straniero ha mai ritenuto di prenderne le distanze, con scusanti secondo me molto discutibili cioè la stabilità governativa; come se tutti i premier del nostro mondo occidentale fossero uguali, da sottoporre alla giustizia ed essere condannati, previo un lodo che li renda immuni per esercitare la loro personale dittatura. Merkel come berlusconi? Reinfeldt come berlusconi? Zapatero come berlusconi? Quale altro governo occidentale ha un ministro della giustizia la cui occupazione principale è l’immunità del premier?
Certo sarebbe sciocco supporre che gli altri capi di stato occidentali siano al di sopra d’ogni sospetto: il cancelliere tedesco Kohl finì in disgrazia per le tangenti di Mitterand. Ma il punto è proprio questo: “finì in disgrazia” e lasciò il governo del suo Paese. Non aveva un ghedini a preparare le contromosse per ribaltare la sentenza; non aveva un alfano a preparare la sua personale immunità; non aveva un brunetta, una carfagna, un larussa, un cicchitto, un pecorella, una gelmini, un maroni, un tremonti, un gasparri, pronti a blindare il suo governo.
Soprattutto, non aveva un popolo bue, un popolo che si beve qualsiasi scemenza come unica verità vera. Lui, silvio berlusconi, può contare soprattutto su questo, sulla “simpatia” accordatagli dagli italiani; lui, imprenditore fai-da-te, fa invidia a molti e molti vorrebbero essere come lui: corruttore e mafioso ma soprattutto ricco e soprattutto immunizzato verso la Giustizia.
Non deve assolutamente passare inosservato, il gravissimo fatto della protezione al giudice Mesiano. Al male estremo, il giudice che castiga il più “onorevole” degli italiani, non sarebbe un nuovo Falcone, macchia indelebile di mafia e politica, ma peggio, una macchia indelebile a carico dell’Italia intera.





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