Dal sito http://www.regione.sardegna.it/
LA NUOVA SARDEGNA - Economia: Ottana capitale della produzione di Pet
16 novembre 2007
L’Equipolymers ha acceso i motori dell’impianto da 90 milioni di euro
di Antonello Sechi
L’azienda, per metà americana per metà del Kuwait, annuncia di aver acceso i motori del nuovo impianto da 90 milioni di euro, 36 dei quali coperti da un contributo dello Stato.
Per Ottana, dove i “cadaveri” industriali vecchi e recenti abbondano, è una bella notizia.
L’ammodernamento rende più competitivo lo stabilimento di Ottana, afferma Roberto Lombardi, presidente e amministratore delegato di Equipolymers. Che aggiunge: «Questo investimento è una conferma dell’impegno della società nel perseguire una linea di sviluppo sostenibile che consenta minori consumi energetici e la riduzione delle emissioni ».
Se il sito ha un futuro, ha rivendicato più esplicitamente qualche tempo fa il predecessore, è grazie al personale che si è formato a Ottana e che lo ha mantenuto vivo nonostante i passaggi di proprietà (Anic-Eni, Inca, Dow) e le difficoltà. Cosa che viene riconosciuta dall’attuale proprietà. Nell’elenco dei protagonisti dell’operazione i lavoratori precedono governo, ministeri, autorità regionali e locali, sindacati ecc.
122 i dipendenti diretti. Da verificare per quelli esterni calcolati in 350 tra energia, manutenzioni, trasporti ecc.
Dal sito http://unionesarda.ilsole24ore.com/
Ottana, l'Equipolymers chiude
e mette in vendita lo stabilimento
09 settembre 2009
La Equipolymers ha confermato il proprio disinteresse a proseguire l'attività industriale nell'area di Ottana per via degli alti costi di produzione derivati dalle insostenibili diseconomie e ha ribadito la propria volontà di vendere lo stabilimento, ovvero di lasciare il sito industriale.
Dagli articoli sono state estrapolate solamente le frasi più interessanti.
Credo ci sia poco da aggiungere ai due articoli. Dopo aver rovinato, forse irrimediabilmente, la piana di Ottana, dopo aver incassato i contributi statali, dopo aver illuso centinaia di lavoratori, un’altro pool industriale straniero è in partenza dalla Sardegna.
Chi dobbiamo ringraziare? Le varie compagini politiche e sindacali che si sono susseguite nel governo della regione? Che non hanno saputo guardare con lungimiranza nella corsa degli imprenditori esterni al territorio, sulla predazione dei soldi statali piovuti sulla zona?
Quei soldi dovevano servire per migliorare le condizioni di lavoro dei sardi, non per impoverirli ulteriormente, con l’inquinamento del territorio.
Tutte le grandi industrie dell’Isola sono agonizzanti, mandate avanti a forza con continui contributi dello Stato: Portovesme, Porto Torres, Ottana.
I territori destinati all’addestramento militare sono in continuo aumento.
Alla Maddalena hanno costruito alberghi che non verranno mai utilizzati.
Dalla conquista piemontese in poi, la Sardegna è diventata una colonia italiana. I sardi, popolo fiero e combattivo, si è rassegnato e ha lasciato fare. Ha lasciato che si distruggesse il territorio, che si rubassero i soldi destinati a loro, che soffocassero qualsiasi buona idea “sarda”. Adescati con promesse mai mantenute, per ultimo dal leghista Zaia che a suon di frottole ha comprato i voti di agricoltori e allevatori.
Strano popolo, questo sardo. Capaci di innescare faide secolari all’origine delle quali c’è forse il furto d’un porcetto, ma lasciano fare quando gli portano via la casa, la loro terra. Gli incendi di quest’anno l’hanno disastrata ancora di più, se mai ce n’era bisogno, assicurando più saldamente la dipendenza dallo Stato: non c’è lavoro, non c’è imprenditorialità, non c’è futuro. Neanche le scuole son buone, a detta della Gelmini, e non avranno finanziamenti.
Chi non si accontenta e può farlo emigra in continente o in altri stati.
Chi si ostina a credere di poter migliorare avrà la vita dura, scontrandosi con la rassegnazione del popolo e la repressione dello stato.
Chi si rassegna a vivere dell’elemosina dello stato, del turismo alla briatore, della cassaintegrazione, della convivenza con la nato, distorcendo a proprio danno una visione classista del popolo con pochi mezzi e risorse, chi non può emigrare, indosserà una bella divisa per rappresentare al meglio l’orgoglio della Sardegna.
LA NUOVA SARDEGNA - Economia: Ottana capitale della produzione di Pet
16 novembre 2007
L’Equipolymers ha acceso i motori dell’impianto da 90 milioni di euro
di Antonello Sechi
L’azienda, per metà americana per metà del Kuwait, annuncia di aver acceso i motori del nuovo impianto da 90 milioni di euro, 36 dei quali coperti da un contributo dello Stato.
Per Ottana, dove i “cadaveri” industriali vecchi e recenti abbondano, è una bella notizia.
L’ammodernamento rende più competitivo lo stabilimento di Ottana, afferma Roberto Lombardi, presidente e amministratore delegato di Equipolymers. Che aggiunge: «Questo investimento è una conferma dell’impegno della società nel perseguire una linea di sviluppo sostenibile che consenta minori consumi energetici e la riduzione delle emissioni ».
Se il sito ha un futuro, ha rivendicato più esplicitamente qualche tempo fa il predecessore, è grazie al personale che si è formato a Ottana e che lo ha mantenuto vivo nonostante i passaggi di proprietà (Anic-Eni, Inca, Dow) e le difficoltà. Cosa che viene riconosciuta dall’attuale proprietà. Nell’elenco dei protagonisti dell’operazione i lavoratori precedono governo, ministeri, autorità regionali e locali, sindacati ecc.
122 i dipendenti diretti. Da verificare per quelli esterni calcolati in 350 tra energia, manutenzioni, trasporti ecc.
Dal sito http://unionesarda.ilsole24ore.com/
Ottana, l'Equipolymers chiude
e mette in vendita lo stabilimento
09 settembre 2009
La Equipolymers ha confermato il proprio disinteresse a proseguire l'attività industriale nell'area di Ottana per via degli alti costi di produzione derivati dalle insostenibili diseconomie e ha ribadito la propria volontà di vendere lo stabilimento, ovvero di lasciare il sito industriale.
Dagli articoli sono state estrapolate solamente le frasi più interessanti.
Credo ci sia poco da aggiungere ai due articoli. Dopo aver rovinato, forse irrimediabilmente, la piana di Ottana, dopo aver incassato i contributi statali, dopo aver illuso centinaia di lavoratori, un’altro pool industriale straniero è in partenza dalla Sardegna.
Quei soldi dovevano servire per migliorare le condizioni di lavoro dei sardi, non per impoverirli ulteriormente, con l’inquinamento del territorio.
Tutte le grandi industrie dell’Isola sono agonizzanti, mandate avanti a forza con continui contributi dello Stato: Portovesme, Porto Torres, Ottana.
I territori destinati all’addestramento militare sono in continuo aumento.
Alla Maddalena hanno costruito alberghi che non verranno mai utilizzati.
Dalla conquista piemontese in poi, la Sardegna è diventata una colonia italiana. I sardi, popolo fiero e combattivo, si è rassegnato e ha lasciato fare. Ha lasciato che si distruggesse il territorio, che si rubassero i soldi destinati a loro, che soffocassero qualsiasi buona idea “sarda”. Adescati con promesse mai mantenute, per ultimo dal leghista Zaia che a suon di frottole ha comprato i voti di agricoltori e allevatori.
Strano popolo, questo sardo. Capaci di innescare faide secolari all’origine delle quali c’è forse il furto d’un porcetto, ma lasciano fare quando gli portano via la casa, la loro terra. Gli incendi di quest’anno l’hanno disastrata ancora di più, se mai ce n’era bisogno, assicurando più saldamente la dipendenza dallo Stato: non c’è lavoro, non c’è imprenditorialità, non c’è futuro. Neanche le scuole son buone, a detta della Gelmini, e non avranno finanziamenti.
Chi non si accontenta e può farlo emigra in continente o in altri stati.
Chi si ostina a credere di poter migliorare avrà la vita dura, scontrandosi con la rassegnazione del popolo e la repressione dello stato.
Chi si rassegna a vivere dell’elemosina dello stato, del turismo alla briatore, della cassaintegrazione, della convivenza con la nato, distorcendo a proprio danno una visione classista del popolo con pochi mezzi e risorse, chi non può emigrare, indosserà una bella divisa per rappresentare al meglio l’orgoglio della Sardegna.





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