quasi non volesse mai abbandonarla, neanche una volta appassito.
Càpita di leggere notizie che lasciano interdetti: per l’incapacità di trovare una logica nella vicenda. Se la prova di forza del cavaliere è scontata, se la protesta dei precari tagliati dalla finanziaria è scontata, come le altre mille proteste di questi ultimi tempi, scontatissime dato il governo che ci ritroviamo, quella di ieri, che riporta una vicenda umana i cui protagonisti sono persone sconosciute ai più, lascia veramente di stucco, per le sue implicazioni.
La notizia l’ho trovata a questo link.
Brevemente, una bimba di poco più di cinque anni, con una madre sciagurata a cui è stato tolto l’affido, per quelle gran menti psichiche degli assistenti sociali, sta meglio in un orfanotrofio piuttosto che col padre e i nonni. La colpa del padre è, secondariamente, l’essersi separato dalla moglie. Quella principale, che trattasi di sardo.
La relazione della psicologa che nega l’affido:
“Il babbo si presenta adeguato nella forma e nell'abbigliamento”. Da quando, per avere dei figli, esistono una forma e un abbigliamento standard? Il mio vicino ha una pancia oserei dire schifosa, sempre im brachette, ed ha tre figli che sono perle rare, curati, amati ed educati alla perfezione.
“L’eloquio caratterizzato da un marcato accento sardo”. Quale sarà l’accento della psicologa? emiliano? calabrese? torinese? E’ un fatto che ciascuno di noi non senta il proprio accento, càpita anche a me, eppure al telefono tutti capiscono al volo chi sono, essendo il mio accento friulano una nota caratteristica qua in Sardegna.
“È l'unico figlio maschio di una tipica famiglia sarda, molto numerosa”. Leggendo si scopre che si tratta di tre fratelli. Che concetto ha questa psicologa di “molto numerosa”? E se anche fosse, le famiglie molto numerose sono quelle in cui c’è più solidarietà tra fratelli.
“E dai rapporti molto frequenti tra i parenti”. Eccerto. Frequentare i parenti-serpenti non va bene. I parenti bisogna tenerli alla larga, mai fidarsi di loro. Meglio accettare le caramelle dagli sconosciuti.
Se poi la nonna manda alla nipotina i papassini tramite il papà (anzi, babbo, come dicono in Emilia; questione di usanze, fatali ai fini dell’affido), è un brutto segnale: la bambina crescerà male e viziata.
Quali considerazioni si possono fare? La prima, immediata, che sia una burla: si sa che agli emiliani piace scherzare. Se poi la psicologa è romagnola....
Se burla non è, e purtroppo non lo è, mi chiedo quale grande errore ho fatto sposando un sardo. Che mi succederà? Mi picchierà, mi sfrutterà, mi ruberà il grasso stipendio che secondo Feltri incasso... Quasi quasi mi viene paura, dò retta alla psicologa, chiedo il divorzio e scappo dalla Sardegna.
O forse, pensandola proprio male, la psicologa ha promesso la bimba in affido ad altre persone, estranee e magari in buona fede. Magari suoi parenti o amici. Arrampicandosi sugli specchi per trovare giustificazioni, perseverando nel causare malessere alla bambina. Un male che, data l’età, non potrà mai dimenticare.
Un’Italia questa, lontana dalla politica, dal potere economico e dalle bagarre religiose. Lontana dai mass-media che altro di più importante hanno di cui occuparsi. Un’Italia miserabile nella vita quotidiana. Un’Italia che persevera nel fomentare l’odio regionalista, campanilista, leghista. C’è chi richiama all’unità italiana sventolando il tricolore e preparandosi ai solenni e costosi festeggiamenti dell’anniversario. Ma sono le miserie, le ingiustizie con cui ci si scontra quotidianamente, che fanno la differenza.
Mi perdoni il papà della bimba se vado oltre. Forse non è d’accordo con me, ma io trovo poca differenza nel “sequestro” della piccola Erika e quello di Bruno Bellomonte, sebbene le loro storie sono totalmente diverse. Ma tutti e due dovrebbero tornare qua, tra i loro familiari. Per tutti e due non ci sono motivazioni serie e gravi e fondate per tenerli lontani; ma solo silenzi, cattivi pensieri, razzismo contro i sardi. Quante altre situazioni simili ci saranno, lasciate in ombra dalle miserabili vicissitudini politiche italiane?
La notizia l’ho trovata a questo link.
Brevemente, una bimba di poco più di cinque anni, con una madre sciagurata a cui è stato tolto l’affido, per quelle gran menti psichiche degli assistenti sociali, sta meglio in un orfanotrofio piuttosto che col padre e i nonni. La colpa del padre è, secondariamente, l’essersi separato dalla moglie. Quella principale, che trattasi di sardo.
La relazione della psicologa che nega l’affido:
“Il babbo si presenta adeguato nella forma e nell'abbigliamento”. Da quando, per avere dei figli, esistono una forma e un abbigliamento standard? Il mio vicino ha una pancia oserei dire schifosa, sempre im brachette, ed ha tre figli che sono perle rare, curati, amati ed educati alla perfezione.
“L’eloquio caratterizzato da un marcato accento sardo”. Quale sarà l’accento della psicologa? emiliano? calabrese? torinese? E’ un fatto che ciascuno di noi non senta il proprio accento, càpita anche a me, eppure al telefono tutti capiscono al volo chi sono, essendo il mio accento friulano una nota caratteristica qua in Sardegna.
“È l'unico figlio maschio di una tipica famiglia sarda, molto numerosa”. Leggendo si scopre che si tratta di tre fratelli. Che concetto ha questa psicologa di “molto numerosa”? E se anche fosse, le famiglie molto numerose sono quelle in cui c’è più solidarietà tra fratelli.
“E dai rapporti molto frequenti tra i parenti”. Eccerto. Frequentare i parenti-serpenti non va bene. I parenti bisogna tenerli alla larga, mai fidarsi di loro. Meglio accettare le caramelle dagli sconosciuti.
Se poi la nonna manda alla nipotina i papassini tramite il papà (anzi, babbo, come dicono in Emilia; questione di usanze, fatali ai fini dell’affido), è un brutto segnale: la bambina crescerà male e viziata.
Quali considerazioni si possono fare? La prima, immediata, che sia una burla: si sa che agli emiliani piace scherzare. Se poi la psicologa è romagnola....
Se burla non è, e purtroppo non lo è, mi chiedo quale grande errore ho fatto sposando un sardo. Che mi succederà? Mi picchierà, mi sfrutterà, mi ruberà il grasso stipendio che secondo Feltri incasso... Quasi quasi mi viene paura, dò retta alla psicologa, chiedo il divorzio e scappo dalla Sardegna.
O forse, pensandola proprio male, la psicologa ha promesso la bimba in affido ad altre persone, estranee e magari in buona fede. Magari suoi parenti o amici. Arrampicandosi sugli specchi per trovare giustificazioni, perseverando nel causare malessere alla bambina. Un male che, data l’età, non potrà mai dimenticare.
Un’Italia questa, lontana dalla politica, dal potere economico e dalle bagarre religiose. Lontana dai mass-media che altro di più importante hanno di cui occuparsi. Un’Italia miserabile nella vita quotidiana. Un’Italia che persevera nel fomentare l’odio regionalista, campanilista, leghista. C’è chi richiama all’unità italiana sventolando il tricolore e preparandosi ai solenni e costosi festeggiamenti dell’anniversario. Ma sono le miserie, le ingiustizie con cui ci si scontra quotidianamente, che fanno la differenza.
Mi perdoni il papà della bimba se vado oltre. Forse non è d’accordo con me, ma io trovo poca differenza nel “sequestro” della piccola Erika e quello di Bruno Bellomonte, sebbene le loro storie sono totalmente diverse. Ma tutti e due dovrebbero tornare qua, tra i loro familiari. Per tutti e due non ci sono motivazioni serie e gravi e fondate per tenerli lontani; ma solo silenzi, cattivi pensieri, razzismo contro i sardi. Quante altre situazioni simili ci saranno, lasciate in ombra dalle miserabili vicissitudini politiche italiane?





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