giovedì, settembre 10, 2009

Il degrado delle scuole

Sono stanca, stufa, ho le scatole girate.
Le scuole, “certe scuole”, sono invivibili.
Dicevo a una prof che si lamentava di non esser troppo severa, che la colpa non era della persona, ma dell’ambiente che forma le persone. Ed ora ho paura d’essere come loro, senza nemmeno accorgermi del cambiamento. Perché se non ti adegui, sarai la loro vittima.
Mobbing, liti, dispetti, maleducazione, menefreghismo, ignoranza, inettitudine.
Chi dirige dovrebbe dirigere anche le persone,
ma si limitano a dirigere i soldi
e a elargire zizzania e disparità.

Mi piacerebbe trovare un’altro lavoro.
Dico sul serio.
Anche se qualcuno direbbe che sputo sul piatto che mangio.
Ma di questo lavoro da statale, sicuro, ne farei volentieri a meno.
Brunetta o non brunetta, l’ambiente non è mai cambiato.
Mi spiace per i precari.
Ma la scuola italiana era uno schifo prima
e lo è uguale oggi.
Purtroppo non posso mollarlo
a causa dei parassiti politici che hanno ridotto l’economia a pezzi,
il mondo del lavoro abbonda di disoccupati e cassintegrati.

Devo tenermi questo lavoro. Mi piaccia o no:
“Poverina me, ho una situazione familiare drammatica”.
“Poverina me, ho dieci malattie invalidanti”.
“Poverino me, sono troppo depresso”.
“Devo andare a fare la spesa”.
“Ho da fare la colazione”.
“Ma io abito lontano”.

Insistono per aiutarti quando non ne hai bisogno.
Quando avresti bisogno di loro non ce n’è uno disponibile.
Se parli col direttore, giureranno che parlavi male dei colleghi.
Se sei veramente invalido, faranno di tutto per farti licenziare.
Come passano di ruolo, portano i certificati medici.
Se uno è più bravo lo annientano, perché non sta nella media.

Se sei invalido a causa loro
e ti hanno liquidato con 300 euro,
che ti ripaga per non poter essere più come prima:
qualsiasi sforzo lo senti non triplo, ma in esponenziale,
ti dicono pure che porti degrado alla scuola.
Tu, non chi ti ha ridotto così e ora si gode la grassa pensione statale.
Tu, perché il vile Stato vuol metterti in condizioni di disagio fino alle dimissioni.
Tu, perché il codardo Stato non vuole prendersi le sue responsabilità.
Tu, perché il mondo va così.
Potrai dare solidarietà fin che vuoi
ma riceverla è quanto di più difficile al mondo,
d’altronde, tutti hanno dei problemi
Tu, questo lo capisci ed è un’ingiusta sofferenza in più.

Ma sono scuole? o sono casini?

Si dice che l’importante è avere l’amore,
quando la salute te l’hanno rubata.
Vero.
L’amore unisce, incoraggia, sostiene.
L’amore è comprensione, fiducia, lealtà.
L’amore rasserena il conflitto interiore.

Ma avere giustizia ed equità
ci farebbe vivere tutti meglio.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ed è un lavoro statale.
Pochi, maledetti e subito, anche se in un covo di vipere. Vipere che giurano e spergiurano di essere orbe, zoppe, ciancicate e prossime alla fine... ma che intanto ne seppelliranno parecchi/e di quelli non zoppi, non orbi e non malmessi.
Rompono, sparlano, scansano le fatiche... ma intanto s'ingrassano.
Perchè è difficile accedere al diritto di essere tutelati quando si lavora, e invece i professionisti della malattia invalidante-ma-non-abbastanza vengono stratutelati?

giulia zeta ha detto...

La tua è una domanda che mi pongo sempre anch’io, che rimane senza risposta.
Ho sempre ritenuto che l’importante sia la sostanza, mai la forma. Quest’ultima, è solo un abbellimento della prima, che, quando manca, lascia posto ai problemi più o meno gravi. Certi lavoratori, hanno bisogno d’una guida, d’un supporto, se vogliamo pure d’una sorveglianza; e quando manca, non sanno prendere decisioni, si sentono abbandonate, si creano disparità inesistenti. E nel disastro che producono non sanno moversi e nemmeno risolverlo.
Se alcuni hanno questa forma mentale sin dalla nascita, altri l’acquisiscono sul posto, perché non sono abbandonate solo dai comandanti in capo, ma anche e specialmente da chi dovrebbe tutelarli. I sindacati, invece di favorire politiche comuni di tutela, nel disinteresse generale, si limitano a favorire il singolo lavoratore, creando così ulteriore disparità.
Alla fine, stanchi delle baldorie indecorose, c’è chi prende le redini della situazione e la risolve una volta per tutte: obbligo della divisa. E con quella si pretende di liquidare ogni discussione: tutto in ordine e niente a posto.

franz ha detto...

c'è chi nasce malato e chi no... casomai diventa invalido per causa del lavoro ma continua a s-re utilizzato con mansioni parziali mettendo in condizioni di iper lavoro i colleghi che vedono in lui la causa dell'incremento di fatica nei loro confronti.... alcuni addirittura augurandosi la sua cessazzione respiratoria....tutto comprensibile ?!!?
anche che il soggetto ormai guasto e torturato decida di terminare portandosi appresso il maggior numero di incoraggiatori.....
ola

Anonimo ha detto...

mi leggi nel pensiero?
ciao anto