Ecco una piccola rappresentanza degli ONOREVOLI italiani presenti su Wikipedia:
Berlusconi Silvio (Pdl): reato estinto, prescritto, amnistiato, lodato.
Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento.
Biondi Alfredo (FI): evasione fiscale (reato poi depenalizzato).
Bonsignore Vito (Udc): corruzione.
Borghezio Mario (Lega Nord): incendio aggravato.
Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito e istigazione a delinquere.
Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta.
Carra Enzo (Margherita): falsa testimonianza.
Ciarrapico Giuseppe (Pdl): bancarotta fraudolenta.
Dell’Utri Marcello (FI): false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.
Del Pennino Antonio (FI): finanziamento illecito.
De Michelis Gianni (Psi): corruzione e finanziamento illecito.
Jannuzzi Lino (FI): diffamazione aggravata.
La Malfa Giorgio (FI): finanziamento illecito.
Naro Giuseppe (Udc): abuso d’ufficio.
Patriciello Aldo (Udc): finanziamento illecito.
Pomicino Paolo Cirino (Dc): corruzione e finanziamento illecito.
Previti Cesare (FI): corruzione giudiziaria.
Sciascia Salvatore (Pdl): corruzione giudiziaria
Sterpa Egidio (FI): finanziamento illecito.
Tomassini Antonio (FI): falso in atto pubblico.
Visco Vincenzo (Ds): abuso edilizio.
Vito Alfredo (FI): corruzione.
Questi sono solo deputati, senatori ed europarlamentari condannati per vari reati. Se si estendesse l’elenco agli eletti nelle Regioni, Province e Comuni, il blog non basterebbe a contenerli....
Non si tratta d’un albo d’onore, sebbene qualcuno ne vanti l’appartenenza, ma d’una rappresentanza del nostro governo che dovrebbe far riflettere. Per capire al meglio chi ci governa, chi prende decisioni sulle nostre vite, il perché di certe leggi, decreti, lodi.
Onorevoli dai peccatucci veniali, alcuni, altri decisamente più grossi, ma mai peccati mortali.
Ma davvero non sono così gravi? Ho un dubbio: chi ha corrotto giudici e finanzieri, chi ha falsificato bilanci, chi ha preso tangenti per liquidare società e imprese fingendo bancarotta, chi ha finanziato imprese illecite, chi ha aiutato in un qualsiasi modo la mafia o camorra che sia, chi ha dato fuoco a dei poveracci in un impeto razzista, siamo sicuri che non ha alcun peccato mortale sulla coscienza? Quanti lavoratori e loro famiglie saranno rimasti senza sostentamento grazie ai loro sporchi giochi? Quante persone avranno dovuto emigrare in cerca d’un lavoro che gli veniva negato per favorire indebitamente mafiosi o parenti? I morti a causa di chi lucra sulla vita dei lavoratori, quanti sono? Quanti i suicidi per motivazioni legate sempre al lavoro? Senza contare i morti di mafia, ‘ndrangheta e camorra. Una lista troppo lunga.
La rappresentanza tocca tutti i partiti politici, senza esclusione: un’ulteriore conferma (ma davvero ormai non ce n’è bisogno) che nel nostro Bel Paese dei Balocchi e Veline si è instaurata da tempo la Corporazione dei Politici, una sorta di massoneria che in fase elettorale si spartisce fette di potere. Ogni tanto si assiste a un rigurgito, a una crisi di coscienza con una miserevole presa di posizione di un qualche politico che però, conscio che la catena è dura da spezzare e i privilegi difficili da ripudiare, dopo un vergognoso singulto se ne torna zitto buono nella sua troppo comoda poltrona.
Ora, non dico che debbano essere tutti gettati nelle più putride galere (ormai riservate ai pericolosi clandestini), gettandone via la chiave. Sebbene un po’ di carcere non gli farebbe male, non foss’altro per capire cos’è la solidarietà e l’umanità, di cui mancano totalmente; ma, ecco, in coscienza, ponderatamente, con la mano sul cuore o davanti a un crocefisso o qualsiasi altro modo ognuno abbia per riflettere sulla questione, questi ONOREVOLI non sono le persone giuste per legiferare e decidere della nostra vita, della vita d’una intera nazione.
Se la maggioranza degli elettori al contrario decide che sì, possono farlo anche se condannati; se possono sedere alle poltrone del Senato e della Camera anche se condannati, godere d’uno stipendio di 9.000 euro netti mensili anche se condannati e d’una pensione sempre mensile pari al mio stipendio annuo non dovessero essere rieletti; se possono fare i gaudienti, gli utilizzatori finali, i razzisti, i fiancheggiatori di stato anche se condannati; se la maggioranza degli italiani ritiene buono e giusto lasciarli liberi di agire come e più gli piace;
ebbene, mi chiedo perché non si liberino allora tutti i carcerati, ridando in questo modo fiducia nella società a chi è ingiustamente detenuto, a chi è detenuto inumanamente (meglio la pena di morte che una putrida e squallida cella a un ergastolano). Ingenuo pensiero.... Eppure non posso fare a meno di porre la questione, leggendo le cronache d’un agosto che mai ricordo così fetido di marcio politicume, senza esclusione di colpi a chi contesta il loro agire pur di mantenere le fila del potere. Si ridarebbe fiducia e speranza ai familiari dei carcerati, innocenti eppur condannati a viaggi massacranti senza aereo di stato (utilizzato invece per scorrazzare escort e showman qua e là per l’Italia), per visitare un parente detenuto per “pericolosità sociale” e nessuna condanna a carico, sebbene vi siano leggi dello stato (Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 07/02/2006 e dell’art. 42 della Legge italiana n. 354/75 - “territorialità della pena”) che consentono l’avvicinamento del detenuto, quale sia la condanna e la pena.
Che fiducia possiamo avere nello Stato, se un condannato siede a Palazzo Madama e un’altro a Regina Choeli? Facciamo un esame di coscienza, e riflettiamo. Non è un problema di veline od escort: la politica italiana è diventata più putrida d’una cella putrida. Non basta più la silenziosa mediazione del Vaticano (il più potente pastore delle pecore italiane) preoccupato più a mantenere gli equilibri politici che a una scelta di rigore morale quale vorrebbe insegnare. Non bastano più i rattoppi ad uno stato sociale mancante affidati alla generosità dei volontari. Assistiamo giorno dopo giorno alle ingiustizie di stato: negli ospedali, nelle scuole, nelle fabbriche, nei pubblici uffici, ovunque ci sia un potere e dei privilegi da spartire. Questo ci fa male, ci condanna alla decadenza, all’abbruttimento, alla regressione culturale e umana. Non abbiamo bisogno di mediazione nè di volontari, ma di giustizia sociale. Una grande e sofferta conquista dei nostri padri che oggi ci lasciamo rubare allegramente, troppo occupati a mandare messaggini al cellulare o affascinati dagli inutili famosi alla tivù.
Possiamo mandarli tutti a casa, se solo lo vogliamo. Se solo abbiamo il coraggio di spegnere la tivù e di riflettere, di chiederci a chi conviene se stiamo dalla parte del politico più forte a denari, se domani saremo orgogliosi dell’odio sociale che avremo contribuito a creare.
Berlusconi Silvio (Pdl): reato estinto, prescritto, amnistiato, lodato.
Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento.
Biondi Alfredo (FI): evasione fiscale (reato poi depenalizzato).
Bonsignore Vito (Udc): corruzione.
Borghezio Mario (Lega Nord): incendio aggravato.
Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito e istigazione a delinquere.
Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta.
Carra Enzo (Margherita): falsa testimonianza.
Ciarrapico Giuseppe (Pdl): bancarotta fraudolenta.
Dell’Utri Marcello (FI): false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.
Del Pennino Antonio (FI): finanziamento illecito.
De Michelis Gianni (Psi): corruzione e finanziamento illecito.
Jannuzzi Lino (FI): diffamazione aggravata.
La Malfa Giorgio (FI): finanziamento illecito.
Naro Giuseppe (Udc): abuso d’ufficio.
Patriciello Aldo (Udc): finanziamento illecito.
Pomicino Paolo Cirino (Dc): corruzione e finanziamento illecito.
Previti Cesare (FI): corruzione giudiziaria.
Sciascia Salvatore (Pdl): corruzione giudiziaria
Sterpa Egidio (FI): finanziamento illecito.
Tomassini Antonio (FI): falso in atto pubblico.
Visco Vincenzo (Ds): abuso edilizio.
Vito Alfredo (FI): corruzione.
Questi sono solo deputati, senatori ed europarlamentari condannati per vari reati. Se si estendesse l’elenco agli eletti nelle Regioni, Province e Comuni, il blog non basterebbe a contenerli....
Non si tratta d’un albo d’onore, sebbene qualcuno ne vanti l’appartenenza, ma d’una rappresentanza del nostro governo che dovrebbe far riflettere. Per capire al meglio chi ci governa, chi prende decisioni sulle nostre vite, il perché di certe leggi, decreti, lodi.
Onorevoli dai peccatucci veniali, alcuni, altri decisamente più grossi, ma mai peccati mortali.
Ma davvero non sono così gravi? Ho un dubbio: chi ha corrotto giudici e finanzieri, chi ha falsificato bilanci, chi ha preso tangenti per liquidare società e imprese fingendo bancarotta, chi ha finanziato imprese illecite, chi ha aiutato in un qualsiasi modo la mafia o camorra che sia, chi ha dato fuoco a dei poveracci in un impeto razzista, siamo sicuri che non ha alcun peccato mortale sulla coscienza? Quanti lavoratori e loro famiglie saranno rimasti senza sostentamento grazie ai loro sporchi giochi? Quante persone avranno dovuto emigrare in cerca d’un lavoro che gli veniva negato per favorire indebitamente mafiosi o parenti? I morti a causa di chi lucra sulla vita dei lavoratori, quanti sono? Quanti i suicidi per motivazioni legate sempre al lavoro? Senza contare i morti di mafia, ‘ndrangheta e camorra. Una lista troppo lunga.
La rappresentanza tocca tutti i partiti politici, senza esclusione: un’ulteriore conferma (ma davvero ormai non ce n’è bisogno) che nel nostro Bel Paese dei Balocchi e Veline si è instaurata da tempo la Corporazione dei Politici, una sorta di massoneria che in fase elettorale si spartisce fette di potere. Ogni tanto si assiste a un rigurgito, a una crisi di coscienza con una miserevole presa di posizione di un qualche politico che però, conscio che la catena è dura da spezzare e i privilegi difficili da ripudiare, dopo un vergognoso singulto se ne torna zitto buono nella sua troppo comoda poltrona.
Ora, non dico che debbano essere tutti gettati nelle più putride galere (ormai riservate ai pericolosi clandestini), gettandone via la chiave. Sebbene un po’ di carcere non gli farebbe male, non foss’altro per capire cos’è la solidarietà e l’umanità, di cui mancano totalmente; ma, ecco, in coscienza, ponderatamente, con la mano sul cuore o davanti a un crocefisso o qualsiasi altro modo ognuno abbia per riflettere sulla questione, questi ONOREVOLI non sono le persone giuste per legiferare e decidere della nostra vita, della vita d’una intera nazione.
Se la maggioranza degli elettori al contrario decide che sì, possono farlo anche se condannati; se possono sedere alle poltrone del Senato e della Camera anche se condannati, godere d’uno stipendio di 9.000 euro netti mensili anche se condannati e d’una pensione sempre mensile pari al mio stipendio annuo non dovessero essere rieletti; se possono fare i gaudienti, gli utilizzatori finali, i razzisti, i fiancheggiatori di stato anche se condannati; se la maggioranza degli italiani ritiene buono e giusto lasciarli liberi di agire come e più gli piace;
ebbene, mi chiedo perché non si liberino allora tutti i carcerati, ridando in questo modo fiducia nella società a chi è ingiustamente detenuto, a chi è detenuto inumanamente (meglio la pena di morte che una putrida e squallida cella a un ergastolano). Ingenuo pensiero.... Eppure non posso fare a meno di porre la questione, leggendo le cronache d’un agosto che mai ricordo così fetido di marcio politicume, senza esclusione di colpi a chi contesta il loro agire pur di mantenere le fila del potere. Si ridarebbe fiducia e speranza ai familiari dei carcerati, innocenti eppur condannati a viaggi massacranti senza aereo di stato (utilizzato invece per scorrazzare escort e showman qua e là per l’Italia), per visitare un parente detenuto per “pericolosità sociale” e nessuna condanna a carico, sebbene vi siano leggi dello stato (Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 07/02/2006 e dell’art. 42 della Legge italiana n. 354/75 - “territorialità della pena”) che consentono l’avvicinamento del detenuto, quale sia la condanna e la pena.
Che fiducia possiamo avere nello Stato, se un condannato siede a Palazzo Madama e un’altro a Regina Choeli? Facciamo un esame di coscienza, e riflettiamo. Non è un problema di veline od escort: la politica italiana è diventata più putrida d’una cella putrida. Non basta più la silenziosa mediazione del Vaticano (il più potente pastore delle pecore italiane) preoccupato più a mantenere gli equilibri politici che a una scelta di rigore morale quale vorrebbe insegnare. Non bastano più i rattoppi ad uno stato sociale mancante affidati alla generosità dei volontari. Assistiamo giorno dopo giorno alle ingiustizie di stato: negli ospedali, nelle scuole, nelle fabbriche, nei pubblici uffici, ovunque ci sia un potere e dei privilegi da spartire. Questo ci fa male, ci condanna alla decadenza, all’abbruttimento, alla regressione culturale e umana. Non abbiamo bisogno di mediazione nè di volontari, ma di giustizia sociale. Una grande e sofferta conquista dei nostri padri che oggi ci lasciamo rubare allegramente, troppo occupati a mandare messaggini al cellulare o affascinati dagli inutili famosi alla tivù.
Possiamo mandarli tutti a casa, se solo lo vogliamo. Se solo abbiamo il coraggio di spegnere la tivù e di riflettere, di chiederci a chi conviene se stiamo dalla parte del politico più forte a denari, se domani saremo orgogliosi dell’odio sociale che avremo contribuito a creare.





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