Un'estate che si vorrebbe dimenticare, con una perniciosa politica, e un sempre più inutile e putrido chiacchiericcio estivo tra vip e futuri talenti da escort. E gli incendi. Dal 23 luglio la Sardegna ha continuato a bruciare, sebbene con incendi meno estesi del fatidico giorno iniziale. Migliaia e migliaia di ettari di territorio in cenere. Boschi, macchia mediterranea, oliveti, frutteti, pascoli... I responsabili dello scempio? Boh! Qualcuno è stato arrestato, qualcuno ha ricevuto un avviso di garanzia a piede libero. Dei più, non si saprà mai nulla.
E’ stata la prima volta, per me, vivere un simile cataclisma.... una sorta di “battesimo del fuoco” a cui avrei volentieri rinunciato.
Ho avuto esperienza di alluvioni, con l’auto che andava alla deriva nel fiume d’acqua riversatosi sulla strada, salvata da una anonima ragazza sbucata dal nulla che continuerò a ricordare per sempre con tanto affetto e gratitudine.
Ho avuto esperienza di terremoto, e preferirei dimenticarlo. Ma una volta provata la sua distruzione, ne resta scolpita la memoria, pesando sulle future scelte di una casa.
Esperienze diverse, che lasciano il segno, che fanno riflettere.
Il terremoto è imprevedibile, ma si possono costruire case con fondamenta resistenti alle sollecitazioni sismiche, e il Giappone è l’esempio più eclatante.
Prevenire le tracimazioni dei fiumi è possibile, evitando la cementificazione dell’alveo e degli argini e lasciando terreni di sfogo all’acqua tutt’attorno. I danni delle alluvioni dovute alla pioggia si possono attenuare con vari accorgimenti, primi fra tutti gli scarichi ai lati delle strade, mantenendoli puliti, e magari convogliando le acque in cisterne utilizzabili dall’antincendio.
Contro il vento, a Trieste ci sono corde e corrimano nelle strade per chi non può proprio fare a meno d’uscire, e la Bora può soffiare anche a 150 Kh.
E per prevenire i danni degli incendi?
Qualche cosa si fa. Ho visto su diverse montagne le linee spartifuoco e torrette d’avvistamento. Spesso incontro camionette di forestali, di barracelli, e in questo periodo di vigili del fuoco in ricognizione. C’è un sistema di monitoraggio per le zone maggiormente a rischio, e regolamenti comunali per la loro prevenzione. Difatti, la maggior parte delle zone colpite sono improduttive, come i costoni rocciosi con vegetazione spontanea, inadatti sia al pascolo che all’agricoltura.
Ma si fa troppo poco. Veramente troppo poco ancora.
E più il tempo passa, più tutto peggiora.
Esagerata?
La scorsa settimana, durante un’uscita in campagna, siamo stati fermati da un pastore sospettoso: voleva sapere chi eravamo, dove andavamo e perché. S’è poi fermato a chiacchierare con noi raccontandoci che pochi giorni prima s’era ritrovato, lì, solo, a spegnere un principio d’incendio. Appiccato secondo lui da un vandalo, cioè qualcuno che dopo aver gettato i rifiuti in un fosso, gli aveva dato fuoco. Se non fosse stato lì in quel momento, se avesse avuto paura dell’esser solo, quel fuoco si sarebbe “mangiato” l’intera valle. I “preposti”, arrivati alla fine, a detta del pastore non avevano nemmeno le attrezzature adatte.
Un altro signore, proprietario d’un oliveto andato in fumo, mi diceva che era molto rattristato e avvilito, non tanto dall’aver perso il bell’oliveto che comunque per lui non rappresentava il sostentamento ma era un passatempo pur sempre redditizio, ma piuttosto dall’indifferenza dei compaesani. Ricordava, questo anziano signore, che in passato, quando scoppiava un incendio, tutto il paese si radunava, munito di frasche a combattere il fuoco. Ancor più oggi sarebbero di grandissimo supporto ai vigili del fuoco e ai pochi canadair. Ma la gente oggi è indifferente: dopotutto è l’oliveto del vicino... la mia casa è al sicuro... qua il fuoco non arriverà mai.... non sono affari miei....
Napolitano, dall’alto del Cadore ci ricorda che le Dolomiti sono un bene nazionale da salvaguardare e a tutela di ciò vi è l’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
Fa bene Napolitano a ricordarlo, perché pare che del paesaggio non importi niente a nessuno, tantomeno dell’ambiente. Più terra-terra, sarebbe come dire che saremmo contenti venissero i ladri a svaligarci la casa, anzi, gli terremmo pure la porta aperta, tanto ce ne infischia. Freghiamocene pure, se ogni tanto appiccano fuoco a Bunnari, alla valle del Corvos, a Occhila, al Monte Arci.... Non è cosa nostra, ma di tutti, cioè di nessuno...
La Nuova Sardegna di oggi riporta due articoli. Uno riguarda l’eccellentissimo ex ministro Lunardi, multato per eccesso di velocità nelle acque della Maddalena col suo miserrimo yacht. (curiosamente mi piacerebbe sapere quanti soldi percepisce di pensione... soldi buoni, soldi nostri). L’altro riguardava il bullo padano, lombardo per la precisione, che in sfregio ai divieti è tranquillamente approdato all’isola di Budelli con un’auto anfibia; e di un pic-nic con tavoli, barbeque, camerieri e guardie del corpo d’un gruppo di turisti scesi da uno yacht di 40 metri, sull’isola di Spargi.
Diceva Calderoli a proposito degli immigrati: “il nostro non può più essere un Paese di conquista”. Mi si consenta di ribattere: Nemmeno la Sardegna non se lo può permettere.
Con la differenza che i nostri conquistatori non sono dei poveri migranti, ma arricchiti con tanto di titoli pubblici in Italia e conti in banca all’Estero, senza scrupoli, senza coscienza, senza educazione che al ritorno dalle vacanze racconteranno quanto è bella la Sardegna ma non diranno come l’hanno lasciata. E se il prossimo anno sarà troppo sporca e bruciata, cambieranno rotta e andranno alle Bahamas.
Ecco ciò che mi “brucia” di più in quest’estate rovente: l’indifferenza della gente.
E’ stata la prima volta, per me, vivere un simile cataclisma.... una sorta di “battesimo del fuoco” a cui avrei volentieri rinunciato.
Ho avuto esperienza di alluvioni, con l’auto che andava alla deriva nel fiume d’acqua riversatosi sulla strada, salvata da una anonima ragazza sbucata dal nulla che continuerò a ricordare per sempre con tanto affetto e gratitudine.
Ho avuto esperienza di terremoto, e preferirei dimenticarlo. Ma una volta provata la sua distruzione, ne resta scolpita la memoria, pesando sulle future scelte di una casa.
Esperienze diverse, che lasciano il segno, che fanno riflettere.
Il terremoto è imprevedibile, ma si possono costruire case con fondamenta resistenti alle sollecitazioni sismiche, e il Giappone è l’esempio più eclatante.
Prevenire le tracimazioni dei fiumi è possibile, evitando la cementificazione dell’alveo e degli argini e lasciando terreni di sfogo all’acqua tutt’attorno. I danni delle alluvioni dovute alla pioggia si possono attenuare con vari accorgimenti, primi fra tutti gli scarichi ai lati delle strade, mantenendoli puliti, e magari convogliando le acque in cisterne utilizzabili dall’antincendio.
Contro il vento, a Trieste ci sono corde e corrimano nelle strade per chi non può proprio fare a meno d’uscire, e la Bora può soffiare anche a 150 Kh.
E per prevenire i danni degli incendi?
Qualche cosa si fa. Ho visto su diverse montagne le linee spartifuoco e torrette d’avvistamento. Spesso incontro camionette di forestali, di barracelli, e in questo periodo di vigili del fuoco in ricognizione. C’è un sistema di monitoraggio per le zone maggiormente a rischio, e regolamenti comunali per la loro prevenzione. Difatti, la maggior parte delle zone colpite sono improduttive, come i costoni rocciosi con vegetazione spontanea, inadatti sia al pascolo che all’agricoltura.
Ma si fa troppo poco. Veramente troppo poco ancora.
E più il tempo passa, più tutto peggiora.
Esagerata?
La scorsa settimana, durante un’uscita in campagna, siamo stati fermati da un pastore sospettoso: voleva sapere chi eravamo, dove andavamo e perché. S’è poi fermato a chiacchierare con noi raccontandoci che pochi giorni prima s’era ritrovato, lì, solo, a spegnere un principio d’incendio. Appiccato secondo lui da un vandalo, cioè qualcuno che dopo aver gettato i rifiuti in un fosso, gli aveva dato fuoco. Se non fosse stato lì in quel momento, se avesse avuto paura dell’esser solo, quel fuoco si sarebbe “mangiato” l’intera valle. I “preposti”, arrivati alla fine, a detta del pastore non avevano nemmeno le attrezzature adatte.
Un altro signore, proprietario d’un oliveto andato in fumo, mi diceva che era molto rattristato e avvilito, non tanto dall’aver perso il bell’oliveto che comunque per lui non rappresentava il sostentamento ma era un passatempo pur sempre redditizio, ma piuttosto dall’indifferenza dei compaesani. Ricordava, questo anziano signore, che in passato, quando scoppiava un incendio, tutto il paese si radunava, munito di frasche a combattere il fuoco. Ancor più oggi sarebbero di grandissimo supporto ai vigili del fuoco e ai pochi canadair. Ma la gente oggi è indifferente: dopotutto è l’oliveto del vicino... la mia casa è al sicuro... qua il fuoco non arriverà mai.... non sono affari miei....
Napolitano, dall’alto del Cadore ci ricorda che le Dolomiti sono un bene nazionale da salvaguardare e a tutela di ciò vi è l’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
Fa bene Napolitano a ricordarlo, perché pare che del paesaggio non importi niente a nessuno, tantomeno dell’ambiente. Più terra-terra, sarebbe come dire che saremmo contenti venissero i ladri a svaligarci la casa, anzi, gli terremmo pure la porta aperta, tanto ce ne infischia. Freghiamocene pure, se ogni tanto appiccano fuoco a Bunnari, alla valle del Corvos, a Occhila, al Monte Arci.... Non è cosa nostra, ma di tutti, cioè di nessuno...
La Nuova Sardegna di oggi riporta due articoli. Uno riguarda l’eccellentissimo ex ministro Lunardi, multato per eccesso di velocità nelle acque della Maddalena col suo miserrimo yacht. (curiosamente mi piacerebbe sapere quanti soldi percepisce di pensione... soldi buoni, soldi nostri). L’altro riguardava il bullo padano, lombardo per la precisione, che in sfregio ai divieti è tranquillamente approdato all’isola di Budelli con un’auto anfibia; e di un pic-nic con tavoli, barbeque, camerieri e guardie del corpo d’un gruppo di turisti scesi da uno yacht di 40 metri, sull’isola di Spargi.
Diceva Calderoli a proposito degli immigrati: “il nostro non può più essere un Paese di conquista”. Mi si consenta di ribattere: Nemmeno la Sardegna non se lo può permettere.
Con la differenza che i nostri conquistatori non sono dei poveri migranti, ma arricchiti con tanto di titoli pubblici in Italia e conti in banca all’Estero, senza scrupoli, senza coscienza, senza educazione che al ritorno dalle vacanze racconteranno quanto è bella la Sardegna ma non diranno come l’hanno lasciata. E se il prossimo anno sarà troppo sporca e bruciata, cambieranno rotta e andranno alle Bahamas.
Ecco ciò che mi “brucia” di più in quest’estate rovente: l’indifferenza della gente.





0 commenti:
Posta un commento