5 ottobre 2008. Durante la trasmissione DomenicaIn, messer Feltri si lanciava in un’invettiva contro i bidelli della scuola pubblica, affermando, dati suoi alla mano, che in Italia ci sono più bidelli che carabinieri, e che questi famigerati lavoratori di serie zeta di stipendio prendono più d’un docente.
Nessuna replica in studio ovviamente: niente di nuovo sotto i riflettori della ragion di stato.
Le repliche sono arrivate nei giorni successivi dagli uffici stampa dei sindacati, probabilmente su sollecitazione di quei lavoratori di serie zeta, ovvero i bidelli, offesi pubblicamente nientemeno che da un giornalista di serie A, il quale dovrebbe essere ormai uso dalla lunga carriera a documentarsi prima di sparare boiate.
9 novembre 2008. Su Libero viene pubblicato un editoriale a firma di Vittorio Feltri, di cui riporto solo una parte:
«Un inciso. I bidelli poveracci non hanno colpa. Chi li assume - immagino i sindacati - sa in partenza che non faranno niente perché sono inutili, ma li assume lo stesso. Per generosità d’animo o per simpatia? Non è stato mai accertato. Però è noto che pagano la tessera sindacale e ciò da un determinato punto di vista è un buon motivo. Bisogna aggiungere. Come tutti quelli che nella vita non fanno un cazzo, i bidelli pur soffrendo di un complesso di inferiorità nei confronti dei maestri e dei professori amano darsi delle arie. Al punto che se li chiami col nome del loro mestiere si imbestialiscono. Pretendono un appellativo politicamente corretto: collaboratori scolastici. In fondo si accontentano di poco, soprattutto se si considera che uno capace di conquistarsi un posto in cui non è prevista alcuna attività, eccetto quella di riscuotere lo stipendio e di pagare l’iscrizione alla Cgil, a pensarci bene potrebbe avere ambizioni più alte. Evidentemente oggi contano di più le parole dei fatti».
Che gli avranno fatto, i bidelli, perché abbia tanta acredine nei loro confronti? Forse non l’hanno riverito e servito come lui si aspettava, non rendendosi conto che fare i bidelli non equivale a fare i servi? Ecco, bisogna rendersi conto che i bidelli, o collaboratori scolastici o coadiutori come li si voglia chiamare, sono lavoratori della scuola, come lo sono i tecnici di laboratorio, gli assistenti amministrativi, i docenti. Con orari e mansioni definite da un contratto in cambio di uno stipendio concordato dal ministero e le organizzazioni sindacali. Per semplificare al meglio, Vittorio Feltri è stipendiato per fare il direttore d’un quotidiano, cioè amministrare e controllare i pezzi dei vari giornalisti. Nessuno gli chiederà di stamparlo, il giornale, nè di scendere in strada a fare lo strillone o recapitarlo a casa degli abbonati. A ognuno le sue competenze e le sue mansioni. A me, per esempio, non verrebbe mai in mente di chiedere all’idraulico di curare il giardino. Invece, chissà perché, ai bidelli, poveracci, oltre alle mansioni descritte nel ccnl, gli si chiede di fare i camerieri, il supporto agli infortunati, agli handicappati, alla prevenzione di incendi e altri disastri tipici della scuola italiana, al funzionamento dei sistemi multimediali, bibliotecari, magazzinieri, traslocatori, imbianchini, idraulici, giardinieri, sarte, baby sitter etc etc. Il tutto spesso senza riconoscimento alcuno, perché vengono visti, questi lavoratori, come servi invece che come bidelli, a cominciare da quegli impiegati classisti che riversano colpe e malumori su quelli che dovrebbero essere colleghi seppur con altre mansioni: neanche entrano a scuola se la porta non è aperta, perché aprirla non è loro competenza ma dei bidelli, o se una locandina è appesa male sicuramente sono stati i bidelli: non sia mai che li mescolino con la razza inferiore! Se qualcuno si oppone, presupponendo il sistema in uso oltre le mansioni uno sfruttamento, viene screditato come un fannullone, un becero parassita del sistema scuola, dove invece mancano i controlli della Finanza sulla spartizione dei fondi dello Stato, della Regione, del Comune: 1.500 euro per autoaggiornamento a un docente, che spesso si limita all’acquisto d’un libro, è solo un esempio, e si potrebbe continuare per ore, mettendo dentro tutti, dai bidelli (i disonesti non mancano in nessuna categoria di lavoratori) ai dirigenti e funzionari, questi ultimi gli unici ad avere la possibilità di spartire i denari. La scuola, l’istruzione, nel nostro Paese è marcia come tutte le istituzioni pubbliche, da sempre utilizzate per inserire amici e parenti della classe politica al potere.
Ma perché riproporre oggi, a distanza di tempo, gli sproloqui di messer Feltri?
E’ di questi giorni il cambio ai vertici di due quotidiani della destra berlusconiana: Libero e il Giornale. Due quotidiani di parte, schierati troppo col presunto proprietario del nostro Bel Paese, tanto da non essere considerati quotidiani di libera informazione, ma d’informazione di regime. Ed è polemica sugli stipendi dei direttori, si parla di tre milioni di euro annui a messer Feltri, che subito smentisce: «Vorrei dare un consiglio ai simpatici colleghi della Fnsi, siamo in agosto che cerchino di non fare abuso di acool, perchè solamente bevendo troppo si possono scrivere certe cose senza verificare la fondatezza delle medesime. Io sarei ben lieto di aver incassato 15 milioni di euro e se ogni anno me ne garantissero altri 3, ma queste cifre sono solo nella fantasia malata di una categoria allo sbando di cui la Fnsi è la giusta rappresentanza".
Differenze di classe: tra un bidello, lavoratore di serie zeta, e un direttore di quotidiano fascista, lavoratore di serie A. Lui può permettersi di dare degli ubriaconi a chi congettura sul suo stipendio, può permettersi di querelare la conduttrice di Report per il servizio sull’aggiornamento dell’inchiesta sul finanziamento pubblico della stampa. Può permettersi di offendere e insultare qualsiasi lavoratore che non abbia il supporto della classe politica al potere. Può permettersi di querelare chiunque si sia permesso ribattere ai suoi insulti. Può permettersi questo ed altro...
Io non ho il potere di zittirlo e mandarlo a casa assieme al patriota cavalier silvio da arcore, e tutti quelli che disprezzano chi col loro lavoro li mantiene. Forse è un bene, perché continuerò ad avere la coscienza pulita e a dormire sonni tranquilli. Sono d’accordo però sull’utilità delle tessere sindacali, troppo piccole per soffiarci il naso o altro, dati i vantaggi avuti dopo anni di prelievo in busta paga.
Per inciso, messer feltri: a chi mi chiede che lavoro faccio, rispondo la bidella. Perché l’appellativo politico corretto, coadiutore, è solo una mera presa per i fondelli, ideata e attuata da quei detentori del potere politico e della spartizione di fondi (amici suoi) per raggirare i lavoratori meno smaliziati, che s’illudono che un nuovo appellativo equivalga a più considerazione.
Nessuna replica in studio ovviamente: niente di nuovo sotto i riflettori della ragion di stato.
Le repliche sono arrivate nei giorni successivi dagli uffici stampa dei sindacati, probabilmente su sollecitazione di quei lavoratori di serie zeta, ovvero i bidelli, offesi pubblicamente nientemeno che da un giornalista di serie A, il quale dovrebbe essere ormai uso dalla lunga carriera a documentarsi prima di sparare boiate.
9 novembre 2008. Su Libero viene pubblicato un editoriale a firma di Vittorio Feltri, di cui riporto solo una parte:
«Un inciso. I bidelli poveracci non hanno colpa. Chi li assume - immagino i sindacati - sa in partenza che non faranno niente perché sono inutili, ma li assume lo stesso. Per generosità d’animo o per simpatia? Non è stato mai accertato. Però è noto che pagano la tessera sindacale e ciò da un determinato punto di vista è un buon motivo. Bisogna aggiungere. Come tutti quelli che nella vita non fanno un cazzo, i bidelli pur soffrendo di un complesso di inferiorità nei confronti dei maestri e dei professori amano darsi delle arie. Al punto che se li chiami col nome del loro mestiere si imbestialiscono. Pretendono un appellativo politicamente corretto: collaboratori scolastici. In fondo si accontentano di poco, soprattutto se si considera che uno capace di conquistarsi un posto in cui non è prevista alcuna attività, eccetto quella di riscuotere lo stipendio e di pagare l’iscrizione alla Cgil, a pensarci bene potrebbe avere ambizioni più alte. Evidentemente oggi contano di più le parole dei fatti».
Che gli avranno fatto, i bidelli, perché abbia tanta acredine nei loro confronti? Forse non l’hanno riverito e servito come lui si aspettava, non rendendosi conto che fare i bidelli non equivale a fare i servi? Ecco, bisogna rendersi conto che i bidelli, o collaboratori scolastici o coadiutori come li si voglia chiamare, sono lavoratori della scuola, come lo sono i tecnici di laboratorio, gli assistenti amministrativi, i docenti. Con orari e mansioni definite da un contratto in cambio di uno stipendio concordato dal ministero e le organizzazioni sindacali. Per semplificare al meglio, Vittorio Feltri è stipendiato per fare il direttore d’un quotidiano, cioè amministrare e controllare i pezzi dei vari giornalisti. Nessuno gli chiederà di stamparlo, il giornale, nè di scendere in strada a fare lo strillone o recapitarlo a casa degli abbonati. A ognuno le sue competenze e le sue mansioni. A me, per esempio, non verrebbe mai in mente di chiedere all’idraulico di curare il giardino. Invece, chissà perché, ai bidelli, poveracci, oltre alle mansioni descritte nel ccnl, gli si chiede di fare i camerieri, il supporto agli infortunati, agli handicappati, alla prevenzione di incendi e altri disastri tipici della scuola italiana, al funzionamento dei sistemi multimediali, bibliotecari, magazzinieri, traslocatori, imbianchini, idraulici, giardinieri, sarte, baby sitter etc etc. Il tutto spesso senza riconoscimento alcuno, perché vengono visti, questi lavoratori, come servi invece che come bidelli, a cominciare da quegli impiegati classisti che riversano colpe e malumori su quelli che dovrebbero essere colleghi seppur con altre mansioni: neanche entrano a scuola se la porta non è aperta, perché aprirla non è loro competenza ma dei bidelli, o se una locandina è appesa male sicuramente sono stati i bidelli: non sia mai che li mescolino con la razza inferiore! Se qualcuno si oppone, presupponendo il sistema in uso oltre le mansioni uno sfruttamento, viene screditato come un fannullone, un becero parassita del sistema scuola, dove invece mancano i controlli della Finanza sulla spartizione dei fondi dello Stato, della Regione, del Comune: 1.500 euro per autoaggiornamento a un docente, che spesso si limita all’acquisto d’un libro, è solo un esempio, e si potrebbe continuare per ore, mettendo dentro tutti, dai bidelli (i disonesti non mancano in nessuna categoria di lavoratori) ai dirigenti e funzionari, questi ultimi gli unici ad avere la possibilità di spartire i denari. La scuola, l’istruzione, nel nostro Paese è marcia come tutte le istituzioni pubbliche, da sempre utilizzate per inserire amici e parenti della classe politica al potere.
Ma perché riproporre oggi, a distanza di tempo, gli sproloqui di messer Feltri?
E’ di questi giorni il cambio ai vertici di due quotidiani della destra berlusconiana: Libero e il Giornale. Due quotidiani di parte, schierati troppo col presunto proprietario del nostro Bel Paese, tanto da non essere considerati quotidiani di libera informazione, ma d’informazione di regime. Ed è polemica sugli stipendi dei direttori, si parla di tre milioni di euro annui a messer Feltri, che subito smentisce: «Vorrei dare un consiglio ai simpatici colleghi della Fnsi, siamo in agosto che cerchino di non fare abuso di acool, perchè solamente bevendo troppo si possono scrivere certe cose senza verificare la fondatezza delle medesime. Io sarei ben lieto di aver incassato 15 milioni di euro e se ogni anno me ne garantissero altri 3, ma queste cifre sono solo nella fantasia malata di una categoria allo sbando di cui la Fnsi è la giusta rappresentanza".
Differenze di classe: tra un bidello, lavoratore di serie zeta, e un direttore di quotidiano fascista, lavoratore di serie A. Lui può permettersi di dare degli ubriaconi a chi congettura sul suo stipendio, può permettersi di querelare la conduttrice di Report per il servizio sull’aggiornamento dell’inchiesta sul finanziamento pubblico della stampa. Può permettersi di offendere e insultare qualsiasi lavoratore che non abbia il supporto della classe politica al potere. Può permettersi di querelare chiunque si sia permesso ribattere ai suoi insulti. Può permettersi questo ed altro...
Io non ho il potere di zittirlo e mandarlo a casa assieme al patriota cavalier silvio da arcore, e tutti quelli che disprezzano chi col loro lavoro li mantiene. Forse è un bene, perché continuerò ad avere la coscienza pulita e a dormire sonni tranquilli. Sono d’accordo però sull’utilità delle tessere sindacali, troppo piccole per soffiarci il naso o altro, dati i vantaggi avuti dopo anni di prelievo in busta paga.
Per inciso, messer feltri: a chi mi chiede che lavoro faccio, rispondo la bidella. Perché l’appellativo politico corretto, coadiutore, è solo una mera presa per i fondelli, ideata e attuata da quei detentori del potere politico e della spartizione di fondi (amici suoi) per raggirare i lavoratori meno smaliziati, che s’illudono che un nuovo appellativo equivalga a più considerazione.





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