Questo artropode CLANDESTINO, portatore di gravissime malattie
quali la “peste del gambero”, molto più resistente dei gamberi nostrani
e voracissimo onnivoro, rappresenta una grave e reale minaccia
per il nostro ecosistema fluviale.
La clandestinità è un reato. Mi pare giusto: un clandestino è un EVASORE FISCALE totale, un peso morto per tutti noi contribuenti. Il clandestino al 99,99% è un delinquente, è sporco e malato di tubercolosi: un rischio gravissimo per la nostra società. Il clandestino va isolato in luoghi protetti e poi espulso nella disponibile Libia al costo di 250 milioni di dollari l’anno (ma non c’è paragone con la nostra sicurezza).
Mi sorge però una domanda: Come faranno ora quegli imprenditori di segherie del nord-est, fanatici sostenitori di Brunetta & Co., senza i manovali clandestini? Come faranno quei produttori di pummarò senza i braccianti clandestini? I kapò resteranno senza lavoro? Come faranno quegli allevatori tra Marche, Toscana, Lazio, Sardegna senza i pastori clandestini?
Nel dl sicurezza non ho trovato un comma che disponga pene di qualsiasi sorta per chi offre lavoro ai clandestini. Ce n’è per chi li trasporta, per chi li cura, per chi affitta loro tuguri, ma niente per chi sfrutta il loro lavoro. Che sia una mia svista? possibile, nessuno è perfetto.
La soluzione per quei “benefattori” in ogni caso è facile-facile. Una soluzione praticata da tempo, di cui tutti sono a conoscenza ma sempre senza alcuna prova, vuoi perché ci si fa i fatti propri, vuoi perché sono sempre seccature rognose, vuoi perché vi è coinvolto il sindaco o il compare. La procedura è semplice: A quel 0,01% che delinquente non è e verrà a chiedere lavoro, si assumerà sulla parola per un tozzo di pane e la promessa di liquidare i denari a fine esecuzione. Naturalmente il clandestino accetterà volentieri. Lavorerà al meglio delle sue possibilità, anche se con una laurea in farmacia farà il manovale o il pastore come meglio potrà, illuso della possibilità di ricevere la somma necessaria e l’aiuto per richiedere per il permesso di soggiorno. A fine lavori la sorpresa (non più tanto tale, visto l’andazzo): un’accusa di furto, o di molestie, o addirittura d’essere un affiliato di Al Qaeda, o semplicemente ricordandogli che lui è un clandestino e che dovere d’ogni cittadino è denunciarlo alle forze dell’ordine ed ecco che il gioco è fatto.
Si risparmiano soldi per stipendi e contributi e si fa pure bella figura.
Ripeto le stesse cose di sempre, dacché pare che la solfa non cambi mai: gli italiani soffrono di plagio e di amnesia. Il plagio è indotto da chi vuol far credere che l’ingrasso dei loro conti bancari andrà a nostro favore. L’amnesia è una conseguenza dell’inversione culturale italiana a colpi di gossip e soubrette parlamentari: troppo pochi ricordano ancora l’immigrazione italiana dei dopoguerra, o l’immigrazione dei sardi e dei meridionali ancora oggi in atto, anzi in crescita secondo le statistiche. Per non parlare dei ricercatori che preferiscono altre nazioni dove la Ricerca si scrive con la R maiuscola e si sovvenziona, a scapito delle tasche dei politici, leghisti e non.
Ma pare non ci sia rimedio: qualsiasi dissenso o pubblica accusa cade nel vuoto del dimenticatoio, della noia. L’italiano medio fa spallucce: d’altronde è la Patria che richiama al silenzio.
Mi sorge però una domanda: Come faranno ora quegli imprenditori di segherie del nord-est, fanatici sostenitori di Brunetta & Co., senza i manovali clandestini? Come faranno quei produttori di pummarò senza i braccianti clandestini? I kapò resteranno senza lavoro? Come faranno quegli allevatori tra Marche, Toscana, Lazio, Sardegna senza i pastori clandestini?
Nel dl sicurezza non ho trovato un comma che disponga pene di qualsiasi sorta per chi offre lavoro ai clandestini. Ce n’è per chi li trasporta, per chi li cura, per chi affitta loro tuguri, ma niente per chi sfrutta il loro lavoro. Che sia una mia svista? possibile, nessuno è perfetto.
La soluzione per quei “benefattori” in ogni caso è facile-facile. Una soluzione praticata da tempo, di cui tutti sono a conoscenza ma sempre senza alcuna prova, vuoi perché ci si fa i fatti propri, vuoi perché sono sempre seccature rognose, vuoi perché vi è coinvolto il sindaco o il compare. La procedura è semplice: A quel 0,01% che delinquente non è e verrà a chiedere lavoro, si assumerà sulla parola per un tozzo di pane e la promessa di liquidare i denari a fine esecuzione. Naturalmente il clandestino accetterà volentieri. Lavorerà al meglio delle sue possibilità, anche se con una laurea in farmacia farà il manovale o il pastore come meglio potrà, illuso della possibilità di ricevere la somma necessaria e l’aiuto per richiedere per il permesso di soggiorno. A fine lavori la sorpresa (non più tanto tale, visto l’andazzo): un’accusa di furto, o di molestie, o addirittura d’essere un affiliato di Al Qaeda, o semplicemente ricordandogli che lui è un clandestino e che dovere d’ogni cittadino è denunciarlo alle forze dell’ordine ed ecco che il gioco è fatto.
Si risparmiano soldi per stipendi e contributi e si fa pure bella figura.
Ripeto le stesse cose di sempre, dacché pare che la solfa non cambi mai: gli italiani soffrono di plagio e di amnesia. Il plagio è indotto da chi vuol far credere che l’ingrasso dei loro conti bancari andrà a nostro favore. L’amnesia è una conseguenza dell’inversione culturale italiana a colpi di gossip e soubrette parlamentari: troppo pochi ricordano ancora l’immigrazione italiana dei dopoguerra, o l’immigrazione dei sardi e dei meridionali ancora oggi in atto, anzi in crescita secondo le statistiche. Per non parlare dei ricercatori che preferiscono altre nazioni dove la Ricerca si scrive con la R maiuscola e si sovvenziona, a scapito delle tasche dei politici, leghisti e non.
Ma pare non ci sia rimedio: qualsiasi dissenso o pubblica accusa cade nel vuoto del dimenticatoio, della noia. L’italiano medio fa spallucce: d’altronde è la Patria che richiama al silenzio.





4 commenti:
come faranno gli imprenditori? con la disoccupazione al 9% in piena crisi economica sta pur tranquilla che di manodopera si trova, in spagna ed in altri paesi stanno PAGANDO gli immigrati per spingerlia tornarsene da dove venivano. garantirgli vitto ed alloggio gratis non mi sembra una scelta economicamnete condivisibile. le pene per chi assume clandestini esiste già, effettivamente la tua è una svista
www.maurod.ilcannocchiale.it
Grazie per avermi edotta sulle pene esistenti per chi dà lavoro ai clandestini. Questo in ogni caso non cambia le cose, nè il fatto che ci sia disoccupazione. Anzi, in un momento di crisi con i fatturati scarsi, gli imprenditori con pochi scrupoli preferiscono assumere personale in nero, così da risparmiare il più possibile. E i clandestini sono il meglio sul mercato. ola gz.
il mercato è fatto di domanda e di offerta: in un momento di crisi chi perde il lavoro è disposto a fare anche i lavori più umili e meno pagati, pur di arrivare a fine mese, e quindi di fare i lavori che facevano gli immigrati
www.maurod.ilcannocchiale.it
Chi è senza lavoro per un qualsiasi motivo è ovvio che debba addattarsi a qualsiasi occupazione se vuol far fronte alle spese obbligate della vita di tutti i giorni. Un'ovvietà, ma non sempre è così. Inoltre i lavoratori hanno dei diritti, non solo dei doveri, e troppo spesso i primi sono calpestati da TUTTI perché c'è la crisi, perché c'è la disoccupazione, perché c'è il contratto solidale, perché c'è la fabbrica che altrimenti chiude, perché c'è chi ha l'acqua alla gola e chi ne approfitta.
Li ho visti da me, imprenditori poveretti del nord-est, con la fabbrica in crisi, costretti a risparmiare su tutto, anche sulle assunzioni e quindi lavoratori in nero (e neri, che scappavano dall'uscita secondaria del capannone credendo ci fosse un'ispezione a sorpresa), scorazzare tra Slovenia e Austria in maserati o ferrari.
Mai stato a un raduno di ferraristi? ti meraviglieresti delle loro denunce dei redditi. O forse no... il mondo è dei furbi... saluti gz.
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