sabato, giugno 06, 2009

Comunque vada

Sergio Romano, de www.corriere.it analizza l’analfabetismo di ritorno ( “puro” e “funzionale” ) degli italiani rapportandolo al voto elettorale. Secondo la statistica da lui studiata i “nuovi analfabeti” italiani sono circa 20 milioni, cioè il 36,5% della popolazione. Di questi, considerando che l’Italia è un popolo piuttosto “vecchio”, circa 15 milioni hanno più di diciotto anni e quindi con diritto di voto.

Senza nulla togliere a costoro, persone con uguali diritti e doveri di quelli “acculturati”, viene però facile facile una considerazione fin troppo di parte. Il cavaliere “vince” perché “convince” proprio questa fetta di elettori, che purtroppo non sono in grado di capire il tornaconto personale della sua politica. Per fare un esempio banale, non capiscono che la liberalizzazione edilizia in Sardegna si contrappone alla disfatta industriale e imprenditoriale. Questi elettori capiscono soltanto che finalmente possono sanare la loro casetta abusiva, innalzarla di un piano o comunque ampliarla per ricavarci un appartamentino per il figlio che vuol farsi una famiglia ma non ha i mezzi. Il futuro lavorativo del figlio passa in secondo ordine. Quello dei futuri nipoti nemmeno viene preso in considerazione. Per loro, quello che conta, è il benessere del momento. Al benessere futuro, per i loro figli e probabili nipoti, ci penserà la Storia futura.
Comprare il loro voto è facile: lustrini e reality show, qualche tetta e qualche culo senza veli, un linguaggio semplice per discorsi e discussioni senza costrutto, qualche esempio mirabolante di carriere facili, come quella da calendarista a ministra, se stai dalla parte “giusta”. Maniere forti del tipo “qui comando io” che tanto fanno presa su chi vorrebbe quello stesso potere e assurge il cavaliere a esempio da imitare senza naturalmente riuscirci, ma intanto lo vota: chissà che qualche briciola della sua fortuna non gli cada addosso!

Considerazioni troppo facili, troppo di parte? Eppure la Storia, quella vera, non quella revisionata, mi dà ampiamente ragione: Mussolini e il fascismo andarono al potere proprio in un’Italia analfabeta e povera, contando sulla credulonità, sulla fame di benessere della povera gente. Che non si rendevano conto cosa comportassero le leggi razziali nel futuro del Paese; la legge Rocco sulla riduzione dei sindacati e l’abolizione del diritto allo sciopero; la repressione violenta di qualunque voce d’opposizione; il potere in mano ad un solo uomo “forte”, un ideale di italico latin lover con moglie e amante al seguito.
Oggi come allora, assistiamo impotenti ad una Storia “rivisitata”, “rivissuta”. Un ciclo “vitale” che si ripropone di forza, ma non con la forza: con la televisione patologica, con le fobie indotte dell’immigrato ruba-lavoro, con la pubblicitaria messa alla gogna dei lavoratori statali verso chi quel lavoro non ce l’ha.

Ieri chiedevo ad una signora mia conoscente, che non è un’analfabeta “pura” ed è parente strettissima d’un sindacalista, se avrebbe votato. «Sì, andrò a votare». E posso chiedere per chi voterai? «Per il più forte». E chi è il più forte? «Quello che ha vinto le ultime elezioni». Ma un’altra motivazione per il voto, non ce l’hai? «Ma vedi, non me ne interesso. Io guardo sui giornali chi è più presente, chi si fa vedere di più alla tv, e lo voto».
Un esempio formidabile di “analfabetismo funzionale”. Al cavaliere.

La scuola, lo studio, la buona lettura, sono l’unico mezzo per contrastare l’analfabetismo, puro o funzionale. Il cavaliere lo sa, e taglia i fondi alla scuola pubblica, alla cultura. Ecco perché l’opposizione e tutti quelli poco o molto acculturati d’ogni ideale politico a cui la dittatura del cavaliere non piace, dovrebbero rimboccarsi le maniche e come novelli missionari “distribuire” cultura e informazione, per contrastare la tendenza dei connazionali ormai plagiati dal sogno delle veline. Spegnendo e facendo spegnere la tv, per prima cosa. E’ in gioco il nostro futuro.

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