Per esempio, io non ho mai fatto uso della carrozzina a rotelle, eppure riesco a capire perfettamente quale grave disagio comporta percorrere le strade, ossia i marciapiedi, di molte città e specialmente di Sassari, per un disabile. Questione di empatia, appunto, che a quanto pare non è molto radicata nell’animo dei nostri amministratori comunali..
Poi c’è chi è più o meno dotato di curiosità, inteso come bisogno di conoscenza. Per esempio, non fermandosi al titolo d’un articolo sul giornale o in un blog, ma leggendo tutto fino in fondo, compresi data e firma. E sentire il bisogno di “capire” quel che si legge, confrontando poi l’appena letto con altri. Per un riscontro, un approfondimento o, come si dice oggi spesso a sproposito, per un “politically correct”.
Per chi è dotato di queste caratteristiche, la vita non è mai semplice, ma una continua domanda, una continua ricerca. Può essere una vita felice sotto molti aspetti, ma anche di sofferenza per l’incomprensione generale.
Mi dà sofferenza percorrere strade con marciapiedi a pezzi, o addirittura senza, mettendomi nei panni di chi camminare non può o lo fa con molta fatica. E può essere un anziano, un malato, un disabile, o semplicemente essersi rotto una gamba inciampando su quegli stessi marciapiedi ( ricordo ancora la lite a Bologna durante la ristrutturazione del teatro dove fecero, al posto d’uno scivolo, cinque bei gradini in cotto ). Mi danno fastidio quei baristi che riempiono il bicchiere agli alcolizzati ubriachi, senza rispetto per la sofferenza che quel beone si porta appresso.
Mi ha dato molto fastidio quando, durante le elezioni regionali sarde, dicendo che votavo per Unidade Indipendentista, invece che aprire una discussione anche critica ma costruttiva, saltavano alla conclusione: “voti per dei terroristi”.
Terrorista è una parola che fa paura. Il semplice evocarlo chiude ogni apertura mentale alla gente, neanche fossero tutti dei cospiratori dalla coscienza sporca. Un atteggiamento che non ho riscontrato uguale in continente, pur trattandosi sempre d’Italia. Cercando di capire il motivo di ciò, mi è stato risposto che qua le bombe sono una cosa seria, ne fanno uso i pastori, i commercianti, i rivali d’ogni categoria, gli offesi e i derubati, perché la giustizia si fa attendere sempre troppo e spesso non conclude nulla. Da qui le faide familiari, un modo d’interpretare la giustizia che non trova riscontro, per fortuna, in Friuli.
Ma è un buon motivo per essere tanto spaventati da una semplice parola? quantunque il suo significato sia tanto tragico? Di Curcio e di Fioravanti in continente se ne parla. Così come si parlava a Bologna di Marco Biagi, e di tutti gli stragisti e vittime del terrorismo. Storie dolorose della nostra amata Italia di cui bisogna parlarne per non perderne la memoria, così come del fascismo, del razzismo, della mafia.
E una repressione mai finita. Chi viene da “fuori” come me, se ne accorge subito. C’è molto classismo, prepotenza, prevaricazione. A tutti i livelli. E molto sospetto. Sospettosi d’essere accomunati a dei “terroristi”, anche se le prove inconfutabili hanno scagionato completamente Bruno Bellomonte nella precedente operazione antiterroristica. Riscontri oggettivi non ne sono stati trovati nemmeno a carico degli altri componenti di A Manca pro s’Indipendentzia.
Il sospetto rimane che sia stata volutamente compiuta un’azione di discredito, facendo leva sull’atavica paura dei sardi. Che alle elezioni si guarderanno bene dal preferirli a papi, per paura della repressione. Papi faccia pure ciò che vuole, il lodo Alfano glielo permette, rispristini anche le ronde fasciste, purché li lasci in pace.
Ora aspettiamo di sapere quali altre prove saranno imputate a Bruno. Se ha sbagliato, è giusto che paghi. Ma se la sua innocenza verrà provata, come già successo, il marchio di “terrorista” gli resterà incollato addosso.
A meno che non si voglia cercare di capire dove la paura ci sta portando: si comincia con meno scuola, meno cultura, meno capacità di conoscenza critica.





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