venerdì, maggio 22, 2009

Il papi e la miss

Pur di apparire, non si bada ai trucchi. Immagine tratta da www.repubblica.it.
Tempo fa, ormai molto tempo fa, ancora giovincella, mi ritrovavo con gli amici in pizzeria. Ogni tanto arrivava qualcuno di nuovo, allargando e vitalizzando il gruppetto. Un periodo s’era aggregata una ragazza poco più che diciottenne, bella ma non bellissima, studentessa universitaria compagna di stanza d’una di noi. Aveva partecipato ad un concorso per Miss Italia vincendone uno minore, non ricordo più quale. Una sera costei si presentò in pizzeria con un amico. Naturalmente si aggiunsero subito due posti, ma lo spirito amichevole si raggelò all’istante. Tra tutti serpeggiò un certo imbarazzo, nello stringere la mano del nuovo arrivato, perché lo sguardo finiva inconsapevolmente sullo strato di cerone del suo viso: almeno tre etti buoni, per coprire una senilità ormai avanzata e credersi (puarèt) ancora bello e piacente. Si trattava d’un “vecchio” cantante di musica leggera, in auge negli anni ’60 e ormai dimenticato se non fosse per una sorta di revival estivo trasmesso dagli altoparlanti dei bar sulle spiagge.
Naturalmente affari loro: tutti e due erano maggiorenni. Lei cercava un appiglio, un “papi”, per una futura ipotetica carriera di velina, e lui un’amante giovane per non sentirsi vecchio e decrepito. Un piccolo commercio, insomma. Che male c’è?
Quando riascolto casualmente una delle sue canzoni, ricordo sempre quella faccia incerata e il disgusto mi assale ogni volta. Quel cerone rappresentava un falso, una dissimulazione: voler far credere d’essere quel che non si è, una mistificazione verso gli altri e verso se stessi. Sì, da lontano poteva sembrare un uomo di quarant’anni o poco più. Ma da vicino stringendogli la mano, vedevi che il tempo era trascorso da un pezzo, abbondantemente. La figura che ci faceva era pietosa, ridicola; e sebbene continuo a ripetermi che fossero solo fatti loro, mi chiedo se mai mi sarei scambiata di posto con quella ragazza. Ogni età ha il suo tempo, ogni tempo ha la sua collocazione e la sua dimora. Non per questo a settant’anni è d’obbligo prendere residenza in un ospizio, ma non essendo nostro nonno, il tipo, in mezzo a noi, ci faceva una pessima figura.
Anche su quel tipo di commercio ci sarebbe da ridire. Che affidamento poteva dare? Come trovava una ragazza più giovane e carina, l’avrebbe scaricata come un sacco di patate rancide. Ed era un “papi” di mezza tacca, con nessun peso politico. Lei se ne andò da Udine poco tempo dopo, lasciando l’università, ma non ci furono cronache dello spettacolo che la riguardavano: mi auguro per lei che abbia ripreso gli studi e buttato il cerone nell’immondezzaio.

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