Domenica notte un forte terremoto ha colpito l’Abruzzo, con centinaia di morti e migliaia di sfollati, ed ovviamente nella giornata di ieri era l’argomento di conversazione più quotato. Raccontavo del sisma del 1976, e di altri negli anni successivi, meno forti e senza troppi danni, ma sempre spaventosi. Infine, mi piaceva l’idea che, almeno per i terremoti, la Sardegna ne fosse immune. Ma come per ogni cosa, è arrivata puntuale la smentita. Secondo uno degli interlocutori (che non vuole mai essere da meno e fa a gara con tutti per chi ce l’ha più grande, più bello, più brutto), qualche anno fa c’è stato un terremoto, con epicentro in mare, che ha fatto tremare Porto Torres per almeno un’ora! (Un’ora? Ma avrebbe distrutto l’intera isola). S’è poi accodata un’altra, portando a riprova un terremoto registrato a Cagliari nel 2006. Per continuare che tutti, in una occasione o l’altra, avevano sentito piccole scosse sismiche....
Io mi meraviglio, perdo una certezza, o, mai come in questo caso, mi manca la terra sotto i piedi... Eppure è noto, risaputo da tutti che la Sardegna è l’unica regione italiana indenne dai terremoti, tanto che “qualcuno” pensa di fare qua le inutili centrali nucleari. Possibile che tutti si siano sbagliati? Io vorrei replicare, anche se nulla è impossibile e potrebbe trattarsi di una falla nella mia conoscenza dei terremoti. Ma no. Il portotorrese è fermo nella sua convinzione, d’altronde ha sentito pure un terremoto un giorno ch’era a Roma (e che c’entra?).
Sono tornata dal lavoro molto tardi, ma il pensiero di risentire quel tremore accompagnato da un rombo; il ricordo ancora vivo di non riuscire a camminare perché il pavimento si alzava e abbassava, oppure tremava; il fracasso di quadri, libri, stoviglie mentre cadevano a terra; i muri che si aprivano squarciandosi; le urla di terrore.... Ho chiesto a Franz di questi terremoti in terra sarda. Lui s’è messo a ridere e mi ha spiegato i fatti.
Nel primo caso, si trattava di un sommergibile nucleare americano finito contro una secca. Nel secondo, di una nave esplosa in mare. Le altre piccole scosse, qualche maremoto o una bombola di gas.
Un sospiro di sollievo? Si e no. Sì perché mi sento un po’ più tranquilla, anche se... non si può mai dire. No, perché mi sento un’infelice. Non c’è possibilità d’un discorso serio, logico, coerente. Ore vuote passate in chiacchiere inutili quando false per ignoranza e stupidità. La “saccenteria” di chi interferisce nei discorsi altrui senz’arte n’è parte, forte solo del fatto d’avere un pezzo di carta in più, mi fa star male, mi rende infelice. In che mondo viviamo? Se non si conosce nemmeno la propria terra, quali sono le prospettive per un futuro migliore? Ci può essere un dialogo serio, critico, per cambiare il nostro stato? Così no. E non è che per gli altri argomenti, quali che siano, l’epilogo sia diverso... Vabbè, oggi è un’altro giorno. Ma sarà uguale a quello di ieri, con l’unica prospettiva di chiacchiere inutili, oppure di ascolto imbarazzato, quando gli altri parlano di quanto sono bravi e fighi i concorrenti di Amici. Sigh!
Io mi meraviglio, perdo una certezza, o, mai come in questo caso, mi manca la terra sotto i piedi... Eppure è noto, risaputo da tutti che la Sardegna è l’unica regione italiana indenne dai terremoti, tanto che “qualcuno” pensa di fare qua le inutili centrali nucleari. Possibile che tutti si siano sbagliati? Io vorrei replicare, anche se nulla è impossibile e potrebbe trattarsi di una falla nella mia conoscenza dei terremoti. Ma no. Il portotorrese è fermo nella sua convinzione, d’altronde ha sentito pure un terremoto un giorno ch’era a Roma (e che c’entra?).
Sono tornata dal lavoro molto tardi, ma il pensiero di risentire quel tremore accompagnato da un rombo; il ricordo ancora vivo di non riuscire a camminare perché il pavimento si alzava e abbassava, oppure tremava; il fracasso di quadri, libri, stoviglie mentre cadevano a terra; i muri che si aprivano squarciandosi; le urla di terrore.... Ho chiesto a Franz di questi terremoti in terra sarda. Lui s’è messo a ridere e mi ha spiegato i fatti.
Nel primo caso, si trattava di un sommergibile nucleare americano finito contro una secca. Nel secondo, di una nave esplosa in mare. Le altre piccole scosse, qualche maremoto o una bombola di gas.
Un sospiro di sollievo? Si e no. Sì perché mi sento un po’ più tranquilla, anche se... non si può mai dire. No, perché mi sento un’infelice. Non c’è possibilità d’un discorso serio, logico, coerente. Ore vuote passate in chiacchiere inutili quando false per ignoranza e stupidità. La “saccenteria” di chi interferisce nei discorsi altrui senz’arte n’è parte, forte solo del fatto d’avere un pezzo di carta in più, mi fa star male, mi rende infelice. In che mondo viviamo? Se non si conosce nemmeno la propria terra, quali sono le prospettive per un futuro migliore? Ci può essere un dialogo serio, critico, per cambiare il nostro stato? Così no. E non è che per gli altri argomenti, quali che siano, l’epilogo sia diverso... Vabbè, oggi è un’altro giorno. Ma sarà uguale a quello di ieri, con l’unica prospettiva di chiacchiere inutili, oppure di ascolto imbarazzato, quando gli altri parlano di quanto sono bravi e fighi i concorrenti di Amici. Sigh!





1 commenti:
piccole scosse si registrano dopo abbondanti bevute di birra altre dopo scorpacciate di fagioli alla tex-mex per le grosse c'è sempre lo zampino della n.a.t.o & co.
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