lunedì, marzo 09, 2009

Un sogno, un'occasione persa

Foeniculum vulgare Mill.

La ministra carfagna ha dichiarato che voleva fare il carabiniere, forse invidiosa del successo ottenuto dalle ex colleghe arcuri e marcuzzi col noto serial tivù. Peccato che il suo sogno non si sia avverrato: un’occasione persa per noi italiani.
Mi è stata antipatica da quando si è insediata al ministero. Non per il suo passato, ognuno fa quel che gli pare. Ma per come c’è arrivata, alla poltrona. Da quando è lì, che ha fatto? ha scritto un libro, “sotto le stelle a destra, niente”, di cui non si sa per certo chi sia il vero autore, e il cui unico scopo era d’ingrassare il suo scarso curriculum, in forza del fatto che per certi impieghi “statali” le pubblicazioni, di qualsiasi tipo e valore, contano più delle reali capacità. Che altro ha fatto? Una legge sullo stalking, applaudita a destra come a sinistra. Eppure a me lascia indifferente.
Motivo: sono una donna che ha subito lo stalking, so quindi cos’è, come ci si sente. Stalking perpetrato ai miei danni da dei buzzurri di colleghi che non mi lasciavano in pace, nè sul lavoro nè a casa, con le loro continue molestie telefoniche. Ero arrivata a un punto che non potevo più rispondere a nessun telefono, poiché sapevano dove mi spostavo, quale apparecchio o cellulare avessi a disposizione. Ma la denuncia partì. Perché, sissignori, lo stalking si poteva denunciare anche prima della “legge carfagna”. Ora ci sono pene più severe? Bene. Applaudo anch’io a questo inasprimento, ripensando a quanto male stavo.
Ma non mi sembra una grande conquista. Le leggi c’erano già, bastava appunto inasprire le pene.
Altro discorso sarebbe da farsi sul MOBBING, che la ministra mai fa menzionare al suo portavoce (ma perché mai avrà bisogno di qualcuno che parli per lei?), mai se ne parla sul sito del ministero. Eppure il mobbing è un male sociale in crescita. Forse la ministra ha avuto direttive dall’alto perché non se ne parli, perché non si faccia una adeguata legge a tutela dei mobbizzati, perché non si inaspriscano le pene per i mobbers, dato che il mobber più frequente è il dirigente, il direttore, il capufficio, cioè tutti quelli che, seduti alle poltrone di comando, non potendo licenziare per antipatia, sottopongono il dipendente a tutta una serie di angherie, supportati dai tirapiedi e dagli altri dipendenti, succubi o ammanigliati col superiore. Si va dal demansionamento al supercarico di lavoro, alla diffamazione, alla calunnia, ai continui rimproveri, a eccessi di controllo, alla messa in ridicolo... Tutti i mezzi sono buoni per far cadere in depressione il dipendente rompiscatole e fargli dare le dimissioni, o fargli chiedere il trasferimento. Quando, nei casi più gravi, non arriva addirittura al suicidio. Cosa può fare una persona sottoposta a mobbing? Poco, pochissimo, perché in Italia una legislazione vera e propria su questo fenomeno, in crescita proprio nella pubblica amministrazione e di cui il pio brunetta sa tutto senz’altro poiché lui è il primo a promuoverlo, con la storia che siamo tutti fannulloni (eccetto lui e il suo entourage), e se il mobbizzato si rivolge ad un legale, scoprirà d’essere ulteriormente mazziato, poiché è tenuto “rigorosamente” a presentare le prove del mobbing. Cosa difficilissima perché il mobbing non è fatto di prove concrete, come lettere minatorie o telefonate moleste come lo stalking, e le testimonianze dei colleghi, fondamentali nel mobbing, non ci saranno mai se non in una percentuali nei casi talmente bassa che nemmeno prendo in considerazione, perché “tengono famiglia”. E i mobbizzati chi sono? persone incapaci, ignoranti, fannulloni, disonesti? Al contrario, sono proprio i più preparati, i più sensibili, i meno corruttibili. A volte sono lavoratori invalidi (magari proprio a causa della disonestà e incapacità dei dirigenti), che vengono visti dai colleghi come un aumento del loro carico di lavoro però non vedono a quante altre attività sopperiscono mentre loro se ne vanno a spasso o infilano perline, attività che spesso vengono pure “incentivate” con euro buoni a pioggia a tutti anche se uno solo le ha fatte, ed è il momento in cui tacciono. Non per vergogna, ma perché i soldi non puzzano mai di carogne, quindi va bene intascare in silenzio.
Era meglio se la ministra carfagna faceva il carabiniere al serial tivù, e al posto suo ci fosse un ministro vero, più competente, meno incline a fare ciò che comanda il padrone, più vicino ai reali bisogni della gente e dei lavoratori, quelli onesti, s’intende. Ma pare che l’onestà non sia più di casa in Italia.

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