giovedì, marzo 05, 2009

Storie di ordinaria italianità

Gli italiani ormai accattoni / come tanti pecoroni /
corron dietro al berlusconi / per cadere nei burroni.


Intervento n° 985 - Sesso F - Età 36-40 anni - Professione Impiegato - Tipo di contratto Dipendente a termine / a progetto / altro - Settore Sanità e assistenza sociale - Città SR
La storia
Salve, adesso i sindacati si rendono conto. Ad ottobre io ed altre mie colleghe infermiere presso l'asl 8 di Siracusa, siamo state licenziate ancora prima che scadesse il contratto. La nostra asl aveva subito recepito una circolare del'assesore Russo che dava attuazione al decreto Brunetta che non consente di lavorare nella stessa azienda per più di 3 anni in 5 anni. Adesso siamo a casa per un paio di mesi ancora ci pagherà l' inps, se non ci credete vi invio la lettera di licenziamento. Poi dicono che non c'è personale. Grazie Angela.

Intervento n° 990 - Sesso M - Età oltre 55 anni - Professione Quadro - Tipo di contratto Dipendente a termine / a progetto / altro - Settore Altro - Città - BG
La storia
Nasce una figlia, la madre entra in depressione, cerco di mettermi in proprio a 43 anni dopo 15 di inesegnamento e amministrazione e marketing in azienda. Niente pensione. Mi separo (mantengo tutti) e cerco lavoro: solo cosette saltuarie, son troppo vecchio già a 47 anni. Tutto precipita, vendo casa a 50 anni e vado in affitto, e ricerco lavoro. Pure il figlio entra in depressione per tre anni. Resisto. Lavoro niente (non posso portar cassette, potessi lo farei), son più vecchio di prima . Solo umiliazioni. Ora ne ho 59, di lavoro non se ne parla, di pensione nemmeno, di aiuti pubblici nulla. Presto non avrò nemmeno i soldi per un affitto. Farò presto il barbone, ancora mi sento libero, ma che minchia di società è quella in cui puoi lavorare a malapena per 20 anni e a 45 sei già vecchio bacucco? Ah, in Italia il titolo di studio (laurea 110 L) e un po’ di sale in zucca serve a niente, contano solo le relazioni, essere yes men in ginocchio e una abbondante dose di pelo sullo stomaco. E manco posso suicidarmi, che mi tengono in vita sospesa in eterno. Amen.

* * *
Leggo nuovamente le storie dei disoccupati su repubblica, anche se mi mettono angoscia e non vorrei leggerle. Mi rivedo quando anch’io cercavo lavoro, ed ero una donna con più di 40 anni. Difficilissimo trovarne uno che fosse un lavoro vero. Non pretendevo fosse a tempo indeterminato, quello magari l’avrei cercato con calma, ma almeno stabile, e non due ore qua e una là. Sono stata fortunata, sebbene a quel tempo la priorità, all’ufficio di collocamento, veniva data ai giovani e per gli “anziani” le possibilità erano pari a zero. Per carità, i giovani hanno tutto il diritto ad avere un lavoro, ma una persona come quella di cui riporto sopra la storia, come può vivere, senza l’aiuto della crocerossa o di altri volontari? Il posto io l’ottenni perché le ragazze che avevo davanti in graduatoria rifiutarono il lavoro e perché si trattava di sostituire una felice pensionata. Se quella bidella non avesse potuto andare in pensione, se le ragazze non avessero rifiutato, come sarebbe stato il mio presente?
Ora il governo vuole alzare l’età per la pensione, mentre si parla di contratti di solidarietà, cioè i dipendenti lavoreranno a part-time per mantenere il lavoro ai colleghi, e il decreto gelmini, assieme alle assurde legiferazioni brunettiane, prossimamente manderà a casa migliaia di lavoratori a tempo determinato. Ha senso tutto questo?
Nella mia scuola ci sono due lavoratrici over-60 e due con contratto a termine. Se applicato alla lettera il decreto gelmini, le due a tempo determinato il prossimo anno staranno a casa, con l’assegno di disoccupazione per sei mesi e poi la social card con 40 euro al mese, senza poter fare nulla se non, forse, qualche lavoretto a nero, pesando sulla società. Le over-60 continueranno a lavorare fino ai 65 e magari oltre. Il buon senso vorrebbe il contrario, eppure... Che risparmio potrà esserci per lo Stato, se da una parte risparmierà sulle due pensioni, ma in qualche modo dovrà mantenere le due disoccupate?
Mi sembra di sognare, di vivere in un incubo italiano...
Mi piacerebbe conoscere il brunetta, professore e gran filosofo, consulente esperto non ho capito bene di cosa, ora ministro. Mi chiedo se i suoi titoli valgano qualcosa, o se siano i soliti titoli statali. Nel pubblico impiego non esiste la meritocrazia, di cui tanto il suddetto ministro si riempie la bocca. Si va avanti, per quel minimo che è consentito, per conoscenze spesso, per anzianità e per titoli ufficialmente. Se poi i titoli sono marcati Cepu o simili, non importa. Se poi i titolati non sanno neanche scrivere in italiano (e non siamo nell’Uzbekistan), non ha nessuna importanza.
Leggere le storie dei disoccupati mi mette angoscia, perché troppo vere, troppo crude. Ai deputati e senatori di Montecitorio una pasta con ragù costa 1,50 euro, pardòn, hanno rialzato il prezzo, probabilmente a 2 euro, e un caffè 50 centesimi. Di sicuro, abituati come sono, la pasta sarà di 1 qualità, di grano duro, magari bio. Si rendono conto gli italiani di tutto questo? Si rendono conto di quanti connazionali la pasta con ragù non la mangiano da un pezzo, perché inaccessibile per i loro mezzi, contro uno stipendio di 8 - 9 mila euro netti mensili di un deputato? Spero che all’esimio Francesco Rutelli il ragù macchi indelebilmente la sua immacolata cravatta.

1 commenti:

Dario ha detto...

Perdona l'off topic:
A questo link troverai la mia proposta di emendamento per porre un limite al numero di ricandidature dei redattori di Kilombo al fine di favorire una naturale rotazione delle cariche: http://www.dariosblog.com/2009/03/proposta-di-emendamento-basta-coi.html
PS: qualora volessi aderire lo puoi fare sul forum ad hoc creato sul sito di Kilombo, trovi il link sul mio post.
Ti ringrazio anticipatamente,
Dario