Quando è iniziata la competizione elettorale qua in Sardegna, ero molto dibattuta sul votare, come ho sempre fatto, a sinistra o non votare per niente. Tutti i giorni ho a che fare con individui tesserati o simpatizzanti del vecchio e nuovo PC o del PD. Persone che hanno letto tutto su Gramsci ma hanno dimenticato tutto, e il cui unico scopo è il loro personale benessere. La poltrona a loro serve per favorire questo o quello, sempre ai limiti del lecito o inventando deroghe. La situazione in Sardegna è delle peggiori, ma in Continente si guarda a noi come al Paese dei Balocchi, a una grande stazione balneare estiva, tralasciando i restanti nove mesi dell’anno in cui la gente vive, lavora, studia, si ammala. Giorni fa abbiamo percorso la strada Sassari - Olbia: una carreggiata a due corsie, con molti incroci e piena di buchi e rattoppi. Lascio immaginare come sono le altre, meno importanti di questa, per esempio la Sassari - Tempio: iniziata qualche anno fa, è rimasta a un quarto. Ai vacanzieri non importa: per una settimana, quindici giorni o anche un mese di permanenza sull’Isola, le strade inesistenti danno un tocco “naturalistico”.Dovevo astenermi dal voto? Mi sembrava una mancanza verso me stessa, un negarmi il diritto di scegliere chi poteva rappresentare al meglio le mie aspirazioni di cittadina d’una nazione moderna, civile, democratica, tollerante e onesta. Tutti sanno com’è finita. La speculazione edilizia ha prevalso su tutto ed ora abbiamo un governo di destra che, mentre la gente comune si arrabatta per arrivare a fine mese, o non sa che farà prossimamente e chi può emigrare è contento, pensa a cementificare lo stretto siciliano, a favorire le banche, a ridurre la libertà di stampa, a imbavagliare la giustizia. Nella totale indifferenza della gente, troppo occupata con Sanremo, il campionato di calcio o la cronaca nera, purché i colpevoli siano immigrati.
Poi ho “scoperto” A Manca pro s’Indipendentzia e Unidade Indipendentista. Ho letto il loro programma elettorale, così come ho fatto con quello della Sinistra per Soru e la barzelletta della destra. Gli italiani non si smentiscono mai: meglio le barzellette che fanno tanta simpatia, così non c’è da pensare, da approfondire... Quando ho pubblicamente espresso la mia preferenza, subito molti hanno disapprovato, perché la parola “indipendentista” suscita paure e fantasmi. Eppure al governo abbiamo ministri e deputati che incitano gli italiani ad imbracciare il fucile, all’intolleranza, al separatismo più che al federalismo, all’evasione fiscale. Parlo della Lega Nord, per chi facesse finta di non capire. Un movimento nato tra la ricca imprenditoria del Nord, certo non tra i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, gli immigrati. Il loro slogan preferito è stato “Roma ladrona”. Si è poi esteso a categorie più basse, dopo una mirata campagna nazionale spaventando la gente con lo spauracchio dell’immigrato ladro di lavoro e stupratore di italiane.
Ecco lo sbaglio di A Manca: utilizzare una parola che suscita paura nella gente. Dovrebbero cambiare nome, ribattezzarsi Lega Sarda. Avrebbero più possibilità di farsi eleggere, a prescindere dai programmi elettorali, dagli ideali di una Sardegna rivalutata culturalmente e non più il balocco di Briatore e compagni. Una Sardegna dove si possa vivere dodici mesi all’anno, dignitosamente. Senza svenderne pezzi sempre più grandi a fantomatiche imprese continentali e straniere come successo a Ottana e per l’Euroallumina, e alla Nato.
La realtà odierna è diversa, come tutte le contraddizioni d’oggi della nostra decadente nazione. I leghisti sono al governo, gli indipendentisti sardi sono inquisiti, spiati, braccati. Ancora non si è messa la parola “fine” ad un processo ingiusto contro alcuni esponenti di A Manca pro s’Indipendentzia. Pochi giorni fa sono stati scoperti dei ricevitori spia nelle auto e nelle case di alcuni candidati di Unidade. Questo l’articolo de L’Unione Sarda sulla pubblica conferenza stampa tenuta dopo il ritrovamento.
Quasi non ci credevo, se non conoscessi questi giovani. In un’Italia dove un Cuffaro, condannato per “favoreggiamento semplice” alla mafia e interdetto ai pubblici uffici siede alla vigilanza della tivù di stato, dove un Dell’Utri, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e per frode fiscale siede al Senato, qualcuno trova “interessante” spiare dei giovani, le cui uniche intenzioni sono dare un futuro migliore alla Sardegna e soprattutto ai sardi.





2 commenti:
jajajajajaja
Ottimo commento, sotto tutti i punti di vista: stilistico, analfabetico, grammaticale. Un saluto romano. gz.
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