Hai mai sentito i belati della pecora a cui hanno portato via l’agnello?
E Brisa, la maremmana, la ricordi? veniva ogni momento a chiedere dov’erano i suoi cuccioli: li aveva lasciati nella nostro giardino...
Anna era così. Vagava disperata alla ricerca della bambina che l’uomo nero le aveva portato via.
Non si sapeva da dove venisse, ma solo che andava alla ricerca di sua figlia.
Aveva la disperazione negli occhi: sempre lucidi, sempre bagnati di lacrime che non potevano più versare.
Anna, vestita di stracci, chiedeva l’elemosina all’entrata delle chiese e ogni tanto rubava..
La notte cercava riparo negli angoli più nascosti rannicchiandosi nel buio, pregando un dio qualunque perché rispuntasse il giorno.
Non voleva pietà, Anna. Non voleva assistenti sociali o caritatevoli volontari attorno: avrebbero fermato la sua ricerca, la sua follia.
Anna ti mostrava delle fotografie, immagini vecchie e logore, di tanti anni prima.
«L’uomo nero. L’uomo nero l’ha presa e portata via», diceva. Dov’era ora quella bambina? Com’era diventata? Avrebbe avuto gli stessi occhi tristi della madre?
Ti ricordi come puzzava, Anna? non si lavava mai. Aveva lunghi capelli, così sporchi da sembrare stoppie.
Era brutta, Anna: consumata dal pianto, dal cammino, dal tempo.
Cercava, Anna. Non chiedeva altro. Cercava la sua bambina, come faceva Brisa.
Non la vedrai più, Anna. Ha finito la sua ricerca: ha trovato l’uomo nero. Stamani all’alba l’hanno vista nella discarica, vicino al mucchio di televisori rotti, le fotografie sporche di sangue ancora strette nelle mani.
Non sentiremo più la sua disperazione: sarà la nostra compassione a renderci tristi, sarà la nostra rabbia a renderci impietosi.
E Brisa, la maremmana, la ricordi? veniva ogni momento a chiedere dov’erano i suoi cuccioli: li aveva lasciati nella nostro giardino...
Anna era così. Vagava disperata alla ricerca della bambina che l’uomo nero le aveva portato via.
Non si sapeva da dove venisse, ma solo che andava alla ricerca di sua figlia.
Aveva la disperazione negli occhi: sempre lucidi, sempre bagnati di lacrime che non potevano più versare.
Anna, vestita di stracci, chiedeva l’elemosina all’entrata delle chiese e ogni tanto rubava..
La notte cercava riparo negli angoli più nascosti rannicchiandosi nel buio, pregando un dio qualunque perché rispuntasse il giorno.
Non voleva pietà, Anna. Non voleva assistenti sociali o caritatevoli volontari attorno: avrebbero fermato la sua ricerca, la sua follia.
Anna ti mostrava delle fotografie, immagini vecchie e logore, di tanti anni prima.
«L’uomo nero. L’uomo nero l’ha presa e portata via», diceva. Dov’era ora quella bambina? Com’era diventata? Avrebbe avuto gli stessi occhi tristi della madre?
Ti ricordi come puzzava, Anna? non si lavava mai. Aveva lunghi capelli, così sporchi da sembrare stoppie.
Era brutta, Anna: consumata dal pianto, dal cammino, dal tempo.
Cercava, Anna. Non chiedeva altro. Cercava la sua bambina, come faceva Brisa.
Non la vedrai più, Anna. Ha finito la sua ricerca: ha trovato l’uomo nero. Stamani all’alba l’hanno vista nella discarica, vicino al mucchio di televisori rotti, le fotografie sporche di sangue ancora strette nelle mani.
Non sentiremo più la sua disperazione: sarà la nostra compassione a renderci tristi, sarà la nostra rabbia a renderci impietosi.






0 commenti:
Posta un commento