
Dal sito http://www.wwf.it/
Status e distribuzione di cormorano e marangone
Cormorano e marangone, uccelli acquatici riuniti in un’unica famiglia, hanno le caratteristiche comuni di possedere una mole medio-grande, un piumaggio scuro e zampe palmate.
Il più grande delle tre specie presenti in Italia è il cormorano (Phalacrocorax carbo), una specie praticamente cosmopolita, parzialmente sedentario e migratore. In Italia il cormorano è comune durante la migrazione, quando in ottobre e marzo arrivano i contingenti dall’Europa centro-settentrionale, ma anche in inverno quando a migliaia si fermano a svernare nelle nostre zone umide. Questa abbondanza fa apparire il cormorano come una specie assai comune, in realtà come nidificante è molto localizzato a uno, forse due, siti sulla costa occidentale della Sardegna e altre due o tre in Italia settentrionale, località peraltro colonizzate a partire dagli anni ‘80. Mentre la popolazione continentale sembra in crescita, la popolazione sarda di cormorano appare in forte decremento. In Italia si contano dalle 30 alle oltre 500 coppie di cormorano, ma la popolazione sarda non ammonta a più di 30-40 coppie. La specie è inserita dall'IUCN nella categoria di minaccia LC-Least Concern (a rischio minimo).
Conservazione di cormorano e marangone
Può apparire strano trovare il cormorano in una Lista Rossa, ma di fatto la popolazione nidificante in Italia non può certo essere considerata priva di ogni rischio di estinzione. Questa specie è stata oggetto ultimamente di aspri dibattiti che hanno portato, in alcune aree, all’abbattimento di molti individui a causa della competizione con i pescatori locali. Gli abbattimenti invernali, oltre ad avere uno scarso effetto sul numero del contingente svernante, hanno il tragico risvolto di incidere in modo determinante sulla popolazione locale, così come è successo in Sardegna. Inoltre il prelievo sulla popolazione svernante provoca conseguenze del tutto imprevedibili andando a incidere su diverse popolazioni provenienti da vari paesi d’Europa, ciascuna con una dinamica diversa.
dal sito http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/
Con decreto n. 8/IV del 16 gennaio 2006 l'Assessore della Difesa dell'Ambiente autorizzava l'abbattimento, fino al 28 febbraio 2006, del 5 % della popolazione svernante di Cormorano nei predetti Stagni dell'Oristanese, tutte zone umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione internazionale di Ramsar, esecutiva con D.P.R. n. 448/1976, nonché individuate quali SIC ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora, esecutiva con D.P.R. n. 357/1997 e successive modifiche ed integrazioni (elenco regione biogeografica mediterranea approvato con decisione Commissione europea n. 3261 del 19 luglio 2006 in G.U. CE n. L259 del 21 settembre 2006). Le dette zone umide sono anche "oasi permanenti di protezione faunistica" ai sensi della legge regionale n. 23/1998.
Il provvedimento assessoriale, in seguito a ricorso delle associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l'Abolizione della Caccia e Gruppo d'Intervento Giuridico (10 febbraio 2006), portava ad un avvio degli accertamenti ex art. 226 trattato UE da parte della Commissione Europea e, conseguentemente, alla sua revoca con decreto assessoriale n. 9/IV del 17 febbraio 2006, in quanto l'Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.) aveva asserito che "non sussistono le condizioni per l'espressione di un parere favorevole al piano prospettato" (nota n. 711/TA16 del 26 gennaio 2006) e il Corpo forestale e di vigilanza ambientale certificava che l'attività di abbattimento, peraltro scarsa, non era servita proprio a nulla (nota Isp. Rip. OR n. 1254 del 14 febbraio 2006). Fatto decisamente saliente è l'assenza di qualsiasi valutazione comprovata dell'eventuale danno alla pesca provocato dal Cormorano. In sostanza, si sono decisi uccisioni e risarcimenti danni senza alcuna prova del danno subito. I gravi danni, spesso disastri, degli stagni oristanesi hanno ben altre cause. I disastri degli Stagni oristanesi partono infatti da lontano. Dagli inquinamenti alla cattiva gestione, alle pesanti e distruttive opere pubbliche.
La caccia effettuata contro il Cormorano nelle zone umide dell'Oristanese nell'ultimo decennio ha provocato, secondo i rilevamenti del Gruppo Ornitologico Sardo, l'estinzione dell'unica colonia nidificante di questa specie, presente "da sempre" nella falesia di Cuglieri. Inoltre, nelle campagne di uccisioni dei cormorani degli anni scorsi sono avvenuti abbattimenti "accidentali" di esemplari appartenenti a specie avifaunistiche protette (Airone cenerino, Ardea cinerea; Gru, grus grus; ecc.), nonché un pesante "disturbo" alle specie svernanti, in particolare nello Stagno di Cabras dove il numero è diminuito drasticamente negli ultimi anni con valori pressochè nulli nel 2005 relativi alla presenza di folaghe (1) ed anatidi (7).
Da: La Nuova - Venerdì 1 febbraio 2008
Fanno fuori il 60% del novellame e assieme ai delfini creano danni economici pesantissimi
Cormorani, nemici dei pescatori
La Commissione pesca europea sarà a Cagliari il 4 febbraio
Cagliari - I cormorani in Sardegna censiti ufficialmente sono 10 mila e ogni giorno mangiano 5 tonnellate di novellame delle lagune sarde, vale a dire il 60 per cento del pesce che la stagione successiva raggiunge la taglia giusta per essere pescato. Poi ci sono gli animali più simpatici del mondo, i delfini, la cui proverbiale intelligenza li mette continuamente sulle tracce dei pescatori artigianali e mangiano triglie e orate guizzanti direttamente dalle reti, dopo averle rotte senza rimedio. Un danno in particolare per l’isola dove i pescatori vivono di laguna e di pesca artigianale.
........
I cormorani sono diventati un problema a partire dagli anni Ottanta. Fino al 1979 si potevano cacciare (c’è una famosa ricetta di origine ponzese, raccontava ieri Fabrizio Selenu di Tortolì), poi il rischio di estinzione ha convinto le autorità a intervenire e così si sono moltiplicati. Il periodo della migrazione in Sardegna, ottobre - marzo, coincide con la nascita e la crescita del novellame. Poi vanno nei paesi del nord Europa a deporre le uova però là, spiegavano ieri i dirigenti di Federcoopesca (Roberto Cadelano è il presidente), gli indennizzi per le popolazioni delle zone dove nidificano sono robusti. Il sovrannumero, in una quantità che viene stabilita dal centro ornitologico di Bologna, può essere abbattuto. In passato (spiegano sempre a Federcoopesca) gli assessori all’ambiente non hanno presentato richiesta, in questa stagione è stato fatto ma il centro bolognese non ha ancora risposto «e siamo a febbraio - notava Cadelano - il danno per quest’anno è fatto». Il ricercatore Roberto Savarino assieme a Giacomo Sollai del direttivo di Federcoopesca ieri spiegavano che mentre verso i cormorani si può agire attraverso l’abbattimento controllato e autorizzato, coi delfini, specie protetta, non può che essere una battaglia persa e i pescatori cominciano ormai a orientarsi verso la pesca col palamito e altre forme non attraenti per i delfini. L’alternativa è soltanto l’indennizzo. In Veneto i pescatori hanno scelto la linea dura, la battaglia giudiziaria al Tar, e l’hanno vinta.
Vorrei fare alcune considerazioni personali. Sono in Sardegna dal 2007. L’esemplare di cormorano nella foto è l’unico che ho visto a Castelsardo. In tutta la zona costiera da Santa Teresa a Oristano non ne ho visti più di cinque dal 2007. Non nego che negli stagni di Oristano vi possano essere gruppi di cormorani di passaggio, tanto numerosi da raggiungere il migliaio. Non li ho visti, un vero peccato. Leggendo fra le righe dei precedenti articoli, l’unica cosa che mi viene in mente sono i... soldi. Il vil denaro, che non puzza mai, neanche quando avvolge il pesce marcio. Nell’articolo della Nuova la Federcopesca si lamenta per i bassi indennizzi agli itticoltori locali, riportando l’esempio del nord Europa. Ma, mi chiedo: quanti sono i cormorani che nidificano nel nord Europa? In quelle zone si possono allegramente prendere a fucilate come in Italia? Come sono fatti gli allevamenti di cefali e branzini? Quanti pesci stanno in quegli allevamenti? Quanti ne morirebbero per malattie dovute alla sovrapopolazione? Domande che il giornalista s’è dimenticato di porre al signor Cadelano.
Dal 2004 al 2008, date del Decreto n. 8/IV del 16 gennaio 2006 sull’abbattimento dei cormorani e dell’articolo su La Nuova, che giunta regionale c’era? Quella di Renato Soru, di sinistra targato PD, ricandidatosi per le prossime elezioni regionali e sostenuto, oltre che dal PD, dai Comunisti Italiani, IDV, PRC, PDCI, Rosso Mori e Sinistra Autonomista.
Nei giorni scorsi, il ministro Zaia, supporter di Cappellacci (PDL), ha promesso il "contingentamento" dei cormorani.
Status e distribuzione di cormorano e marangone
Cormorano e marangone, uccelli acquatici riuniti in un’unica famiglia, hanno le caratteristiche comuni di possedere una mole medio-grande, un piumaggio scuro e zampe palmate.
Il più grande delle tre specie presenti in Italia è il cormorano (Phalacrocorax carbo), una specie praticamente cosmopolita, parzialmente sedentario e migratore. In Italia il cormorano è comune durante la migrazione, quando in ottobre e marzo arrivano i contingenti dall’Europa centro-settentrionale, ma anche in inverno quando a migliaia si fermano a svernare nelle nostre zone umide. Questa abbondanza fa apparire il cormorano come una specie assai comune, in realtà come nidificante è molto localizzato a uno, forse due, siti sulla costa occidentale della Sardegna e altre due o tre in Italia settentrionale, località peraltro colonizzate a partire dagli anni ‘80. Mentre la popolazione continentale sembra in crescita, la popolazione sarda di cormorano appare in forte decremento. In Italia si contano dalle 30 alle oltre 500 coppie di cormorano, ma la popolazione sarda non ammonta a più di 30-40 coppie. La specie è inserita dall'IUCN nella categoria di minaccia LC-Least Concern (a rischio minimo).
Conservazione di cormorano e marangone
Può apparire strano trovare il cormorano in una Lista Rossa, ma di fatto la popolazione nidificante in Italia non può certo essere considerata priva di ogni rischio di estinzione. Questa specie è stata oggetto ultimamente di aspri dibattiti che hanno portato, in alcune aree, all’abbattimento di molti individui a causa della competizione con i pescatori locali. Gli abbattimenti invernali, oltre ad avere uno scarso effetto sul numero del contingente svernante, hanno il tragico risvolto di incidere in modo determinante sulla popolazione locale, così come è successo in Sardegna. Inoltre il prelievo sulla popolazione svernante provoca conseguenze del tutto imprevedibili andando a incidere su diverse popolazioni provenienti da vari paesi d’Europa, ciascuna con una dinamica diversa.
dal sito http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/
Con decreto n. 8/IV del 16 gennaio 2006 l'Assessore della Difesa dell'Ambiente autorizzava l'abbattimento, fino al 28 febbraio 2006, del 5 % della popolazione svernante di Cormorano nei predetti Stagni dell'Oristanese, tutte zone umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione internazionale di Ramsar, esecutiva con D.P.R. n. 448/1976, nonché individuate quali SIC ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora, esecutiva con D.P.R. n. 357/1997 e successive modifiche ed integrazioni (elenco regione biogeografica mediterranea approvato con decisione Commissione europea n. 3261 del 19 luglio 2006 in G.U. CE n. L259 del 21 settembre 2006). Le dette zone umide sono anche "oasi permanenti di protezione faunistica" ai sensi della legge regionale n. 23/1998.
Il provvedimento assessoriale, in seguito a ricorso delle associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l'Abolizione della Caccia e Gruppo d'Intervento Giuridico (10 febbraio 2006), portava ad un avvio degli accertamenti ex art. 226 trattato UE da parte della Commissione Europea e, conseguentemente, alla sua revoca con decreto assessoriale n. 9/IV del 17 febbraio 2006, in quanto l'Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.) aveva asserito che "non sussistono le condizioni per l'espressione di un parere favorevole al piano prospettato" (nota n. 711/TA16 del 26 gennaio 2006) e il Corpo forestale e di vigilanza ambientale certificava che l'attività di abbattimento, peraltro scarsa, non era servita proprio a nulla (nota Isp. Rip. OR n. 1254 del 14 febbraio 2006). Fatto decisamente saliente è l'assenza di qualsiasi valutazione comprovata dell'eventuale danno alla pesca provocato dal Cormorano. In sostanza, si sono decisi uccisioni e risarcimenti danni senza alcuna prova del danno subito. I gravi danni, spesso disastri, degli stagni oristanesi hanno ben altre cause. I disastri degli Stagni oristanesi partono infatti da lontano. Dagli inquinamenti alla cattiva gestione, alle pesanti e distruttive opere pubbliche.
La caccia effettuata contro il Cormorano nelle zone umide dell'Oristanese nell'ultimo decennio ha provocato, secondo i rilevamenti del Gruppo Ornitologico Sardo, l'estinzione dell'unica colonia nidificante di questa specie, presente "da sempre" nella falesia di Cuglieri. Inoltre, nelle campagne di uccisioni dei cormorani degli anni scorsi sono avvenuti abbattimenti "accidentali" di esemplari appartenenti a specie avifaunistiche protette (Airone cenerino, Ardea cinerea; Gru, grus grus; ecc.), nonché un pesante "disturbo" alle specie svernanti, in particolare nello Stagno di Cabras dove il numero è diminuito drasticamente negli ultimi anni con valori pressochè nulli nel 2005 relativi alla presenza di folaghe (1) ed anatidi (7).
Da: La Nuova - Venerdì 1 febbraio 2008
Fanno fuori il 60% del novellame e assieme ai delfini creano danni economici pesantissimi
Cormorani, nemici dei pescatori
La Commissione pesca europea sarà a Cagliari il 4 febbraio
Cagliari - I cormorani in Sardegna censiti ufficialmente sono 10 mila e ogni giorno mangiano 5 tonnellate di novellame delle lagune sarde, vale a dire il 60 per cento del pesce che la stagione successiva raggiunge la taglia giusta per essere pescato. Poi ci sono gli animali più simpatici del mondo, i delfini, la cui proverbiale intelligenza li mette continuamente sulle tracce dei pescatori artigianali e mangiano triglie e orate guizzanti direttamente dalle reti, dopo averle rotte senza rimedio. Un danno in particolare per l’isola dove i pescatori vivono di laguna e di pesca artigianale.
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I cormorani sono diventati un problema a partire dagli anni Ottanta. Fino al 1979 si potevano cacciare (c’è una famosa ricetta di origine ponzese, raccontava ieri Fabrizio Selenu di Tortolì), poi il rischio di estinzione ha convinto le autorità a intervenire e così si sono moltiplicati. Il periodo della migrazione in Sardegna, ottobre - marzo, coincide con la nascita e la crescita del novellame. Poi vanno nei paesi del nord Europa a deporre le uova però là, spiegavano ieri i dirigenti di Federcoopesca (Roberto Cadelano è il presidente), gli indennizzi per le popolazioni delle zone dove nidificano sono robusti. Il sovrannumero, in una quantità che viene stabilita dal centro ornitologico di Bologna, può essere abbattuto. In passato (spiegano sempre a Federcoopesca) gli assessori all’ambiente non hanno presentato richiesta, in questa stagione è stato fatto ma il centro bolognese non ha ancora risposto «e siamo a febbraio - notava Cadelano - il danno per quest’anno è fatto». Il ricercatore Roberto Savarino assieme a Giacomo Sollai del direttivo di Federcoopesca ieri spiegavano che mentre verso i cormorani si può agire attraverso l’abbattimento controllato e autorizzato, coi delfini, specie protetta, non può che essere una battaglia persa e i pescatori cominciano ormai a orientarsi verso la pesca col palamito e altre forme non attraenti per i delfini. L’alternativa è soltanto l’indennizzo. In Veneto i pescatori hanno scelto la linea dura, la battaglia giudiziaria al Tar, e l’hanno vinta.
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Vorrei fare alcune considerazioni personali. Sono in Sardegna dal 2007. L’esemplare di cormorano nella foto è l’unico che ho visto a Castelsardo. In tutta la zona costiera da Santa Teresa a Oristano non ne ho visti più di cinque dal 2007. Non nego che negli stagni di Oristano vi possano essere gruppi di cormorani di passaggio, tanto numerosi da raggiungere il migliaio. Non li ho visti, un vero peccato. Leggendo fra le righe dei precedenti articoli, l’unica cosa che mi viene in mente sono i... soldi. Il vil denaro, che non puzza mai, neanche quando avvolge il pesce marcio. Nell’articolo della Nuova la Federcopesca si lamenta per i bassi indennizzi agli itticoltori locali, riportando l’esempio del nord Europa. Ma, mi chiedo: quanti sono i cormorani che nidificano nel nord Europa? In quelle zone si possono allegramente prendere a fucilate come in Italia? Come sono fatti gli allevamenti di cefali e branzini? Quanti pesci stanno in quegli allevamenti? Quanti ne morirebbero per malattie dovute alla sovrapopolazione? Domande che il giornalista s’è dimenticato di porre al signor Cadelano.
Dal 2004 al 2008, date del Decreto n. 8/IV del 16 gennaio 2006 sull’abbattimento dei cormorani e dell’articolo su La Nuova, che giunta regionale c’era? Quella di Renato Soru, di sinistra targato PD, ricandidatosi per le prossime elezioni regionali e sostenuto, oltre che dal PD, dai Comunisti Italiani, IDV, PRC, PDCI, Rosso Mori e Sinistra Autonomista.
Nei giorni scorsi, il ministro Zaia, supporter di Cappellacci (PDL), ha promesso il "contingentamento" dei cormorani.
Meglio, molto meglio, UNIDADE INDIPENDENTISTA.





1 commenti:
pare sia solo una questione di voglia di soldi (a gratis)a spese dei cormorani che stiano attenti i pescatori di cabras se la cosa viene divulgata nessuno compra più bottarga ne branzini e cefali e a loro toccherà sfamarsi mangiandosi i marangoni abbattuti.
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