martedì, febbraio 17, 2009

Eja-eja-eja Alalà dei Sardi

Ancora Cappellacci non era governatore, anzi, erano appena iniziate le votazioni, che un gruppo di esagitati facinorosi, emuli degli spaccaossa romani (di sicuro persone perbene di quelli che la domenica mattina vanno a messa e la notte coi viados), rincuorati dalla fondazione del circolo leghista di Trinità d’Agultu, esaltati dagli ultimi comizi elettorali (e de s’abbardente), si sono diretti in spedizione punitiva in una paesino di provincia, Alà dei Sardi, dove hanno messo in pratica tutto quello che hanno imparato sui banchi di scuola e nei pascoli, dimostrando, se non si era capito, che qui comandano i sardi e gli “stranieri” non sono ben accetti, specie se romeni e se portano via il lavoro ai nativi. Al massimo gli si può concedere d’aspirare ad un posto di ziraccu, ossia servo pastore, non certo da manovale in una cava estrattiva.
Occhio, stranieri! Se proprio volete venire in questa landa desolata e non siete Emilio Fede, nè ricchi turisti russi ma poveracci quanto i sardi, almeno siate furbi e confondetevi tra loro: raddoppiate le consonanti e da oggi usate il saluto romano, non quello rumeno.

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