Siamo agli sgoccioli d’una breve campagna elettorale. Leggendo i quotidiani, locali e nazionali, pare ci siano solo due possibili candidati: Soru o Cappellacci. Sul web stessa storia: addirittura in continente i sostenitori di Soru si sono tassati organizzando corriere per far partecipare al voto i sardi emigrati. Atraverseranno il mare con la Tirrenia, assieme alle zecche? O con la tanto fantomatica compagnia navale sarda rimasta un’utopia?
Che venga eletto Cappellacci pare ormai un miracolo, nonostante l’appoggio di ministri e premier. Credo che neanche il papa possa fare più niente per lui.
La pubblicità mediatica della destra si è rivelata controproducente, favorendo la sinistra di Soru. E per Soru ci sarà un plebiscito, forse il 70 - 80 % dei voti.
Basta sfogliare un quotidiano qualsiasi: Soru a pagina 2, Soru a pagina 3, Cappellacci a pagina 4, di nuovo Soru a pagina 5 e così via. Non c’è altro, a meno di non usare una lente d’ingrandimento per leggere i trafiletti su Unidade Indipendentista e IRS. Come dire: vado all’ipermercato convinto di trovare scelta e negli scaffali trovo solamente due marche: bianco e nero.
Bianco o nero? Ma il mio mondo è fatto a colori!
E’ fatto di bianco, nero e di mille sfumature.
Ricordo altre volte in cui mi sono ritrovata mio malgrado ad andare controcorrente. Non per volontà di fare il bastian contrario, non è nel mio carattere. Ma perché non mi ritrovavo nell’omogeneizzazione in atto. Ero stata assunta in una grossa industria dove la parità dei sessi era inesistente. Una stanza per le donne e una per gli uomini: una divisione netta. Il distributore di caffè era situato nella sala stampa, off-limits per le donne. Tutto lì dentro funzionava perfettamente, tutti erano allegri e soddisfatti. Il secondo giorno di lavoro andai a prendere un caffè e a fumare una sigaretta con gli stampatori (a quel tempo si poteva fumare accanto al distributore). Una settimana dopo mi “appropriai” del lavoro d’un maschietto che, guarda caso, si poteva fare solo nella stanza maschile, cosicché uno di loro dovette passare nella stanza femminile e io nella loro. Controcorrente? uno scandalo! Ma poco dopo capirono che funzionava ugualmente bene.
Mi capitò poi di finire in una scuola dove le donne se ne stavano sempre chiuse in un pollaio a chiacchierare di moda, di arredi casalinghi e programmi televisivi. Le guardavo e mi chiedevo se volevo essere come loro o se preferivo essere come volevo io, andando controcorrente. Nel pollaio non ci finii mai, attirandomi le antipatie di tutti perché ai loro occhi ero una “scheggia impazzita”: non si può andare controcorrente, contro il modello base ormai approvato e omologato. Però facevo funzionare la segreteria, gli studenti erano soddisfatti, e io davo un senso concreto al mio lavoro, al mio stipendio.
Dire “no grazie” quando ti invitano a spartire una torta perché le cose devono rimanere come sono, non è così facile e immediato. Tutti hanno fame, tutti vorrebbero di più.
Ma la convinzione che non c’è solo il bianco e il nero, ma tanti altri colori, tante sfumature, è un’idea troppo radicata. Un bisogno di scelta, di libertà di decidere, è per me prioritario.
Se posso scegliere, non c’è Soru che tenga. Scelgo l’alternativa che più mi piace, che più mi convince. Se prima non mi era chiara la situazione perché da tempo in atto una guerra tra i due poli PD - PDL, non mi sono convinta che tutto il marcio sia da una parte e tutto il buono dall’altra. I guasti alla Regione Sardegna non sono di oggi, ma sono continuati fino ad oggi. Se i danni sono stati fatti in passato, oggi non s’è fatto niente per rimediare. Per esser giusti, dovrei dire che s’è fatto poco, per rimediare. I paesi sardi si stanno spopolando, le campagne vengono abbandonate, la sanità traballa, il pecorino prodotto in Sardegna viene spacciato come “romano”, gli studenti vanno in continente, l’energia eolica va in continente, il silicio estratto sbancando le colline sarde va in continente... a noi che resta? Soru o Cappellacci. “No grazie!”.
Io vado controcorrente e scelgo l’alternativa: Unidade Indipendentista.
Che venga eletto Cappellacci pare ormai un miracolo, nonostante l’appoggio di ministri e premier. Credo che neanche il papa possa fare più niente per lui.
La pubblicità mediatica della destra si è rivelata controproducente, favorendo la sinistra di Soru. E per Soru ci sarà un plebiscito, forse il 70 - 80 % dei voti.
Basta sfogliare un quotidiano qualsiasi: Soru a pagina 2, Soru a pagina 3, Cappellacci a pagina 4, di nuovo Soru a pagina 5 e così via. Non c’è altro, a meno di non usare una lente d’ingrandimento per leggere i trafiletti su Unidade Indipendentista e IRS. Come dire: vado all’ipermercato convinto di trovare scelta e negli scaffali trovo solamente due marche: bianco e nero.
Bianco o nero? Ma il mio mondo è fatto a colori!
E’ fatto di bianco, nero e di mille sfumature.
Ricordo altre volte in cui mi sono ritrovata mio malgrado ad andare controcorrente. Non per volontà di fare il bastian contrario, non è nel mio carattere. Ma perché non mi ritrovavo nell’omogeneizzazione in atto. Ero stata assunta in una grossa industria dove la parità dei sessi era inesistente. Una stanza per le donne e una per gli uomini: una divisione netta. Il distributore di caffè era situato nella sala stampa, off-limits per le donne. Tutto lì dentro funzionava perfettamente, tutti erano allegri e soddisfatti. Il secondo giorno di lavoro andai a prendere un caffè e a fumare una sigaretta con gli stampatori (a quel tempo si poteva fumare accanto al distributore). Una settimana dopo mi “appropriai” del lavoro d’un maschietto che, guarda caso, si poteva fare solo nella stanza maschile, cosicché uno di loro dovette passare nella stanza femminile e io nella loro. Controcorrente? uno scandalo! Ma poco dopo capirono che funzionava ugualmente bene.
Mi capitò poi di finire in una scuola dove le donne se ne stavano sempre chiuse in un pollaio a chiacchierare di moda, di arredi casalinghi e programmi televisivi. Le guardavo e mi chiedevo se volevo essere come loro o se preferivo essere come volevo io, andando controcorrente. Nel pollaio non ci finii mai, attirandomi le antipatie di tutti perché ai loro occhi ero una “scheggia impazzita”: non si può andare controcorrente, contro il modello base ormai approvato e omologato. Però facevo funzionare la segreteria, gli studenti erano soddisfatti, e io davo un senso concreto al mio lavoro, al mio stipendio.
Dire “no grazie” quando ti invitano a spartire una torta perché le cose devono rimanere come sono, non è così facile e immediato. Tutti hanno fame, tutti vorrebbero di più.
Ma la convinzione che non c’è solo il bianco e il nero, ma tanti altri colori, tante sfumature, è un’idea troppo radicata. Un bisogno di scelta, di libertà di decidere, è per me prioritario.
Se posso scegliere, non c’è Soru che tenga. Scelgo l’alternativa che più mi piace, che più mi convince. Se prima non mi era chiara la situazione perché da tempo in atto una guerra tra i due poli PD - PDL, non mi sono convinta che tutto il marcio sia da una parte e tutto il buono dall’altra. I guasti alla Regione Sardegna non sono di oggi, ma sono continuati fino ad oggi. Se i danni sono stati fatti in passato, oggi non s’è fatto niente per rimediare. Per esser giusti, dovrei dire che s’è fatto poco, per rimediare. I paesi sardi si stanno spopolando, le campagne vengono abbandonate, la sanità traballa, il pecorino prodotto in Sardegna viene spacciato come “romano”, gli studenti vanno in continente, l’energia eolica va in continente, il silicio estratto sbancando le colline sarde va in continente... a noi che resta? Soru o Cappellacci. “No grazie!”.
Io vado controcorrente e scelgo l’alternativa: Unidade Indipendentista.





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