Copio e incollo dahttp://www.corriere.it
Tanto per mettere in chiaro le promesse elettorali di questo periodo in Sardegna. Occhio, sardi, a chi vi promette non bruscolini, ma un milione e seicentomila posti di lavoro, comprendendo anche i bimbi in fasce. Occhio al cavaliere che vi promette la riapertura del Polo Chimico: un mese dopo le elezioni sarà nuovamente chiuso. Occhio a chi promette più scuole e insegnanti: i tagli sono già stati decretati. Occhio a chi promette la Sardegna ai sardi: è già stata svenduta, metà alla Nato e metà a Briatore.
Attenti, perché poi potrete solo recitare un mea culpa in silenzio; non provatevi nemmeno a protestare, oppure, oltre alla beffa, pagherete anche i danni, com’è capitato al valoroso e temerario Andrea Casamassima dell’articolo. L’ho già scritto in altro post: don Quijote è morto. Resta valido l’invito a unire le forze...
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21 gennaio 2009
Il Tribunale civile gli da’ torto:
«quelle dichiarazioni non avevano valore contrattuale»
Fece causa a Berlusconi sul “contratto con gli italiani”:
perde e deve pagare 8 mila €
Andrea Casamassima accusava il premier di aver fatto
a «Porta a Porta» dichiarazioni poi non rispettate
MILANO - «Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi nel “Contratto con gli italiani” non hanno valore contrattuale». Con questa motivazione il Tribunale civile di Milano ha dato torto a un cittadino che aveva citato in giudizio il premier per mancato mantenimento di promesse elettorali.
La singolare causa era stata avviata da Andrea Casamassima, che accusava Berlusconi di aver fatto dichiarazioni non rispettate nel corso della trasmissione «Porta a Porta» dell’8 maggio 2001. In quella occasione, Berlusconi aveva dato lettura del «Contratto con gli italiani», in cui si impegnava a non ripresentare la propria candidatura se al termine dei cinque anni di governo non fossero stati raggiunti i traguardi enunciati. Malgrado tali promesse non fossero state realizzate, Berlusconi sarebbe rimasto in lizza nelle successive elezioni politiche. Da qui una richiesta di risarcimento simbolico formulata nella misura di 5 mila euro. Richiesta però respinta dalla prima sezione del Tribunale civile, secondo la quale - come detto - quelle dichiarazioni non potevano avere valore contrattuale. Per effetto di questa decisione, il promotore della causa è stato condannato a pagare 500 euro al presidente del Consiglio oltre alle spese di giudizio fissate in 7.551 euro.





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