Ho toccato con mano quanto in basso sia finito il sindacato. Incapace nella tutela dei lavoratori, dei loro diritti. Capace solamente di intascare i soldi delle tessere.
L’avventura sindacale, i miei buoni propositi, sono finiti.
Lo dico con amarezza, con delusione.
Senza alcun rancore: una presa d'atto.
Veder calpestare i diritti in modo tanto elegantemente sottile ed educato, non può portare ad altro che alla parola fine.
Si spiega perché in Italia imperi il cavaliere e la sua ciurmaglia, perché l’appropriazione indebita di alcuni prevalga sui diritti di tutti i lavoratori, aumentando dapprima il lavoro precario alle regole d’un mercato senza scrupoli, che ha impoverito la popolazione. Il risultato di oggi è la disoccupazione in aumento e una crisi generale in tutti i settori. Ormai non c’è nemmeno la parvenza d’un’etica morale. In pochi si spartiscono grosse torte, senza nemmeno curarsi di spiegare le ragioni. Non ce n’è bisogno. Se stai da una parte avrai tutto ciò che vuoi, se stai dall’altra, la parte più grossa della popolazione, avrai poco o nulla.
Qual è il succo del discorso? La regione, o lo stato, o magari il comune o un’associazione dà all’amministrazione una somma da utilizzare per attività integrative. Ci sono anche delle regole. Ma nessuno controllerà mai: non ha importanza. Spetta ai lavoratori far valere i propri diritti. Ma come possono i lavoratori, nelle condizioni d’oggi, far valere un qualsiasi diritto se sotto al naso gli viene sventolata la possibilità d’un licenziamento, o cmq la messa al bando, le rappresaglie?
Io credo, ma credo male evidentemente, che sarebbe compito del sindacato la tutela dei diritti dei lavoratori. Credo sarebbe compito del sindacato l’informazione ai lavoratori di quel che vanno a spartire, o, dovrei dire, a regalare a chi pare abbia il coltello dalla parte del manico.
Far credere di dare un poco a tutti, con o senza merito, perché si è generosi, sarebbe compito del sindacato smascherare. Perché questa farsa disgustosa avrà una sola conclusione: l’arricchimento di pochi, l’impoverimento di molti.
Se questa è la prassi consolidata ormai in Italia, non c’è da stupirsi se le imprese chiudono, le fabbriche aumentano la cassa integrazione, le amministrazioni sono piene di precari a breve disoccupati. Al contempo ci sarà un amento della ricchezza di quegli imprenditori che hanno intascato le sovvenzioni statali senza utilizzarle per lo scopo primario. Un aumento della ricchezza dei baroni delle università, dove i soldi, nonostante i tagli finanziari del governo, continuano ad arrivare copiosi da diverse fonti e mai utilizzati per il vero scopo a cui sono destinati. Scopi che gli amministratori pubblici mettono sulla carta perché imposte dalle leggi dello stato, non perché lo vogliano o ci credano. Ormai sulle mangiatoie vi sono scritti solo alcuni nomi e puoi ben dire che sarebbe più giusto spartire fra tutti.
Che differenza può esserci fra un’amministrazione di sinistra, di centro o di destra se la modalità della spartizione è la stessa?
La mia rsu era presente e assente allo stesso tempo. Non una richiesta di spiegazioni, di approfondimento benché ne avessimo già parlato in precedenza: che si fregassero i lavoratori ignoranti e spaventati, quando al solito l’amministrazione dice “o così o niente”. La maggioranza ovviamente ripiegherà sul “o così”: meglio di niente.
Il sindacato allora a che serve? A compilare le domande di trasferimento o di pensionamento, alla compilazione della denuncia dei redditi, alla trattenuta sindacale sulla busta paga.
E’ diventato un ufficio burocratico, null’altro. Forse allora è più conveniente per il lavoratore pagare la pratica quando serve: per la denuncia dei redditi 50 euro, senz’altro meno della trattenuta annua al sindacato.
Onore al merito: il cavaliere ha vinto.
L’avventura sindacale, i miei buoni propositi, sono finiti.
Lo dico con amarezza, con delusione.
Senza alcun rancore: una presa d'atto.
Veder calpestare i diritti in modo tanto elegantemente sottile ed educato, non può portare ad altro che alla parola fine.
Si spiega perché in Italia imperi il cavaliere e la sua ciurmaglia, perché l’appropriazione indebita di alcuni prevalga sui diritti di tutti i lavoratori, aumentando dapprima il lavoro precario alle regole d’un mercato senza scrupoli, che ha impoverito la popolazione. Il risultato di oggi è la disoccupazione in aumento e una crisi generale in tutti i settori. Ormai non c’è nemmeno la parvenza d’un’etica morale. In pochi si spartiscono grosse torte, senza nemmeno curarsi di spiegare le ragioni. Non ce n’è bisogno. Se stai da una parte avrai tutto ciò che vuoi, se stai dall’altra, la parte più grossa della popolazione, avrai poco o nulla.
Qual è il succo del discorso? La regione, o lo stato, o magari il comune o un’associazione dà all’amministrazione una somma da utilizzare per attività integrative. Ci sono anche delle regole. Ma nessuno controllerà mai: non ha importanza. Spetta ai lavoratori far valere i propri diritti. Ma come possono i lavoratori, nelle condizioni d’oggi, far valere un qualsiasi diritto se sotto al naso gli viene sventolata la possibilità d’un licenziamento, o cmq la messa al bando, le rappresaglie?
Io credo, ma credo male evidentemente, che sarebbe compito del sindacato la tutela dei diritti dei lavoratori. Credo sarebbe compito del sindacato l’informazione ai lavoratori di quel che vanno a spartire, o, dovrei dire, a regalare a chi pare abbia il coltello dalla parte del manico.
Far credere di dare un poco a tutti, con o senza merito, perché si è generosi, sarebbe compito del sindacato smascherare. Perché questa farsa disgustosa avrà una sola conclusione: l’arricchimento di pochi, l’impoverimento di molti.
Se questa è la prassi consolidata ormai in Italia, non c’è da stupirsi se le imprese chiudono, le fabbriche aumentano la cassa integrazione, le amministrazioni sono piene di precari a breve disoccupati. Al contempo ci sarà un amento della ricchezza di quegli imprenditori che hanno intascato le sovvenzioni statali senza utilizzarle per lo scopo primario. Un aumento della ricchezza dei baroni delle università, dove i soldi, nonostante i tagli finanziari del governo, continuano ad arrivare copiosi da diverse fonti e mai utilizzati per il vero scopo a cui sono destinati. Scopi che gli amministratori pubblici mettono sulla carta perché imposte dalle leggi dello stato, non perché lo vogliano o ci credano. Ormai sulle mangiatoie vi sono scritti solo alcuni nomi e puoi ben dire che sarebbe più giusto spartire fra tutti.
Che differenza può esserci fra un’amministrazione di sinistra, di centro o di destra se la modalità della spartizione è la stessa?
La mia rsu era presente e assente allo stesso tempo. Non una richiesta di spiegazioni, di approfondimento benché ne avessimo già parlato in precedenza: che si fregassero i lavoratori ignoranti e spaventati, quando al solito l’amministrazione dice “o così o niente”. La maggioranza ovviamente ripiegherà sul “o così”: meglio di niente.
Il sindacato allora a che serve? A compilare le domande di trasferimento o di pensionamento, alla compilazione della denuncia dei redditi, alla trattenuta sindacale sulla busta paga.
E’ diventato un ufficio burocratico, null’altro. Forse allora è più conveniente per il lavoratore pagare la pratica quando serve: per la denuncia dei redditi 50 euro, senz’altro meno della trattenuta annua al sindacato.
Onore al merito: il cavaliere ha vinto.





0 commenti:
Posta un commento