I sardi devono stare in un recinto, come le pecore.Così vogliono le lobby del potere politico e sindacale.
Avete mai provato a dare uno sguardo alle pagine gialle alla voce “avvocato”? Più si va al sud, più aumentano. Ho scoperto l’acqua calda? Sì. Perché un tempo associavo questo fatto con la mafia. Ovvero, dove lo Stato non c’è, i diritti e la difesa del cittadino è demandata all’avvocatura forense, sia civile che penale. E allora, che c’è di nuovo? C’è che in Sardegna la mafia non esiste. Eppure c’è. C’è una mafia che non è mafia. Ci sono le parentele o le amicizie che uniscono in un saldo legame fraterno gli spartitori della cosa pubblica, del denaro pubblico. Del potere, privato e pubblico. Non è un caso, credo, che qui ci siano ancora i “servi pastori” (ziracchi), oggi per la maggior parte albanesi o altri immigrati. Questa terra è la patria di Gladio, non poteva essere altrimenti. In ultimo, c’è la massoneria. Poco praticata, perché gli isolani si sentono molto cattolici e, come diceva Cossiga, non c’è compatibilità fra cattolicesimo e massoneria.
Nell’isola l’industria è ai minimi termini. Volutamente. Un esempio su tutti il polo industriale di Ottana, costruito in mezzo alle montagne, lontano dal mare e dai traghetti, senza una vera rete viaria. Il governo italiano da sempre ha voluto la Sardegna arretrata, dedita alla pastorizia e, per qualche mese l’anno, al turismo. Per i sardi il futuro si riassume in tre punti: fare il pastore, il cameriere, o lo statale. Per tutti gli altri c’è l’emigrazione.
L’isola è stata sparita in tre fette: una parte al potere dell’amministrazione pubblica, una parte alla Nato, una piccola parte, libera, ai palazzinari del turismo. Il potere, così diviso, va mantenuto. Non è un caso, l’ho capito ora, che proprio da qui sono arrivati ministri e presidenti della nostra repubblica. Da questa spartizione del potere pubblico.
I sardi offesi mi scuseranno perché non sono sarda e diranno che la colpa è del territorio povero che non produce nulla e non si presta a nulla se non alla pastorizia e al turismo. Questo è ciò che i vari governi vogliono far credere.
Diranno, gli offesi, che quel che succede nelle loro scuole è prassi consolidata in tutta Italia. Si sbagliano. E’ quel che il potere pubblico vuol far credere.
Non c’è motivo alcuno per la mancata rimozione di quel preside soverchiato da denunce e richiami, che alla pensione è arrivato tranquillamente, senza intoppi e disdoro, insieme ad una grassa buona-uscita.
Non c’è motivo alcuno che le rsu non vengano rimosse dal sindacato quando, invece di fare gl’interessi dei lavoratori, fanno i loro e quelli dei loro familiari. Smaccatamente, senza vergogna alcuna, perché così fan tutti.
Non c’è motivo alcuno che i cittadini non sappiano che il tal preside abbia perso la causa per aver truccato le graduatorie di assunzione, favorendo gli amici suoi o di chi ha appoggiato la sua carica.
Hanno mai indagato Finanza, Questura e Carabinieri sull’operato dei pubblici amministratori? Le denunce, hanno mai portato a dei processi, piuttosto che a delle tirate d’orecchie?
Avete mai visto le strade di Sassari? Buchi dappertutto, nelle strade vecchie e in quelle nuove, nelle strade principali e nei vicoli. Gli amministratori danno la colpa ai mezzi pesanti, che rompono l’asfalto. Ma lo spessore dell’asfalto è mai stato verificato? La ditta appaltatrice della bitumazione ha accordato un cm o cinque, di spessore?
Durante l’autunno caldo della protesta contro i decreti taglia-scuola, funzionari di non si sa bene quale ministero vagavano per Sassari alla ricerca di giovani studenti, soli naturalmente, per controllarli, facendogli domande, intimorendoli. Gli stessi solerti funzionari, gli stessi mandanti, hanno mai indagato sull’operato dei vari segretari scolastici, dsga o direttori amministrativi, come si vogliono chiamare? dei vari presidi, direttori o rettori? dei vari amministratori comunali, provinciali e regionali? Il viavai del mattino nel centro città, è dato solo da casalinghe e pensionati? Gli amministratori provinciali che siedono un’ora al bar e indolenti se ne tornano all’ufficio, sono mai stati controllati? Certamente non hanno il cartellino da timbrare, loro sono eletti dal popolo, non sono statali, come dice il pio Brunetta. Se uno non lavora, alle prossime elezioni non sarà più lì. Invece, dopo le prossime elezioni ci saranno ancora, in un altro ufficio, o con la carica di funzionario.
Dovere degli amministratori è far sapere ai cittadini del loro operato. Diritto dei cittadini sapere cosa fanno, come impiegano i loro denari.
Non c’è logica che la privacy prevalga sulla trasparenza.
A meno che non ci sia una forma di mafia strisciante, nascosta, a cui non so dare un nome. Forse me lo saprebbe dire il cavaliere, poiché in un’intervista di alcuni anni fa, dichiarò che la mafia è inutile combatterla, bisogna imparare a conviverci. Quel che è stato fatto in Sardegna. Quel che si cerca fare in tutta Italia.
Una critica appena fatta dice che è inesatto il fatto che solo in Sardegna ci sia la mafia statale. Che lo stesso vale in Sicilia e in Lombardia. No. Mi rifiuto di credere che a Bologna le strade siano diventate un colabrodo a causa della disonestà dei pubblici amministratori. Non lo erano prima, non lo sono ora. Lo stesso a Udine. Discorso inverso a Catania, dove impera la mafia.
Ieri a Nuoro c’era il cavaliere, a supporto del fido Cappellacci. Per cosa ha protestato la gente presente, per cosa si è imporporata tanto da sentirsi offesa? Non per i tagli alle scuole, non per gli ampliamenti delle basi Nato, non per la burla della compagnia navale, non per l’impraticabile continuità territoriale e neanche per l’assenza di infrastutture e strade. Nemmeno per l’assenza d’una politica di sviluppo del territorio e dell’occupazione. Si sono offesi per una sciocchezza: il cavaliere crede alla teoria che i nuraghe fossero dei magazzini. Una teoria buona quanto un’altra. Ecco, è sulle cretinate che i sardi intervengono. Il resto è privacy. Perché non chiedere conto, tanto per cominciare, d'un certo Rovelli Nino, lombardo come lui?
Nell’isola l’industria è ai minimi termini. Volutamente. Un esempio su tutti il polo industriale di Ottana, costruito in mezzo alle montagne, lontano dal mare e dai traghetti, senza una vera rete viaria. Il governo italiano da sempre ha voluto la Sardegna arretrata, dedita alla pastorizia e, per qualche mese l’anno, al turismo. Per i sardi il futuro si riassume in tre punti: fare il pastore, il cameriere, o lo statale. Per tutti gli altri c’è l’emigrazione.
L’isola è stata sparita in tre fette: una parte al potere dell’amministrazione pubblica, una parte alla Nato, una piccola parte, libera, ai palazzinari del turismo. Il potere, così diviso, va mantenuto. Non è un caso, l’ho capito ora, che proprio da qui sono arrivati ministri e presidenti della nostra repubblica. Da questa spartizione del potere pubblico.
I sardi offesi mi scuseranno perché non sono sarda e diranno che la colpa è del territorio povero che non produce nulla e non si presta a nulla se non alla pastorizia e al turismo. Questo è ciò che i vari governi vogliono far credere.
Diranno, gli offesi, che quel che succede nelle loro scuole è prassi consolidata in tutta Italia. Si sbagliano. E’ quel che il potere pubblico vuol far credere.
Non c’è motivo alcuno per la mancata rimozione di quel preside soverchiato da denunce e richiami, che alla pensione è arrivato tranquillamente, senza intoppi e disdoro, insieme ad una grassa buona-uscita.
Non c’è motivo alcuno che le rsu non vengano rimosse dal sindacato quando, invece di fare gl’interessi dei lavoratori, fanno i loro e quelli dei loro familiari. Smaccatamente, senza vergogna alcuna, perché così fan tutti.
Non c’è motivo alcuno che i cittadini non sappiano che il tal preside abbia perso la causa per aver truccato le graduatorie di assunzione, favorendo gli amici suoi o di chi ha appoggiato la sua carica.
Hanno mai indagato Finanza, Questura e Carabinieri sull’operato dei pubblici amministratori? Le denunce, hanno mai portato a dei processi, piuttosto che a delle tirate d’orecchie?
Avete mai visto le strade di Sassari? Buchi dappertutto, nelle strade vecchie e in quelle nuove, nelle strade principali e nei vicoli. Gli amministratori danno la colpa ai mezzi pesanti, che rompono l’asfalto. Ma lo spessore dell’asfalto è mai stato verificato? La ditta appaltatrice della bitumazione ha accordato un cm o cinque, di spessore?
Durante l’autunno caldo della protesta contro i decreti taglia-scuola, funzionari di non si sa bene quale ministero vagavano per Sassari alla ricerca di giovani studenti, soli naturalmente, per controllarli, facendogli domande, intimorendoli. Gli stessi solerti funzionari, gli stessi mandanti, hanno mai indagato sull’operato dei vari segretari scolastici, dsga o direttori amministrativi, come si vogliono chiamare? dei vari presidi, direttori o rettori? dei vari amministratori comunali, provinciali e regionali? Il viavai del mattino nel centro città, è dato solo da casalinghe e pensionati? Gli amministratori provinciali che siedono un’ora al bar e indolenti se ne tornano all’ufficio, sono mai stati controllati? Certamente non hanno il cartellino da timbrare, loro sono eletti dal popolo, non sono statali, come dice il pio Brunetta. Se uno non lavora, alle prossime elezioni non sarà più lì. Invece, dopo le prossime elezioni ci saranno ancora, in un altro ufficio, o con la carica di funzionario.
Dovere degli amministratori è far sapere ai cittadini del loro operato. Diritto dei cittadini sapere cosa fanno, come impiegano i loro denari.
Non c’è logica che la privacy prevalga sulla trasparenza.
A meno che non ci sia una forma di mafia strisciante, nascosta, a cui non so dare un nome. Forse me lo saprebbe dire il cavaliere, poiché in un’intervista di alcuni anni fa, dichiarò che la mafia è inutile combatterla, bisogna imparare a conviverci. Quel che è stato fatto in Sardegna. Quel che si cerca fare in tutta Italia.
Una critica appena fatta dice che è inesatto il fatto che solo in Sardegna ci sia la mafia statale. Che lo stesso vale in Sicilia e in Lombardia. No. Mi rifiuto di credere che a Bologna le strade siano diventate un colabrodo a causa della disonestà dei pubblici amministratori. Non lo erano prima, non lo sono ora. Lo stesso a Udine. Discorso inverso a Catania, dove impera la mafia.
Ieri a Nuoro c’era il cavaliere, a supporto del fido Cappellacci. Per cosa ha protestato la gente presente, per cosa si è imporporata tanto da sentirsi offesa? Non per i tagli alle scuole, non per gli ampliamenti delle basi Nato, non per la burla della compagnia navale, non per l’impraticabile continuità territoriale e neanche per l’assenza di infrastutture e strade. Nemmeno per l’assenza d’una politica di sviluppo del territorio e dell’occupazione. Si sono offesi per una sciocchezza: il cavaliere crede alla teoria che i nuraghe fossero dei magazzini. Una teoria buona quanto un’altra. Ecco, è sulle cretinate che i sardi intervengono. Il resto è privacy. Perché non chiedere conto, tanto per cominciare, d'un certo Rovelli Nino, lombardo come lui?





4 commenti:
Ben trovata, signora Giulia Z.
Dopo un periodo di assenza ho ripercorso il tuo blog (sempre più interessante, perchè fatto bene, onesto e mai futile) e devo compiacermi della notevole produzione di post, ormai giornalieri. Per alcuni, effettivamente, ogni commento è superfluo. Mi ha fatto una buona impressione il tuo post del 14 gennaio, su Soru. Ti piace informarti! Ciao.
Anonimo sassarese
P.S.: chi è che è arrivato primo?
Ciao Anonimo. Ben ritrovato a te. Anch'io però ho dei periodi di assenza, il blog è solo uno svago, oltre che una finestra sul mondo.
Purtroppo non posso toglierti la curiosità, perché chi sia il primo non lo so. Ma è solo una sciocchezza e un accanirsi del Franz che si diverte alle mie spalle.... dannato sardo...
ciao gz.
Ciao a tutti, io sono una DSGA , son candidata con Italia dei Valori, mi sento profondamente sardista e vi sono vicina, dal punto di vista ideale, anche se purtroppo non vedo chances per un partito indipendentista.
Detto questo, sono entrata qui perchè colpita da un accomunamento, letto qui dentro, fra la mia categoria e le cattive gestioni. Non posso negare che fra noi, come in qualunque categoria, ci siano "buoni" e "cattivi" , ma non credo proprio che sia da generalizzare, perchè proprio noi, come categoria, siamo abbastanza sfruttati e onesti e spesso paghiamo in prima persona dei malanni della scuola, dei cattivi dirigenti.
Vorrei un confronto su questo, perchè mi dispiace davvero che vi siano tante cattive informazioni che creano guerre fra lavoratori che sono assolutamente ingiustificate.
Possiamo anche parlare della legge sulla privacy , ora rileggo il post originale e cerco di capire da dove sia partito l'equivoco.
Premetto che sono contraria alla legge sulla Privacy perchè la ritengo una legge creata non certo a tutela dei cittadini, ma con scopi analoghi alla limitazione delle intercettazioni telefoniche. Sono per la trasparenza e non certo per proteggere mafie di qualsiasi genere.
Vi abbraccio, anche se siamo su "postazioni diverse" , vi stimo, perchè comunque vi ritengo puliti più di molti altri e perchè il mio percorso politico è partito da "Su Populu Sardu", quando eravamo visti come "terroristi" e della cultura sarda si parlava ben poco. Ciao a tutti ... e comunque , spero che andiate bene alla consultazione elettorale.
Cara Jana58, non ho nulla contro i Dsga onesti, come non ho nulla contro qualunque persona onesta. Si generalizza per far meglio comprendere il problema, ma sarebbe come dire (e purtroppo questo lo si sente dire più spesso, anche dai politici e loro portaborse), che tutti i bidelli sono fannulloni e lavativi. Mica vero. La privacy, oggetto del post, io la sento e la vivo come una forte limitazione, e una negazione di informazioni da parte di chi ha da nascondere o non vuole farmi sapere. Il mio non vuole essere un controllo sull’operato di chi sta un gradino più in alto, che potrebbe essere anche la persona più onesta della terra, e allora perché negare tutto? Perché in questo modo, nell’ignoranza, nessuno nemmeno protesta se mai ci fosse un errore, se mai ci fosse una negligenza o una mancanza. O un diritto negato. E si arriva pure al ridicolo, se alle leggi non si applica pure il buon senso. Ho lavorato anche in altri posti, in alcuni c’era il segreto industriale a cui ero tenuta, ma in compenso c’era confronto, dialettica, apertura mentale ai bisogni dei dipendenti, o dovrei dire del “capitale umano”. In quante scuole i dipendenti, tutti, anche chi è invalido, è considerato capitale umano da valorizzare, da utilizzare al meglio con gratificazione dell’azienda (nel nostro caso produttrice di cultura) e del dipendente? In tutte, direbbero in coro i dsga. Poi, sarebbero da ascoltare i dipendenti.... Ciao e buon lavoro, gz.
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