mercoledì, dicembre 24, 2008

La comedie di Nadâl


Usgnòt torne la comedie di Nadâl,
il plevan te glesie cul riscaldament impiât
al contarà di gnûv la storie
dal frutùt nassût puar t’une stale
in compagnie d’un mus e di un bo.

Tai dîs pasâs l’à tant preât
lis feminis de parochie
di netà e lustrà la glesie
parceche il Signorùt
no l’à di viodi dut il sporč
di cui l’è plen il mond.

Al à racomandât
di puartà i flôrs plui biei e profumâs
par adobà l’altâr
parceche il Signorùt
no l’à di sintì l’odor di carogne
di cui l’è plen il mond.

Si è metut d’acuardi
cun le corâl
parcè usgnòt čhantin
miôr di simpri
parceche il Signorùt
nol à di sintì lis blestemis dai pùars
di cui l’è plen il mond.

Par dute la setemane
al à confesât i parochians
e asòlt duc’ i penitèns
mondand lis animis
parceche il Signorùt
nol à di viodi i pečhâs
di cui l’è plen il mond.

Usgnòt dut a l’à di jesi perfèt
dut biel, net, lustri e profumât
animis netis
e prejeris ad alte vôs
se no il Signorùt
pičul come cal è
si spaventarès
e nol tornares plui
a nassi e murì
par dai struns come noâtris
in un mond di malaffâr.


giuliazeta (m.s.)

martedì, dicembre 23, 2008

Mai prendersi troppo sul serio




A Torino un bidello ha preso a sprangate due colleghe, e sebbene non ne conosca la ragione, sebbene sia una pacifista, lo capisco, eccome se lo capisco!

CENSURED

Se le cose sembrano andar meglio,
c'è qualcosa di cui non stiamo tenendo conto.

Legge di Murphy

lunedì, dicembre 22, 2008

Prendi tre paghi uno

Maurizio Sacconi dev’essere sicuramente un comunista, tanto gli stanno a cuore i lavoratori. Ha messo tutto il suo impegno nel proporre la detassazione degli straordinari incentivando così quei lavoratori che possono farlo, che il lavoro l’hanno, aumentando allo stesso tempo il consenso di quelli verso un così coscienzioso governo e riducendo la possibilità di lavoro per i disoccupati.
Oggi il Sacconi ha avuto un’altra nuovissima idea altrettanto comunista: lavorare meno, lavorare tutti. Che, tradotto nel suo linguaggio, significa due lavoratori - uno stipendio.
Domani che ci proporrà? il prendi tre paghi uno? Gli imprenditori andranno al mercato di Confindustria ad acquistare i lavoratori in svendita e, presentando la social card, avranno un ulteriore sconto di pena sulla bancarotta?
Perché non cominciano a ridurre i loro, di stipendi, invece di aumentarli come ha fatto l’Ammazzafannulloni appena installatosi al ministero? Perché non dare il buon esempio togliendo di mezzo le auto blu, comprendendo anche quelle dei governanti regionali e provinciali?
Poi, sul principio del “lavorare meno, lavorare tutti”, perché nel mio istituto, STATALE, non si può dare il lavoro straordinario alle onlus o alle cooperative di lavoratori socialmente utili, sempre più numerose di disoccupati? Perché non togliere le percentuali sui fondi statali, regionali, comunali destinati a questi straordinari, dei dirigenti, chiamate anche indennità accessorie?
Auguro al comunista Sacconi che i miserabili aumentino in proporzione alle balle e all'arricchimento del suo governo....

sabato, dicembre 20, 2008

Il pizzo sulla scuola

A Sassari è tempo di porcetto arrosto.

Ho letto l’intervento di Saviano sulla crisi politico-morale italiana. Bravo scrittore, descrive bene il nostro sistema clientelare, dove per qualunque cosa, qualunque bisogno c’è lo scambio dei favori, così diffuso che ormai non ci facciamo nemmeno caso, una a-normalità. Poi dice che sarebbe da qualunquisti dire che tutti sono marci. Capisco cosa intende. Come non tutti sono alti o bassi, non tutti sono allo stesso modo corrotti. Alcuni lo sono molto, altri poco, ma il principio resta lo stesso. Rubare una mela è furto uguale che rubare l’intero patrimonio economico d’una compagnia area. Solo le pene sono diverse. Chi ruba una mela andrà in carcere. Per i bancarottieri ci sono leggi apposite per salvaguardare la loro rispettabilità, onorabilità e libertà alle Bahamas. Ma Saviano vuole dare un incoraggiamento, a chi non fa parte del mondo politico corrotto, spronando i cittadini, gli elettori, a cambiare, perché la dignità, il buon vivere, non sia unica proprietà di chi ha le conoscenze giuste. Il cambiamento è urgente, non si può rimandare, ma il governo in carica non lo consente. Non una legge, non un decreto, non una proposta di vero cambiamento. Solo fumo senza arrosto, a cominciare dall’Ammazzafannulloni in combutta con la Maestrina. Con la loro “riforma” tagliano i precari aumentando la disoccupazione. Tagliano i fondi aumentando le tasse scolastiche e fra poco solo i ricchi potranno permettersi di dare un’istruzione ai propri figli. Tagliano gli stipendi ai malati, favorendo così quella pratica di cui la ministra delle pari opportunità “opportunamente” dimentica nelle sue linee programmatiche, tanto usata nelle amministrazioni pubbliche, chiamata “mobbing”. La classe dirigente rimane intoccabile e salda sulle poltrone. Basterebbe dare uno sguardo ad uno qualunque dei contratti interni d’istituto, o ai consuntivi affissi all’albo, quando non vengono blindati in cassaforte causa “privacy”, in barba alla legge sulla trasparenza perché nessuno sappia. Si noterebbe quanto anacronistica in un periodo di vacche magre sia la voce “percentuale” intascata dai dirigenti su qualsiasi fondo arrivi all’istituto. Meglio sarebbe essere realisti e chiamare queste percentuali, mai al di sotto del 10%, col loro giusto nome: PIZZO. La scusante di codesto pizzo è sempre la stessa: maggior impegno di lavoro. Quale sarebbe questo impegno se tutto viene delegato, spartito ai vari sudditi. L’unico impegno è di stringere la mano all’assessore di turno in visita all’istituto; al politico di RomaLadrona in vacanza premio nei dintorni; al fornitore che li omaggerà a casa loro di graditi presenti; al manutentore che si presterà ben volentieri al rinnovo dell’impianto di casa loro. Noi dobbiamo stringere la cinghia, fare economie e sacrifici per salvare l’Italia dalla crisi.

giovedì, dicembre 18, 2008

Una politica esemplare

Il Walter della sinistra nazionale ieri ha avuto un’altra giornata difficile: altri arresti nel Pd. Prossimamente terrà un discorso sulla questione morale ma al momento propone una unione forte, una blindatura all’interno del partito, una solidarietà forte della sinistra, a cui Di Pietro si dissocia, invitando i suoi a lasciare le giunte campane. Io l’inviterei a lasciare le giunte di tutte le Regioni, Province e Comuni.
Di questi arresti non mi meraviglio nemmeno un po’. Tutto già detto e visto. Ed è il motivo per cui la sinistra ha perso alla grande a tutte le ultime elezioni. La gente è stufa. Preferisce chi la corruzione la gestisce francamente con sincerità, almeno si sa in principio cosa ci aspetta. Non ci si aspetta lo stesso modo di fare da chi parla tanto di comunismo, da chi dice di stare dalla parte del popolo, dei cittadini e di nascosto intasca tangeti e favorisce amici e parenti.
Ma il buon Walter, perché credo che in fondo sia una brava persona (e finché anche lui non sarà coinvolto in qualche sporco affare) sta combattendo contro i mulini a vento. Non ha capito che, sì, una parte degli italiani è stanca di queste furberie, ma la maggioranza no, troppo abituata all’esempio dei politici corrotti e arraffoni, si sono adeguati. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, in tutti i settori, in tutti gli uffici, a tutti i livelli. Se la cgil, sindacato di sinistra, non riesce a mettere un punto fermo all’etica delle sue rsu, a togliere la delega a chi rappresenta solo i propri interessi, che fiducia, che esempio dà ai tesserati? Se si vuole cambiare lo stato di cose nelle scuole, lo spreco, i bilanci truccati, i soldi gestiti allegramente e spartiti nella cupola scolastica con motivazioni veramente ignobili, ci vogliono segnali forti, decisi, dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, poiché solo l’esempio può garantire un minimo risultato. Al momento l’unico fatto a cui assisto è il mobbing perpetrato verso chi, disgustato da queste gestioni amministrative, vorrebbe cambiare dando un segnale personale deciso e inequivocabile con la rinuncia ai soldi facili in cambio della benda sugli occhi e sulla bocca. La cupola scolastica sa che quella persona è sola nel suo intento e fa muro, si blinda, si solidarizza contro. Dove sono le istituzioni? Dove sono i politici veri? Dove sono i riformatori? Dove sono, che fanno i sindaci e i revisori dei conti, che dovrebbero controllare le gestioni pubbliche e invece finiscono sempre allegramente a tarallucci e vino? Hanno tutti qualcosa da nascondere, segreti di pulcinella, ormai. Dove sono anche quei preti che alla domenica a messa accolgono le stesse persone raccontandogli la fiaba dei misteri divini, invece di ricordargli che i dieci comandamenti, punto fondamentale della loro religiosità, al 7° dice di non rubare, all’8° di non dire falsa testimonianza e al 10° di non desiderare la roba d’altri? Ormai tutti i bravi cattolici li hanno dimenticati o interpretati a loro favore. Tutti si sono adeguati, cattolici e non. Col risultato che chi non ruba, chi non approffitta, è solo un emerito imbecille, da schiacciare, senza pietà.

mercoledì, dicembre 17, 2008

Puoi solo piangere


E' tempo di crisi, nel nostro Bel Paese. Ladri a destra, ladri a sinistra. Dove ti volti c’è un politico che arraffa. Si riempie le tasche a danno del popolo, di chi l’ha votato con fiducia, perché le cose cambino, ma l’etica politica non sta più di casa in Italia. Ora la gente è disorientata, stufa, e vota chi gli promette un posto di lavoro con la raccomandazione. Non c’è altro da fare, ormai tutti sanno che i concorsi sono truccati, le graduatorie sono manipolabili, tutte, da quelle degli ex provveditorati a quelle per le case popolari. Tempo qualche mese, e verrà fuori che le social card sono finite nelle tasche dei “poveri” dichiaratori isee che sfrecciano sulla nuova bmw. Ma a te, che te ne frega di tutto questo? Questi sono problemi comuni della gente che vive e lavora, di chi non paga più l’ici, di chi si sta organizzando il natale.
Tu che sei uno sfigato, che non sei un immigrato, nemmeno un tossico, e neanche un ergastolano con libera uscita, tu, semplice sfigato a cui le cose vanno sempre male per la jella che ti accompagna da quando sei nato, ti ritrovi senza lavoro e senza casa. Senza lavoro perché non hai raccomandazioni e anche per i lavori più umili, massacranti e sottopagati c’è ormai una fila infinita, e anche qui ci vogliono conoscenze. Senza casa perché non hai neanche quel lavoro da niente. Non sai che fare, devi scegliere se stare sotto un portico o scippare un’anziano che forse non ha neanche soldi addosso. Dove sei, hai bussato alle istituzioni, ma aiuti non te ne possono dare, non hanno più soldi, coi tagli del governo. Ti sei rivolto alle associazioni, ma non hanno mezzi. Ti sei rivolto agli amici, ma hanno i loro guai. Ti sei rivolto ai parenti, ma fanno fatica loro stessi a tirare avanti. Io intanto verso l’8 per mille per opere di carità ogni anno, e ogni anno arriva Natale e quei soldi verranno forse spesi per la cena dei barboni. Ma tu non sei nemmeno un barbone, sei solo uno sfigato, non sai nemmeno come si chiede la carità. Non sai nemmeno fare uno scippo, non ti conviene farlo, potresti finire picchiato a morte. Sai solo che non hai un tetto, un lavoro. Ti consiglio di non ammalarti nemmeno, se ci riesci, perché nella tua condizione puoi solo morire: al pronto soccorso ti accoglieranno solo in quel momento.
A te che sei sfigato non frega nulla del nostro natale, dei nostri regali, dei nostri panettoni. Tu vorresti soltanto avere un posto dove farti un tè caldo, una pastasciutta, un letto dove riposarti in un giorno qualsiasi dell’anno. Vorresti quel lavoro da niente. Vorresti una porta aperta e un po’ di calore umano. Ma chi può dare solidarietà a uno sfigato che perde continuamente il lavoro e quindi non da nessuna certezza nè ai parenti, nè agli amici, nè agli assistenti sociali, che la casa te la darebbero se tu avessi un lavoro. Che contraddizione... La casa non l’hai perché non hai lavoro.... Il lavoro non l’hai perché non ce n’è... Dove sei ora puoi solo piangere in solitudine, e in silenzio. Anche se parli, anche se gridi, non ti posso sentire. Qua lavoro non ce n’è, nemmeno come pastore. La mia casa ha un tetto, sì, da cui filtra l’acqua piovana e i fili elettrici sono ancora a piattina. E’ una casa questa? Ma io almeno ce l’ho. E siamo a questo. Un miserabile ridotto a chiedere aiuto a un altro miserabile, perché le istituzioni sono troppo occupate ad arraffare, a metter via soldi nei propri conti correnti, facendosi belli con tante promesse inutili. A noi niente. Solo lacrime di disperazione. Piangi pure, le lacrime non costano niente.

lunedì, dicembre 15, 2008

Prodotti tipici regionali

La manifestazione del 12 dicembre 2008.

Cercando di interpretare al meglio la manovra escogitata dal pio brunetta assieme ai compari di merende, sui tagli dei precari, scrivevo tempo fa nei post che questa serviva ad assumere gli amici degli amici, parenti, amanti, raccomandati, incozzati, mafiosi, poiché i posti, in un periodo di crisi come questo, erano ormai diventati troppo pochi. La conferma l’ho trovata andando sul sito www.spreconi.it, dove possiamo leggere la notizia della maxisanatoria regionale ideata dalla Regione Abruzzo per assumere portaborse, segretari dei consiglieri, parenti e amici, in pianta stabile come funzionari nelle pubbliche amministrazioni. Tutti i partiti vi sono coinvolti: Verdi, Sinistra, Destra, Centro: tutti accomunati nella spartizione dei posti ai propri raccomandati. Proprio qui hanno arrestato Del Turco, l’ex sindacalista dei lavoratori, ora preso in carico dal solidale Bobo Craxi, pochissimo tempo fa. La rimanente ciurma regionale si è spaventata per il fatto? no. Si sono dati una regola morale ed etica? no. Ha continuato come se niente fosse, mascherando la loro mossa come sanatoria per mille precari, rastrellando così voti da chi c’è cascato come un asino sulle loro porcate. Porcata comprensibile in un momento di crisi come questo in atto: bisogna arraffare più che si può per mettersi al riparo quando saremo nella merda fino al collo. Dalla loro parte c’è il governo, che premia i furbi (leggi: Carfagna), e penalizza i deboli, aumentando il divario ricchi-poveri. Una manovra simile si sta attuando in Sardegna da parte dell'Abbanoa, la società che gestisce l'acqua. A noi, per farci star zitti e distogliere l'attenzione, hanno regalato qualche spicciolo, con una mossa strategica da venditori di pentole. I colleghi, se prima erano dubbiosi, ora ammirano il pio brunetta per la sua bontà d’animo. L’annunciato aumento del nostro stipendio è arrivato. Festa grande. Non si rendono conto che i trenta denari in più nello stipendio di dicembre sono un adeguamento per vacanza contrattuale per il biennio 2008-09. Una fregatura immensa, se si considera che il nostro contratto è vacante dal 2005. Ma tanto, noi siamo stupidi e allocchi, ci facciamo prendere per il naso da chi sa vendere fumo e intanto aumenta il proprio stipendio e quello degli amici a botte di decine di migliaia di euro. La crisi è solo per il popolino ignorante e senza raccomandazioni.

domenica, dicembre 14, 2008

I nostri (in)degni rappresentanti

Giorni fa parlavo col tecnico che stava riparando l’impianto elettrico. Prima di andarmene gli ricordo che, finito quello, deve ripristinare un secondo impianto e nel caso non riuscisse in giornata, andava bene anche il 12, purché tutto fosse a posto per il 13. Me lo ricordi il 12, mi risponde. Quel giorno non ci sarò. Ferie? No, sciopero. E perché sciopera? Sciopero perché questo governo non mi piace. E chi avrebbe voluto, Baffetto? No, rispondo. Veltroni? Sarebbe stato il male minore. A me questo governo piace, mi dice. Finalmente uno che dichiara apertamente d’averlo votato: lei è una rarità. Guardi che io non lancio il sasso per nascondere la mano, risponde. Ma non è così, ho votato Fini, però sono contento ugualmente, perché Berlusconi è l’unico politico che mi rappresenta, e l’unico dei politici italiani che può stare alla pari con gli altri Capi di Stato. Il suo, a differenza della sinistra, è un governo forte che lavora e riesce a fare le cose. Inoltre lo ammiro perché s’è fatto da sè e c’è riuscito.
Questo tecnico non è una persona stupida, non passa il suo tempo incollato alla tivvù per cerebrolesi. Lavora sodo: vuole dare alla sua famiglia tutto il possibile per farli star bene. Ha una cultura media, sa parlare bene e sa fare i suoi interessi, è educato e disponibile il giusto.
Come può un ex-piduista, plurindagato, pluricondannato che a forza di comprare giudici corruttibili è riuscito ad avere prescrizioni ed amnistie, ed ora, con una legge ad personam, ha l’impunità totale, essere il nostro portabandiera? Io di lui mi vergogno. Non ho mai preso nemmeno una multa per divieto di sosta; ho sempre lavorato; quando ho sbagliato ho pagato personalmente e molte volte anche senza colpa. Come può questo cavaliere amico di mafiosi e corrotti, rappresentarmi?
In quest’ultimo periodo, nel nostro piccolo mondo, abbiamo il problema di una rsu cgil che, col suo operato troppo “personalistico” (nel senso che favorisce le sue proprie tasche) non ci rappresenta più. E’ stato chiesto al sindacato di radiarla, o quanto meno di toglierle la delega. Ma la risposta è stata che non si può fare, che la delega devono togliergliela i lavoratori... Noi crediamo che così non sia, ma il muro di fronte è di solido cemento armato. Se deprechiamo questa rsu perché c’è una forte richiesta di moralità, per il disgusto di una politica e un sindacalismo italiani ormai fin troppo corrotti, possiamo sentirci rappresentati dal cavaliere?
Eppure riesco a capire questo tecnico elettricista. Lui vuole riuscire, vuole diventare ricco e dare agiatezza e benessere ai suoi. La solidarietà non paga e per riuscirci dovrà per forza calpestare gli altri. Allora chi meglio del cavaliere può rappresentarlo? Non c’è ricco senza povero, e lui vuole stare nella prima categoria. Se poi, tra i ricchi compari si sentirà una forte puzza di carogna, pazienza, basta turarsi il naso. Aggiungerei che è bene guardarsi anche le spalle... c’è sempre un nuovo ricco in agguato, pronto a prendere il posto d’un nuovo povero...

sabato, dicembre 13, 2008

I Diritti dell'Uomo - 60 anni dopo

Manifestazione di Cagliari del 12 dicembre 2008.

Santa Lucia deve avercela con me: niente regali oggi, ma solo carbone. Una giornata iniziata malissimo, speriamo finisca all’incontrario.
Rientro al lavoro dopo una giornata di sciopero e naturalmente tutto è uguale a giovedì. Rammento bene che c’è un lavoro urgente da farsi subito così, arrivata al lavoro, avverto la collega presente che c’è da fare questo e quest’altro. Quella risponde che a quell’ora del mattino non si fa niente, ci potevano pensare ieri. E se ne va a fare il suo lavoro di bidella. Arrivano altre due, ricordo che c’è quel lavoro urgente e per fortuna trovo la disponibilità. Si deve preparare la sala per un convegno comunale. Preparo quanto serve e quando vado a provare i microfoni, mi accorgo che l’impianto fonico è scollegato completamente, tutti i cavi sono staccati, tutte le manopole, le leve, gli interruttori, sono su OFF. Nella mia vita ho fatto il grafico prima, la bidella dopo, con intermezzo di creazione di complementi d’arredo, ma il fonico mai. Nemmeno le mie colleghe. Invito quindi una di loro ad andare a telefonare al responsabile perché venga immediatamente a ripristinare il tutto. Le due scompaiono e resto sola quando arriva un’organizzatrice del convegno. Mi chiede se tutto è a posto e le rispondo che no, tutto a posto non è, poiché l’impianto fonico è scollegato. Questa alza la voce e dice che le avevano garantito di trovare tutto in ordine. Tanto perché non si creda che gli altri non sanno farlo, l’alzo anch’io la voce e rispondo che magari era meglio accertarsi il giorno prima che tutto fosse a posto e ora è tardi, o meglio troppo presto per chiamare il tecnico nostro e forse era più facile far intervenire il loro. Questa inforca il cellulare e si mette a discutere a voce alta con qualcuno, ragguagliandolo sulla situazione dei microfoni e di quanto io fossi poco disponibile, acida etc etc. Per evitare la rissa me ne vado. Raggiungo le colleghe e chiedo se è stato chiamato il responsabile. No, mi dice una. L’ha chiesto ad uno degli impiegati presenti (qua il rispetto della gerarchia è uno dei punti fondamentali della costituzione) che le ha risposto di non farlo, poiché il responsabile non è tale, dà solo un aiuto interno al nostro istituto. Che si fa? In quella arriva il capo, ed esposta la situazione fa chiamare (sic!) la persona che non è responsabile ma l’unico autorizzato a farlo. Naturalmente il tipo non è che abiti di fianco alla scuola... Intanto entra il primo docente che ci sente discutere, s’informa e noi gli chiediamo se fosse in grado di ripristinare l’impianto. Lo è. Andiamo e insieme mettiamo tutto a posto. I microfoni ora funzionano. Tutto funziona. Il convegno comunale su “I diritti dell’Uomo” può procedere. Ci sono il sindaco, assessori, invitati illustri, il gonfalone comunale e fuori, nel piazzale antistante, solerti vigili che sequestrano automobili e appioppano multe, anche al disponibile docente che li aveva aiutati con l’impianto audio, e prima di parcheggiare aveva chiesto ai vigili se poteva farlo. Vero che sul piazzale vige il divieto, ma in una città come la nostra, dove i parcheggi sono scarsi quanto gli unicorni, ci vorrebbe un po’ di buon senso. E una politica adeguata, con più parcheggi decentralizzati e un servizio di navette frequente e funzionante 24 ore.
Torniamo a noi. Per tutta la mattina, a chi mi chiedeva cosa c’era in sala, rispondevo che si trattava d’un convegno sui diritti dei bidelli. C’era chi mi guardava male, chi capiva al volo che si trattava di una baggianata, chi invece ci credeva e pensava fosse una cosa interna nostra, e chi si asteneva dal commentare per pericolo di una rissa. Era poi arrivato anche l’esperto interno, rimanendo invischiato nel convegno poiché le persone del talk show, come sempre accade, non sapevano destreggiarsi con i microfoni e succedeva che questi si spegnessero o fischiassero. Cmq anche lui ad un certo punto aveva altro da fare e mentre cercava di andar via, lo talpinavo rompendogli i marroni (si capiva) perché è anche nostro rsu.
Gli faccio presente che quel convegno non rientra nei miei compiti da bidella che quel giorno non avevo potuto assolvere per i preparativi della sala e ciò non andava bene. Lui risponde che la cosa è un po’ ingarbugliata, e che cmq io ho l’incarico aggiuntivo e quindi soldi extra per quel lavoro. Si sbaglia di grosso. Non ho alcun incarico nè incentivi per questo lavoro che c’entra nulla con il nostro istituto, a differenza degli amministrativi che per questi eventi extrascolastici hanno una percentuale in soldi buoni per maggior carico di lavoro. Beh, risponde lui, tanto ero presente... Certo, ero presente al lavoro. Ma non è convinto, pensa che racconti balle e che mi danno l’incentivo. Allora perché ero lì? chiede. Difficile da credersi, ma per semplice disponibilità. Mi guarda perplesso... come per darmi dell’imbecille e forse ha ragione. Io continuo e gli chiedo di proporre come rsu che questi eventi extra didattici vengano dati in appalto a cooperative di lavoratori socialmente utili o onlus, in modo da sollevare noi da questi ulteriori impegni. Che mi risponde? Che la Gelmini è proprio questo che combatte e non vuole: la presenza nelle scuole di ditte esterne per i lavori di pulizie, quando ci siamo noi pagati per farlo. Caro compagno, gli dico, non so più quale scuola lei frequenti perché questo non è il nostro caso e non bisogna essere dei maghi per capirlo. Certamente lei ieri non era alla manifestazione di Cagliari e non ha ascoltato l’intervento del segretario regionale, altrimenti avrebbe capito di cosa stavo parlando. Con l’attuale crisi in atto, nel nostro Bel Paese ci sono sempre più disoccupati, un numero sempre più alto di cassintegrati, e Sassari non fa certo difetto. In questa situazione il governo pensa bene (o male) di detassare gli straordinari, incentivando così chi può a farli. Ma lo stesso governo non ha i soldi per far fronte alla cassa integrazione. Un’incongruenza. Più utile sarebbe, più civile, più dignitoso e solidale (e anche più coraggioso da parte nostra) impiegare i soldi per chi lavoro non ne ha. Ed io parlo di eventi, concerti, convegni e quant’altro esterno al nostro istituto, utilizzando una formula che sempre più scuole fanno proprie, guadagnano con l’affitto dei locali alle associazioni, e facendo nel contempo da ammortizzatori sociali per chi non ha neanche un impiego da bidello. E in più ci guadagnerei nel non sentire più le lamentele di chi si scoccia nel fare queste serate ma vuole intascare i soldi straordinari.

venerdì, dicembre 12, 2008

Manifestazione regionale a Cagliari








12 dicembre 2008
All’arroganza del governo,
alle sue intimidazioni e provocazioni,
all’INDIFFERENZA DI TANTI
per IL DIRITTO DI TUTTI al lavoro,
all’istruzione, all’assistenza sanitaria,
alla giustizia, contro il razzismo,
contro chi lucra sulla vita dei lavoratori,
dei malati, degli studenti e dei pensionati,
contro gli speculatori edilizi,
contro l’abbandono delle zone decentrate,
più di 30.000 lavoratori, pensionati, studenti
hanno così risposto manifestando nelle vie di Cagliari,
chiedendo un radicale cambiamento politico
contro la crisi che investe tutti i settori.


Altre immagini sul blog Coralligeno.

giovedì, dicembre 11, 2008

Uè, mattakkiò !

Ma come, proprio ieri il cavaliere dichiarava che il suo governo è un paradiso e che gli ultimi sondaggi tra i pecoroni italiani lo sostengono alla grande. Forse doveva aggiungere che il suo è un paradiso per bancarottieri, mafiosi e massoni ex piduisti. Oggi comincia a calarsi le brache sulla scuola.. come mai? a cosa dobbiamo questa mossa? Perché, conoscendolo, lui che supererebbe Totò vendendo il colosseo a un romano, non la racconta mai tutta per intero. Forse nasconderà il dl gelmini in qualche decreto sulla qualità delle lettiere per gatti... Oppure vuole farcelo dimenticare e per un anno narcotizzerà gli italiani col milan e sconosciuti famosi finché troverà il momento giusto per riappiopparcelo nuovamente. O è la sua strategia: un fatto eclatante che faccia discutere mentre lui inosservato fa qualcosa di peggio... Tutte supposizioni... Quale che sia il motivo non è cmq il caso di abbassare la guardia e riporre le armi. L’istruzione ha bisogno d’una riforma vera, non decreti alla Totò truffa. Domani si sciopera.

mercoledì, dicembre 10, 2008

Sono solo affari miei

Mercoledì mattina. Certo non mi aspettavo la ressa fra i colleghi per sapere dell'assemblea di ieri, però... che una soltanto si facesse avanti, mi pare poco. Oltrettutto la stessa che poco tempo fa mi ha annunciato di voler disdire il tesseramento sindacale da poco effettuato poiché, avuto l'aiuto per la compilazione della domanda d'inserimento nella graduatoria di terza fascia, non le serve più. Nessuna curiosità neppure da parte degli altri lavoratori o degli studenti. Deludente. Anzi, di più. Continuo a chiedermi il perché di questo disinteresse. Eppure li sento spesso protestare per una cosa o per l'altra. Protestano per la trattenuta sullo stipendio in caso di malattia e qualcuno pensa già ad utilizzare le ferie. Protestano per le divise, ma poi chiedono il rinnovo del guardaroba. Protestano per la divisione del fondo d'istituto, ma poi intascano in silenzio. Protestano per i turni serali, ma poi gareggiano a chi ne fa di più. Protestano per i corsi d'aggiornamento, ma non ne richiedono. Si sentono trattati male, ma sono i primi a trattar male i colleghi. Protestano perché non vengono informati, ma sono i primi depositari dei segreti di Pulcinella e vige la regola del qualunquismo e dell'individualismo, dove il più furbo arraffa ciò che può in assenza d'ogni scrupolo ma anche in un'ottica del bene momentaneo, come per la cicala di La Fontaine. Tutti soli, ognuno per sè. E se chi legge crede che questo agire riguardi solamente i bidelli, si sbaglia di grosso. Il cavaliere d'Italia (che non è il trampoliere) è il portabandiera di questo modo di fare, degno rappresentante d'un popolino su cui conta per poter fare dire decretare come gli pare, nell'indifferenza generale. Al popolino basterà dare un campionato di calcio e un'isola di inutili famosi, non chiederà null'altro, finché non si troverà col sedere a terra e quattro mosche in mano.

martedì, dicembre 09, 2008

Assemblea di comparto

Un bel maremmamo incontrato sulla strada di Bunnari.

Dopo una mattinata passata al gelo causa lavoro (ed ero dietro un angolo quando una gentile signora uscendo dall’istituto proferiva le seguenti parole: “Quando mai questi hanno voglia di lavorare”, trasalendo alla mia vista), dopo il riacutizzarsi degli acciacchi di quest’ultimo periodo, dopo una assemblea sindacale deludente, sono stanca e sono stufa. Qualcuno dice che non ho un taglio giornalistico nei miei post, ma purtroppo non sono una giornalista, scrivo per diletto, e solo ultimamente scrivo di politichese e sindacalese, causa governo di malaffare. Ma come potrei scrivere un “pezzo giornalistico” su di un’assemblea sindacale di comparto che, oltre ai due relatori, contava due docenti ed una bidella? Da assemblea è diventato incontro amichevole e credo la dica lunga sull’interesse dei lavoratori e studenti Afam. I relatori hanno parlato in generale sulle motivazioni dello sciopero del 12, fra le quali l’iniqua tassa sulla salute e gli arresti domiciliari per gli ammalati ideata da quell’assurdo difensore dei “suoi” amici fannulloni, che nel contempo fa spendere il doppio dei soldi alle amministrazioni per troppi inutili accertamenti fiscali. Si è poi parlato dell’adeguamento stipendiale per vacanza contrattuale che avremo con lo stipendio di dicembre. Fatto gravissimo (concordo pienamente), poiché l’adeguamento è deciso unilateralmente e oltrettutto sul biennio economico 2008-09, quando a noi manca il contratto dal 2005. Della mancanza di qualsiasi indicazione di comparto da parte del ministero e delle voci sempre più insistenti che porterebbero a mantenere pochissimi istituti d’eccellenza e gli altri a prezzo di rottamazione a chi se li vuol prendere. Poi la parola è passata a noi lavoratori e naturalmente la parte dei leoni l’hanno fatta i docenti essendo il doppio (e pure molto più alti di me) e s’è parlato dell’attuazione della legge 508, dei licei musicali che non hanno ancora avvio, della quasi impossibilità della riforma ordinamentale 3+2 che potrebbe essere adottato dalle Accademie con alcune modifiche, ma di difficilissima realizzazione nei Conservatori, per la loro specificità di insegnamento, oltrettutto con le scuole medie annesse. Da parte mia ho chiesto che venga valorizzata la nostra figura, troppo dimenticata da tutti. Capisco che una scuola non ha ragion d’essere senza i docenti, ma meglio sarebbe per tutti e sicuramente più proficuo se venissimo coinvolti, invece d’avere solo le fregature. Per esempio se il ministero chiede economie, alla conferenza dei direttori amministrativi viene proposto di aumentare il numero degli amministrativi, economizzando sulle teste dei coadiutori. Ecco che allora uno dei docenti se ne parte in quarta spiegando a quanti più insegnamenti devono far fronte loro, quanto più impegno gli viene richiesto per amore della scuola, al continuo studio e aggiornamento per affrontare egregiamente le richieste dei nuovi corsi di alta formazione. Comprendo. Ma anche noi vogliamo l’aggiornamento, anche noi vorremmo partecipare alle loro iniziative, ai loro progetti. Partecipare e avere voce (dove possibile, ovviamente). Noi l’impegno lo mettiamo ogni giorno, e i dati della conferenza lo dimostrano: sono aumentati i corsi d’insegnamento, aumentati gli studenti, aumentati i docenti, aumentati i direttori e gli amministrativi, gli eventi artistici e pure gli spazi. L’unico dato mancante è quello che ci riguarda e, per quanto mi consta, è l’unico ad essere diminuito, ma il servizio è rimasto uguale. Di contro, che abbiamo? denigratori della risma di feltri, dall’alto dei suoi 5 milioni e mezzo annui di denaro pubblico per sostegno alla sua carta straccia. Per finire appuntamento a Cagliari per la manifestazione regionale. Forse i docenti non ci saranno, causa impegni. Poco importa, c’è sempre la bidella, a sostegno dell’Afam.

lunedì, dicembre 08, 2008

Qualità della vita a Sassari

Scorcio di San Giacomo, Sassari.

E’ stato pubblicato il Rappporto di ItaliaOggi sulla Qualità della Vita in Italia. Una classifica che, paragonata agli anni precedenti, propone poche novità ma un più diffuso peggioramento. A che punto è la mia nuova città? dall’anno precedente (67° posto) è passata al 71°. Anche Udine e Bologna hanno avuto un calo, considerevole per la seconda, e sono la prima al 27° la seconda al 21°. Gli altri tre centri isolani considerati dal rapporto sono: Nuoro al 56° posto, Cagliari al 68°, Oristano al 94°. Provo anch’io a fare alcune considerazioni sulla qualità di vita a Sassari, da cittadina qualunque, senza ulteriori commenti.
L’attuale lavoro l’ho avuto tramite il Ciop, ovvero l’ufficio di collocamento bolognese. Con la situazione che c’è a Sassari, credo che non l’avrei trovato nemmeno dopo dieci anni dall’iscrizione. (Fatto è che in molti mi hanno chiesto quali incozzi avessi avuto per avere tale posto ma, li avessi avuti, li avrei utilizzati per un posto migliore). Difatto il tasso di disoccupazione vede tutte e quattro le province negli ultimi posti. Trasporti pubblici. A Bologna avevo la cattiva abitudine di salire su un autobus, scendere da questo e prendere di volata un secondo per arrivare così velocemente a destinazione. A Sassari non ci provo nemmeno: nella maggior parte delle fermate non c’è neppure l’orario. Una mia amica fa l’orario da sè, calcolando quanto impiega mediamente l’autobus dal capolinea alla fermata vicino casa sua. Non c’è da meravigliarsi se tutti usano l’automobile, aumentanto così l’inquinamento di gas di scarico e acustico, e la possibilità di incidenti. Di seguito, la ricerca d’un parcheggio può far uscire di senno chi non ha la pazienza di Giobbe. Ancora, il centro storico, in ristrutturazione - riqualificazione, ha strade che non permettono la circolazione delle auto, quindi perlopiù senza garage e parcheggi e quindi si trova in quasi totale stato di abbandono. Se qui le case (una camera, cucina e bagno in condizioni pessime) vengono svendute a prezzi di rottamazione sui 25.000 euro, di contro nelle periferie le case di recente costruzione hanno prezzi stratosferici sui 300-400 mila euro, gli appartamenti non meno di 130mila per una camera, soggiorno, cucina e bagno, garage escluso. C’è poi l’attaccamento di parte dei sassaresi all’uso della bombola di gas, senza pensare a quanto il gas di città è più pulito, meno pericoloso e meno costoso. Restando nelle utenze, un capitolo a parte meritererebbe l’acqua. Ne ho già scritto in altri post, ed è meglio stenderci sopra un velo pietoso. Credo dica tutto. Sulle Poste ci sarebbe da discutere diversamente. Nel senso che funzionano mediamente bene, non avrei nessuna lamentela da fare, se non fosse per le file interminabili nei giorni di pagamento delle pensioni. Questo perché ai sassaresi pare piaccia di più avere i contanti in mano che un conto corrente, bancario o postale, su cui versare la pensione o lo stipendio. Torniamo ai trasporti. Se è difficoltoso prendere un autobus in città ancora più difficile in provincia. Tra paesi quasi inesistente. Il livello delle strade? A Sassari le biciclette si contano sulle dita d’una mano, nemmeno io ce l’ho sebbene la usassi fin da piccola ma qua le strade sono troppo ripide e ci vorrebbe il Mosquito... per finire in ospedale alla prima uscita, poiché non sono strade, queste, ma fette di groviera. Non c’è una strada sana, a Sassari. E la strada ad alta velocità 131 che sopperisce alla mancanza di un’autostrada di collegamento fra i principali centri isolani e gli aeroporti, ha molti attraversamenti “a raso”. Al posto del treno, consiglio il taxi. Cambiamo settore e passiamo a quello ricreativo. Qui va meglio, ci sono teatri, cinema e associazioni culturali, molto frequentati sono i “circoli” che a Udine si chiamerebbero osterie. Ci sono molte librerie, ma le novità tardano ad arrivare. Stesso discorso per la musica, molti utilizzano il servizio di vendita postale o internet. E se a Bologna potevi trascorrere il pomeriggio in biblioteca a leggere o ad ascoltare musica potendo scegliere fra migliaia di titoli, con questi orari: lunedì 14.30-20.00 // martedì - venerdì 10 - 20 // sabato 10 -19, a Sassari la biblioteca di Piazza Tola ha quest’altri orari: lunedì / giovedì 9.00 / 13.30 e 16.00 / 18.00 venerdì mattina 9.00 / 13.30 sabato e domenica chiuso. L’istruzione è di buon livello, ma finite le scuole superiori i ragazzi preferiscono emigrare in continente, dove ci sono più possibilità di interagire con esperienze e culture diverse. Molti i negozi di abbigliamento (pure troppi), ma pochi quelli che vendono calzature ortopediche e anatomiche eccetto le farmacie in cui vendono quasi esclusivamente calzature di un’unica marca. Inoltre, in una città cui l’altezza media delle donne è bassa, non capisco perché non si trovino numeri piccoli.
Per finire. Si fa poco o nulla per la Sardegna. Si ampliano le basi militari ma non le strade civili e ho dovuto pure sentire che questo viene considerato un vanto da alcuni sardi, i quali credono che la loro isola sia bella proprio perché ha poche strade! Forse non sanno che poche comunicazioni significano anche poco lavoro, pochi scambi, meno servizi. Più d’un milione e mezzo di cittadini italiani senza una vera continuità territoriale per muoversi dall’isola al continente. E’ del mese scorso la notizia che il governo ha nuovamente stipulato un ennesimo accordo con la Tirrenia (leggasi aiuto con finanze pubbliche a fondo perso) contro il parere della Regione Sardegna per il trasporto di uomini e zecche, a pagamento i primi, gratis le seconde. E per gli aerei meglio contare sulle promozioni delle compagnie.
Proprio vero: è l’amore che fa muovere il mondo.

venerdì, dicembre 05, 2008

Che fate il 12 dicembre?


4 dicembre, pomeriggio. In fondo al corridoio vedo un prof., simpaticissima e stimatissima persona, oltre che bravo insegnante, e gli vado incontro sorridente. Anche lui sorride e ci scambiamo qualche convenevolo, dopo quindici giorni di lontananza. Gli chiedo com’è andata la traversata e poi la domandona: cosa fa il 12? Resta un attimo interdetto, poi chiede che giorno è il 12. Venerdì. Comincia a pensarci su e arrossisce un poco... ?!?? che ha capito? Lo informo che il 12 dicembre è indetto uno sciopero di cui lui naturalmente non sa nulla e chiede cosa c’entriamo noi. Lo sciopero, gli spiego, è proprio per Università, Ricerca e Afam. Tanto perché il governo non pensi che ci siamo dimenticati... Purtroppo sarà difficile che lui scioperi, l’ha fatto la volta precedente e ora è indietro con le lezioni...
Mezz’ora dopo vedo un altro prof. che mi sta simpatico, lo saluto e lui m’invita a un caffè. L’ho appena bevuto ma gli faccio compagnia e mentre sorseggia gli faccio la stessa domandona: cosa fa il 12? Di questo mese?, chiede lui. Certo. E quello tira fuori l’agenda elettronica e comincia a guardare se è libero da impegni.... ?!!!??! cavoli! In fretta spiego anche a lui che si tratta dello sciopero di cui non è informato, ma tanto quel giorno non lavora... Può aderire in ogni caso... Mi risponde che aderirà quando la giustizia sarà uguale per tutti, nei fatti e non solo a parole. (sic!) E continuando sul discorso ammette che i tagli finanziari all’istruzione sono un danno, ma più che per noi, per la generazione futura...
Ohibò! Se allo sciopero del 14 novembre ha aderito più o meno il 15% dei lavoratori Afam, di quanto sarà l’adesione del 12? Ho paura che sarà molto, molto bassa. E davvero non li capisco, i miei colleghi. Basta il mancato rinnovo del ccnl per scioperare... oppure sono tutti ricchi e non hanno bisogno d’un aumento? sono l’unica miserabile? non credo... Perché sono così disillusi e individualisti? o si tratta di paura? Giorni fa in città si è tenuta un’assemblea sindacale per il comparto Scuola e mi è stato riferito che uno dei relatori ha detto loro che il pericolo peggiore è diventare come l’Afam... questo mi tira su il morale....
Cmq il 12 dicembre a Sassari non ci sarà alcuna manifestazione. Come la volta scorsa questa si farà a Cagliari e per chi vuole partecipare ci sarà un servizio di pullman, basta contattare prima possibile la Cgil locale. L’importante però sarebbe aderire allo sciopero.

giovedì, dicembre 04, 2008

Le Rouge et le Noir

L'interno del ramo era marcio e così si è spezzato un bell'albero di olive.

Frequentavo le scuole superiori e avevo una compagna di classe molto simpatica con cui avevo legato amicizia. Era cordiale, alla mano, amichevole e aveva buon gusto nel vestire. Certamente aveva anche più possibilità economiche, ma quella era supposizione mia, poiché non faceva mai riferimento ai soldi che poteva gestire. Un giorno, finita la lezione, uno dei nostri proff. ci trovò in cortile mentre chiacchieravamo durante la ricreazione e si avvicinò. Cominciò a elencare le differenze di vestiario tra me e lei, poi dando un valore economico ad ogni singolo pezzo. Eravamo tutte e due stupite da quell’atteggiamento ma lo lasciammo dire... Finché non cominciò una tirata contro i fascisti che potevano permettersi un certo abbigliamento che era, a detta sua, uno scandalo per i proletari come me. ?!? Ebbene sì, scoprii allora che la mia compagna di scuola era fascista, di famiglia fascista. Indegna di frequentare una scuola di proletari! Passarono gli anni, la mia amica non cambiò mai colore politico ma si sposò un attivista dell’allora partito comunista. Un matrimonio felice per quanto ricordo. Negli stessi anni conobbi un comunista che più rosso di lui non ci poteva essere. Molto attivo e molto impegnato. E cosa poteva essere se non un metalmeccanico? Lo stimavo per il suo impegno nelle campagne a favore della sicurezza sul posto di lavoro degli operai, ma.... lo odiavo quando diceva che io le cose non le potevo capire perché non ero un’operaia, non ero una proletaria e non avevo avuto una vita tribolata! Naturalmente l’interesse per una persona così, con queste sue convinzioni scemò e divenne indifferenza, fino a perderlo di vista. Conobbi tante altre persone, ma rimanendo su quelli dichiaratamente di uno o l’altro colore politico, ricordo con grande simpatia i preti rossi, dal cappellano operaio che, chissà mai perché, venne trasferito in uno sperduto paesino del Centro-Italia, al parroco d’una diocesi montana che per protesta si prese un anno sabatico portandosi dietro tutti i preti della diocesi lasciando scoperta un’area parecchio vasta e mettendo nelle peste la Curia. E don De Roja? Anche lui un prete, non mancava mai di dire messa la domenica e nelle ricorrenze cattoliche. In gioventù attivo nella Resistenza e a sostegno della Brigata Partigiana Osoppo, dedicò la sua vita al sostegno dei poveri e dei disadattati, conciliando cattolicesimo e comunismo. Lui non ti chiedeva per chi votavi, ma ti dava l’aiuto di cui avevi bisogno. Non ti chiedeva se capivi, ma lui stesso ti comprendeva e faceva il possibile. E poi quella gran signora che si vantava tanto d’essere fascista, d’avere un grosso conto in banca, una villa sulle colline e un pied-à-terre a Gstaad. Chiese di partecipare al Gruppo di cui facevo parte perché bisognosa di comprensione e solidarietà. Ci presentammo tutti nell’accoglierla e capitò che una di noi dicesse di fare la colf e lei cominciò a fare considerazioni classiste sempre più antipatiche finché la soluzione fu radicale: un calcio nel sedere. Chi glielo diede? La presidentessa del gruppo, anche lei fascista, moglie d’un fascista, figlia d’un fascista ma che non ne faceva un vanto da pubblicizzare, perché affare suo privato. Ultimamente c’è poi quel personaggio che chiama tutti “compagni” perché molto comunista. Così comunista da fregarsene altamente del bene comune. Ci pensassero gli altri! Per esempio quando c’era una perdita d’acqua dietro la sua schiena e non disse nulla per tutta la giornata, lasciando che si rovinasse il pavimento (tanto suo non è), scoperta all’ora di chiusura quando consegnò le chiavi senza proferire parola e quando ormai un idraulico non si poteva trovare. E quell’impiegata tanto comunista anche lei, che se le chiedi di accreditare lo stipendio sul conto corrente ti risponde che non si può fare, forse perché non ha voglia di lavorare. O quella proff. altrettanto comunista che s’arraffa i soldi dei progetti extradidattici regolamentandoli a suo piacere in barba alle normative ma sempre in prima linea durante gli scioperi. Comunisti e fascisti d’oggi, lontani anni luce da quelli di Gramsci e di Marx. Oggi basta dire d’esserlo e lo si è, anche il cavaliere a seconda delle giornate si sente molto di sinistra oppure di destra o magari centrista, quasi fosse una banderuola. Tutti operano per il bene del popolo ma soprattutto per le proprie tasche e la differenza sta solo nello stare a destra o a sinistra. Inconsistenti, la maggioranza usa le etichette per darsi un tono a seconda delle stagioni, a seconda dei possibili favori da richiedere, a seconda del posto che occupano. I comunisti miei coetanei avranno anche letto i pensieri di Mao o le poesie di Ho Chi Minh oltre alle Lettere di Gramsci ma certamente non hanno imparato niente e dimenticato tutto.


Proibito fumare

Strettamente proibito
di fumare in prigione!
Il tuo tabacco
confiscato
finisce in tasca alla guardia.
E lui, naturalmente,
fuma come gli pare
mentre per te
fratello
son pronte le manette
.

Ho Chi Minh

mercoledì, dicembre 03, 2008

Chiedimi se sono felice

Una Euleptes europaea, il geco che a Sassari chiamano Tarentula.

Era il 1999 e lavoravo per una grossa industria grafica. Un giorno, un’azienda di risonanza mondiale di cui preferisco non fare il nome, chiese di preventivare il costo d’un prodotto editoriale. Il preventivo fu fatto dal gran capo in persona, per l’occasione fu stappato il Cartizze e l’allegria fu condivisa fra tutto il personale, poiché quella grossa e grassa commessa avrebbe inciso parecchio sul bilancio aziendale. Ma l’Innominabile azienda non si accontentò del solo preventivo e mise delle clausole. Per prima cosa chiese la certificazione aziendale. Noi avevamo l’ISO 9001, alla cui formazione, bene o male, tutti i dipendenti avevano partecipato per la durata, se non ricordo male, di un intero anno, con aggiornamenti negli anni successivi. Altra clausola richiesta fu l’adeguamento al DLgs 626. Il Decreto legislativo era del ’94 e le aziende private “dovevano” essere in regola, dopo una proroga, nel 1996, pena la visita dei verificatori a giorni alterni. Nel ’96 tutto venne regolarizzato, vidimato, vaccinato. Non fu una gran rivoluzione, dato che l’azienda si era da poco trasferita in un ambiente nuovo e a norma con le vigenti leggi sulla sicurezza. Anche il ottemperanza alla 626 ci fu formazione e aggiornamento per tutto il personale. Ma non bastò. L’Innominabile chiese qualcosa che spiazzò la proprietà e fu oggetto di discussioni per lungo tempo. Chiese, udite, udite!, qual era il grado di soddisfazione dei lavoratori!!! E di poter intervistare alcuni dipendenti d’ogni reparto previa estrazione dei nominativi...
Ve l’immaginate la stessa cosa mi coinvolgesse oggi? Se un danaroso magnate s’improvvisasse filantropo e decidesse di elargire una somma cospicua all’istituto scolastico? E mettesse le tre identiche clausole dell’innominabile azienda americana? L’ISO 9001-2-3-4-etc nelle amministrazioni scolastiche è pressoché sconosciuta, a meno di avere qualche conoscente “introdotto nell’ambiente”. La 626? Non ci voleva la morte d’un ragazzo nel torinese, per sapere che lo Stato è il primo a disattendere le regole da lui stesso decretate e che troppe direzioni (una cosa intollerante) al bene dell’istituzione preferiscono il tornaconto personale, lasciando l’organizzazione scolastica nell’incuria, nel degrado, fino alla degenerazione alle baronie monarchiche presenti nella maggioranza degli istituti, dalla scuola all’università. Formazione? Aggiornamento? Riqualificazione? Utopie. E il terzo punto? La soddisfazione dei dipendenti? Bhe.... come nel film di Aldo, Giovanni e Giacomo, chiedetemi se sono felice!

martedì, dicembre 02, 2008

L'insostenibile leggerezza dell'ovvio

Tempo fa, saranno passati due o tre anni, mi son vista il film “Stuart Little, un topolino in gamba”. Un filmino divertente, per bambini, adatto per passare un’oretta senza pensieri. La storia narra le vicissitudini di un topolino orfano che viene adottato da una coppia umana che, già con un figlio, ne desidera un secondo. Il piccolo topolino, che nella storia rimane un topo, si adatterà alla nuova famiglia, creando però qualche problema al “fratello”. Una scena mi è rimasta impressa: Ora, non ricordo se si trattava del Natale o del compleanno, fatto sta che al piccolo Stuart vengono donati molti regali. Regali da bambino, quali una bicicletta, un pallone e cose simili. L'improbabile fratello, a un certo punto, sbotta e dice ai suoi parenti radunati per l’evento: “Ma siete tutti matti?!? Questo è un topo!”. Un’ovvietà. Un’evidenza incontrovertibile, inequivocabile. I parenti a quel punto si fermano, attoniti. Pare ci pensino su. Lo smarrimento dura un attimo per lasciare il posto alla loro incrollabile certezza: Stuart è il loro figlio minore, non un topo. E il divertimento riprende.
Un film leggero, semplice. Ma in quella scena rivedevo tutti i conflitti a cui non riuscivo a porre rimedio. E lo stesso oggi. Se anche dimostri prove inequivocabili, innegabili, indiscutibili ma la controparte è stupida o troppo ferma nel suo convincimento, tutto verrà messo in discussione, tutto verrà negato. Questa è la mia quotidianità: far capire ai colleghi (ad alcuni colleghi, cioè la maggioranza) le cose ovvie, è un’impresa eccezionale, degna d’una personalità più grande di me, più alta, direi delle somme altitudini del cielo. Far capire che quando si lavora a turno bisogna dare le consegne a chi viene dopo e deve continuare il lavoro già iniziato (perché ovviamente non sa cosa c’è da fare e a che punto è quel lavoro), è impossibile. La risposta sarà che “solo il direttore può dare ordini”. Che il direttore non ne sappia nulla, o abbia altre cose da fare o magari sia già andato via ma il lavoro va svolto ugualmente, sono fatti di secondaria importanza. Che l’autogestione dei turni sia favorevole alle nostre esigenze è un’altra ovvietà. E se non si riesce a far rientrare tutti in una settimana, i turni dovranno necessariamente essere svolti su due settimane. Ma guarderanno una sola settimana, quella in corso, e litigheranno perché non si ritrovano, perché uno c’è due volte, e perché quello così, e perché quello colà. Non ne posso più.... AIUTOOOOO!!!