Manifestazione di Cagliari del 12 dicembre 2008.
Santa Lucia deve avercela con me: niente regali oggi, ma solo carbone. Una giornata iniziata malissimo, speriamo finisca all’incontrario.
Rientro al lavoro dopo una giornata di sciopero e naturalmente tutto è uguale a giovedì. Rammento bene che c’è un lavoro urgente da farsi subito così, arrivata al lavoro, avverto la collega presente che c’è da fare questo e quest’altro. Quella risponde che a quell’ora del mattino non si fa niente, ci potevano pensare ieri. E se ne va a fare il suo lavoro di bidella. Arrivano altre due, ricordo che c’è quel lavoro urgente e per fortuna trovo la disponibilità. Si deve preparare la sala per un convegno comunale. Preparo quanto serve e quando vado a provare i microfoni, mi accorgo che l’impianto fonico è scollegato completamente, tutti i cavi sono staccati, tutte le manopole, le leve, gli interruttori, sono su OFF. Nella mia vita ho fatto il grafico prima, la bidella dopo, con intermezzo di creazione di complementi d’arredo, ma il fonico mai. Nemmeno le mie colleghe. Invito quindi una di loro ad andare a telefonare al responsabile perché venga immediatamente a ripristinare il tutto. Le due scompaiono e resto sola quando arriva un’organizzatrice del convegno. Mi chiede se tutto è a posto e le rispondo che no, tutto a posto non è, poiché l’impianto fonico è scollegato. Questa alza la voce e dice che le avevano garantito di trovare tutto in ordine. Tanto perché non si creda che gli altri non sanno farlo, l’alzo anch’io la voce e rispondo che magari era meglio accertarsi il giorno prima che tutto fosse a posto e ora è tardi, o meglio troppo presto per chiamare il tecnico nostro e forse era più facile far intervenire il loro. Questa inforca il cellulare e si mette a discutere a voce alta con qualcuno, ragguagliandolo sulla situazione dei microfoni e di quanto io fossi poco disponibile, acida etc etc. Per evitare la rissa me ne vado. Raggiungo le colleghe e chiedo se è stato chiamato il responsabile. No, mi dice una. L’ha chiesto ad uno degli impiegati presenti (qua il rispetto della gerarchia è uno dei punti fondamentali della costituzione) che le ha risposto di non farlo, poiché il responsabile non è tale, dà solo un aiuto interno al nostro istituto. Che si fa? In quella arriva il capo, ed esposta la situazione fa chiamare (sic!) la persona che non è responsabile ma l’unico autorizzato a farlo. Naturalmente il tipo non è che abiti di fianco alla scuola... Intanto entra il primo docente che ci sente discutere, s’informa e noi gli chiediamo se fosse in grado di ripristinare l’impianto. Lo è. Andiamo e insieme mettiamo tutto a posto. I microfoni ora funzionano. Tutto funziona. Il convegno comunale su “I diritti dell’Uomo” può procedere. Ci sono il sindaco, assessori, invitati illustri, il gonfalone comunale e fuori, nel piazzale antistante, solerti vigili che sequestrano automobili e appioppano multe, anche al disponibile docente che li aveva aiutati con l’impianto audio, e prima di parcheggiare aveva chiesto ai vigili se poteva farlo. Vero che sul piazzale vige il divieto, ma in una città come la nostra, dove i parcheggi sono scarsi quanto gli unicorni, ci vorrebbe un po’ di buon senso. E una politica adeguata, con più parcheggi decentralizzati e un servizio di navette frequente e funzionante 24 ore.
Torniamo a noi. Per tutta la mattina, a chi mi chiedeva cosa c’era in sala, rispondevo che si trattava d’un convegno sui diritti dei bidelli. C’era chi mi guardava male, chi capiva al volo che si trattava di una baggianata, chi invece ci credeva e pensava fosse una cosa interna nostra, e chi si asteneva dal commentare per pericolo di una rissa. Era poi arrivato anche l’esperto interno, rimanendo invischiato nel convegno poiché le persone del talk show, come sempre accade, non sapevano destreggiarsi con i microfoni e succedeva che questi si spegnessero o fischiassero. Cmq anche lui ad un certo punto aveva altro da fare e mentre cercava di andar via, lo talpinavo rompendogli i marroni (si capiva) perché è anche nostro rsu.
Gli faccio presente che quel convegno non rientra nei miei compiti da bidella che quel giorno non avevo potuto assolvere per i preparativi della sala e ciò non andava bene. Lui risponde che la cosa è un po’ ingarbugliata, e che cmq io ho l’incarico aggiuntivo e quindi soldi extra per quel lavoro. Si sbaglia di grosso. Non ho alcun incarico nè incentivi per questo lavoro che c’entra nulla con il nostro istituto, a differenza degli amministrativi che per questi eventi extrascolastici hanno una percentuale in soldi buoni per maggior carico di lavoro. Beh, risponde lui, tanto ero presente... Certo, ero presente al lavoro. Ma non è convinto, pensa che racconti balle e che mi danno l’incentivo. Allora perché ero lì? chiede. Difficile da credersi, ma per semplice disponibilità. Mi guarda perplesso... come per darmi dell’imbecille e forse ha ragione. Io continuo e gli chiedo di proporre come rsu che questi eventi extra didattici vengano dati in appalto a cooperative di lavoratori socialmente utili o onlus, in modo da sollevare noi da questi ulteriori impegni. Che mi risponde? Che la Gelmini è proprio questo che combatte e non vuole: la presenza nelle scuole di ditte esterne per i lavori di pulizie, quando ci siamo noi pagati per farlo. Caro compagno, gli dico, non so più quale scuola lei frequenti perché questo non è il nostro caso e non bisogna essere dei maghi per capirlo. Certamente lei ieri non era alla manifestazione di Cagliari e non ha ascoltato l’intervento del segretario regionale, altrimenti avrebbe capito di cosa stavo parlando. Con l’attuale crisi in atto, nel nostro Bel Paese ci sono sempre più disoccupati, un numero sempre più alto di cassintegrati, e Sassari non fa certo difetto. In questa situazione il governo pensa bene (o male) di detassare gli straordinari, incentivando così chi può a farli. Ma lo stesso governo non ha i soldi per far fronte alla cassa integrazione. Un’incongruenza. Più utile sarebbe, più civile, più dignitoso e solidale (e anche più coraggioso da parte nostra) impiegare i soldi per chi lavoro non ne ha. Ed io parlo di eventi, concerti, convegni e quant’altro esterno al nostro istituto, utilizzando una formula che sempre più scuole fanno proprie, guadagnano con l’affitto dei locali alle associazioni, e facendo nel contempo da ammortizzatori sociali per chi non ha neanche un impiego da bidello. E in più ci guadagnerei nel non sentire più le lamentele di chi si scoccia nel fare queste serate ma vuole intascare i soldi straordinari.