Napolitano ha promulgato la legge che consente l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato. Grazie a questo, il cavaliere ora potrà rubare impunemente le mele dal fruttivendolo, è diventato intoccabile. Era questo che voleva; l’ha avuto. Ora tocca a noi, è il nostro turno.Tocca a noi, ridandoci la dignità di lavoratori. Tocca a noi, ridandoci la dignità di cittadini, di elettori, di persone. Basta con le ridicole insulsaggini sugli statali, perché quelli che, secondo le statistiche, hanno votato di più a sinistra; basta colpire i deboli, i malati, gli sfortunati.
Io il mio lavoro lo faccio, con coscienza, al meglio delle mie possibilità. Perché in riscontro non ho un cenno dal governo, col rinnovo del contratto; dai sindacati, con più partecipazione ai nostri problemi?
Oggi parlavo con alcune colleghe della divisa che portiamo sul lavoro. La maggioranza non la vuole, la trova ingombrante, brutta, scomoda, inutile. Mai provato, egregio cavaliere, nelle sue vacanze sarde, quanto pungono i pantaloni in “fresco di lana”? E la camicia con colletto rigido, tanto da provocare eritemi al collo? Una sola voce dissente: la collega dichiaratamente fascista. Ebbè... ci mancherebbe altro... E’ notorio che ai fascisti piacciono le divise. E’ di oggi la notizia della polemica del consigliere regionale della Toscana Roggiolani sull’obbligatorietà di indossare, alle sedute, giacca e cravatta. Il buon senso dovrebbe portare a più miti consigli chi quegli abbigliamenti rende obbligatori. La forma conta più della sostanza? Per i signori di Fi-Pdl pare proprio di sì. Pare proprio che tutto sia costruito sulla forma, sull’apparenza. I fatti, la sostanza, se c’è bene, se no se ne può fare a meno. D’altronde, la maggioranza degli italiani va in visibilio per un bel ragazzo in giacca e cravatta e critica chi indossa jean e maglietta. Non importa se il primo è un imbecille e il secondo un genio creativo.
Nel nostro caso non esiste nemmeno un contratto che obbliga l’uso della divisa. Ma, chissà come, è diventata usanza obbligatoria. Le proteste non servono. Le proposte alternativa cadono nel vuoto, non vengono nemmeno prese in considerazione. Questa è mortificazione dell’umana intelligenza, egregio cavaliere. Questo è puro CLASSISMO. Non c’è alcuna ragione d’indossare una divisa da fanfara, al posto di un paio di jeans e una polo, che oltrettutto costerebbero la metà. Non si capisce che altro motivo ci sia. A noi bidelli vien fatto l’obbligo della divisa per far notare chi siamo, per ricordarci chi siamo. Anche i tranvieri indossano una divisa e non si lamentano, certo, ma non credo che i tranvieri lavino gli autobus in camicia bianca. O che gli inservienti dei supermercati, o degli ospedali, puliscano i bagni in camicia bianca.Ma per ridarci dignità, non basta toglierci la divisa. Voglio anche copia di protocollo delle mie istanze, sempre negata con la scusa che siamo una grande famiglia. Voglio una rappresentanza sindacale mirata al nostro profilo. Voglio uno stesso mansionario per tutti i colleghi, senza giochi di prestigio dei soliti furbi incozzati. Voglio che le attività aggiuntive siano chiare, e siano distribuite con criterio ed equamente. Voglio copia del consuntivo di bilancio per le somme pagate per attività e funzioni aggiuntive. Voglio i diritti già sanciti dal ccnl, firmati dal governo e dai sindacati. Non voglio più sentirmi trattare da deficiente per il solo motivo d’esser bidella. Anni fa, in un’altra scuola, per ragioni urgenti e gravi, mio marito chiese di poter usufruire dei tre giorni di permesso per motivi familiari specificati nel contratto. L’impiegata (sul ccnl bidelli e amministrativi hanno stesso trattamento) gli rispose che non ne aveva diritto, che i tre giorni spettavano solo agli amministrativi. Le mise sotto il naso copia del contratto e l’impiegata, dopo consultazione col preside, dovette cedere di malavoglia. Chiese in cambio il favore di non dirlo agli altri colleghi, altrimenti tutti li avrebbero pretesi. Episodi simili sono all’ordine del giorno, dovessi raccontarli tutti diventerei tediosa. Voglio anche l’equiparazione ai colleghi delle scuole statali e provinciali: stesso lavoro, stesso mansionario, stesso ministero, noi coadiutori per ogni anno di servizio abbiamo un punteggio che vale la metà d’un collaboratore scolastico. Voglio anche la possibilità di cambiare amministrazione: noi dell’afam possiamo chiedere il trasferimento solo nell’ambito del nostro comparto. In parole povere, lei, egregio cavaliere, ha avuto quel che voleva. Ora dia anche a noi la nostra fetta di torta.





2 commenti:
Forse il (hai noi) nostro premier rubava già dal fruttivendolo rimanendo di fatto impunito, l'unico scotto era quello di dover affrontare i processi della "magistratura rossa". Adesso, a causa (o per merito) della maggioranza degli elettori avrà più tempo per governare. A modo suo ovviamente!
Per quanto riguarda la divisa l'aspetto più assurdo non è l'obbligatorietà di indossarla è che l'obbligato stesso non ha la possibilità reale di influire sull'abito che il più delle volte è scomodo e oggettivamente brutto.
Personalmente non ho alcuna avversione per le divise: se sono motivate, se non sono un mero dispendio di soldi della collettività. Se sbaglio pensando che sia un atteggiamento classista (ma non credo) e servono/servivano a "vestire" dignitosamente bidelle troppo disinvolte, è uno sbaglio cmq. Bastava invitarle ad un atteggiamento più consono all'ambiente.
ola gz.
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