domenica, gennaio 08, 2012

Tutta colpa del Maestrale

Un gruppetto di Melanocoryphus albomaculatus:
gli anarco-comunisti si notano meglio sul bianco-nero.
Sotto, un’ennesima rottura delle condotte d’acqua.

Il maestrale… A causa sua, quando soffia forte, l’Isola diventa irraggiungibile: gli aerei non decollano, i traghetti non salpano. Come essere ad Alcatraz. O nella Sardegna degli anni ’60, quando i militari venivano trasferiti sull’isola per punizione.
Ma non è certo colpa del maestrale se anche i collegamenti tra i vari centri dell’Isola sono precari, quando inesistenti.
Colpa della conformazione del territorio, dicono molti. Colpa di chi vuole questo isolamento: meno strade = meno collegamenti = meno scambio di informazioni.

Due i quotidiani più letti dell’Isola e se si presta attenzione agli articoli ed ai commenti (che spesso sono degli stessi redattori), di quest’ultimo periodo, si capisce che si stanno preparando i terreni di lotta e di raccolta. Schierati uno a centro-destra, l’altro a centro-sinistra.
Più che a centro-sinistra, molto pro-Soru.
“Imprenditore serio, di idee fulgide e ambientaliste, fa ricerca e sviluppo sul territorio”. Un sant’uomo. Ricordo che c’era un altro, pochissimo tempo fa, che si sentiva molto santo anche lui.
I capisaldi di Renato Soru sono la “tassa sul lusso”, cancellata dal successore Cappellacci, e la “salvacoste”, legge regionale che vincola fortemente il territorio e soprattutto le coste alla salvaguardia del paesaggio. Fondamentalmente una buona legge, ma a me pare troppo restrittiva e penalizzante verso chi non ha già una villa sul mare come lui.
Prima ancora ha appoggiato la costituzione della società Abbanoa. Chi è sardo non ha bisogno di spiegazioni. Per chi non lo è, basti dire che ho smesso di contare le volte in cui la città resta senz’acqua; ho smesso di contare le perdite d’acqua nelle strade; non faccio più caso al suo colore giallino; e se c’è l’ordinanza comunale che vieta l’acqua ritenendola non potabile, non mi chiedo più cos’ho bevuto il giorno prima.
C’è poi la questione dell’evasione fiscale, di cui non ho saputo più nulla. Ma Soru è persona trasparente, anche quando mancava alle sedute della giunta regionale; un peccatuccio veniale, comune a tutti gli onorevoli

Immagino si stia preparando il suo rilancio per le prossime elezioni. Nel caso, mi chiedo come mai la Sardegna non riesca a originare un altro leader, senza dover ripresentare qualcosa di già visto.
Non sarebbe meglio una pluralità di idee da cui pescare quella più in sintonia con noi stessi? Non è meglio scegliere fra tanti, piuttosto che dover scegliere bianco o nero? Una scala dei grigi non c’è?
Nessuno si fa avanti, con le sue idee, le sue convinzioni, le sue capacità personali per dare un’altra voce e uno stimolo in più al rinnovamento dell’Isola?

Naturalmente non saranno due soli i gruppi a presentarsi alla prossima tornata elettorale, così come nelle edizioni passate. Probabilmente ci saranno l’Irs, l’Unione Indipendentisti e forse qualcuno di pittoresco, come Doddore di Malu Entu.
Ma la stragrande maggioranza, purtroppo, sceglierà fra bianco e nero.
E se non si è d’accordo, bisogna far attenzione: avere una opinione diversa, comporta, a seconda del bianco o del nero, d’essere tacciati di fascisti o anarco-comunisti.

Non mi piace, questa mentalità chiusa.
Se non c’è evoluzione, non c’è rivoluzione. Che non è quella di Pisanu: le bombe sono proprie di una mentalità poco evoluta, di un fai-da-te arcaico.
Ed è quello che vogliono. Mantenerci in uno stato di sudditanza economico-assistenziale e culturale.

sabato, dicembre 17, 2011

Natale 2011


Alcuni versi molto liberi,
dedicati a chi ancora crede
che il mondo è un posto meraviglioso.



Frut

Frut,
fra pôc tu tornarâs achì
immancabil a l’apuntament an dopo an.

Tal vevi za dìt che no l’è un biel puest
Chest no l’è il paradîs ma la tiere dai òmps.

No tu âs nuie ce fà achì
Tra coròs e disonèsts, tra puars e malâs

A nuie servirà il to’ esempli di Re nassût t’une stale
Plui puar dai puars, plui Re d’ogni Re teren.

La int a’ perdude le rason de so umanidâd.
No và plui indenant come tu i às insegnât.

E ùl imitati in te ricjece, in tal podêr sore la int
Ti àn fat deventâ un’icone d’aur e d’arint.

Ancje i puars a robin, si frein l’un l’atri
Pa’ le sperance un dì di diventà siôrs come i guviernants che ci umilîn.

No tu âs plui nuie d’insegnà a cheste int cjaltrone
Le cui uniche invocazion a Diu e jè di multiplicâ l’aur e l’arint.

Frut,
fra pôc tu tornarâs achì
e al puest de fornarete tu cjatarâs l’escort,
al puest dei Magios tu cjatarâs berlusconi e putin
(Il tierç l’è muart l’altri dì).

No tu às nuie ce fà achì
Nome spetà che la Nature cjapi il sopravent
(Magari judade da la man di Diu to pâri)

Torne stele dal firmament
Reste lassù e spete
Nol mancjerà tant
Tu pôs scometi le corone di Re.

A proposit, trop valie le corone, di gracie?

m.s.

lunedì, dicembre 12, 2011

Understatement

Una notizia defilata, questa de La Nuova Sardegna che rischia di non essere vista se dalla colonna principale non ci si sposta più a destra, tra quelle meno risonanti.
Eppure, è una notizia che merita molta considerazione, invece altri quotidiani non ne fanno menzione, e vien da chiedersi perché.
Il fatto in se qualcuno potrebbe trovarlo insignificante, ma si sbaglia.
Se l’Italia, la Sardegna, sono nello stato in cui si trovano, è proprio grazie a fatti del genere, a cui purtroppo siamo abituati e non ci facciamo più caso.
E’ talmente difficile l’emersione a galla di queste vicende che quando succede è una grande vittoria.
E’ un peccato non darle il meritato successo, poiché potrebbe rappresentare un esempio per chi sa, e innanzitutto può, scoperchiare i pentoloni in ebollizione in ogni ente pubblico, sia istituto d’istruzione o amministrazione pubblica.

Tutti, ma proprio tutti, siamo a conoscenza di fatti simili, a ogni livello: dal dipendente che entra in ufficio, timbra l’entrata e se ne va per tornare solo a timbrare l’uscita. Dei titoli mirati per l’assunzione dell’insegnante nei progetti extrascolastici. Della mancata affissione all’albo pubblico dei CONSUNTIVI di bilancio riportanti tutte le entrate e le uscite, anche quelle private, a scapito della trasparenza per un distorto uso della privacy. Passaggi di ruolo e di qualifica. Assunzioni di consulenti. Dimissioni e assunzioni pilotate. Ristrutturazioni milionarie. Gestioni truffaldine. Contratti farsa. Sindacati muti e zitti, perché così va il mondo.
La vita pubblica è talmente farcita di disonestà che tutto appare lecito.

Ma siamo noi che alla fine paghiamo le conseguenze di tutto questo. Noi cittadini qualunque, lavoratori dipendenti, disoccupati, pensionati. Noi che sappiamo tutto perché non siamo fessi, ma non possiamo fare niente perché ci hanno tolto i mezzi per far valere i nostri diritti e i LORO doveri; non abbiamo appoggi nelle stesse istituzioni, al contrario si viene perseguiti, minacciati, mobizzati con lo spauracchio della denuncia e allora chi di noi ha i soldi per imbarcarsi in vicende giudiziarie?
Possiamo solo sperare in altre persone come Michela Murgia, con possibilità e coraggio, vere mosche bianche della società.

Alla fin fine, l’Unità d’Italia si ritrova solo in questo: abuso d’ufficio, concussione, corruzione, malversazione, peculato. Da nord a sud, da est a ovest. Milioni di soldi spesi per festeggiare un millantato credito a cui nessuno crede ma che è realtà quotidiana in tutto il Paese.

giovedì, dicembre 08, 2011

Votati al sacrificio

Santa Teresa, Valle della Luna.

Facile capire che qualsiasi governo fosse subentrato a quello del bunga-bunga, avrebbe avuto grandi difficoltà con le casse erariali al minimo storico.
Ed anche che i più fossero pessimisti, visto l’andazzo della politica italiana.
Non mi aspettavo proprio un gran che, dal professor Monti.
Immaginavo (poteva esser diversamente?) che ci avrebbe ulteriormente tassato.
Non mi aspettavo però nuove ipocrisie, nuove ingiustizie e sperequazioni.

La nuova ministra Fornero piange nel mentre vara la riforma che aumenterà l’età della pensione.
Mi dovrei impietosire? Ma per chi? Per me che dovrò lavorare altri anni, sborsare altri soldi in tasse per mantenere le pensioni di questi signori; o per la sua sensibilità?
…azz!
Ad oggi i dipendenti della Regione Sicilia vanno in pensione con circa 20 anni di contributi.

Premi per chi assume donne o giovani under 35.
Il governo dovrebbe spiegare come si fa a non compiere il trentacinquesimo anno.
Si è già visto il funzionamento degli sgravi fiscali per chi assumeva giovani fino a 32 anni. Un fallimento. Le imprese assumevano giovani che, una volta maturata l’età critica, venivano immancabilmente licenziati.
Giustissimo dare lavoro ai giovani. Ma quanti sono in Italia i disoccupati o addirittura in cerca di primo lavoro dai 35 anni in su? E i padri di famiglia rimasti senza lavoro?
A 35 anni in Italia si è già vecchi nonostante si debba lavorare per almeno 43 anni per acquisire il diritto ad una pensione che, non facendo i politici, per la maggioranza dei cittadini sarà quasi a livello di povertà.
Un’assurdità. Una discriminazione assurda. Il lavoro si dà a chi lavora, a chi ha capacità e volontà, non in base all’età e al genere.
Basta questa norma a rendere il nuovo governo solamente la bella copia del precedente, poggiando i fondamenti per nuove disparità sociali.


Prelievo sui capitali scudati
Al momento il prelievo è certo solo sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, con l’aumento dell’addizionale regionale Irpef, l’Iva, le accise su benzina e gasolio.
Gli evasori fiscali, i possessori dei capitali scudati, coloro che le tasse le han pagate come gli pareva, evadendo, appunto, truccando, falsando i bilanci, premiando chi chiudeva gli occhi invece di sorvegliare; costoro non hanno alcun interesse a far rientrare i loro grassi capitali proprio ora. Con buona pace nostra che pagheremo (come sempre) anche per loro.

Liberalizzazioni degli esercizi commerciali
Avremo sempre tempo per fare la spesa, anche a notte fonda, se il negoziante lo riterrà remunerativo. Ma i commessi che dicono? Le cassiere, i magazzinieri, tutto il popolo che lavora con turni massacranti, per quei 2 o 3 acquirenti che s’accorgono all’ora di cena d’essere senza grissini? Senza contare che gli ipermercati multinazionali potrebbero sorgere come funghi, con una concorrenza senza freni e sleale nei confronti dei piccoli negozianti che, se già non l’hanno fatto, chiuderanno a breve.
Di buono questa manovra permetterebbe a quei dipendenti statali che finora fanno la spesa in orario di servizio, di poterci andare tranquillamente la sera. Ma chi glielo fa capire?

Liberalizzazione degli ordini professionali
Fra le “fumose” liberalizzazioni degli ordini (vorrei fossero più chiare), ci sarà quella delle tariffe professionali. Cioè, se un lavoratore dovesse far causa al datore di lavoro, oltre alla tassa regalo del precedente governo, dovrà tener conto che non ci saranno più le tariffe professionali e l’avvocato potrà chiedergli qualsiasi cifra. Quali saranno le ripercussioni è facile da immaginare.

Dismissioni immobiliari
A chi verranno realmente venduti gli immobili statali a prezzi stracciati?

Di tutta questa manovra, quel che mi irrita di più è il continuo “chiaggnere” dei politicanti: «Decreto Salva Italia», «Manovra non equa ma va approvata», «Misure anti-crisi», «Col cuore addolorato…» etc etc.
Insomma, ci stanno tassando ma non vorrebbero farlo? E se lo fanno è solo perché necessario?
E se non fossimo d’accordo?
Allora l’Italia sarebbe perduta e tutto per colpa nostra.
….azz!

Una politica da manuale.
Colpevolizzare il cittadino-lavoratore per fargli fare qualsiasi sacrificio atto a mantenere la stabilità economica dei politici al governo.

Infatti i tagli ai costi della politica consisteranno di qualche poltrona nelle province, previa assunzione di nuovi consulenti. Si ridurranno le indennità ma si aumenteranno diarie e rimborsi.
La maggior parte di loro non fanno altro che mangiare alle nostre spalle, vivere nel lusso con le nostre tasse. Ci hanno tolto il lavoro, le pensioni, i servizi sociali. Le scuole diventano sempre più penose. Il servizio sanitario è sempre più carente. Insomma, hanno dimostrato d’essere capaci solamente di rubare. I politici come De Gasperi e Moro sono finiti con loro.

Noi, invece, poveri plebei lavoratori dipendenti, siamo votati al sacrificio.

Salva Italia

Decreto Monti
Come ammortizzare
i costi del lavoro:
la Drappera

giovedì, dicembre 01, 2011

Torio, Uranio e Quirra

Tutti, ma proprio tutti i governi italiani, Berlusconi, Prodi, e tutti quelli precedenti, han sempre rafforzato la disponibilità del territorio sardo agli eserciti della Nato per sperimentazioni di armi, allargandone l’utilizzo a società private.
Come succede sempre in casi come questo, tutti sapevano ma nessuno parlava. Per paura o per indifferenza, per disillusione, per mancanza di fiducia nelle istituzioni e nella giustizia, dato che proprio le stesse istituzioni che dovrebbero proteggere i cittadini elettori non si fanno scrupolo di metterne a repentaglio la vita, di uccidere il loro territorio.
Per paura di perdere quei pochi privilegi e le entrate derivate dall’indotto, come successo a La Maddalena.
Pochi privilegi per alcuni in cambio di una catastrofe per tutti.
Qualcosa ora si sta muovendo e bisogna darne atto a chi da anni si sta battendo per fare giustizia e a chi sta facendo luce sui misfatti di Stato.
Mi è sembrato interessante l’articolo apparso oggi su La Nuova Sardegna, che meglio di me fa capire bene quanto grande sia la difficoltà nelle indagini.

* * *
Neonati deformi, le prime testimonianze
Quirra: la Procura rompe il muro di silenzio delle famiglie colpite dalle malformazioni
di Valeria Gianoglio
PERDASDEFOGU. Sono costate settimane di lavoro silenzioso ma tenace da parte degli investigatori. Paese per paese, casa per casa, porta per porta. Ore e ore trascorse a convincere intere famiglie di diversi comuni della zona di Quirra a scacciare la paura e raccontare il proprio dramma: figli nati con qualche deformità, fratelli venuti su con problemi fisici piuttosto gravi, mamme disperate. Alla fine, dopo una trattativa estenuante, in cinque hanno avuto la forza e il coraggio di parlare: «Sentivamo uno scoppio, poi una nube di fumo che arrivava vicino alle nostre case. Dopo qualche tempo sono venute fuori le malformazioni». E così, dopo settimane di assoluto silenzio, la tranche dell'inchiesta su Quirra che indaga sull'ipotesi di reato di «omicidio colposo plurimo» si arricchisce di nuove e sudatissime testimonianze. Le hanno raccolte in questi ultimi mesi gli uomini del corpo forestale di Lanusei e della squadra mobile nuorese, insieme allo stesso procuratore Domenico Fiordalisi. Sono andati in giro, comune per comune, nella zona confinante con il poligono interforze del salto di Quirra, seguendo un metodo antico: facendosi accompagnare o precedere da persone residenti in quel paese. Una sorta di lasciapassare per cercare di scalfire un muro grosso così fatto di paura e di atavica diffidenza verso la giustizia. Quello di convincerli a parlare, insomma, è stato un lavoro estenuante, costato diverse settimane e visite ripetute nelle stesse case. Qualcuno, all'ultimo, preso da timori e mille remore, si è anche tirato indietro. Qualche altro, invece, alla fine ha ceduto. Sembra che siano cinque le nuove testimonianze raccolte fino a questo momento. Tutte parlano di grosse nubi che vedevano levarsi alte, dalle loro case, dopo i brillamenti. Continua

lunedì, novembre 28, 2011

Il ponte dei suicidi

Tutti hanno un lato buono e uno cattivo. Così è stato per il Ventennio fascista, durante il quale furono fatte grandi opere infrastrutturali in tutto il Paese, Sardegna compresa. Cosa che non ha fatto nel suo ventennio il signor berlusconi, a cui è mancato poco di copiarne invece l’epilogo.
Una di queste opere è il Ponte del Rosello, che collega la città vecchia al quartiere denominato Monte Rosello.
A sinistra, il ponte sovrasta una delle più belle fontane d’Italia, la seicentesca Fontana del Rosello. Questa fontana un tempo rappresentava l’approvvigionamento idrico di buona parte della città e accanto c’è un antico lavatoio, dove le donne andavano a lavare i panni, sognando il giorno in cui avrebbero inventato la lavatrice.
A destra del ponte, nella vallata, si trovano i resti di un aquedotto romano, una antica casa fatiscente, e una grotta di cui non ricordo bene l’ubicazione.
Non si può negare che il ponte del Rosello abbia un grande fascino, specie al tramonto, e non è raro incrociarvi turisti armati di macchine fotografiche
.
Ogni tanto sulla spalliera vi si trova legato un mazzetto di fiori, messo lì in memoria di qualcuno troppo stanco della vita.
Quando vi fu il primo suicidio non saprei dirlo. Diede però un fascino sinistro al luogo e altri ne seguirono l’esempio, diventando nel tempo “il ponte dei suicidi”.
A nulla servirebbe mettere delle reti alle sponde, troverebbero un altro posto, e il problema sarebbe solamente spostato non certo risolto.

Quali siano le motivazioni del gesto, che accomuna il Friuli alla Sardegna nel triste primato italiano, non lo so. Ogni suicida ha la sua personale motivazione che può essere la perdita del lavoro o di un affetto caro, una grave malattia o l’alcolismo. Tutti sono accomunati però dall’abbandono, dalla solitudine che può essere interiore o esterna, subita nell’ambiente di vita.
Persone fragili, dalla grande sensibilità, incapaci di resistere ai drammi della vita che non mancano mai a nessuno. Queste persone avrebbero bisogno d’un sostegno, a volte materiale, più spesso psicologico.
I tagli all’assistenza sempre più feroci dati dai governi che amministrano il Paese, hanno portato questo settore all’agonia, e sempre più si cerca di demandare il problema alle associazioni volontarie, come fosse qualcosa che non riguarda l’intera comunità.

Il comune pensare definisce i suicidi come degli sfigati, termine crudo ma è quello che è. Non sono dei vincenti. Non sfrecciano sul ponte con la bmw grigio metallizzato; sul ponte ci vanno a piedi. Non hanno incarichi di prestigio sul lavoro; solitamente cedono il passo agli altri, ne subisono le prevaricazioni, le prepotenze. Troppo spesso il mobbing porta al suicidio. Non hanno i mezzi per pagare gli onorari di cliniche estere, dotate di tutto, in special di supporto psicologico al malato e alla sua famiglia. Qualcosa c’è anche nel nostro Paese, ma sono casi quasi unici, rarità, e tutti sappiamo cosa significa finire in una corsia d’ospedale. Non ci sono soldi, non ci sono mezzi, non c’è personale.
Eppure la nostra “civiltà” in quanto tale, dovrebbe andare al passo dei più deboli, non il contrario. Quando si realizza un nuovo edificio o una piazzetta (vedi quella di Carbonazzi), si dovrebbe renderli fruibili a tutti, anche agli anziani e ai disabili, che con le loro carrozzine o le stampelle non potrebbero arrischiarsi a salire gradini se non con l’aiuto di altri. Nei posti di lavoro dovrebbe essere un obbligo per i dirigenti mantenere regole e sorvegliare sull’incolumità e il benessere dei dipendenti, cosa peraltro ben recepita da tutti i contratti lavorativi.
Se poi il suicidio è la conseguenza della mancanza del lavoro o della solitudine, a chi va la responsabilità?


I Comuni e le Regioni ogni hanno stanziano molti soldi, davvero molti, per le attività culturali e il divertimento.
Personalmente non ho mai visto di buon occhio le spese per fuochi artificiali, concerti di mezza estate o capodanno, arrostite, sagre in genere e, per dirla proprio tutta, esposizioni che interessano solo gli organizzatori. E’ importantissimo il sostegno alla cultura, senza si rischierebbe un mondo di ignoranti. Ma la cultura dell’essere, la cultura della vita, che fine hanno fatto? Perché demandare sempre il tutto alle associazioni private, come se fossero un optional per la società?
Ho sempre avuto il sospetto che i soldi che un Comune spende per i divertimenti in città servano soprattutto a sviare la cittadinanza sui veri problemi, sulle grandi carenze: facciamo un’arrostita e dimentichiamo l’acquedotto che letteralmente fa acqua da tutte le parti.
Credo tutti sappiano cos’è un Consultorio familiare. Ero da poco trasferita a Sassari, e vicino casa ce n’era uno. Pensai di provare lì per una visita che ritenevo urgente. Ci andai nell’orario di apertura, trovai la porta socchiusa ed entrai. Mi vide un’impiegata (credo) che iniziò a spiegarmi qualcosa che non riuscii ad afferrare bene poiché venne interrotta da un medico che quasi quasi mi buttò fuori malamente, prendendosela pure con la signora di poc’anzi colpevole secondo lui di avermi fatto entrare, con la spiegazione che lì seguivano solo le gestanti e di rivolgermi altrove. Ecco, non è il modo di rapportarsi ai cittadini da parte di un’istituzione pubblica, anche se i fondi finanziati dal governo sono davvero pochi. Se avessi avuto un problema serio, di natura psicologica? Che effetto avrebbe avuto quel modo di fare? Basta poco a chi è sull’orlo del collasso nervoso e tutti lo sanno, o dovrebbero saperlo specialmente in un consultorio familiare. Quanto ci voleva per fare un cartello, anche in carta semplice, da apporre all’ingresso con le spiegazioni del caso? Il ponte rosello è a meno di cento metri.

Anche a Sassari come in altre città si sono organizzati dei gruppi di auto – aiuto per offrire alle persone bisognose un sostegno all’ansia e al panico, facilitando la comunicazione tra le persone e favorendone l’aggregazione.

Che fa invece il governo per sostenere la persona? Poco o niente. Al momento sostiene solo assessori e consiglieri, con auto di servizio e autista, cellulare a fondo perso, benefit di tutti i tipi. Per forza alla fine non ci sono soldi per i cittadini. E i pochi che restano meglio impiegarli in qualcosa che faccia dimenticare, che porti l’oblio, come una grande ziminata o i fuochi d’artificio o eventi da ascrivere sui libri di storia, come a venuta dell’affascinante sgarbi o del simpatico napolitano (devo scrivere così o mi censurano).
Mi vien da scrivere ancora che chissenefrega di loro, se non ho un lavoro, se sono gravemente malato, se sono un alcolista o uso tutta la pensione per lotto e grattini, se vogliono annientare la mia personalità, se i soldi non mi bastano più per pagare il condominio e fare la spesa, se ai miei figli non posso regalare l’i-pod e si sentono diversi dagli altri, se i miei cari sono lontani e irraggiungibili, se mi negano i giusti riconoscimenti, se mio marito mi picchia e i miei familiari mi disprezzano.
Chisssenefrega dei 150 anni dell’unità d’Italia se non c’è solidarietà umana?

* * *

Un post sul ponte Rosello l’avevo scritto il 10 giugno 2008, il giorno in cui avevo assistito al tentativo di suicidio di un giovane ragazzo, fermato all’ultimo da persone che disperate lo stavano cercando. Per fortuna non era solo, anche se in cuor suo lo credeva. Gli auguro di aver ritrovato la serenità.
Rileggendo il vecchio post l’ho trovato brutto e l’ho rifatto. Non so se meglio o peggio, magari un giorno rifarò anche questo, per dire che il ponte Rosello non è più il tragico collegamento tra due diverse sponde, la vita e la morte, ma su due diverse strade, quella vecchia e quella nuova: di umanità, di speranza, di gioia di vivere.
Nelle foto, la fontana del Rosello sovrastata dal ponte omonimo. Nell'altra immagine, la valle a destra del ponte nel 2008.

C’era anche un commento, che qui riporto.

Giovanni ha detto...
E tre giorni fa un altro caso ... Sempre di più tra Sassari e l'hinterland. Un triste primato di una città che ha, a parer mio, una grave mancanza quella di non creare o sostenere sani momenti di aggregazione e divertimento che vadano oltre lo "zilleri" e il "fosso", insomma una città con pochissime occasioni di sano svago. Questo fatto da alcuni potrebbe non essere direttamente collegato al grave primato, ma secondo me anche questo contribuisce. Sono d'accordo sul fatto che manchino degli aiuti importanti per chi ha difficoltà o momenti bui, qualcosa è stato fatto da quest'anno a livello giovanile con lo sportello C.I.C. nelle scuole superiori o almeno in alcune gestito da una psicologa. Saluti, Giovanni.

sabato, novembre 26, 2011

Ocypus olens

Un baldo esemplare di Ocypus olens.
Nella seconda immagine è ritratto da giovane
(larva di Ocypus olens).

Ho ancora impressa in memoria l’immagine del piccolo bacherozzo nero che, coda all’insù pronto all’attacco, dall’altra parte della strada al centro del marciapiede, sfidava gli umani in un giorno di fine estate.
Lo guardai con tenerezza e compassione; e con invidia: così piccolo, aveva dentro di sé più coraggio d’un’armata di uomini. Avessi io una minima parte del suo coraggio, potrei dominare la luna. Lì, su quell’assolato marciapiede, avrebbe sfidato chiunque avesse accettato di misurarsi con lui.
Probabilmente di lì a poco un passante frettoloso l’avrebbe schiacciato senza neanche rendersi conto di quale crimine si stesse macchiando, togliendo al piccolo bacherozzo la possibilità d’una singolar tenzone. Così è la vita. Il forte schiaccia il debole. A volte per miopia, troppe volte intenzionalmente.
La prossima volta spero d’avere appresso una scatola, o un giornale, o qualsiasi cosa per metterlo in salvo e dargli un’altra possibilità.
L’ho poi rivisto in campagna, quel curioso animaletto, ed ho imparato a conoscerlo meglio. Per mesi allo stato larvale, vive al coperto, sotto pietre e sassi. All’inizio dell’autunno l’Ocypus adulto lo si può vedere in giro alla ricerca di prede. E’ un grande cacciatore (poteva essere diversamente?), attacca uccide e divora insetti anche molto più grandi di lui: vermi, chiocciole, millepiedi. Purtroppo, se capitano a tiro, anche le coccinelle. Ma la fame è fame. Forse che noi umani non mangiamo porcetti e agnellini?
Dotato di grosse zanne, l’aspetto può fare paura a chi non lo conosce bene, tanto che sul web ho trovato aggettivi poco onorevoli e molto fuorvianti. Un “allevatore per gioco” di insetti lo definisce “bestiaccia tremenda”, il che la dice lunga su quanto questo tizio ami gli animali, o piuttosto li collezioni per il gusto tutto umano di comminare ergastoli e morte. Un altro che sembra un pazzo ma forse è un comico e si definisce uno “specialista”, lo chiama “larva nera”. Gli inglesi invece, più portati di noi al genere horror, l’hanno soprannominato “Devil’s coach horse”, tradotto come “Cocchiere del diavolo”. Sarà che la mia fantasia è più italiana e romantica, ma me lo immagino l’Ocypus-cocchiere seduto sulla zucca a incitare al galoppo un tiro a quattro di topi. In realtà in inglese significa "cavalcatura del diavolo", ovvero l'Ocypus sarebbe nell'immaginario un focoso destriero, a causa della posa a coda in sù.
E’ di giorni fa l’inseguimento di uno di questi terrificanti coleotteri per fargli qualche ritratto, e lui, vistosi senza scampo e data la mia mole umana, senza alcun rifugio a portata di zampa, ha giocato l’ultima carta: coon le zanne ha spostato qualche granello di terra in cui ha messo la testolina, così come nella leggenda degli struzzi. A quel punto, considerato il suo carattere fiero e indomito, non potevo fare altro che arrendermi, rifacendomi per le foto con una paciosa Agalenatea.
Il giorno appresso, un Ocypus (forse lo stesso, non saprei proprio, ma gli somigliava molto per taglia e per lo sguardo ridanciano) si trovava pericolosamente vicino alle ruote dell’auto che di lì a poco sarebbe partita. L’ho preso. Dovevo farlo. Chiuso fra le due mani serrate l’ho portato a qualche metro di distanza in un buon territorio di caccia. Il beneamato, lì vicino a osservare divertito la scena, mi chiede dove ho trovato il coraggio di prendere in mano il mordace “culimpippari”. Sarà stata la paura, o la gratitudine per la resa del giorno precedente, ma non mi ha pizzicato. E’ scappato dalla mano dritto e lungo sotto il primo gruppetto di pietre, e addio a mai più.

Per l'Ocypus, gli umani sono gli unici esseri di cui aver paura (e a gran ragione).