martedì, ottobre 13, 2009

Lavora, somaro!


Il signor Mario Draghi, a capo della Banca d’Italia, vorrebbe riformare il sistema pensionistico, mandando i lavoratori in pensione a 70 o meglio a 80 anni.
La sua motivazione di fondo è che nel nostro Paese si pagano troppe pensioni, e non posso negarlo, dal momento che la natalità è bassa e l’aspettativa di vita si alza.
Ma non sarebbe meglio riformare l’attuale legge, senza aumenti di sorta dell’età?
Il signor Draghi ha mai lavorato in una scuola? Immagino di no.
Di certo non sa quanto sono produttivi docenti, impiegati e bidelli dopo una certa età, acciaccati dalla vecchiaia più o meno precoce. Non è usanza dei soli bidelli, come qualcuno vuol far credere, d’imbucarsi a chiacchierare perché il fisico non ce la fa più, ed è comprensibile. Non è comprensibile che lo Stato gli dia la possibilità di rimanere in servizio oltre i limiti d’età, senza alcuna verifica sui loro redditi e proprietà. Se è sopportabile dal lato umano la permanenza in servizio di un collega anziano con coniuge e figli disoccupati a carico; non lo è la permanenza di persone che restano in servizio perchè a casa non saprebbero che fare oltre ad annoiarsi. Non è sopportabile perchè il loro lavoro ricade sui rimanenti “abili” e perché non è giustificato dall’alto numero di disoccupati.
Per non parlare delle “promozioni” in uso tra i lavoratori statali. Ignobili corsi e-lerning di riqualificazione volti a persone che non sanno nemmeno accendere il computer, ma che gli permette d’avere uno scatto d’anzianità ed un aumento sullo stipendio. Se si può immaginare che col tempo questo personale riuscirà per volontà propria ad imparare l’uso di internet e finalmente capire cos’era quel “e-lerning” mostruoso del corso quasi imposto; non è immaginabile che lo stesso accada ai pensionati, inseriti nei corsi due o tre mesi prima della quiescenza. Parlo dei corsi Indire, e chi si ritrova un corsista tra i parenti, (facile, dato l’alto numero del personale del settore istruzione), dopo spiegazioni più dettagliate, può farsi quattro risate o arrabbiarsi ancor più per come vengono spesi i già pochi soldi per l’istruzione.
Se così si destreggiano gli statali nel settore istruzione e ugualmente negli altri della P.A., un discorso a parte va fatto per i dipendenti dell’Interno e della Difesa: da che sono nata ho conosciuto colonnelli che un mese prima della quiescenza magicamente venivano promossi generali: ovvero un considerevolissimo aumento sulla pensione. E non è per fare polemiche sui ragazzi impiegati in Afghanistan o in Iraq, eroi per alcuni o equiparati ad un qualsiasi altro lavoratore per altri, ma ho notato che tra loro soldati semplici non ce ne sono. Tutti graduati. Certo non sono i tempi dei nostri nonni, che, giovanissimi, dalla Sicilia o dalla Sardegna venivano inviati a combattere a Caporetto per un tozzo di pane, quando c’era, pena la legge marziale si fossero rifiutati. Chissà se Maroni e Bossi sono mai stati a Redipuglia, a leggere i nomi dei caduti della prima guerra mondiale, morti per un’Italia unita solo sulla carta, ma di fatto rimasta sempre divisa: benessere al Nord dei Savoia e di Mussolini, miseria al Sud che non hanno mai cessato di sfruttare.

In Italia non s’è mai smesso di sperperare. Crisi o non crisi, per alcuni è sempre festa: per gli eurodeputati, che si lamentano della diaria troppo povera, dei favori concessi in virtù di parentela o amicizia, dei libercoli di ministri e ministre in edizioni superlusso che fan rimpiangere i calendari, degli alberghi costruiti per un solo evento mondano e rimasti inutilizzati.......

Poi il signor Draghi se ne viene a dirci di lavorare ancora, noi somari, perché l’Italia possa permettersi di continuare ad erogare pensioni d’oro agli onorevoli, 10.000 euro mensili, per aver finto di lavorare per noi cittadini.
Ma non si preoccupi il signor Draghi: gli italiani sono così fessi che andranno al lavoro anche con le badanti (a loro carico, naturalmente) per continuare a mantenere chi continueranno a votare.

domenica, ottobre 11, 2009

La vita è meravigliosa

L'affascinante Mantis religiosa.

Domenica pomeriggio obbligatoria la pausa dai lavori del trasloco per una passeggiata in campagna, sempre generosa negli incontri staordinari.


Un esemplare di Hogna radiata, detta Ragno lupo, con la nidiata di piccoli sul groppone.

Amanita aspera. Un fungo da lasciare sul territorio, a meno che non abbiamo invitato a cena un certo cavaliere...

Proprio speciale questo Macaone.

Un'orchidea autunnale, la Spiranthes spiralis.

La piccola Hyla sarda. Ho letto che ultimamente si stanno ammalando a causa di non so quale malattia trasmessa dall'uomo, bisogna quindi evitare di prenderle in mano.

mercoledì, ottobre 07, 2009

Ci sentiamo presi in giro

Giornata pesante, questa di oggi, però non potevo, proprio oggi, fare a meno d’una capatina sul pc. Dovevo sapere del Lodo alfano, cosa avessero deciso i giudici. Ed è stato un respiro di sollievo, un vero toccasana quando tutto sembrava senza speranza. E’ evidente che ha prevalso la Giustizia, ma preferisco dire il buon senso, che tanto manca in questo periodo buio in Italia.
Il cavaliere ce l’aveva messa tutta, assieme ai suoi vassalli, per esser messo “fuori legge”. A consultazione conclusa, ora dicono lui i vassalli e i cortigiani, che il responso negativo era una certezza perché i giudici sono tutti di sinistra e vogliono solo fargli del male, a lui che ha fatto grande l’Italia e gli italiani, lui ché tanto buono e bravo e giusto, a lui che ora avrà meno tempo per governare perché sarà troppo occupato a difendersi dagli anarco-catto-comunisti...
Quasi mi scappa una lacrima...
Aggiunge che non ha timore di nuovi (vecchi) processi. Bene. Si faccia giudicare. E senza mazzette per corrompere giudici di destra.
Perché una parte dell’Italia, quella che non è riuscito a plagiare, di lui, dei suoi vassalli e dei suoi cortigiani, ne ha piene le tasche.

Perché ho letto su La Nuova Sardegna di oggi, che la notizia riportata dal mio blog sul prossimo completamento della S.S. SASSARI - OLBIA, è l'ennesima fregatura. “SE” si farà, non comincerà prima del 2011.
I famosi 560 milioni sbandierati dal fido cappellacci, il quale ha promesso l’avvio dei cantieri a fine anno, erano già stati stanziati dalla Giunta Soru; gli stessi soldi erano stati girati per i lavori del G8; gli stessi soldi stanno girando da anni, sulle carte ma mai tangibilmente. Una grande, enorme presa in giro per i sardi, per la Sardegna.

Così il NO del fido cappellacci al PARCO EOLICO di Is Arenas, diventa una presa in giro, se raffrontata con quella del SI al parco eolico per il mostro chimico di Portovesme, che continua a ricattare i sardi e la Sardegna con imminenti chiusure se non gli viene concesso qualunque cosa, anche il diritto all’inquinamento.

Così per il GASDOTTO algerino, di cui si parla da anni, che dovrebbe portare il gas metano sull’Isola, ancora alle prese con le bombole. Pare che il gasdotto di metano liquido attraverserà tutta la Sardegna, da Carbonia (presumibilmente) a Olbia, per dirigersi verso l’Italia continentale. Non è previsto alcun impianto di conversione a sud, quindi ci si chiede CHI servirà questo metano? I sardi no di certo, perché non è pensabile, per i costi spropositati, una volta arrivato a Olbia farlo tornare a Cagliari.

Gli italiani non ne hanno abbastanza di queste prese per i fondelli?

I sardi non ne hanno abbastanza d’esser fregati continuamente?

Silvio Berlusconi, dopo la sentenza negativa al lodo alfano, dice di sentirsi preso in giro.

Gli italiani, e i sardi,
da lui e dai suoi compagni di merende,
non si sentono presi in giro?

martedì, ottobre 06, 2009

Giustizia da tutelare

Non è cosa da sottovalutare, anzi, va valutata attentamente con grande attenzione e con tutta la gravità del caso. Parlo della richiesta di quindici magistrati italiani di mettere sotto tutela un loro collega, il giudice Mesiano, protagonista dell’accusa di corruzione (o concorso in corruzione se proprio vogliamo essere fessi) al premier silvio berlusconi.
Un fatto a mio parere gravissimo, che mette in discussione la vera libertà democratica d’un intero Paese che si dice moderno, civile, democratico.
Purtroppo è una brutta abitudine piegare la testa quando il capo assume toni arroganti, dispotici e dittatoriali, non saprei dire se solo italiana, intendendo comprendere solo il mondo cosiddetto “occidentale”, dove la dittatura è una triste esperienza passata.
Se un individuo non lo vuole fare, forte del suo diritto a lavorare bene, senza trucchi, ma lealmente e onestamente, capita spesso che ci sia chi mette i bastoni tra le ruote, perché l’onestà non ha mezze misure, appiattisce e livella tutto, tutti allo stesso rango e responsabilità, sebbene differenziate a seconda del tipo di malaffare che si voleva compiere.
Questa è la Giustizia.
Non dovrebbe essere uno scalpore, quando viene applicata, ma la normalità.
Ma in un mondo al rovescio, come quello italiano a cui siamo “obbligati” da qualche anno in qua, dove l’INGIUSTIZIA regna sovrana in tutti i campi, a tutti i ranghi, e il risultato è visibile a chiunque non voglia chiudere occhi e orecchie, la GIUSTIZIA diviene clamorosa.
Prima eravamo “abituati” (che brutta parola, in questo contesto, ma purtroppo è quella giusta) alla messa in sicurezza dei giudici contro la mafia, perché sappiamo quanto la mafia e le sue consorelle sono forti in Italia, e di giudici ammazzati o gambizzati ne abbiamo una lunga lista infamante per un popolo che si dice civile; non siamo abituati a un caso come questo: protezione per un giudice che ha emesso una sentenza contraria al capo del governo.
Eppure, personalmente, la ritengo necessaria, urgente. Non credo nemmeno di sbagliare ritenendo che in molti, in questo momento, abbiano lo stesso pensiero. Per l’incolumità del giudice, la sua credibilità, la sua onorabilità. La persona che ha livellato alla stregua di qualsiasi altro cittadino davanti alla Legge, sappiamo tutti quanto sia ampio il suo potere, tanto che nessun Capo di Stato straniero ha mai ritenuto di prenderne le distanze, con scusanti secondo me molto discutibili cioè la stabilità governativa; come se tutti i premier del nostro mondo occidentale fossero uguali, da sottoporre alla giustizia ed essere condannati, previo un lodo che li renda immuni per esercitare la loro personale dittatura. Merkel come berlusconi? Reinfeldt come berlusconi? Zapatero come berlusconi? Quale altro governo occidentale ha un ministro della giustizia la cui occupazione principale è l’immunità del premier?
Certo sarebbe sciocco supporre che gli altri capi di stato occidentali siano al di sopra d’ogni sospetto: il cancelliere tedesco Kohl finì in disgrazia per le tangenti di Mitterand. Ma il punto è proprio questo: “finì in disgrazia” e lasciò il governo del suo Paese. Non aveva un ghedini a preparare le contromosse per ribaltare la sentenza; non aveva un alfano a preparare la sua personale immunità; non aveva un brunetta, una carfagna, un larussa, un cicchitto, un pecorella, una gelmini, un maroni, un tremonti, un gasparri, pronti a blindare il suo governo.

Soprattutto, non aveva un popolo bue, un popolo che si beve qualsiasi scemenza come unica verità vera. Lui, silvio berlusconi, può contare soprattutto su questo, sulla “simpatia” accordatagli dagli italiani; lui, imprenditore fai-da-te, fa invidia a molti e molti vorrebbero essere come lui: corruttore e mafioso ma soprattutto ricco e soprattutto immunizzato verso la Giustizia.

Non deve assolutamente passare inosservato, il gravissimo fatto della protezione al giudice Mesiano. Al male estremo, il giudice che castiga il più “onorevole” degli italiani, non sarebbe un nuovo Falcone, macchia indelebile di mafia e politica, ma peggio, una macchia indelebile a carico dell’Italia intera.

lunedì, ottobre 05, 2009

Quando la giustizia fa scalpore

Quando l’INGIUSTIZIA
colpisce un poveraccio,
nessuno si scandalizza.

Quando la GIUSTIZIA
colpisce un onorevole intoccabile,
c’è pericolo di coprifuoco
e chiamata alle armi
delle ronde fasciste.

Sindacadu de sa Natzione Sarda

Il 2 febbraio 2008 si costituì a Sassari l’Associazione Sindacale Confederale denominata “Su Sindacadu de sa Natzione Sarda”, più brevemente “S.N.S.”.
A questo link potete accedere alla home-page del Sindacato.

Molti potrebbero storcere il naso dinanzi a un nuovo sindacato, specialmente in un periodo tanto critico per i lavoratori, abituati come siamo alle collusioni del mondo sindacale con quello politico e imprenditoriale. Troppe volte abbiamo visto con quanta “leggerezza” i sindacati hanno aderito ai diktat politici di questo o quel governo, chiedendoci chi realmente ne guadagnava.
I lavoratori in Sardegna hanno guadagnato da sempre disoccupazione, grazie appunto alle politiche di governo e sindacali. Oggi ci ritroviamo con fabbriche-mostro che l’inquinamento lo sentono come un loro “diritto”, sovvenzionatissime dallo Stato e supportate dai sindacati, in cambio di sempre più ridotti posti di lavoro.
Queste “sigle sindacali nazionali” conoscono realmente le esigenze del territorio e del popolo sardo?
Noi iscritti crediamo di no. Per questo e tanti altri motivi si è costituito il nuovo sindacato, che chiede l’appoggio e il sostegno del popolo sardo per la salvaguardia del nostro territorio; per un lavoro più compatibile con la nostra diversità che non è la realtà emiliana o friulana; per i nostri diritti calpestati da sempre da un governo che qui sfrutta e basta.
Un territorio che potrebbe essere autosufficiente per la produzione energetica fino ad esportarla, se solo i sardi lo volessero. A questo link vi propongo un articolo sul Piano Energetico della Regione Alto Adige. Da noi invece, sebbene il governatore Cappellacci neghi, il Governo Berlusconi vorrebbe impiantare il nucleare, e le centrali eoliche sono tutte di proprietà extraterritoriale.

Anche il settore della scuola è in mano alle sigle sindacali nazionali, che nulla fanno per il popolo sardo. La Sardegna è una regione sfruttata in tutti i campi da secoli, conseguentemente una delle regioni dove la disoccupazione è più alta assieme all’emigrazione, dove la dispersione scolastica assume problemi sociali gravissimi e troppo assistenzialismo negativo.
All’avvio del nuovo anno scolastico, si è riproposto il tema dei progetti extracurricolari per la dispersione scolastica, cui il governo ha stanziato diversi milioni per progetti in cui comprendere i lavoratori precari. Negli istituti si assiste invece al solito accaparramento delle docenze e impieghi di supporto da parte del personale di ruolo. L’SNS vuole dire basta a questo andazzo vergognoso (supportato senza ritegno da tutte le maggiori sigle sindacali nazionali) anteponendo ai lavoratori in ruolo già retribuiti i disoccupati, sia per l’insegnamento che per il supporto, per i progetti volti agli studenti presenti a scuola, sia per il recupero dei ragazzi che la scuola l’hanno abbandonata, dando vero significato ai progetti contro la dispersione scolastica.

Il Governo italiano non lo riconosce come sindacato autorizzato alla contrattazione, non avendo iscritti almeno il 5% dei lavoratori italiani. Ma l’SNS non intende divenire una nuova Cisl, o Uil, o Snals, o Cgil; non ne vuole essere antagonista a livello nazionale, ma essere un sindacato di Sardi per la Sardegna, una base per chi vuole costruire nuove possibilità di sviluppo per la Sardegna, per il suo futuro.

Insomma, una chiamata a raccolta del popolo sardo, in Regione o emigrati in Continente, per dargli forza e voce. Quella voce che il governo italiano cerca con tutti i mezzi di zittire, anche con le ingiuste persecuzioni verso chi non accetta compromessi nè ricatti.
Un’invito a informarvi, a comparare le scelte e le finalità di SNS con altri sindacati che della Sardegna conoscono solo le spiagge e i nuraghe. E se gli argomenti sono convincenti, non perdete l’occasione! La Sardegna, checchè ne dicano papi, i suoi predecessori e tutta la corte che ne ruota attorno, è davvero in situazione drammatica.

venerdì, ottobre 02, 2009

Perplessità

Sopra: Paesaggio di Sardegna. Sotto: il paesaggio sardo modificato
come lo vorrebbe il governo e la maggioranza degli italiani, sardi inclusi.
(immagine tratta da www.o.aolcdn.com)


Da L’Unione Sarda una buona notizia: per la Sassari - Olbia, cui tra poco cominceranno i lavori di rattoppo, da Roma hanno stanziato i soldi per il suo completamento. A fine anno, dice Cappellacci, dovrebbero partire i lavori.
Staremo a vedere. Ma certo questa strada non è l’unica priorità in Sardegna, ed era tempo, fin troppo, che venisse completata.

Su Repubblica invece la notizia d’un nuovo disastro all’italiana, a MESSINA, con decine di morti, feriti e centinaia di sfollati. All’italiana perché preannunciato, avvertito. La Natura non è mai nemica, lancia dei segnali, dà tempo per mettersi al riparo. Ma l’uomo si ostina, crede di poterla piegare al suo volere, al suo capriccio. E quando la tragedia si abbatte, chi grida “ve l’avevo detto”, chi impreca contro il tempo inclemente. Ma l’unico imputato, l’unico colpevole, l’unico nemico dell’uomo, è lo stesso uomo.

Nel pomeriggio leggo che il decreto sullo scudo fiscale voluto dal fido tremonti è passato per una manciata di voti (epppure sapevo già che sarebbe passato), mettendo in salvo i risparmi di mafiosi, imprenditori, finanzieri, capitalisti, evasori fiscali, quando la maggioranza degli italiani non ha più niente da risparmiare, non ha lavoro, non ha futuro se non nel precariato o nell’assistenzialismo.
Ecco due punti del decreto tremonti-berlusconi che mi lasciano perplessa:

MINISTERO DELL’AMBIENTE: Ripristinato il ruolo del ministero dell’Ambiente per gli interventi urgenti nel settore della produzione di energia, comprese le centrali nucleari. Il dicastero, cui il decreto 78 aveva tolto voce in capitolo, si muoverà di concerto con i ministeri di Infrastrutture e Semplificazione.
PONTE DI MESSINA: Il testo originario annunciava la creazione di un commissario straordinario per il Ponte di Messina e indicava l’attuale presidente dell’Anas Pietro Ciucci. Il dl correttivo non fa più nomi, ma conferma la scelta di un commissario. Nel frattempo però Ciucci è già stato nominato a quell'incarico.

Nello stesso giorno, il disastro ambientale e un passo in più per il “ponte della mafia”. Due punti che avvalorano la mia opinione sul sado-masochismo umano: terremoti, alluvioni, frane, smottamenti, cicloni, incendi, inquinamenti d’ogni genere anche radioattivi, non bastano. Bisogna calcare ancor più la mano, sfidare la Natura e la stupidità umana, ad incrementare pochi conti bancari e moltissimi cimiteri.
Il completamento della Sassari - Olbia non vorrei fosse un contentino in cambio del nucleare.
Non sto con la maggioranza degli italiani, ma ne sto subendo le conseguenze.

lunedì, settembre 28, 2009

L'isola dei veleni

Nella cartina, i centri più pericolosi della Sardegna.
Chi abita a 100 o più km, è portato a credere d'essere al sicuro. Ma così non è.


“La Sardegna è un’isola a vocazione turistica. Occorre puntare sull’ambiente per creare sviluppo e occupazione”. Così diceva Silvio Berlusconi durante l’ultima campagna elettorale per l’elezione del fido Cappellacci.

Nell’edizione domenicale del 27 settembre 2009, La Nuova Sardegna ha dedicato due pagine all’emergenza emissioni tossiche tra Portoscuso e Portovesme. Non riuscendo a riportare il tutto, pubblico solo qualche stralcio dei vari articoli.

Giorgio Pinna, giornalista, autore dell’inchiesta. Le emissioni di fluoro all’Alcoa e la minaccia di nuovi licenziamenti. «Eppure, di fronte alle emissioni di fluoro, dopo tante battaglie che non sono servite a salvare nè l’occupazione nè la salute, qui il clima è in larga misura di cupa accettazione». «Nel complesso prevalgono indifferenza, apatia, rassegnazione. I veleni più insidiosi sono mannaie calate sull’incolumità generale a scadenze periodiche. Però sembrano alla fine fiaccare meno degli annunci di cassa integrazione o dei licenziamenti.». «E che dire dello stupore con cui i vertici locali di Alcoa accolgono la richiesta di poter visitare lo stabilimento e ottenere chiarimenti ufficiali da parte aziendale sulle emissioni che si protraggono dal 9 agosto? “Ci dispiace, senza l’autorizzazione dei dirigenti non possiamo rilasciare dichiarazoini alla stampa nè tantomeno far entrare nessuno che non abbia fissato un appuntamento da tempo”».

Marco Schintu, chimico, docente d’igiene dell’università di Cagliari: «Un’emergenza con dimensioni tutte da definire. Non è purtroppo la prima nè sarà l’ultima: la popolazione vive da 40 anni a ridosso del perimetro di un polo industriale. Anche quando gli inquinanti nell’aria rientrano nei limiti previsti dalla normativa, è comunque esposta a una miscela di sostanze di diversa natura chimica e fisica, seppure a basse dosi. Non a caso il suo stato di salute è caratterizzato da una maggiore frequenza di malattie dell’apparato respiratorio. E’ inoltre da sottolineare che il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria nella zona, da tempo dichiarata ad alto rischio ambientale, è inadeguato. Le centraline sono obsolete e mal posizionate».

Angelo Cremonese, consigliere comunale dei Verdi, 30 passati nell’Alcoa. «Manca un sistema serio di monitoraggio degli inquinanti. Occorrono in continuazione prelievi specifici: invece le centraline sono poche, oblosete, collocate in punti sbagliati». «E non possiamo certo monetizzare il disagio, come sostiene qualche dirigente sindacale». «Credo che tutti ci dovremmo ribellare. Ho visto troppi miei compagni di lotta morire di cancro per pensarla in modo diverso. Ritengo on sia un caso che più in generale, mentre a Portoscuso circolano persino rifiuti radioattivi, qualcuno m’inviti a non parlare più di questi traffici oscuri».

Vincenzo Migaleddu, coordinatore nazionale dell’Area ricerche Isde. «Per capire, si deve parlare del particolato, il veicolo con cui le emissioni inquinano l’aria. Più piccole sono le dimensioni più il particolato penetra nei polmoni e nel sangue». «L’Arpas non programma la rete dei controlli in condizioni di normalità e così agisce solo in emergenza. In questa circostanza, per esempio, i suoi tecnici avvertono subito di aver fatto campionature non nelle 24 ore, ma con frequenze giornaliere di 6». «Comunque l’Arpas adotta parametri in vigore solo per altri 3 mesi e che saranno presto superati dalle nuove direttive dell’Ue. Manca dunque il rilievo del particolato PM 2,5 e inoltre il PM 10 è valutato con indicatori 4 volte meno selettivi di quelli che entreranno in vigore a gennaio. Ma nonostante questi deficit di base il quadro è lo stesso allarmante». »L’11 febbraio la Giunta Soru ha varato un accordo di programma con la Portovesme srl, per complessivi 300 milioni, teso al raddoppio della produzione di zinco a partire dalla lavorazione dei rifiuti tossici d’importazione, cioè i “fumi d’acciaieria”. Dal 24 aprile la Giunta Cappellacci porta avanti il progetto. Solo per la discarica necessaria allo stoccaggio dei residui sono previsti 60 milioni di euro. Al milione e mezzo di tonnellate annuee di fanghi rossi d’alluminio si dovrebbero così aggiungere 300 mila tonnellate circa di rifiuti della lavorazione dei “fumi” (adesso sono circa 180 mila). Mi pongo allora due domande. C’è bisogno di nuovi pericoli in un’area già pesantemente inquinata? E non c’è il rischio di creare corsie preferenziali per il futuro smaltimento di rifiuti nocivi provenienti da altre regioni?».

Stefania Loche e Gianluca Balbi, abitanti di Portscuso. «All’inizio non ho realizzato che tipo d’atmosfera si respirasse». «Non ci sono zanzare. E neanche mosche nè altri insetti: non ci possono vivere, loro». «E’ lo stesso motivo che impedisce di bere il vino delle vigne tutt’attorno. Come di comprare prodotti locali dai verdurai di Portoscuso e Portovesme. O di bere dai rubinetti. Usiamo l’acqua minerale imbottigliata anche per fare la pasta e lavare la frutta».

* * *
Così, mentre i paladini di re silvio I si battono per il suo nome oltraggiato dal caso escort, chiedendo la cacciata dalla televisione di stato di chi parla contro, pena il boicottaggio del canone; mentre si litiga se i soldati morti in Afghanistan siano mercenari al soldo del vassallo la russa o lavoratori morti sul lavoro; mentre si cerca di stendere un velo omertoso sulle navi piene di scorie affondate al largo della Calabria; mentre nei consigli comunali e regionali si dibatte sulla de-regolamentazione per la liberalizzazione edilizia; mentre ad una a una le promesse elettorali del PDL in Sardegna si rivelano promesse da marinaio, come il completamento della Sassari - Olbia o quella del ministro Zaia di intervenire a favore dei produttori di latte sardi con la panzana dell’acquisto di pecorino per 8 milioni di euro, che pure l’hanno votato!!; mentre si varano decreti legge per salvaguardare l’incolumità dei soldi dei bancarottieri ed evasori fiscali; mentre si rimuovono le targhe in memoria dei veri eroi di questa Repubblica, come Peppino Impastato e si inneggia alla mafia e alla ‘ndrangheta;

in un’Italia al rovescio, che ha perso la dignità, il buon senso, l’onore, la civiltà
in cambio dell’arricchimento vero di pochi
e il sogno, vano, d’esser pari loro di molti,

la Sardegna muore
avvelenata
dai capitalisti arroganti
in cambio di sempre meno posti di lavoro;
dalle armi sperimentali
dell’esercito “di pace”;
dal commercio mafioso dei rifiuti
delle fabbriche italiane;
nell’indifferenza generale
del governo italiano
che si vuole sovrano in terra sarda;

ma la cosa peggiore

la più terribile tra tutte

nell’indifferenza del popolo sardo.